I cabasisi di Montalbano

by Diego Bianchi il 30 maggio 2003 @ 17:15 / Libreria / 11 Commenti
La prima volta che qualcuno mi parlò di Camilleri e di Montalbano fu 4 anni fa un mio collega calabrese.
“Sto leggendo i romanzi di uno che scrive mezzo italiano mezzo siciliano, all'inizio non capisci niente poi entri dentro e non ne esci più. Il libro te lo bevi, massimo due giorni e l'hai finito”.
Pensando ad un'affinità meridionalista difficilmente pareggiabile con uguale trasporto non diedi adenzia al consiglio, finchè un bel giorno non principiai a leggiri “La forma dell'acqua”. Lo lessi talmente di corsa e concentrato che alla fine gli occhi mi fecero pupi pupi.[...]
Rapriti pipiti e chiuditi popiti, come droga che diventa via via imprescindibile di Montalbano non ne ho più fatto a meno.
Fare vacanze in Sicilia divenne un'esigenza che andava ad aggiungersi come argomentazione ai trascorsi palermitani della mia signora, ai suoi parenti là residenti e al ricordo del mio fin lì unico blitz palermitano (quando ai tempi della Pantera Universitaria, più o meno ventino, andai a fare la truppa cammellata della FGCI, Roma-Palermo-Roma in 2 giorni di treno, con pernottamento nella facoltà di Scienze Politiche e relativa Assemblea).
Consacrando le ferie estive ad un giro torno torno della Sicilia fu quasi impossibile non cedere alla sensazione di trovarsi in piena Vigata, tra Fela e Montelusa, alla continua ricerca del ristorante di Calogero o della Marinella del commissario. E Zingaretti non aveva ancora fornito ulteriori elementi funzionali ad una ulteriore immedesimazione.
Avidi di sole, di cibo e di facce ci cataminavamo alla sanfasò tra le strade di Noto e Siracusa Ortigia, tra Modica e Ragusa, sfidavamo il cavudo spinti dalla gana di taliare tutto il consigliato e di scoprire qualcosa da consigliare.
A coronamento di estenuanti giornate di vacanza arrivava il momento più responsabilizzante e delicato, quello della ricerca del ristorante per la cena.
Io e la mia signora soprattutto quando siamo in vacanza inzemmula siamo capaci di perdere mezze giornate a scegliere il posto giusto, ci gustiamo l'idea del piatto tipico con 24 ore d'anticipo sulla prima forchettata, ce piace magnà e la Sicilia sta lì macari e soprattutto per questo.
Finchè in un vidiri e svidiri a Modica vinse il ballottaggio un'elegante e caratteristica trattoria, La Taverna del Duca.
Alle pareti del ristorante la scritta “non si accettano mance” campeggiava in plurime copie; mentre ordinavamo una tipica quanto basilare pasta alla norma tutti quelli che trasivano scambiavano amichevolmente chiacchere a sfondo politico con il folcloristico padrone del locale, un soggetto dal fare imprenditoriale e macari intellettualoide molto diretto nella comunicazione. A motivare tanto rumorata era l'imminente voto amministrativo ed essendo il tipo in questione politicamente militante il suo ristorante costituiva per il circondario un riconosciuto punto d'incontro politico-culturale-enogastronomico.
Nell'attesa della pasta alla norma ci mostrò un libro con foto di Modica antica; dopo tanticchia di vino fu naturale entrare in confidenza e avendo arbitrariamente stabilito di trovarmi al cospetto di un uomo di sinistra gli spiai con fare compagnone qualcosa sulle imminenti elezioni e sulla situazione politica locale.
“Volete babbiare?” mi disse strammato.
Facendo inzinga di no con la testa principiò dicendomi che non ci avevo inzertato per niente, o meglio, quasi per niente.
Lui votava a sinistra, e in questo ci avevo inzertato, ma era fascista, profondamente fascista. “Io devo combattere i miei nemici – ci disse – e siccome i miei nemici sono la nuova destra, io voto per i nemici dei miei nemici, i comunisti. Capito?”
Perplesso e tanticchia scantato dall'argomentazione cambiai discorso e gli spiai il perchè del cartello affisso contro le mance. E lui ci rispose: “E' una questione di stile”.
La frase ci conquistò (macari se per fare effetto deve avere le s un po' strascicate) e ancora oggi ogni tanto con la mia signora ci rispondiamo che “è questione di stile”.
La frase mi rimbalza in testa di continuo anche adesso che avendo finito di leggiri il Montalbano più politicizzato di tutta la produzione di Camilleri sono andato a ripensare a quei giorni in Sicilia. “Il giro di boa” rompe i cabasisi a chi li deve rompere, parla di extracomunitari naufraghi, della legge Cozzi-Pini, di racket, di sfruttamento, di usura, di G8, di mutande appese, di abusi di forza e di potere.
Finito il libro l'ho messo sul comodino soddisfatto, appagato, consapevole del fatto che anche Montalbano sta per finire, che anche Montalbano s'è un po' rotto i cabasisi di vivere in un romanzo, di essere fiction da auditel.
Inevitabilmente ho anche pensato alle squasciariate del viceministro della sniffata Miccichè  sull'opportunità di scegliere Camilleri come testimonial per la Sicilia e in particolar luogo per le zone di Modica e Ragusa.
A Miccichè quello che Camilleri scrive non lo arricrea, quando lo pensa è pigliato dai turchi e lo giudica poco opportuno, poco rappresentativo.
E il bello è che Miccichè ci inzerta.
Parlando di Sicilia, purtroppo, è spesso più rappresentativo Miccichè di Camilleri.
Come diceva il Duca “è questione di stile”, e di sostanza.
 
