Chiffonade

by Diego Bianchi il 7 novembre 2003 @ 10:07 / Cose_Mie / 11 Commenti
Oggi quinto complemese di Anita.
Dovrei rivelare le nuove funzioni della pupa, ma mi è d'uopo tornare indietro di qualche giorno, al 28 ottobre per la precisione.
Perchè prima di festeggiare Anita oggi, avevamo deciso di festeggiare me il 28, o almeno di provarci. [...]
Il mio 34esimo compleanno, il primo da papà.
Alle domande sul programma dei festeggiamenti ho risposto per tutta la giornata, con fiero candore paterno, che sarei andato con le mie due donne, intimamente, semplicemente, a mangiare bene al ristorante snob ma buono giustapposto al cancellone di casa mia.
“Che carini, che bella famigliola, divertitevi, vedrai che la pupa farà la buona, auguri!” mi avete detto, pensando al mio rincoglionimento, al fatto che almeno una festa Zoro avrebbe potuto organizzarla, al fatto che così si perdono gli amici, che Zoro non è più “er giaguaro de na vorta”, che “mo co la fia chi o vede più” ecc. ecc.
Lo so che l'avete pensato. Comunque.
Nel locale ci attendevano.
Michela aveva dato un warning che saremmo arrivati con la prole.
Il pure troppo solerte gestore ci riserva un antro che fa molto saletta privè, più per non importunare con vagiti e schiamazzi altri potenziali avventori che per venire incontro a nostre eventuali esigenze di bozzolo famigliare.
Anita fa il suo ingresso assisa nel passeggione, facendo la brava, intrattenendosi da sola, da brava figlia unica, con ninnoli variopinti da maneggiare e ficcarsi in bocca per poi roteare e scagliare il più lontano possibile.
Squadernato il menu che poi è sempre lo stesso, sia io che la mia signora ordiniamo dei ravioli con patate, menta e chiffonade di zucchine.
Personalmente ignoro la consistenza di una chiffonade, l'etimo, la natura, ne ignoro tutto, ma la chiffonade suona bene e complementare al raviolo. E poi il compleanno si fa una volta l'anno.
A seguire decido che il mio fegato sarà sfidato da un piatto di zighinì piccante, refuso mnemonico del mio periodo senegalese, qui servito in maniera più affettata, fine, snob, mittle-europea.
Michela sceglie il vino, un Montepulciano d'Abruzzo; quando arriva la bottiglia trangugia e approva, senza nulla concedere al teatrale rito dell'annusata, della mischiata del campione di vino con movimento circolare del polso, della trattenuta del nettare in bocca con relativo sciacquettamento dello stesso contro il palato, con schiocchi di lingua e occhiata benevola al cameriere in attesa del responso da esperto.
Non per niente la mia signora si chiama Michela, la considero un'indenditrice a prescindere.
Michela trangugia, approva e controlla Anita che comincia ad inarcarsi nel passeggino digrignando sorrisi, improvvisando smorfie paracule mentre le due cameriere dall'accento un po' argentino e un po' calabrese selezionano in diffusione per il locale un greatest hits di Rino Gaetano, disco che dopo poche note mi carica un pesantissimo vecchio di 80 anni sulle spalle (questa è un'espressione,  forse poco comprensibile fuori dal Raccordo, significante un rapido intristimento e spegnimento della persona “col vecchio sulle spalle”).
I ravioli sono buoni, ma li dobbiamo mangiare con Anita in braccio.
E' l'unica soluzione per non sentirla piangere e urlare dal momento che ormai si è stufata di stare a guardarci dal passeggino verso l'alto, vuole stare al nostro livello. A dire il vero non è che il nostro livello sia poi un granchè, considerando il fatto che mentre mangiamo mozziconi di raviolo alla menta intratteniamo la pupa cantando Gianna e Mio fratello è figlio unico, facendo pure “trotta trotta cavalluccio” a tempo di Rino Gaetano al fine di distrarre ulteriormente la creatura. Coordinare in sincrono il taglio, l'inforchettamento e la masticazione del raviolo con le parole della canzone e il trotta trotta cavalluccio non è semplice ma per un po' dura e Anita si svaga.
Per poco, ma si svaga, inanellando vocali, in particolare la e.
Mentre le cameriere cominciano a disquisire sulla festa del raccolto del giorno precedente dove gli hanno dato “dell'erba buonissima” e penso che la menta nei ravioli non sia propriamente menta, arriva il mio zighinì.
Invitanti pezzetti di carne navigano nel piatto pregni di olio piccante, una patata mezza lessa fa loro da spalla complice.
Ma Anita ormai ha mollato gli ormeggi e del fatto che io mangi lo zighinì due volte l'anno non gliene può fregar di meno.
E non basta cantare e trotta trotta, ora bisogna pure ballare, in piedi, e la mia signora si lancia nelle danze con Anita in braccio in un Nuntareggaecchiù vagamente aderente al contesto.
Sfrutto i miei 5 minuti di libertà delle ginocchia imboccandomi di zighinì a folle velocità, con un effetto piccante decisamente aumentato dall'imprevista modalità fast food impressa alla circostanza.
Mentre la lingua si arroventa e l'esofago comincia a contrarsi riprendo Anita in braccio, giusto il tempo perchè lei molli una poderosa manata al piatto pieno d'olio piccante arrivando ad un nulla da un etnico autosvezzamento a base di zighinì.
L'istinto paterno mi porta a bloccare provvidenzialmente e tempestivamente il piccolo arto, tenendolo alto e distante dalle fauci della belva fino alla purificazione operata dalla madre.
Ma ormai la cena del mio compleanno ha preso una piega netta e precisa, irreversibile.
Anita mostra di non gradire nessuna delle canzoni di Rino Gaetano, nessuno degli oggetti ludici previsti per la sua età, nessuno dei prelibatissimi piatti ordinati, nessuna delle cameriere fumate, e soprattutto, nessuno dei due genitori.
Tra urla e pianti Michela prende in mano la situazione che fuor di metafora sarebbe Anita e mi saluta dirigendosi ad ampie falcate verso casa, tentando l'ultimo dei rimedi narcotizzzanti, la poppata addormentante nella nostra stanza rossa.
Le vedo scomparire oltre la scaletta d'ingresso, lo sguardo triste e dispiaciuto di Michela, Anita inarcata sulle sue spalle come una ginnasta rumena, il vino rosso davanti a me, la cameriera perplessa, Rino Gaetano on air…
Resto solo a bere, a riflettere, a meditare su questo mio strano compleanno, sulle nuove responsabilità, sul dessert per due che ho ordinato e che non abbiamo fatto in tempo a consumare.
Già, ma che ho ordinato?
Una cosa di mele, una chiffonade forse, con sciroppata di gorgonzola, una cosa che mi faccio avvolgere nell'alluminio e porto a casa nel passeggino, come una creatura, tra gli sguardi perplessi di chi mi vede attraversare la strada con un take away nel passeggino.
Penso che se Anita venisse a sapere che qualcosa ha preso il suo posto per pochi minuti potrebbe farmi una scenata di gelosia.
Ma quando salgo la trovo che ride sbavando, tutto il resto è contorno, anzi, chiffonade.
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11 commenti a “Chiffonade”

