Il Fattore Bestemmia
Baffo come Leopoldo Mastelloni. Alle 22.30 circa di ieri sera mi sono appuntato questo post-it a memento del momento fin qui più alto di un reality che alla terza puntata si è già guadagnato la sua porzione di discutibile gloria nei nastri che contano della televisione italiana.
E negarlo sarebbe una bestemmia.
E negarlo sarebbe una bestemmia.
LA SETTIMANA
Daria entra in studio casualmente e comodamente dinoccolata in una salopette nera che la smagrisce ancor di più, ma solo lei sa quanto la puntata sarà faticosa e impegnativa, che non è tempo di tailleur e mortificanti vezzosità, nella Fattoria è una settimana che si scannano, parole e mani volano che è un piacere, bisogna intervenire direttamente e risolutivamente e nessuno meglio della Padrona Bignardi può riportare l'ordine tra fieno e letame. [...]
Un torbido preambolo vede il precocemente invecchiato Bossary che, già in odor di zoofilo amore paterno verso la vitella da lui vista nascere, si presenta alle telecamere con l'occhio soddisfatto e virilmente appagato di chi ha fatto centro un'altra volta.
Con lui c'è una triste asina incinta, amorevolmente sedotta, coccolata e protetta, la quale posa davanti alle telecamere con l'occhio rassegnato di chi è consapevole che nessun matrimonio potrà mai riparare l'onta di esser caduta nell'errore che financo le Lollipop erano riuscite ad evitare.
Ma di Bossy non frega molto nè a noi nè alla produzione che per fortuna lo emargina ad ogni puntata un po' di più, e limitandoci a denunciare i rischi che evidentemente corrono le altre animale presenti in fattoria, è il momento di capire cosa e chi abbia portato elettricità in abbondanza nell'amena casa nella prateria.
Daria entra in studio casualmente e comodamente dinoccolata in una salopette nera che la smagrisce ancor di più, ma solo lei sa quanto la puntata sarà faticosa e impegnativa, che non è tempo di tailleur e mortificanti vezzosità, nella Fattoria è una settimana che si scannano, parole e mani volano che è un piacere, bisogna intervenire direttamente e risolutivamente e nessuno meglio della Padrona Bignardi può riportare l'ordine tra fieno e letame. [...]
Un torbido preambolo vede il precocemente invecchiato Bossary che, già in odor di zoofilo amore paterno verso la vitella da lui vista nascere, si presenta alle telecamere con l'occhio soddisfatto e virilmente appagato di chi ha fatto centro un'altra volta.
Con lui c'è una triste asina incinta, amorevolmente sedotta, coccolata e protetta, la quale posa davanti alle telecamere con l'occhio rassegnato di chi è consapevole che nessun matrimonio potrà mai riparare l'onta di esser caduta nell'errore che financo le Lollipop erano riuscite ad evitare.
Ma di Bossy non frega molto nè a noi nè alla produzione che per fortuna lo emargina ad ogni puntata un po' di più, e limitandoci a denunciare i rischi che evidentemente corrono le altre animale presenti in fattoria, è il momento di capire cosa e chi abbia portato elettricità in abbondanza nell'amena casa nella prateria.
UOMINI E DONNE
Chissà se nell'800 in fattoria la gente era così incazzosa.
Non si sa, magari lo era anche di più.
Di certo si sa che il cast del concimato reality è già pieno zeppo di clan, gruppi, coalizioni, correnti e correntoni come neanche la consolidata prima Repubblica e la traballante Seconda avevano mai visto.
Ma la contrapposizione più forte e chiara è la solita, classica, tradizionale, antica e abusata lotta tra uomini e donne.
La disputa sessista, tuttavia, avviene in questo caso in un contesto spazio-temporale dove le donne storicamente stavano zitte, si facevano il culo, prendevano le botte del maschio padrone, sfornavano figli e a questi badavano, allevando forti maschi e remissive femmine che a loro volta si sarebbero fatte il culo, sarebbero state zitte, ecc. ecc.
