L'Autografo di Zadie

by Diego Bianchi il 21 maggio 2003 @ 10:30 / Libreria / 0 Commenti
Ho finito l'Uomo Autografo, di Zadie Smith.
In parecchi hanno storto il naso davanti a sta povera ragazza (beh povera no, i soldi oggettivamente li sta facendo) che ha avuto il torto di fare uno spettacolare romanzo d'esordio (Denti Bianchi) ed ha incontrato qualche difficoltà ad inventarsi per il secondo libro una storia all'altezza del primo.
Quella di Alex Li-Tandem, Uomo Autografo di professione, è una vicenda stramba ma credibilissima.
A metà tra il ruolo di fan e quello di truffatore di fan, l'Uomo Autografo colleziona e rivende, scambia e acquista, falsifica e verifica, in una rappresentazione molto reale della tanta aria fritta che avviluppa ogni vippaio che si rispetti (dai miti del cinema alle smutandate della televisione) e della staordinaria facilità di arricchirsi e rovinarsi senza motivi e meriti apparenti.[...]
La storia non è densa e intrecciata come quella di Denti Bianchi; a volte si sbrillenta per poi riaccelerare improvvisamente, si dilunga per poi sintetizzare, tra ebraismo e meticciato, tra giovani e anziani, tra vivi e defunti, tra malattie e tradimenti, tra cani e gatti, tra Inghilterra e Stati Uniti, tra lei che racconta e me che leggo.
Mi immagino Zadie Smith intenta a trovare una maniera per stupire quando a stupire è semplicemente il suo modo di scrivere, frizzante sempre, nervoso, allegro, complice.
Zadie Smith o chi la traduce scrive benissimo, questa è la sua forza e leggerla, di conseguenza, è sempre un piacere.
In sostanza, prendere 7 dopo aver preso 10 all'interrogazione precedente non è grave, tutt'altro.
Per chi abbia voglia di approfondire la conoscenza del personaggio consiglio quest'intervista sul blog di Luca Sofri.
p.s. il personaggio da approfondire è Zadie Smith, non Luca Sofri.
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