La patente del pappone

by Diego Bianchi il 1 luglio 2003 @ 11:51 / Cose_Mie / 6 Commenti
Venerdì sera, fa caldo, terribilmente caldo, con un ventilatore solo l’aria non si muove nemmeno, in più Anita è in gran serata e mi vomita addosso il suo recente pasto, imbrattando l’imbrattabile e aumentando il normale panico da genitore in rodaggio che caratterizza ogni reazione mia e della mia signora alle sue smorfie, ai suoi mugugni, ai suoi brufoli, ai suoi prodotti.
Mentre mi ricordo che devo scendere a buttare una busta piena di pannoloni usati e maleodoranti, dalla strada arriva chiaro, nitido, forte e secco il caratteristico rumore di incidente automobilistico, seguito dall’altrettanto inequivocabile, nitido, sordo tonfo di carambola su auto innocentemente e sfortunatamente in sosta nel posto sbagliato al momento sbagliato.[...]
Io, la mia signora e la mia signorina ci guardiamo negli occhi, mille facce si sporgono dalle dirimpettaie finestre a guardare in strada, io che ho il cortile di mezzo a impedirmi la visuale di morti, lamiere e feriti, inforco le scarpe e scendo. Devo controllare che tra le auto in sosta colpite dalla carambola non figuri anche quella di famiglia, devo rendermi disponibile nel caso qualcuno avesse bisogno di parole di conforto, devo soddisfare la mia curiosità di voyeur, devo portare giù il carico di pannoloni e non faccio un viaggio a vuoto. Ho ben 4 motivi per scendere.
Esco dal portone e nell’incrocio più foriero di incidenti che io conosca ci sono già un centinaio di persone accorse da pizzerie, pub, bar e case.
In mezzo all’incrocio c’è una vecchia 127 rossa, la vettura B, con il paraurti anteriore staccato di netto e frantumato in mezzo alla strada; quello che io suppongo essere il guidatore sta paciosamente appoggiando sul tetto e a parte qualche vetro sparso non v’è altra traccia del tremendo botto percepito.
Però la folla non è proprio al centro della strada e inoltre manca la vettura A.
Mentre penso che nel quadretto generale qualcosa non torna noto che il gruppo di curiosi è assiepato soprattutto sul marciapiede; mi avvicino e la mascella mi cade nel constatare che la vettura A, dopo aver travolto una balaustra di ferro, ha terminato la sua corsa sulla serranda della farmacia presso la quale in questi giorni per ragioni note mi servo sovente (non carambole su macchine in sosta quindi, ma su farmacie).
Per terra, di fronte al macchinone sgrugnato sulla farmacia, un tizio siede tremolante circondato da curiosi che lo tranquillizzano. Quando noto che il tizio per terra ha una gamba ingessata mi congratulo con il San Giovanni per la celerità dei soccorsi ma…. l’ambulanza sta arrivando ora, quindi, se quello che vedo non è il gesso di questo incidente è un gesso precedente e quindi la macchina impazzita prima di sbattere sulla farmacia ha preso questo tizio che con le stampelle e una gamba ingessata stava facendo una delle sue prime passeggiate di riabilitazione.
La gente intorno lo tranquillizza e appena si volta comincia a ridere, lo stesso fanno i barellieri sopraggiunti, anche loro increduli di fronte a cotanta concentrazione di sfiga.
Ma manca ancora qualcosa, anzi qualcuno: il colpevole.
Dov’è l’autore della bravata, dov’è che qua farebbero a gara per costringerlo a servirsi della farmacia vita natural durante, dov’è che qui ci sono manciate di appuntati in canotta e bermuda che con la bocca ancora sporca di bruschetta col pomodoro stanno conducendo un serratissimo interrogatorio sulla sua presunta compagna.
“Me devi da dì ndo sta l’omo tuo, quello che stava co te, ndè annato, è scappato, mo se numme dici chi è te porto in questura e te faccio passà mbrutto quarto d’ora” minaccia un omone con baffo messicano mentre con fare esperto e dita unte spulcia il libretto ritrovato nella vettura, vettura che risulta subito chiaramente rubata. Le domande sono rivolte ad una signora di età indefinita alta non più di un metro e 50 e dall’inesistente sex appeal che si esprime solo in spagnolo e a gesti.
“Dimme chi sei, come te chiami, e numme devi toccà che so allergico, ha capito, numme toccà” gli fa il Rickie Memphis dei poveri (e ce ne vuole a essere il Ricky Memphis dei poveri) sfruttando in toto l’inatteso ruolo da protagonista offertogli dalle circostanze.
La signora, in elegante canotta blu e gonna alle ginocchia, risponde “yo soy prostituta, yo no ablo italiano, yo estoy buscando mi dinero, yo soy prostituta, tu qui es?”
Ricapitolando: una macchina rubata lanciata a folle velocità non si ferma allo stop, colpisce di striscio una 127, testacodando finisce sul marciapiede, sfiora uno ingessato e si schianta in farmacia. Il conducente è un pappone che scappa con i soldi guadagnati da una sua prostituta sudamericana che dei poliziotti in borghese stanno torchiando in mezzo a 200 curiosi. Dopo un po’ arrivano pure i poliziotti in divisa che insieme a quelli in bermuda continuano l’interrogatorio della combattiva prostituta nei pressi della volante, con teatrali gesti e occhiate di complicità con il curiosante uditorio circostante.
Buttati i pannoloni, me ne sono andato (non senza temere di incontrare il pappone per le scale di casa).
Ora, considerando la dinamica dell’incidente e le recenti normative in materia automobistica, mi domando:
furto d’auto, eccesso di velocità, mancato stop, mancato rispetto della precedenza, tamponamento, investimento di pedone ingessato, omissione di soccorso, fuga, sfruttamento della prostituzione, furto dello stipendio della prostituta e latitanza quanti punti fanno perdere sulla patente?
Tanti, forse più di 20, ma con un bel corso fatto entro 30 giorni dal ritiro, tutto si rimette a posto.
Uomo ingessato mezzo avvisato.
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6 commenti a “La patente del pappone”

  1. scritto il 1 luglio 2003 14:01 da dolcix

    who!!!! che serata…

  2. scritto il 2 luglio 2003 13:58 da kurai

    Mamma mia… sembra una puntata di una classica fiction poliziesca all’italiana… Incredibile!

  3. scritto il 2 luglio 2003 14:18 da freak

    secondo me eri sceso a farti una canna…

    occhio all’appuntato in bermuda ;-)

  4. scritto il 2 luglio 2003 14:29 da zoro

    vi giuro che è tutto vero, secondo me alla fine la prostituta se li è portati tutti a mangià na pizza, l’ingessato piuttosto vorrei saperre che fine ha fatto

  5. scritto il 21 luglio 2003 13:25 da adolfo

    bellissma cronaca (fantastico il riferimento al”Ricky Memphis dei poveri”), grande città Roma che è una miniera a cielo aperto per chi vuole osservare e quindi scrivere flimare fotografare ecc.
    a proposito mia cugina incontra due sulla metro linea B, un ragazzo e una ragazza, coatti, lui a lei: < >, lei al lui: < >.
    ciao dal mare del Salento
    adolfo

  6. scritto il 12 novembre 2004 02:02 da *A**O

    stronza=irene irene=stronza

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