Ma la contaminazione dei secoli è palpabile e le femmine ora non solo sono emancipate ma hanno pure le pere piene di silicone.
Ed è così che la più gonfia di tutte guida una sgangherata rivolta femminista bastevole a far perdere il controllo della situazione a uomini lontani più di un secolo dalla fallocratica patriarcalità di un tempo.
Con la scusa che piove da giorni questi uomini non fanno niente – insinuano le contadinelle – mentre noi donne stiamo sempre a far le faccende domestiche e non abbiamo scuse plausibili, così non vale, Giove pluvio è uno sporco maschilista, col dito orgasmo garantito, è ora di cambiare, la donna deve governare.
E siccome è proprio una donna-uomo che sta governando, la Rocca avalla le lamentele femminee proponendo e imponendo un improbabile sovvertimento dei ruoli tradizionali: le donne faranno i lavori duri nei campi e nelle stalle, potranno ruttare e scureggiare senza vergogna ed ubriacarsi fino all'alba, gli uomini si occuperanno di pentole e stoviglie, rassetteranno i letti e si truccheranno e depileranno più di quanto già non facciano.
La cosa si fa, le donne più Solange ridono e scherzano mungendo vacche con mammelle più gonfie delle loro, gli uomini si adombrano ambrati finchè non arriva l'ora della controrivolta.
“Tu non sai fare un cazzo” urla Milton in faccia ad un'impassibile Selen e, premesso che ogni frase rivolta a Selen e da costei pronunciata si presta inevitabilmente ad almeno una decina di doppisensi, penso all'urgenza di mostrare al ballerino cubano alcune celebri doppie penetrazioni concesse dalla signorina Luce, cose di difficilissima esecuzione denotanti talento e attitudine al lavoro sicuramente superiori alla norma.
Ma tant'è, e mentre Selen lo fissa perplessa pensando che la sua notorietà a Cuba sia stata filtrata dai castristi, Milton le strizza la scucchia con la mano dicendole “con quel sorrisino non mi fai paura”.
E il dibattito decolla.
Chissà se nell'800 in fattoria la gente era così incazzosa.
Non si sa, magari lo era anche di più.
Di certo si sa che il cast del concimato reality è già pieno zeppo di clan, gruppi, coalizioni, correnti e correntoni come neanche la consolidata prima Repubblica e la traballante Seconda avevano mai visto.
Ma la contrapposizione più forte e chiara è la solita, classica, tradizionale, antica e abusata lotta tra uomini e donne.
La disputa sessista, tuttavia, avviene in questo caso in un contesto spazio-temporale dove le donne storicamente stavano zitte, si facevano il culo, prendevano le botte del maschio padrone, sfornavano figli e a questi badavano, allevando forti maschi e remissive femmine che a loro volta si sarebbero fatte il culo, sarebbero state zitte, ecc. ecc.
Ma la contaminazione dei secoli è palpabile e le femmine ora non solo sono emancipate ma hanno pure le pere piene di silicone.
Ed è così che la più gonfia di tutte guida una sgangherata rivolta femminista bastevole a far perdere il controllo della situazione a uomini lontani più di un secolo dalla fallocratica patriarcalità di un tempo.
Con la scusa che piove da giorni questi uomini non fanno niente – insinuano le contadinelle – mentre noi donne stiamo sempre a far le faccende domestiche e non abbiamo scuse plausibili, così non vale, Giove pluvio è uno sporco maschilista, col dito orgasmo garantito, è ora di cambiare, la donna deve governare.
E siccome è proprio una donna-uomo che sta governando, la Rocca avalla le lamentele femminee proponendo e imponendo un improbabile sovvertimento dei ruoli tradizionali: le donne faranno i lavori duri nei campi e nelle stalle, potranno ruttare e scureggiare senza vergogna ed ubriacarsi fino all'alba, gli uomini si occuperanno di pentole e stoviglie, rassetteranno i letti e si truccheranno e depileranno più di quanto già non facciano.