p.s. se qualche parola non vi è chiara, consultate questo
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11 commenti a “I cabasisi di Montalbano”

  1. scritto il 30 maggio 2003 18:41 da Dr.Tarr

    in questo pezzo tra “cabasisi”, “arricrea”,”inzemmula”,”inzinga” la cosa che più m’intriga è la visione del tuo volto con “gli occhi mi fecero pupi pupi”

  2. questo avresti dovuto firmarlo: zorrro…

  3. scritto il 1 giugno 2003 12:07 da vally

    Mihiiii a leggiri il tuo commento mi pigghiò ‘na nostalgia ‘ra mia Sarausa (siracusa) che ‘un zi pò capire!!!Sicilia e Siracusa Forever. Spero ke ti sia piaciuta ortigia, e il classico struscio e ci sta.

  4. Se ti capita di ripassare da quelle parti e ti vien fame ho scoperto che c’è sia l’Osteria San Calogero, sia l’ultima da Enzo, grazie a Giallodivino.. E che hanno proposto (vedi art. di rep.) che Porto empedocle abbia il secondo nome “Vigata”… :) qui (spero che funzioni l’html nei commenti, sennò scusa per il post più incasinato della storia del web) ;)

  5. scritto il 2 giugno 2003 22:09 da laura756

    Ciao Zoro! Ti scrivo perchè sta succedendo una cosa molto grave, qualcuno fa interventi nei blog, mettendo un collegamento che si apre da solo a questo sito :http://liana.zip.to/

    si aprono mille finestre e tenta di scaricarsi un programma!!!
    Ho scritto al servizio excite, cosa possiamo fare?????
    Urge una soluzione, ti prego!!!
    Grazie!

  6. camilleri lo avevo evitato perchè, come per simenon, ho terrore degli scrittori seriali, e soprattutto mi brucia il fatto di non averli scoperti per prima, tanto da potermi rendere conto e conoscere la loro opera e fare debito proselitismo perchè sono arrivata tardi… in questo caso sono stata proselitata, e ne sono stracontenta. ho cominciato con gli arancini di montalbano e ho finito per immergermi in un mondo incredibile..e la mia massima stima va alla persona dello scrittore, una scrittura onesta e pulita, peccato molti non gli perdonino la popolarità:-)

  7. scritto il 3 giugno 2003 08:07 da laura756

    ti prego di leggere i miei ultimi interventi. Purtroppo stanno cercando di eliminare i ns blogs boicottandoci!Lo hanno fatto anche sui blog di Druuna, Daghetto e altri! Per favore manda anche tu la mail allo staff excite! Grazie! Un abbraccio

  8. Mitico post !

  9. mi toccherà leggerlo adesso il camilleri…maledetto.
    gran pezzo, bravissimo!

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    This could meaan that distinct is creating an unconscious barrier between themsepves yet others.

  11. scritto il 11 agosto 2017 11:13 da Amie

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