Quello che ho letto

by Diego Bianchi il 22 luglio 2003 @ 11:22 / Libreria / 7 Commenti
E' un po' che non scrivo di libri. Non mi andava. Ora mi va.
Eppure qualcosa ho letto. Tre o quattro libri negli ultimi due mesi, non molti, ma più di zero.[...]

Ho letto L'Animale Morente, di Philip Roth.
La storia è quella di un professore che rimorchia studentesse fino a venire travolto dal fascino, dall'eros e dalla malattia di una strepitosa ragazza cubana sua allieva.
Bello, scritto bene, a tratti coinvolgente e appassionante ma il giudizio finale non differisce molto da quanto già detto per Il lamento di Portnoy. Mi sa che non sono un granchè portato per i monologhi interiori e per i flussi di coscienza.
Questi scrittori che si scrivono benissimo addosso psicanalizzandosi per tutta la durata del libro mi annoiano parecchio.
E' un mio limite. Lo so che dire che Roth annoia è quasi una bestemmia ma quando lo leggo mi spengo pian piano, raramente mi tendo.

Apro parentesi.
Se però volete leggere una recensione galatticamente entusiasta di questo libro con parole delle quali spesso non capirete il significato cliccate qui.
Società delle Menti è un blog che propone in continuazione libri su libri, critiche di critiche di libri criticati, profili, autori, interviste; è un blog che leggo regolarmente.
Ci cerco spunti per la lettura e spesso ne ho trovati.
Tuttavia ha un difetto evidente, quello di enfatizzare quasi tutto quello che analizza e spesso ti frega.
Se tutto è capolavoro c'è qualcosa che non torna.
Sarebbe diventanto troppo facile scrivere capolavori.
Memorabile il caso di God less America, un terribile libro scritto da Michele Monina in collaborazione con Cristina Donà.
Presi e lessi questo libro ammaliato da SdM che celebrava il nuovo talento avant-pop della letteratura italiana. Mi sono trovato con un libro di viaggio che voleva risultare schizoide ma si faceva elementarmente prevedibile nei suoi infiniti e noiosi volteggi autocelebrativi, un parlarsi addosso continuo, fuffa che non avrebbe voluto essere tale, ovvietà su ovvietà (gli americani non hanno storia, la nuova musica che canta gli emarginati USA è il rap, nei ghetti c'è da avere paura, le strade sono lunghe e circondate dai campi di grano…), stile più amatoriale che innovativo.
Insomma, i miei complimenti a Monina per aver intortato la rivista di viaggi che l'ha mandato, il tour operator che ha finanziato, qualche recensore che ha recensito e me che ho comprato. Ma alla fine mi sono accorto dell'intortamento, meglio tardi che mai.
Chiusa parentesi.

E vabbè, dopo Roth ho letto “Il giovane Pazienza”, un libretto sugli anni giovanili dell'artista realizzato da un suo amico d'infanzia, Enrico Fraccacreta. Girando per Ascoli sono entrato in una bella libreria e l'ho comprato. Non mi aspettavo niente di particolare, mi è piaciuto.
Poche pagine dalle quali straripa la forza creativa di Paz, il carisma, il potere intellettuale che emanava su chi gli stava intorno, il presagio di dover fare più cose possibili nel minor tempo possibile, l'ansia di vivere in fretta, bruciando se stesso e la propria arte. Bello (e letto nei giorni del parto).

Poi ho affrontato Fight Club di Chuck Palahniuk.
Il film non l'ho visto. Brad Pitt mi avrebbe fuorviato.
Ancora oggi non ho capito se il libro mi sia piaciuto o no.
Di certo mi ha intontito parecchio. Un bel cazzottone in faccia.
Decadenza interiore ed esteriore, disperazione, aranciameccanicismo, stati mentali alterati, vicende grottescamente assurde, automi contemporanei, società allo sbando, scrittura breve, veloce, nervosa, violenta.
Ho appena comprato Invisible Monsters, probabilmente significa che Fight Club mi è piaciuto.
Ora posso vederne il film.