La cosa si fa, le donne più Solange ridono e scherzano mungendo vacche con mammelle più gonfie delle loro, gli uomini si adombrano ambrati finchè non arriva l'ora della controrivolta.
“Tu non sai fare un cazzo” urla Milton in faccia ad un'impassibile Selen e, premesso che ogni frase rivolta a Selen e da costei pronunciata si presta inevitabilmente ad almeno una decina di doppisensi, penso all'urgenza di mostrare al ballerino cubano alcune celebri doppie penetrazioni concesse dalla signorina Luce, cose di difficilissima esecuzione denotanti talento e attitudine al lavoro sicuramente superiori alla norma.
Ma tant'è, e mentre Selen lo fissa perplessa pensando che la sua notorietà a Cuba sia stata filtrata dai castristi, Milton le strizza la scucchia con la mano dicendole “con quel sorrisino non mi fai paura”.
E il dibattito decolla.
LE MANI ADDOSSO
Il problema è: si possono ancora mettere le mani addosso a Selen o no?
Incredibile ma vero, tre quarti di trasmissione si snoderanno intorno a questo inquietante dilemma.
Milton viene accusato di aver fatto quello che migliaia di altri uomini e donne han già fatto prima di lui, ma mentre un tempo tutti si sarebbero stupiti per l'insolita scelta operata da un attore che decide di strizzare il mento anzichè tutto il resto dell'ex Concetta Licata, oggi l'originale presa del cubano diventa stupro da Arancia Meccanica e lo scandalo monta.
Nella psicanalisi di gruppo emerge come elemento determinante e autogiustificazionista l'indole latina di Milton perchè, come si sa, i latini fanno caciara, gesticolano, menano, urlano, si scaccolano e non si fanno il bidet e insomma, da latini dovremmo comprendere quanto sia normale mettere le mani addosso alle donne le quali, da brave latine, se picchiassero pure loro un po', le capirebbero tutti.
Selen, dal canto suo, parla da asceta e dopo aver detto frasi del tipo “agli uomini ho fatto vedere a tutti dov'era il latte” dice che quello di Milton è stato un gesto volgare in un'interpretazione originale, dato il pulpito, del concetto di volgarità. In tutto ciò la Bignardi, che dice e non dice e più che altro fa dire, ricorda all'imbronciato cubano che il Che avrebbe apparecchiato la tavola prima degli altri e si sarebbe messo la parannanza senza protestare e siccome Milton sta al Che più o meno come Bondi sta a Berlusconi e Asky a Katy, la parola magica quieta il ballerino.
Ma il protagonista più o meno silente della puntata è il piccolo Quinn.
Pare che in settimana Danny, scosso dalla brutalità miltonea, abbia minacciato nientemeno che uno sciopero della fame finchè Milton non se ne fosse andato. La cosa, di per sè grottesca, assume tinte inquietanti se si pensa alla sempre più diffusa moda di non mangiare legata alle sorti del suocero della Bignardi e all'effetto che la cosa deve aver avuto sul morale della pur navigata signora Sofri.
“Concedo a Milton un'altra possibilità”, dice Danny, Milton s'incazza come un Batistuta pescato in fuorigioco, Daniel interviene a difendere Milton, Selen dice che Daniel è menzognero, tutti si riincazzano con tutti e la zuffa si seda solo con un po' di sana e provvidenziale ma sempre troppa pubblicità.
Il problema è: si possono ancora mettere le mani addosso a Selen o no?
Incredibile ma vero, tre quarti di trasmissione si snoderanno intorno a questo inquietante dilemma.
Milton viene accusato di aver fatto quello che migliaia di altri uomini e donne han già fatto prima di lui, ma mentre un tempo tutti si sarebbero stupiti per l'insolita scelta operata da un attore che decide di strizzare il mento anzichè tutto il resto dell'ex Concetta Licata, oggi l'originale presa del cubano diventa stupro da Arancia Meccanica e lo scandalo monta.
