Enlarge your Renis
Quando il Festival inizia sono distratto. Un po' perchè penso che questo è il primo Sanremo che guarda mia figlia, un po' perchè sto seguendo Elio e le Storie Tese che su Odeon Tv hanno già aperto il Festival di Mantova, ma nel momento in cui il tributo Siae alle note di Quando quando quando risuona nelle case di milioni di italiani mi ricordo che Sanremo è Sanremo pure in odor di mafia e lo sporco lavoro di questa cronaca mi tocca.
Nel mentre Simona Ventura si presenta all'appuntamento di una vita inguainata in uno sbrilluccicante vestito accessoriato da un fido crocifisso di preziosi incastonato tra le poppe.
Mentre la mia ignoranza laica mi chiede quanto un cattolico apprezzi sta continua mostra di cristi sempre più stretti soffocati tra sise sempre più gonfie, un Gene Gnocchi con giacca di nero arabescata irrompe sulla scena ammettendo di sentirsi vestito da Zorro. [...]
Ora, cerchiamo di essere seri, non è che il primo conduttore che passa per la tv possa permettersi così impunemente di tirarmi più o meno subliminarmente in ballo.
Liorni ci ha studiato sopra e mi ha pure avvertito, Gnocchi no, perciò non vale. Dopo una serie di battutine tra le più mosce mai concepite dal pur apprezzabile comico, ha inizio la gara e il fatto che il primo a calcare l'Ariston sia DJ Francesco vestito quasi come Tony Renis in conferenza stampa è un divertente segno dei tempi.
Liorni ci ha studiato sopra e mi ha pure avvertito, Gnocchi no, perciò non vale. Dopo una serie di battutine tra le più mosce mai concepite dal pur apprezzabile comico, ha inizio la gara e il fatto che il primo a calcare l'Ariston sia DJ Francesco vestito quasi come Tony Renis in conferenza stampa è un divertente segno dei tempi.
DJ FRANCESCO
Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, per DJ Francesco provo una certa simpatia.
Sì, so perfettamente che il ragazzo è responsabile di milioni di orchiti estive, ma davanti al video del Capitano uno si perdeva a contemplare chilate di gradevoli posteriori femminili e al pezzo non ci pensava più.
Senza contare il fatto che poi in giro c'era sempre qualcosa di peggio, un Chiwawa, Vero o Falso che fosse, a ricordarmi che in fondo DJF non era la cosa peggiore che girasse tra gli ombrelloni. Ma il tormentone estivo è stagionale per definizione e faccia tosta, consapevolezza di non valere niente, di essere stonato, di essere figlio dei Pooh e consequenziale menefreghismo hanno portato lui e il suo entourage cecchettiano fin sul palco di Sanremo. Vestito meglio del solito ma col ribadito look bitricotico, il ragazzo incarna da subito la sublimazione del dilettante allo sbaraglio, portando in gara un pezzo mai proposto nemmeno al più sottomesso dei Jovanotti Gimme 5.
Per niente imbarazzato da rime quali budino-comodino-mattino-telefonino (anche perchè uno dei parolieri è il boss Rapetti), DJF chiosa l'esibizione imbracciando una chitarra dalla foggia metallara e stonando a cappella il già troppe volte ucciso Luigi Tenco. Giovanilistici sdoppiamenti del video accompagnano lo show, le coriste accompagnano imbarazzate la base pompata, mia figlia balla davanti a genitori a dirpoco sorpresi ed è ora che la mamma l'accompagni a nanna.
A fine esibizione un'indelicata Ventura dichiara che al ragazzo per scrivere ste canzoni serve la gruppazza. Pur non conoscendo perfettamente lo slang penso che queste siano cose private e dare al ragazzo del drogato così pubblicamente non è stato per niente elegante.
Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, per DJ Francesco provo una certa simpatia.
Sì, so perfettamente che il ragazzo è responsabile di milioni di orchiti estive, ma davanti al video del Capitano uno si perdeva a contemplare chilate di gradevoli posteriori femminili e al pezzo non ci pensava più.
Senza contare il fatto che poi in giro c'era sempre qualcosa di peggio, un Chiwawa, Vero o Falso che fosse, a ricordarmi che in fondo DJF non era la cosa peggiore che girasse tra gli ombrelloni. Ma il tormentone estivo è stagionale per definizione e faccia tosta, consapevolezza di non valere niente, di essere stonato, di essere figlio dei Pooh e consequenziale menefreghismo hanno portato lui e il suo entourage cecchettiano fin sul palco di Sanremo. Vestito meglio del solito ma col ribadito look bitricotico, il ragazzo incarna da subito la sublimazione del dilettante allo sbaraglio, portando in gara un pezzo mai proposto nemmeno al più sottomesso dei Jovanotti Gimme 5.