  1. Ho notato che io e te postiamo sempre più o meno alla stessa ora :D

  2. Meno male che sono arrivata a leggere l’ultima frase..:DDD

  3. scritto il 7 novembre 2003 11:42 da Sogna

    CHIFFONADE:”Il termine deriva dal francese chiffon che significa straccio, pezzo di stoffa spiegazzato, e indica sia un modo di tagliare a strisce irregolari cavolo o insalata verde, sia un modo di disporre nel piatto le lasagne, in maniera che risultino morbide ed increspate”.
    M’avevi messo una curiosità!

    P.S.: mi offrò volontaria come bambinaia per il prossimo compleanno! :) (Auguri ad Anita per il complemese)

  4. scritto il 7 novembre 2003 14:02 da SanVa

    lo zighinì è eritreo

  5. ma il periodo era senegalese, e tu lo sai

  6. è che anita avrebbe voluto una festa con tutti gli amici, una cosa caciarona e di massa, altro che sta palla quotidiana di mamma e papà tutti i giorni… in fondo vi sta educando…

  7. scritto il 7 novembre 2003 16:02 da edoardo

    comunicazione di servizio: sanva se per caso ti ricolleghi e stai leggendo questo commento sappi che alle 18.00 ora italiana sto dando da mangiare a maurizio, il che potrebbe essere un buon momento per telefonare.

  8. scritto il 7 novembre 2003 19:23 da mikela

    dunque ho finalmente appreso ke poi l’avete dipinta di rosso la camera,benebene :)

  9. scritto il 8 novembre 2003 04:17 da SanVa

    padre sconsiderato, la stanza rossa puo’portare in breve tempo la pupa alla pazzia

  10. scritto il 8 novembre 2003 17:59 da edo

    il problema è che la casa è giallorossa e la pupa diventerà sicuramente laziale!!!

  11. scritto il 12 novembre 2003 09:41 da tao

    l’unico posto in cui porto la prole (di età decisamente superiore alla tua piccola) è la pizzeria, dove le loro voci angeliche possono passare inosservate nella generale confusione che sovente si crea in tali posti!

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