Nella psicanalisi di gruppo emerge come elemento determinante e autogiustificazionista l'indole latina di Milton perchè, come si sa, i latini fanno caciara, gesticolano, menano, urlano, si scaccolano e non si fanno il bidet e insomma, da latini dovremmo comprendere quanto sia normale mettere le mani addosso alle donne le quali, da brave latine, se picchiassero pure loro un po', le capirebbero tutti.
Selen, dal canto suo, parla da asceta e dopo aver detto frasi del tipo “agli uomini ho fatto vedere a tutti dov'era il latte” dice che quello di Milton è stato un gesto volgare in un'interpretazione originale, dato il pulpito, del concetto di volgarità. In tutto ciò la Bignardi, che dice e non dice e più che altro fa dire, ricorda all'imbronciato cubano che il Che avrebbe apparecchiato la tavola prima degli altri e si sarebbe messo la parannanza senza protestare e siccome Milton sta al Che più o meno come Bondi sta a Berlusconi e Asky a Katy, la parola magica quieta il ballerino.
Ma il protagonista più o meno silente della puntata è il piccolo Quinn.
Pare che in settimana Danny, scosso dalla brutalità miltonea, abbia minacciato nientemeno che uno sciopero della fame finchè Milton non se ne fosse andato. La cosa, di per sè grottesca, assume tinte inquietanti se si pensa alla sempre più diffusa moda di non mangiare legata alle sorti del suocero della Bignardi e all'effetto che la cosa deve aver avuto sul morale della pur navigata signora Sofri.
“Concedo a Milton un'altra possibilità”, dice Danny, Milton s'incazza come un Batistuta pescato in fuorigioco, Daniel interviene a difendere Milton, Selen dice che Daniel è menzognero, tutti si riincazzano con tutti e la zuffa si seda solo con un po' di sana e provvidenziale ma sempre troppa pubblicità.
SOLANSC E DONATELLA
La sfida tra Solansc e Rettore si presenta come una sfida tra simili, tra parrucche gonfie e trucchi stoppacciosi, identità fragili e personalità contorte, ma lo spessore, seppur celato, dell'una soffoca comunque l'evidente effimero dell'altro e l'esito da ciò non potrà prescindere.
Il video con la settimana dei due eliminandi si apre con un ispirato Solansc che nell'inconsapevole tentativo di seguire la corrente petomane della scorsa settimana declama “ho sentito il vento dentro la pelle, il vento sotto la pelle”, il tutto mentre la Rettore si tocca l'inguine ancheggiando e le musichette di Max Raabe sottolineano l'ambiguità di ogni inquadratura.
Dopo qualche stralcio di disputa Solansc-Ela in cui il visionario ricorda di avere una bella lingua e di saperla “dimenare molto bene”, la parrucca bicolore canta con la mano sul cuore un “Sole Sole Solansc” più ispirato dei testi dell'ultimo Pino Daniele, ruota su se stesso e smantellandosi implora il pubblico di farlo uscire.
La sfida tra Solansc e Rettore si presenta come una sfida tra simili, tra parrucche gonfie e trucchi stoppacciosi, identità fragili e personalità contorte, ma lo spessore, seppur celato, dell'una soffoca comunque l'evidente effimero dell'altro e l'esito da ciò non potrà prescindere.
Il video con la settimana dei due eliminandi si apre con un ispirato Solansc che nell'inconsapevole tentativo di seguire la corrente petomane della scorsa settimana declama “ho sentito il vento dentro la pelle, il vento sotto la pelle”, il tutto mentre la Rettore si tocca l'inguine ancheggiando e le musichette di Max Raabe sottolineano l'ambiguità di ogni inquadratura.
Dopo qualche stralcio di disputa Solansc-Ela in cui il visionario ricorda di avere una bella lingua e di saperla “dimenare molto bene”, la parrucca bicolore canta con la mano sul cuore un “Sole Sole Solansc” più ispirato dei testi dell'ultimo Pino Daniele, ruota su se stesso e smantellandosi implora il pubblico di farlo uscire.