Poi mi sono messo a leggere l'ultimo di Daniel Pennac, Ecco la storia.
Ecco, la storia è quella di un libro del quale avevo letto solo male fino a prima di finirlo.
I fan di Malaussene si sono incazzati e si sono sentiti traditi dal maieuta che non plasmava più i soliti personaggi della multirazziale comunità di Belleville.
Non che i libri di Malaussene fossero libri semplici, tutt'altro, ma qui forse è richiesto uno sforzo maggiore e non tutti ce l'hanno fatta e non facendolo se la sono presa con Pennac.
Ecco la storia non è per niente facile.
Sono circa 300 pagine, le prime 90 estremamente faticose.
Una salita sempre più ripida che più di una volta fa riflettere sull'opportunità di proseguire.
Poi però arriva la discesa e si arriva al traguardo col vento nei capelli, il sorriso stampato in faccia e voglia di far sapere a chi si è fermato prima che vale la pena continuare.
La storia dei tanti dittatori sosia della città di Teresina è stata per esigenze di promozione post-bellica accostata subito a quella dei sosia di Saddam. Ecco, la storia è che non ci azzecca un granchè.
Il sosia non serve a sviare l'attenzione per esigenze di sicurezza, incolumità, tensioni. No.
Il sosia è uno strumento per trovare la propria vera via alla felicità.
Quante volte avete pensato di mettere qualcuno al posto vostro a fare quello che fate tutti i giorni per andarvene in giro per il mondo a inseguire la vostra vera passione?
Ecco, la storia dei sosia di Pennac è quella di dittatori di professione che erano qualcosa e vorrebbero essere qualcos'altro.
I riferimenti a Chaplin e gli incastri con la sua opera sono da standing ovation.
In più c'è la straordinaria capacità di Pennac di mischiare finzione e realtà, la propria vita con quella dei personaggi, facendo accomodare il lettore alla sua scrivania, ad osservarlo mentre ispirandosi alla realtà che lo circonda crea i personaggi che circonderanno i suoi lettori.

In tutto ciò, ho letto un po' di Repubblica, un po' di inserti di Repubblica, qualche titolo del Corriere dello Sport mentre faccio colazione al baretto, un po' di Espresso e blog, molti blog, soprattutto blog, probabilmente troppi blog.

Ho gli occhi rossi, sempre rossi.
Devo cominciare a selezionare un po'.

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7 commenti a “Quello che ho letto”

  1. Ciao… da quando seguo il “blog”, e poi ho creato il “mio”… ho notato che sei sempre, tra i primi…
    Avresti voglia, di passare dalle mie parti e, lasciare la traccia con qualche consiglio?! Grazie!

  2. scritto il 22 luglio 2003 16:49 da romeo&juliet

    Allora ecco perchè l’altra sera avevi gli occhi cosi’ rossi..E io chissà che avevo pensato ;-)

  3. scritto il 23 luglio 2003 16:37 da Lo

    Pennac aveva tradito i fans di Malaussene con il(a mio parere) noioso (per essere di penna Pennacchiana) “Signori Bambini”.Ma d’altronde bisogna sapere scrollarsi di dosso alcuni personaggi, ed è giusto che la saga di Belleville finisse.

    Io aspetto a prendere “Ecco la storia”, anche se finora in giro ne ho letto solo bene.La cosa che mi disturba è che sia una raccolta di storie e non un romanzo.Ma forse mi distruba più il fatto che i libri sembrano aumentare di prezzo ogni anno.

  4. scritto il 25 luglio 2003 10:52 da ibrab

    La tua “recensione” e l’incoraggiamento alla lettura che hai lasciato sul mio blog mi hanno fatto recuperare un po’ di voglia. In effetti mi sono arenata intorno a pagina 60… lo sforzo che mi separa da una lettura piacevole è minore di quanto sperassi. Lo riprenderò in mano presto e ti farò sapere. Grazie, ciao.

  5. scritto il 25 luglio 2003 11:21 da zoro

    Lo, devo correggerti. Ecco la storia non è una raccolta di storie. E’ una storia unica, al massimo due storie che s’intrecciano, quella dell’autore e e quella dei protagonisti (e mo me faccio pagà da Pennac, sarebbe pure il caso…)

  6. scritto il 9 agosto 2003 23:45 da veleno

    ecco l’arcano, invisibles monster…prova soffocare…poi mi dici

  7. scritto il 18 dicembre 2003 14:59 da Taz

    “Ecco la storia” è un bel romanzo, originale e nn troppo scontatato (…se anche, a mio parere, oggi le opere metaletterarie vanno un pò troppo di moda). Seppur bello cmq nn diventa tuo e nn si scatena in te quella voglia di rileggerlo che capitava con i primi libri di Pennac (…gli utlimi della famiglia Malaussene erano cmq un mezza loffa).

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