Per niente imbarazzato da rime quali budino-comodino-mattino-telefonino (anche perchè uno dei parolieri è il boss Rapetti), DJF chiosa l'esibizione imbracciando una chitarra dalla foggia metallara e stonando a cappella il già troppe volte ucciso Luigi Tenco. Giovanilistici sdoppiamenti del video accompagnano lo show, le coriste accompagnano imbarazzate la base pompata, mia figlia balla davanti a genitori a dirpoco sorpresi ed è ora che la mamma l'accompagni a nanna.
A fine esibizione un'indelicata Ventura dichiara che al ragazzo per scrivere ste canzoni serve la gruppazza. Pur non conoscendo perfettamente lo slang penso che queste siano cose private e dare al ragazzo del drogato così pubblicamente non è stato per niente elegante.
SICILIA
La migliore difesa è l'attacco, almeno così hanno imparato Ventura e soci con Quelli che il calcio, ed è ispirandosi a tal tattica che il tema Sicilia-Mafia-Renis viene sfruttato in tutta la sua eventuale vis comica, con l'ausilio di accreditate spalle quali l'attore Raoul Bova che nei panni del carabiniere Ultimo usa gergo mafioso o di Gene Gnocchi intento a riciclare filmati a tema utili alla causa. Risultato finale, la mafia e i suoi atteggiamenti fanno simpatia, fan parte della nostra bella cultura, del nostro bello paese pizza chitarra e mandolino, amore, bella ragazza, pappagalli, fontana di trevi, pasta e fasul ecc. ecc. ecc.
L'unica sbandata del siparietto Bova-Ventura avviene quando al viril siculo la Ventura chiede in sua vece di baciare Del Noce. Sapendo quanto Del Noce stia gradendo l'ipotesi, Bova barcolla e le risate si fanno improvvisamente serie.
La migliore difesa è l'attacco, almeno così hanno imparato Ventura e soci con Quelli che il calcio, ed è ispirandosi a tal tattica che il tema Sicilia-Mafia-Renis viene sfruttato in tutta la sua eventuale vis comica, con l'ausilio di accreditate spalle quali l'attore Raoul Bova che nei panni del carabiniere Ultimo usa gergo mafioso o di Gene Gnocchi intento a riciclare filmati a tema utili alla causa. Risultato finale, la mafia e i suoi atteggiamenti fanno simpatia, fan parte della nostra bella cultura, del nostro bello paese pizza chitarra e mandolino, amore, bella ragazza, pappagalli, fontana di trevi, pasta e fasul ecc. ecc. ecc.
L'unica sbandata del siparietto Bova-Ventura avviene quando al viril siculo la Ventura chiede in sua vece di baciare Del Noce. Sapendo quanto Del Noce stia gradendo l'ipotesi, Bova barcolla e le risate si fanno improvvisamente serie.
VERUSKA
Non è un caso che in tempi di totale mascula omosessualizzazione di mode e costumi il Festival di Del Noce proponga in pratica solo uomini.
Delle due donne che concorrono una è Veruska, seminuda dark lady dalle fattezze alla Marina Massironi la quale, con voce impostata ma priva di controllo, canta le inquietanti gesta di un angelo legato ad un palo. Mentre cerco di contestualizzare musicalmente il pezzo della rappresentante del Clan Celentano, mi chiama mio padre per dirmi che quella lì con le sise di fuori sta facendo tale e quale un pezzo di GianMaria Testa; avendo del ferroviere una discreta considerazione non ci credo ma non mi sorprendo. Terminato il tutto, Gnocchi usa l'unica femmina presentabile per tirare in ballo Bettarini e mandarlo agli Europei a furia di calci nel culo tutt'altro che dolorosi.
Non è un caso che in tempi di totale mascula omosessualizzazione di mode e costumi il Festival di Del Noce proponga in pratica solo uomini.