LA COSCIA DI ALBANA
Colpo di coda, di culo e soprattutto di coscia di Loredana Lecciso Albano.
La più brutta di due gemelle si gioca l'ultima carta di notorietà possibile, e mentre il regista si ostina ad inquadrare la gemella seduta tra il pubblico, le cosce di Albana invadono lo studio, attizzano, arrapano, e provocano come Selen pare non essere più in grado di fare e come nessuno, a partire da Albano (nel senso del cantante), avrebbe mai immaginato.
Truccata da Anastacia, Albana scandisce a pappardella tutti i luoghi comuni sull'esperienza di vita, sulla crescita interiore, sugli affetti che le sono mancati e principia il tutto condannando nientemeno che “il polverone mediatico alimentato dalla stampa” su di lei, manco fosse Vieri che parla di Zaccheroni.
Liquidata come potenziale comparsa del prossimo film Boldi-De Sica, per il resto della puntata la Lecciso pomicerà con Giggirizzi il quale, travolto da alcol e caciotta, si alzerà in piedi urlando “io non perdono”; il tutto avverrà mentre la telecamera, meglio che in un Sexy Bar di Superpippa, rivelerà con chiarezza l'inizio della calza contenitiva della coscia destra di Albana, ormai seminuda.
Colpo di coda, di culo e soprattutto di coscia di Loredana Lecciso Albano.
La più brutta di due gemelle si gioca l'ultima carta di notorietà possibile, e mentre il regista si ostina ad inquadrare la gemella seduta tra il pubblico, le cosce di Albana invadono lo studio, attizzano, arrapano, e provocano come Selen pare non essere più in grado di fare e come nessuno, a partire da Albano (nel senso del cantante), avrebbe mai immaginato.
Truccata da Anastacia, Albana scandisce a pappardella tutti i luoghi comuni sull'esperienza di vita, sulla crescita interiore, sugli affetti che le sono mancati e principia il tutto condannando nientemeno che “il polverone mediatico alimentato dalla stampa” su di lei, manco fosse Vieri che parla di Zaccheroni.
Liquidata come potenziale comparsa del prossimo film Boldi-De Sica, per il resto della puntata la Lecciso pomicerà con Giggirizzi il quale, travolto da alcol e caciotta, si alzerà in piedi urlando “io non perdono”; il tutto avverrà mentre la telecamera, meglio che in un Sexy Bar di Superpippa, rivelerà con chiarezza l'inizio della calza contenitiva della coscia destra di Albana, ormai seminuda.
FUORI SOLANGE, DENTRO CORALLA
Intanto Solansc viene eliminato, la Weber gli chiede il fondotinta, Selen lo benedice baciandogli una gota e mentre la Rettore riacquista in un attimo colore e fomento, l'Howard Jones nostrano s'incammina inciampando nel fango verso la fumosa porta trapassante. Non si avvede, il ragazzo, dello spaventapasseri immobile posizionato a fine camminata ed è già tanto che non vi sosti nei pressi per pisciarci contro.
Sarà Daria a fargli notare che sotto al cappello di paglia si cela sua madre Coralla, la quale, incazzosa e rattrappita dal freddo e dall'età, si riporta a casa il figlio, cazziandolo in un minuto molto più di quanto non abbiano fatto i suoi ex compagni in due settimane di Fattoria.
Intanto Solansc viene eliminato, la Weber gli chiede il fondotinta, Selen lo benedice baciandogli una gota e mentre la Rettore riacquista in un attimo colore e fomento, l'Howard Jones nostrano s'incammina inciampando nel fango verso la fumosa porta trapassante. Non si avvede, il ragazzo, dello spaventapasseri immobile posizionato a fine camminata ed è già tanto che non vi sosti nei pressi per pisciarci contro.
