In the box

by Diego Bianchi il 9 febbraio 2004 @ 22:36 / Cose_Mie / 18 Commenti
E' un po' che non scrivo più niente di mia figlia.
Sono stato ben due settimane dico due settimane da solo senza di lei e la di lei mamma nonchè mia fantastica signora….. scriverne mi intristiva mpochetto me sa… la verità è che mi sono mancate, ah, se mi son mancate!
 
Detto ciò, 8 mesi fatti due giorni fa.
Nuove funzioni di mia figlia. [...]
 
- Ruba.
Parecchi miei amici già lo sanno.
Le doti manoleste già messe in luce pochi mesi fa sono state clamorosamente confermate intorno al compimento del settimo mese, quando entrando baldanzosa in farmacia infagottata nel marsupio, Anita ha afferrato con destrezza, da un espositore nelle sue vicinanze, un pacchetto di gomme.
Fin qui sarebbe stato quasi un onesto lavoretto da prestigiatrice, ma il genio abbinato alla mariuolaggine ha fatto sì che la piccola, sempre senza che nessuno se ne accorgesse, infilasse il pacchetto nella borsa della madre. La quale fa giurin giuretta che lei non ha visto niente, non c'entra niente e si è accorta del bottino solo più tardi, mentre stava per pagare in un altro negozio.
Ovviamente io e la mia signora siamo molto orgogliosi di queste performance della nostra bambina e contiamo presto di farla esibire di nuovo. Qualsiasi carriera mia figlia deciderà di intraprendere, il suo cv partirà con un furto all'età di 7 mesi.
Sono cose che possono vantare in pochi.
 
- Dice mamma, papà e daddà.
“Tua figlia dice mamma!” mi esclamano al telefono la madre parte in causa ma anche la nonna e la zia commosse.
Non sono presente al fatto, non ci credo, in più rosico un pochetto.
E invece una volta a casa constato la reiterazione della sillaba “mo” da parte della bambina.
“Mommommommo mommommommo” è abbastanza per convincerci tutti che la pupa stia effettivamente chiamando in causa la mia signora.
Passano due giorni ed è proprio la mamma a comunicarmi al telefono che mia figlia “ora dice anche papà”.
“Maddai, mo in 3 giorni prima mamma e poi papà, naaaaaaa, nun po 'esse”.
E invece, tornato a casa, mi basta la reiterazione della sillaba “po” per rassicurarmi del fatto che dicendo “poppoppoppo” si stia rivolgendo direttamente, chiaramente ed indubbiamente esclusivamente a me.
Il problema è che dopo altri 3 giorni Anita ha cominciato a dire pure dàddàddàddà.
Sto cercando di scoprire chi sia.
 
- Si alza.
E pure sta cosa, come quasi tutte le cose che contano, ha cominciato a farla lontano dal padre.
“Tua figlia si alza nel lettino”.
“Si alza mo….sta seduta.”
“No, no, si alza proprio, in piedi!”
Non ci credevo molto manco stavolta, lo ammetto, ma quando l'ho rivista dopo due settimane di forzata separazione non ho potuto far altro che ammirare come, aggrappandosi a sostegni più o meno appositi, Anita si alzi orgogliosamente in piedi nel lettino, guardando tutti con aria di sfida al fin urlando esultante in segno di vittoria.
Ma tutto ciò è avvenuto nel lettino di Caselle in Pittari. A Roma è un'altra storia.
Il lettino è di legno e ogni sua rampicata ha un coefficiente di difficoltà superiore a quelle dei primi successi.
Arrampicarsi si arrampica, ma fa più fatica, vorrebbe urlare di gioia ma lo sforzo è tanto e il grido è spesso strozzato in gola. A complicare ulteriormente il tutto è giunto ora l'improvviso quanto inevitabile ingresso in casa del box.
 
- Il box e tutto il resto.
Quatto quatto, comprato dai nonni, è entrato dentro casa il box.
Trattasi di recinto reticolato a maglie fitte fitte dentro al quale i genitori prima ancora di mettere la pupa buttano pupazzi e pupazzetti sparsi a casaccio per la casa. Successivamente vi si colloca la pupa nella speranza che duri il più possibile la sua sensazione di stranimento coatto in compagnia di tutti i ninnoli fin qui regalatile. Finito lo stranimento e la perlustrazione del perimetro del box, Anita capisce che è una mezza fregatura e si rimette ad urlare.
In più, non si capisce bene perchè, dentro al box la creatura non riesce ad alzarsi da sola nonostante 4 maniglie penzolanti dai bordi e sta cosa la fa di molto incazzare. A quel punto la si aiuta un po' ma lei, pur barcollante in piedi aggrappata al gommoso bordo del box, piange a dirotto come si fa quando chi ti sta intorno ti complica la vita senza alcuna necessità.
Comunque Anita comincia a passare nel box bei quarti d'ora e per noi son tutte boccate d'ossigeno.
Il problema semmai è che tra passeggini, seggioloni, lettini, box e cazzatelle varie deambulare per la casa è sempre più complicato e i metri quadri a disposizione dei maggiorenni diminuiscono ogni giorno un po'.
 