Delle due donne che concorrono una è Veruska, seminuda dark lady dalle fattezze alla Marina Massironi la quale, con voce impostata ma priva di controllo, canta le inquietanti gesta di un angelo legato ad un palo. Mentre cerco di contestualizzare musicalmente il pezzo della rappresentante del Clan Celentano, mi chiama mio padre per dirmi che quella lì con le sise di fuori sta facendo tale e quale un pezzo di GianMaria Testa; avendo del ferroviere una discreta considerazione non ci credo ma non mi sorprendo. Terminato il tutto, Gnocchi usa l'unica femmina presentabile per tirare in ballo Bettarini e mandarlo agli Europei a furia di calci nel culo tutt'altro che dolorosi.
ANDREA MINGARDI
Il boa nella canoa speriamo che non muoa si presenta nientemeno che con i resti e i cocci della fu Blues Brothers Band della quale si riconosce solo il baffuto sassofonista e si apprezzano e di molto le tre sculettanti coriste. Mingardi ha il pregio di voler fare caciara ma la deformazione professionale mi porta ad accostarlo a Domenico del GF, uno di una certa età che si ostina a non prendere atto del tempo che passa e viene travolto dal ridicolo. Il testo snocciola tutta una serie di stimabili professioni che Mingardi avrebbe tanto voluto fare ma che, ahilui e ahinoi, non ha potuto fare perchè condannato per troppa passione a fare il musicista.
Due grossi signori alle sue spalle emettono preoccupanti Oh Yea per tutta la durata di quello che dovrebbe essere un travolgente rhythm n blues, Mingardi si sente molto James Brown vestito da predicatore ma rimanda la triste immagine di una brutta copia di Paolo Belli, uno che di belli ha giusto il cognome. Finito il pezzo un'irresistibile gag tra Amadeus e un direttore d'orchestra celebra un nuovo provvidenziale marchettone Rai autopromozionale.
Il boa nella canoa speriamo che non muoa si presenta nientemeno che con i resti e i cocci della fu Blues Brothers Band della quale si riconosce solo il baffuto sassofonista e si apprezzano e di molto le tre sculettanti coriste. Mingardi ha il pregio di voler fare caciara ma la deformazione professionale mi porta ad accostarlo a Domenico del GF, uno di una certa età che si ostina a non prendere atto del tempo che passa e viene travolto dal ridicolo. Il testo snocciola tutta una serie di stimabili professioni che Mingardi avrebbe tanto voluto fare ma che, ahilui e ahinoi, non ha potuto fare perchè condannato per troppa passione a fare il musicista.
Due grossi signori alle sue spalle emettono preoccupanti Oh Yea per tutta la durata di quello che dovrebbe essere un travolgente rhythm n blues, Mingardi si sente molto James Brown vestito da predicatore ma rimanda la triste immagine di una brutta copia di Paolo Belli, uno che di belli ha giusto il cognome. Finito il pezzo un'irresistibile gag tra Amadeus e un direttore d'orchestra celebra un nuovo provvidenziale marchettone Rai autopromozionale.
MARIO VENUTI
I giornalisti con in mano il premio della critica non vedono l'ora che si esibisca il bodybuilder catanese mentore della Consoli. La qualità al Festival la dovrebbe portare soprattutto lui che Denovo è stato e che invece de novo in realtà poco porta. Se è vero che relativamente al resto della contesa siamo al cospetto di qualcosa di clamorosamente superiore, valutato in contesti normali il suo elettro-brazil resterebbe anonimo assai, con un ritornello senza senso che getta manate di fango su quanto di buono costruito in precedenza, le vene della testa a gonfiarsi progressivamente tra i fili delle spie che escono professionalmente dalle orecchie e che fanno molto cantante intonato. Da non trascurare il saccheggio di un corso di mimo riproposto a memoria con gestualità zen per tutta la durata del brano. Al termine del tutto, Venuti dice alla Ventura, in siciliano con accento portoghese, di avere la salivazione azzerata, lei confessa di avere mani di spugna, lui dice di soffrire con la musica dodecafonica, lei, prendendo come spunto l'istigazione al bondage cantata dal Venuti per tutto il brano, chiede a Bova quali pratiche adotti nell'accoppiarsi con la moglie.
I giornalisti con in mano il premio della critica non vedono l'ora che si esibisca il bodybuilder catanese mentore della Consoli. La qualità al Festival la dovrebbe portare soprattutto lui che Denovo è stato e che invece de novo in realtà poco porta. Se è vero che relativamente al resto della contesa siamo al cospetto di qualcosa di clamorosamente superiore, valutato in contesti normali il suo elettro-brazil resterebbe anonimo assai, con un ritornello senza senso che getta manate di fango su quanto di buono costruito in precedenza, le vene della testa a gonfiarsi progressivamente tra i fili delle spie che escono professionalmente dalle orecchie e che fanno molto cantante intonato. Da non trascurare il saccheggio di un corso di mimo riproposto a memoria con gestualità zen per tutta la durata del brano. Al termine del tutto, Venuti dice alla Ventura, in siciliano con accento portoghese, di avere la salivazione azzerata, lei confessa di avere mani di spugna, lui dice di soffrire con la musica dodecafonica, lei, prendendo come spunto l'istigazione al bondage cantata dal Venuti per tutto il brano, chiede a Bova quali pratiche adotti nell'accoppiarsi con la moglie.