Sarà Daria a fargli notare che sotto al cappello di paglia si cela sua madre Coralla, la quale, incazzosa e rattrappita dal freddo e dall'età, si riporta a casa il figlio, cazziandolo in un minuto molto più di quanto non abbiano fatto i suoi ex compagni in due settimane di Fattoria.
FATTORE QUINN
Ma ancora non è successo niente e quando la noia sta per tornare maestosa, accade il prologo dell'irreparabile.
Quella despota patriarca della Padrona toglie all'inaffidabile Rocca la possibilità di decidere chi la sostituirà alla direzione dell'azienda e arbitrariamente fregia dell'argilla di Bossy gli zigomi di Danny, alla seconda possibilità, e quelli di Ducruet, paladino dei violenti latini.
Milton è teso, tutti sono tesi e quando i due bellimbusti vagamente inflacciditi cominciano a spingere la trave che li separa nel tentativo di far cadere l'avversario in una buca di merda, il pathos raggiunge l'acme.
Gli hooligan Baffo e Milton incitano Daniel, le donne sono quasi tutte per Danny, mamme e fidanzate in studio chiudono gli occhi e serrano mani, i denti bianchissimi di Danny digrignano e stridono, la pancia di Ducruet sporge e alla fine, con un'ultima pettata, è Quinn a prevalere.
Daniel, abbassandosi sotto la trave, evita abilmente il capitombolo nello sterco.
Fin qui tutto a posto, commenti tranquilli, Danny dice che riporterà la pace in Fattoria, Ducruet laverà pentole per una settimana, ma all'improvviso, come un lampo, il colpo di scena.
Ma ancora non è successo niente e quando la noia sta per tornare maestosa, accade il prologo dell'irreparabile.
Quella despota patriarca della Padrona toglie all'inaffidabile Rocca la possibilità di decidere chi la sostituirà alla direzione dell'azienda e arbitrariamente fregia dell'argilla di Bossy gli zigomi di Danny, alla seconda possibilità, e quelli di Ducruet, paladino dei violenti latini.
Milton è teso, tutti sono tesi e quando i due bellimbusti vagamente inflacciditi cominciano a spingere la trave che li separa nel tentativo di far cadere l'avversario in una buca di merda, il pathos raggiunge l'acme.
Gli hooligan Baffo e Milton incitano Daniel, le donne sono quasi tutte per Danny, mamme e fidanzate in studio chiudono gli occhi e serrano mani, i denti bianchissimi di Danny digrignano e stridono, la pancia di Ducruet sporge e alla fine, con un'ultima pettata, è Quinn a prevalere.
Daniel, abbassandosi sotto la trave, evita abilmente il capitombolo nello sterco.
Fin qui tutto a posto, commenti tranquilli, Danny dice che riporterà la pace in Fattoria, Ducruet laverà pentole per una settimana, ma all'improvviso, come un lampo, il colpo di scena.
BESTEMMIA
Alla Luce succede il buio, l'inquadratura diventa esterna, Daria non capisce cosa stia succedendo o finge alla perfezione.
Succede che Baffo e Milton si incazzano come uomini dell'800 per la scelta di far combattere Daniel (rincojonito da una settimana di punture di cortisone dell'800 ad una spalla malandata) e per la scarsa lealtà dimostrata da Danny che, ignorando il precario stato dello sfidante, avrebbe tentato in tutti i modi di umiliarlo spingendolo nella merda dell'800.
E' il caos.
Sagome corrono, urla, strepiti, macchinisti e assistenti in abiti del 2004 acciuffano Baffo in fuga il quale, imprecando e santiando, alle ore 22.25 circa, mentre i bambini stanno per far finta di andare a dormire per giocare con la playstation o guardare qualche dvd con la vecchia Luce, tira giù un bestemmione di tal fatta, consistenza e chiarezza da far tremare i telecomandi e buona parte di Mediaset.
O forse no (questa è da leggere col tono alla Lucarelli, lo scrittore).