- E' paracula.
Mia figlia urla, urla forte e ora che pare essere nella fase in cui teme l'abbandono, quando un genitore la molla lasciandola sola per qualche secondo lei pensa di convivere con dei veri e propri pezzi di merda e urla come una pazza, in maniera straziante, senza sosta, finchè il genitore più prossimo non corre a prenderla in braccio.
A quel punto lei, con le lacrime ancora grondanti, ride soddisfatta. La paracula.
Giusto ieri ho detto alla mia signora che comunque basta, qui è ora di farla finita con questa nostra sottomissione, bisogna essere più fermi e severi, bisogna farla piangere, lasciarla sfogare, deve capire chi comanda in questa casa, chi porta i pantaloni e che cazzo, questa casa non è un albergo e tutte cose così.
Al che la mia signora mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “no, io a mia figlia non la faccio piangere”.
Ma io scherzavo…
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18 commenti a “In the box”

  1. scritto il 9 febbraio 2004 23:55 da amlo

    ah anita cicciaciccia…

  2. scritto il 10 febbraio 2004 00:49 da Druuna

    senti… non è che mi presti Anita? Solo per un oretta eh! il tempo di fare un giro da Cartier e da Bulgari. Promesso che poi faccio un regalo sia a lei che alla mamma! Please…..

  3. ehehe i bimbi paraculi, come fai a farli pingere?? Nuuuu, non si fa e io che assurgo a zia di Bud e Marte (i figli dell’amichetta musica) ne so qualcosa. Che bel post, davvero.

  4. anche mia sorella da piccolina allunagava le mani in farmacia; le riusciva bene afferrare le zigulì. ah che mangiate a sbaffo!

  5. scritto il 10 febbraio 2004 11:59 da panda4x4

    E’ sveglia la piccina…

  6. scritto il 10 febbraio 2004 12:15 da asia

    che spettacolo!!:))

  7. Vedi mpo’ se je mpari a di: “Sssh, quattro, a casa!”

  8. scritto il 10 febbraio 2004 14:37 da amlo

    grande!

  9. però una piccola foto della paraculina potresti donarcela, no???

  10. Crisuli’ prima che risponda zoro ti dico la mia: no.
    Non per altro ma divulgare su un blog aperto a tutti immagini cosi’ personali non lo ritengo salubre. Oltretutto Diego e’ sceso pure troppo nel privato, dal mio punto di vista.
    Considera che a leggere queste pagine non siamo mai solo noi “4 gatti” che ci conosciamo da mesi.
    Saluti

  11. Zoro, ma sei anche un tenerone! Questo blog mi piace sempre di più!

  12. scritto il 10 febbraio 2004 16:04 da Elle

    Anche il mio (bambino) era di mano lesta, ricordo una cintura D & G, nascosta sotto il passeggino, quando me ne sono accorta l’ho riportata indietro, era troppo grande :-|

  13. scritto il 10 febbraio 2004 16:33 da amlo

    ma che tenerone che sei! ciai gli occhioni come il postatore! (seguono una serie di faccine, gif animate e foto di teneri gattini che cacano).

  14. scritto il 10 febbraio 2004 16:47 da iCS

    ti rammento amlo che l’occhione è uno e che anche zoro di tenero c’ha una cosa sola… per questo ho negato subito di essere daddaddada

  15. scritto il 10 febbraio 2004 17:00 da amlo

    har har har

  16. Mi sono intenerita tutta :)

  17. Giamà c’hai perfettammente ragione. Aspetterò che Anita apra il suo blog personale e metta una sua foto a lato come ha fatto papà suo.

  18. scritto il 12 febbraio 2004 17:24 da son3mendo

    Questo post mi ricorda tantissimo un libro di Guareschi, “La scoperta di Milano”, pure lì autore e relativa signora sono alle prese con un “mascalzoncello” ululante. Lì però, in più, c’è anche l’agghiacciante scena dei parenti a caccia di somiglianze, nasi del nonno, occhi della mamma eccetera.
    Strano che qui non ci sia, mhmmm controllo meglio l’archivio.

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