NEFFA
I giornalisti con in mano il premio della critica siccome son servili non poco han già deciso da tempo che il premio lo daranno a Venuti solo se, come pronosticato, dovesse essere veramente Neffa a vincere il Festival, altrimenti non ci sarà storia per gli avversari dell'ex Sangue Misto. Il nuovo paraculo della canzone italiana si presenta goffo ed impacciato a recitare la parte del favorito. Il suo è un pezzullo swing senza arte nè parte, simile ad alcune trovate del primo Baccini, un motivetto da suonare in classe con sgangherate basi Bontempi, dotato comunque di un certo minimalismo temporale grazie ad un'oggettiva brevità. Ciononostante il Neffa riesce a sbagliare lo sbagliabile, inceppandosi con la voce proprio sull'unico crescendo del pezzo, tenendo in canna note comunque inutili a migliorare la deludente causa di un finale blues per il quale sarebbe andato meglio anche un Mingardi fuori forma. Siparietto finale con la Ventura che rievoca la ritrita storia della Neffa-madre che avrebbe saputo della partecipazione del figlio solo dai telegiornali e con il ragazzo che, per proteggersi dai favori del pronostico, dice impunemente di aver sporcato di bianco tutti i jeans indossati in questi giorni. In sostanza, al solo pensiero della vittoria finale, Neffa avrebbe capillarmente abbondato nella masturbazione.
I giornalisti con in mano il premio della critica siccome son servili non poco han già deciso da tempo che il premio lo daranno a Venuti solo se, come pronosticato, dovesse essere veramente Neffa a vincere il Festival, altrimenti non ci sarà storia per gli avversari dell'ex Sangue Misto. Il nuovo paraculo della canzone italiana si presenta goffo ed impacciato a recitare la parte del favorito. Il suo è un pezzullo swing senza arte nè parte, simile ad alcune trovate del primo Baccini, un motivetto da suonare in classe con sgangherate basi Bontempi, dotato comunque di un certo minimalismo temporale grazie ad un'oggettiva brevità. Ciononostante il Neffa riesce a sbagliare lo sbagliabile, inceppandosi con la voce proprio sull'unico crescendo del pezzo, tenendo in canna note comunque inutili a migliorare la deludente causa di un finale blues per il quale sarebbe andato meglio anche un Mingardi fuori forma. Siparietto finale con la Ventura che rievoca la ritrita storia della Neffa-madre che avrebbe saputo della partecipazione del figlio solo dai telegiornali e con il ragazzo che, per proteggersi dai favori del pronostico, dice impunemente di aver sporcato di bianco tutti i jeans indossati in questi giorni. In sostanza, al solo pensiero della vittoria finale, Neffa avrebbe capillarmente abbondato nella masturbazione.
PAOLO MENEGUZZI
Da un colpo di scena all'altro.
Se negli ultimi casi citati siamo stati comunque al cospetto di prevedibili delusioni, con Paolo Meneguzzi si passa al raccapriccio più totale.
Cosa questo ragazzo abbia provato a cantare sinceramente non lo so nè voglio saperlo. Catena al collo, canotta gaia con crocifisso di manici di chitarre ricamato sopra, cerone da premier e rossetto accennato, il re delle folle sudamericane si presenta sul palco guardando tutti con aria truce. Parte la potente base da hit blackrappettone e il giovine sembra un rapper che stia provando a cantare o un vocalist stonato alle prese col suo primo rap, comunque si capisce che sta facendo un lavoro non suo tra mille difficoltà. Quando anche DJ Francesco viene minimamente riabilitato dal confronto il pezzo finisce ed è a lui che viene affidato il tradizionale spot antipirateria, roba da affossare per sempre l'industria discografica.
Da un colpo di scena all'altro.
Se negli ultimi casi citati siamo stati comunque al cospetto di prevedibili delusioni, con Paolo Meneguzzi si passa al raccapriccio più totale.