Nel dibattito in corso sull'esubero e l'attendibilità dei reality, sulla rivalità tra quelli Rai che portano via audience alla famiglia Costanzo e quelli Mediaset che alimentano le ultime cartucce della famiglia Costanzo, sulla necessità di alzare progressivamente il tiro dell'osabile, la bestemmia, in fin dei conti, era cosa prevedibile e frontiera da riesplorare.
Mentre la mente corre veloce al ventennale della prima bestemmia catodica del grande Leopoldo Mastelloni che anche e soprattutto in quanto gay fu da quel giorno esiliato da tutte le tv nazionali vita natural durante, la Bignardi manda la pubblicità, non fa una piega, non replica, non accenna, non rimprovera.
Anzi, come una mamma, come una nonna, come il deus ex machina del Truman Show, chiama Baffo travolto dall'asma e lo calma chiedendogli le ragioni dello sfogo, discutendo fermamente, chiudendo rapidamente l'episodio, con un buffetto finale.
E' il suo personale trionfo.
Immaginate cosa avrebbe fatto o finto di fare PierFida in simil contesto, o Vespa, o Biscardi… Daria niente, come se Baffo avesse detto “Torto Mio”, riprende il progamma chiarendo che la vittoria di Danny è limpida ed è lo stesso Daniel a dare il definitivo imprimatur alla leadership del nuovo fattore.
Per quel che concerne il destino del Baffo, gli scenari sono ampi e diversi da quelli di 20 anni fa.
La bestemmia era e resta cosa grave, soprattutto in Italia, soprattutto in un Occidente che almeno sul Dio da venerare si vorrebbe il più possibile compatto e rintanato nel Fallace timore dell'invasione dei seguaci dell'altro Dio brutto e cattivo. Che poi a bestemmiare sia un Baffo talmente Baffo da farsi chiamare Baffo è cosa che neanche troppo vagamente richiama all'omaggio del luogo comune l'immagine tipica dell'arabo baffuto.
Insomma, tutto fa brodo e il Baffo bestemmiatore regala audience e notorietà al programma, nonchè mastice per cementare occidentali incerti.
Baffo rimarrà in Fattoria quel che serve, verrà pagato tanto e poi sparirà dalle TV, si farà prete e porterà pace e pentole nel mondo.
Alla Luce succede il buio, l'inquadratura diventa esterna, Daria non capisce cosa stia succedendo o finge alla perfezione.
Succede che Baffo e Milton si incazzano come uomini dell'800 per la scelta di far combattere Daniel (rincojonito da una settimana di punture di cortisone dell'800 ad una spalla malandata) e per la scarsa lealtà dimostrata da Danny che, ignorando il precario stato dello sfidante, avrebbe tentato in tutti i modi di umiliarlo spingendolo nella merda dell'800.
E' il caos.
Sagome corrono, urla, strepiti, macchinisti e assistenti in abiti del 2004 acciuffano Baffo in fuga il quale, imprecando e santiando, alle ore 22.25 circa, mentre i bambini stanno per far finta di andare a dormire per giocare con la playstation o guardare qualche dvd con la vecchia Luce, tira giù un bestemmione di tal fatta, consistenza e chiarezza da far tremare i telecomandi e buona parte di Mediaset.
O forse no (questa è da leggere col tono alla Lucarelli, lo scrittore).
Nel dibattito in corso sull'esubero e l'attendibilità dei reality, sulla rivalità tra quelli Rai che portano via audience alla famiglia Costanzo e quelli Mediaset che alimentano le ultime cartucce della famiglia Costanzo, sulla necessità di alzare progressivamente il tiro dell'osabile, la bestemmia, in fin dei conti, era cosa prevedibile e frontiera da riesplorare.
Mentre la mente corre veloce al ventennale della prima bestemmia catodica del grande Leopoldo Mastelloni che anche e soprattutto in quanto gay fu da quel giorno esiliato da tutte le tv nazionali vita natural durante, la Bignardi manda la pubblicità, non fa una piega, non replica, non accenna, non rimprovera.
