So What

by Diego Bianchi il 20 agosto 2003 @ 11:00 / Slammer / 4 Commenti
Quando penso troppo a una persona mi capita spesso di non ricordarmela più.
I connotati mi si appannano e la faccia si sfoca e più ci penso più l'immagine è meno nitida, è sempre stato così, non so se sia normale.
Stava succedendo anche con te.[...]
Inoltre, sovrapporre la tua immagine in coma farmacologico sul lettino di una sala rianimazione a quella di Pasticcio che mi suona vicino non era per niente semplice.
Sulla soglia della porta gialla mi sono infagottato di verde, mascherina, cuffia, grembiule, parascarpe.
Mi ha aiutato tuo fratello che con lo sguardo un po' preoccupato mi ha detto che ti stavi agitando molto e mi ha spiegato cosa fare nel caso di contrazioni improvvise. Ho ingoiato saliva e ho aperto la porta gialla.
Sono entrato nel corridoio giallo con in mano le tue ance e 3 cd: Kind of blue di Miles Davis, un Charlie Parker, un Frank Zappa.
Mi muovevo piano, un po' palombaro un po' astronauta, immerso in un acquario di rumori ovattati; mentre ti cercavo una ragazza gentile vestita di verde pure lei mi ha visto con i dischi in mano e mi ha detto “sono per Maurizio? Dalli a me, Maurizio è lì”.
Ti ho individuato mentre mi lavavo le mani, ti ho guardato di sfuggita mentre mi asciugavo, poi sono entrato.
Stai nel primo letto.
Intorno a te altri 3 pazienti più anziani, tutti svegli.
Tubi e tubicini ti circondano, macchine silenziose ti controllano e ti aiutano.
Eri sedato.
Completamente.
Ti eri innervosito troppo e avevano deciso di ricalmarti.
Persone dello staff ti girano intorno scherzando tra loro, ti controllano, iniettano, misurano, scrivono; l'atmosfera è molto più rilassata di quanto pensassi, l'abitudine normalizza tutto.
Quasi a volermi rassicurare nel mio impaccio iniziale la ragazza ha preso Kind of Blue, ha spinto play e le note di So what sono uscite fuori, rilassanti, morbide, belle, semplici semplici.
Io ho sempre adorato Miles Davis.
Averlo lì mentre cercavo di sciogliere la lingua e cominciare a parlarti è stato un segnale superiore del Dio della musica, uno scivolo alle parole che mi uscivano tremolanti e a volume molto basso.
La cosa buffa è che bisognerebbe parlarti un po' più forte per poter sperare che tu senta qualcosa.
Ma c'era gente intorno, presenze abituate a tutto che però mi imbarazzavano un po'.
Però in quel disco ci sono pure Coltrane e Cannonball, improvvisare è normale e ho cominciato a parlarti.
Ti ho portarto i saluti di Michela e di Anita, dei miei, degli amici, di chi non ti conosce ma ti pensa.
Ti ho parlato della Slammer.
Ti ho parlato della Roma.
Ti ho detto di non fare lo stronzo.
Ti ho accarezzato il braccio.
Ti ho guardato negli occhi chiusi. Forte.
Poi hai girato la testa.
Bene non stai Maurizio, è inutile che ti dica cazzate.
L'edema si vede, i medici parlano di fili di lana, di situazione estremamente delicata.
Se ti abbatti ti tirano su, se ti esalti ti abbattono. Ed è pure giusto che sia così.
Maurì, ieri ti ho visto e ora sto meglio, o almeno credo.
Rasato stai benissimo, sei più cattivo, la tua faccia vince su tutto, anche da sedato.
Lì con te c'è Miles Davis, c'è Coltrane, c'è la Slammer, ci sono le tue ance.
Oggi ritorno. Intanto ascolto So What.
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4 commenti a “So What”

  1. continuo a leggere te e marcomix, credimi, al prossimo concerto con pasticcio ci saro’,anzi voglio essere la prima ad essere informata, vi sono vicina, con affetto

  2. scritto il 20 agosto 2003 13:06 da latuastella

    solo un abbraccio, ad entrambi.

  3. scritto il 21 agosto 2003 14:00 da Luther

    … che poi mi è venuta in mente una cosa. Zoro, ti ricordi il concerto di John Zorn? Alla fine chiesi un piacere al Pasticcio e lui mi disse che lì per lì non poteva, “la prossima volta che ci vediamo”. Ora, Pasticcio, ‘sto piacere me lo devi fare. Capito? Niente cazzate! Stasera, se vengo, te lo ricordo.

  4. scritto il 21 agosto 2003 14:27 da zoro

    ah beh, troppe ne deve fare ancora Pasticcio, non può finire qua, cazzarola

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