Cosa questo ragazzo abbia provato a cantare sinceramente non lo so nè voglio saperlo. Catena al collo, canotta gaia con crocifisso di manici di chitarre ricamato sopra, cerone da premier e rossetto accennato, il re delle folle sudamericane si presenta sul palco guardando tutti con aria truce. Parte la potente base da hit blackrappettone e il giovine sembra un rapper che stia provando a cantare o un vocalist stonato alle prese col suo primo rap, comunque si capisce che sta facendo un lavoro non suo tra mille difficoltà. Quando anche DJ Francesco viene minimamente riabilitato dal confronto il pezzo finisce ed è a lui che viene affidato il tradizionale spot antipirateria, roba da affossare per sempre l'industria discografica.
DB BOULEVARD
Accompagnati da un impagliato Bill Wyman che spero per lui si sia fatto pagare veramente bene e tanto per fare quello che ha fatto, arriva un gruppo dance, una band che avrebbe fatto ballare mezza Europa, persone proprio fiche insomma, giovani, che spaccano, che sfondano ecc. ecc.
A dispetto della roboante presentazione si susseguono sul palco, insieme alla mumma di cui sopra, degli attempati signori mascherati da Supercafone con il compito di cantare una nenia che più amorfa potrebbe riuscirci solo Meneguzzi. Il cantante del gruppo, che svaniti i furono Dahmm si ripresenta somigliante nell'aspetto non più agli Europe ma al leader manesco dei Noir Desir, vorrebbe tanto essere una Vibrazione ma quando sale di falsetto incontra seri e gravi problemi d'intonazione e raucedine. Sopraffatto dalla totale mancanza di appeal di tutto ciò che sto ascoltando, mi dà parziale conforto la sensazione di torpore diffuso generata da decine e decine di violini che caricando note portano acqua al mulino dell'omologazione dei pezzi brutti in nome del tutto uguale meno peggio (o mal comune mezzo gaudio?)
Accompagnati da un impagliato Bill Wyman che spero per lui si sia fatto pagare veramente bene e tanto per fare quello che ha fatto, arriva un gruppo dance, una band che avrebbe fatto ballare mezza Europa, persone proprio fiche insomma, giovani, che spaccano, che sfondano ecc. ecc.
A dispetto della roboante presentazione si susseguono sul palco, insieme alla mumma di cui sopra, degli attempati signori mascherati da Supercafone con il compito di cantare una nenia che più amorfa potrebbe riuscirci solo Meneguzzi. Il cantante del gruppo, che svaniti i furono Dahmm si ripresenta somigliante nell'aspetto non più agli Europe ma al leader manesco dei Noir Desir, vorrebbe tanto essere una Vibrazione ma quando sale di falsetto incontra seri e gravi problemi d'intonazione e raucedine. Sopraffatto dalla totale mancanza di appeal di tutto ciò che sto ascoltando, mi dà parziale conforto la sensazione di torpore diffuso generata da decine e decine di violini che caricando note portano acqua al mulino dell'omologazione dei pezzi brutti in nome del tutto uguale meno peggio (o mal comune mezzo gaudio?)
STEFANO PICCHI
Dopo un collegamento con una pizzeria di Sarajevo piena di soldati italiani in missione di peace-keeping, dopo che Crozza ha imitato Elton John e non mi ha fatto ridere e dopo che Raoul Bova ha imitato Clooney dicendo No limoncello No party e mi ha fatto ridere ma non per la parodia in sè quanto per aver detto esattamente ciò che qualche autore bontempone gli ha chiesto di dire, arriva il celeberrimo Stefano Picchi.
Con ancora l'immagine di Amadeus nella retina sulle prime lo associo a lui ma è la mia signora ad avere la folgorazione giusta e a notare la clamorosa somiglianza del cantante in questione con il più giovane Renis e con il più vecchio Baglioni. Il pezzo proposto è di quelli a testo impegnato e anche la regia si presta a rendere il concetto con giochi di videocomputergrafica degni di spot del Mulino Bianco. Dopo Faletti e Minchia Signor Tenente è dunque la volta di tal Picchi che narra le vicende di un Generale Kamikaze autodisinnescatosi all'ultimo momento grazie alla donna che nel letto gli ha detto “sei per me l'uomo perfetto”, offrendo così una chiave di lettura decisamente antica per il problema del terrorismo nel mondo: se i kamikaze trombassero di più, ne scoppierebbero di meno.
Ad agevolare la contestualizzazione arabeggiante intervengono brevissimi incisi musicali alla Khaled e gorgheggianti ghirigori finali di una corista all'uopo istruita. Siccome l'impegno non va di moda al Picchi tocca essere televotato con il numero 17 e Gnocchi non gli dedica neanche una gag personalizzata. Così la prossima volta impara.
Dopo un collegamento con una pizzeria di Sarajevo piena di soldati italiani in missione di peace-keeping, dopo che Crozza ha imitato Elton John e non mi ha fatto ridere e dopo che Raoul Bova ha imitato Clooney dicendo No limoncello No party e mi ha fatto ridere ma non per la parodia in sè quanto per aver detto esattamente ciò che qualche autore bontempone gli ha chiesto di dire, arriva il celeberrimo Stefano Picchi.
Con ancora l'immagine di Amadeus nella retina sulle prime lo associo a lui ma è la mia signora ad avere la folgorazione giusta e a notare la clamorosa somiglianza del cantante in questione con il più giovane Renis e con il più vecchio Baglioni. Il pezzo proposto è di quelli a testo impegnato e anche la regia si presta a rendere il concetto con giochi di videocomputergrafica degni di spot del Mulino Bianco. Dopo Faletti e Minchia Signor Tenente è dunque la volta di tal Picchi che narra le vicende di un Generale Kamikaze autodisinnescatosi all'ultimo momento grazie alla donna che nel letto gli ha detto “sei per me l'uomo perfetto”, offrendo così una chiave di lettura decisamente antica per il problema del terrorismo nel mondo: se i kamikaze trombassero di più, ne scoppierebbero di meno.
Ad agevolare la contestualizzazione arabeggiante intervengono brevissimi incisi musicali alla Khaled e gorgheggianti ghirigori finali di una corista all'uopo istruita. Siccome l'impegno non va di moda al Picchi tocca essere televotato con il numero 17 e Gnocchi non gli dedica neanche una gag personalizzata. Così la prossima volta impara.
BLACK EYED PEAS
Il grande gruppo straniero sono loro.
I cloni dei Fugees che a loro volta avevano clonato gli Arrested Development si esibiscono in un'apprezzabile medley dei loro due successi, mostrando bei vestitini e tutta la bontà della popputa cantante che alla fine molla pure un acuto destando il Teatro da un prolungato abbiocco.
Il grande gruppo straniero sono loro.
I cloni dei Fugees che a loro volta avevano clonato gli Arrested Development si esibiscono in un'apprezzabile medley dei loro due successi, mostrando bei vestitini e tutta la bontà della popputa cantante che alla fine molla pure un acuto destando il Teatro da un prolungato abbiocco.
DANNY LOSITO
C'era un periodo di grande disoccupazione personale durante il quale mi vedevo tutti i giorni Help, il programma di Red Ronnie in onda su Videomusic. E' a lui che penso quando vedo e soprattutto ascolto Danny Losito, metà Caniggia e metà Ceccherini, cantare funkettone con le las Ketchup a far coretti. In tutto e per tutto uguale ad inutili gruppi quali Ridillo e/o Kaigo che il vecchio Red provò invano a lanciare, Losito ammucchia il crine in un cappellone Jamiro, canta di lasagne in Spagna e a fine brano non si leva dalle palle neanche a pagarlo, producendosi in una serie di odiosi salamelecchi acchiappavoto culminanti con un raccapricciante “salutami tuo marito” destinato alla Ventura. Delle tre signorine spagnole, purtroppo, niente da dire: non hanno cantato, non si sono spogliate, sono state utili alla causa quanto un'Erika nella casa del GF.
C'era un periodo di grande disoccupazione personale durante il quale mi vedevo tutti i giorni Help, il programma di Red Ronnie in onda su Videomusic. E' a lui che penso quando vedo e soprattutto ascolto Danny Losito, metà Caniggia e metà Ceccherini, cantare funkettone con le las Ketchup a far coretti. In tutto e per tutto uguale ad inutili gruppi quali Ridillo e/o Kaigo che il vecchio Red provò invano a lanciare, Losito ammucchia il crine in un cappellone Jamiro, canta di lasagne in Spagna e a fine brano non si leva dalle palle neanche a pagarlo, producendosi in una serie di odiosi salamelecchi acchiappavoto culminanti con un raccapricciante “salutami tuo marito” destinato alla Ventura. Delle tre signorine spagnole, purtroppo, niente da dire: non hanno cantato, non si sono spogliate, sono state utili alla causa quanto un'Erika nella casa del GF.
PAOLA CORTELLESI
E' a questo punto, tra uno spot e l'altro, che si inserisce il pezzo migliore della serata.
In perfetto stile sanremese, vibrando come una Giorgia più misurata nella prestazione, tocca a Paola Cortellesi regalare il momento artisticamente più alto. No, no, no, perditempo, no, testo integralmente ispirato agli annunci di Porta Portese, viene interpretato dalla showgirl con grande capacità tecnica e ironia, in un ribaltamento di ruoli tra cantanti e comici che al posto degli organizzatori, per amor proprio, non avrei spinto così oltre.
E' a questo punto, tra uno spot e l'altro, che si inserisce il pezzo migliore della serata.
In perfetto stile sanremese, vibrando come una Giorgia più misurata nella prestazione, tocca a Paola Cortellesi regalare il momento artisticamente più alto. No, no, no, perditempo, no, testo integralmente ispirato agli annunci di Porta Portese, viene interpretato dalla showgirl con grande capacità tecnica e ironia, in un ribaltamento di ruoli tra cantanti e comici che al posto degli organizzatori, per amor proprio, non avrei spinto così oltre.
MARCO MASINI
Forte di un trapianto meno folto di quello di Ron ma di un pizzetto da far invidia a quelli di DelPiero e con la camicia giovanilmente aperta sull'ombelico glabro torna, sulle scene il re dei disperati.
Il suo pezzo comincia e chiude con un promettente bottleneck a strofinarsi su corde di chitarra ma l'atmosfera ci mette poco a trasformarsi in melassa indefinita finché, cercando di capire cosa mi stia ricordando il brano, mi tornano in mente addirittura i DB Boulevard sentiti poc'anzi.
La voce del Masini è indecisa e un po' emozionata, costantemente supportata e doppiata da quella di un corista, sui bassi sparisce, ma poi finalmente si libera in quell'urlo rauco tipicamente masiniano che tanto ci mancava.
Forte di un trapianto meno folto di quello di Ron ma di un pizzetto da far invidia a quelli di DelPiero e con la camicia giovanilmente aperta sull'ombelico glabro torna, sulle scene il re dei disperati.
Il suo pezzo comincia e chiude con un promettente bottleneck a strofinarsi su corde di chitarra ma l'atmosfera ci mette poco a trasformarsi in melassa indefinita finché, cercando di capire cosa mi stia ricordando il brano, mi tornano in mente addirittura i DB Boulevard sentiti poc'anzi.
La voce del Masini è indecisa e un po' emozionata, costantemente supportata e doppiata da quella di un corista, sui bassi sparisce, ma poi finalmente si libera in quell'urlo rauco tipicamente masiniano che tanto ci mancava.
MORRIS ALBERT E MIETTA
Se Trottolino amoroso vi sembrava una stronzata cosa dire di questa comparsata che la sempre procace Mietta regala ai suoi fan e soprattutto ai suoi detrattori in compagnia di un attempato signore brasiliano?
E sì che la svolta sexysoul Mietta l'aveva anche tentata, ma non c'è niente da fare, lei o si presenta con qualcuno più grande di suo padre e più triste di suo nonno o non si diverte. E la canzone deve essere rigorosamente pesante e noiosa. Ad aiutarla nella missione contribuisce un bradipo vestito di nero che ha fatto una canzone di successo tanto tempo fa e da qualche decennio sta tentando invano di farne almeno un'altra. Al suo posto, italobrasiliano per italobrasiliano, avrei portato Pato.
Se Trottolino amoroso vi sembrava una stronzata cosa dire di questa comparsata che la sempre procace Mietta regala ai suoi fan e soprattutto ai suoi detrattori in compagnia di un attempato signore brasiliano?
E sì che la svolta sexysoul Mietta l'aveva anche tentata, ma non c'è niente da fare, lei o si presenta con qualcuno più grande di suo padre e più triste di suo nonno o non si diverte. E la canzone deve essere rigorosamente pesante e noiosa. Ad aiutarla nella missione contribuisce un bradipo vestito di nero che ha fatto una canzone di successo tanto tempo fa e da qualche decennio sta tentando invano di farne almeno un'altra. Al suo posto, italobrasiliano per italobrasiliano, avrei portato Pato.
GINO PAOLI
Al cospetto della verve degli ultimi due concorrenti anche il medley di Gino Paoli venuto a ritirare un funereo premio alla carriera sembra ritmo indiavolato e gioia di vivere. Forse per non compromettersi troppo l'immagine visto che nei prossimi giorni sarà anche a Mantova, Paoli riceve premi e domande senza parlare praticamente mai e quando Vespa dice che al suo DopoFestival ci saranno tra gli altri La Russa, Crepet, Mannheimer e i carabinieri di Nassirya capisco che in fondo ha ragione lui e da dire c'è rimasto ben poco.
Facebook Al cospetto della verve degli ultimi due concorrenti anche il medley di Gino Paoli venuto a ritirare un funereo premio alla carriera sembra ritmo indiavolato e gioia di vivere. Forse per non compromettersi troppo l'immagine visto che nei prossimi giorni sarà anche a Mantova, Paoli riceve premi e domande senza parlare praticamente mai e quando Vespa dice che al suo DopoFestival ci saranno tra gli altri La Russa, Crepet, Mannheimer e i carabinieri di Nassirya capisco che in fondo ha ragione lui e da dire c'è rimasto ben poco.
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20 commenti a “Enlarge your Renis”
Bellissma cronaca…io, come credo almeno un paio di milioni di spettatori, sono crollato dopo la terza canzone e mi sono stranamente risvegliato alla fine del festival, contribuendo senza volerlo, ad incrementare l’audience. In realtà non ho visto niente, ed è meglio così.
mamma del carmine. e pensare che a me i denovo piacevano assai.
Bravo Zoro! Bella cronaca, anche se si sente che il GF ti prende di più
Comunque secondo me il vero vincitore della serata di ieri è il maestro Rocco Tanica, co-autore dei testi di Crozza e autore di quello che come giustamente hai fatto notare è stato il pezzo migliore: la canzone ispirata agli annunci della di lui fidanzata Paola Cortellesi.
quelli che mi sono veramente piaciuti sono stati i SALTIMBANCO , forse perchè non cantavano….
Il festival fa schifo! è tutta una messa in scena!!! come tutti i reality show!
Titolo spettacolare del post
))
Mai cotal accozzaglia di menestrelli da quattro soldi ha tediato così tanto le mie orecchie.
- – - (anche la Cortellesi ha perso punti, per me, pur brava pur ironica…). Tante risate per il post tagliente
Dopo aver letto il tuo post(a proposito:sei grandioso!!)sono quasi contenta di aver rinunciato a vedere il festival per andare al cinema a vedermi Verdone!!
E ho detto tutto!!
ciao Diè…non ho visto il festival ne lo vedrò, certo deve essere dura per te sorbirtelo tutto per doveri lavorativi…
Diego ?
Guarda che e’ ora…e’ proprio ora…
come sempre formidabile
Mamma mia Zoro, meno male, non avevo il coraggio di informarmi sulla Blues Brothers Band. Figurarmi Steve Cropper in quel casino (senza accento) mi intristiva tantissimo. Da Dustin Hoffman non mi riprenderò mai. Ma forse non ama svegliarsi vicino alla testa di un cavallo, bisogna capirlo….
Post spettacolare! solo un appunto: i l bianco sui pantaloni di Neffa era per le scaramantiche grattate, non per altro… anche se, a vedere i primi risultati, non ne aveva bisogno.
Lasciamo lo swing a chi lo sa fare, cacchio!
Festival di Sanremo ? No , grazie, l’ho visto solo la prima serata , mi è bastato…
ciao,
Luciano
bellissimo il titolo. bravo zorro.
Sara’…ma a me quest’anno le canzoni del festival sono piaciute QUASI tutte e poi…una grandissima bella soddisfazione…ha vinto MARCO MASINIIIIIIIIIIIIII!!!
Ciao Zoro…sei un mito!
Che Denny Losito non ti piaccia e OK! secondo me si è bruciato con quella uscita al Festival scandalosissimoooooooo!!!!!!
HO CAPITO UNA COSA, CHE TU DI MUSICA NON CAPISCI UN CAZZO!!!!!
PER ZORO NON CAPISCI TANTO DI MUSICA E NON SAI VALUTARE RIPETO NON SAI VALUTARE
SEI ESAGERATO NELLE CRITICHE
RITIRATI !!!!!!!!!!!!!!!!!
COMUNQUE i Kaìgo facevano musica da nicchia, non volevano fare musica pop !
I TUOI GIUDIZZI FANNO CAGARE
LE CRITICHE VANNO FATTE QUANDO SI CONOSCE BENE IL MESTIERE, E TU DIMOSTRI CHE LA MUSICA NON è MESTIERE TUO !!! NOTTE
Cool…
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