Anzi, come una mamma, come una nonna, come il deus ex machina del Truman Show, chiama Baffo travolto dall'asma e lo calma chiedendogli le ragioni dello sfogo, discutendo fermamente, chiudendo rapidamente l'episodio, con un buffetto finale.
E' il suo personale trionfo.
Immaginate cosa avrebbe fatto o finto di fare PierFida in simil contesto, o Vespa, o Biscardi… Daria niente, come se Baffo avesse detto “Torto Mio”, riprende il progamma chiarendo che la vittoria di Danny è limpida ed è lo stesso Daniel a dare il definitivo imprimatur alla leadership del nuovo fattore.
Per quel che concerne il destino del Baffo, gli scenari sono ampi e diversi da quelli di 20 anni fa.
La bestemmia era e resta cosa grave, soprattutto in Italia, soprattutto in un Occidente che almeno sul Dio da venerare si vorrebbe il più possibile compatto e rintanato nel Fallace timore dell'invasione dei seguaci dell'altro Dio brutto e cattivo. Che poi a bestemmiare sia un Baffo talmente Baffo da farsi chiamare Baffo è cosa che neanche troppo vagamente richiama all'omaggio del luogo comune l'immagine tipica dell'arabo baffuto.
Insomma, tutto fa brodo e il Baffo bestemmiatore regala audience e notorietà al programma, nonchè mastice per cementare occidentali incerti.
Baffo rimarrà in Fattoria quel che serve, verrà pagato tanto e poi sparirà dalle TV, si farà prete e porterà pace e pentole nel mondo.
NOMINAZZIO
Dopo tanto e tale putiferio il momento delle nominazzzio è atteso da tutti come lecito sfogo.
Da annotare:
- Le calde parole di una mistica Luce che in un'interpretazione oltremodo gandhiana della sua permanenza nella Fattoria dice che “la rabbia senza controllo della ragione è pericolosa per una comunità”;
- Rettore che rimpiange l'odore della pelle del fidanzato”, come se lì non ci fossero già abbastanza puzze;
- Oppini che ha fatto clan con Fioravanti e ha spedito una lettera in stampatello ai genitori che son costretti a leggerla temendo richieste di denaro;
- Fioravanti che, poverino, ha dovuto far clan con Oppini;
- Baffo che si scusa, invoca una lametta, piange e dice che piangere non è da Baffo e tutti gli dicono di stare tranquillo che le cose da Baffo le ha già fatte.
Gli uomini tornano uomini e in nomination, per la terza volta consecutiva, vanno due donne: Rettore ed Ela Weber.
Il Ragazzo Italiano, in studio con canotta ad altezza pettorale, si fissa nello sguardo al pensiero del rientro anticipato della sua donna e del proprio inevitabile ritorno nell'anonimato.
Dopo tanto e tale putiferio il momento delle nominazzzio è atteso da tutti come lecito sfogo.
Da annotare:
- Le calde parole di una mistica Luce che in un'interpretazione oltremodo gandhiana della sua permanenza nella Fattoria dice che “la rabbia senza controllo della ragione è pericolosa per una comunità”;
- Rettore che rimpiange l'odore della pelle del fidanzato”, come se lì non ci fossero già abbastanza puzze;
- Oppini che ha fatto clan con Fioravanti e ha spedito una lettera in stampatello ai genitori che son costretti a leggerla temendo richieste di denaro;
- Fioravanti che, poverino, ha dovuto far clan con Oppini;
- Baffo che si scusa, invoca una lametta, piange e dice che piangere non è da Baffo e tutti gli dicono di stare tranquillo che le cose da Baffo le ha già fatte.
Gli uomini tornano uomini e in nomination, per la terza volta consecutiva, vanno due donne: Rettore ed Ela Weber.
Il Ragazzo Italiano, in studio con canotta ad altezza pettorale, si fissa nello sguardo al pensiero del rientro anticipato della sua donna e del proprio inevitabile ritorno nell'anonimato.
DANNY, COME NUDO
La carta del talamo del Fattore ancora non gira come gli autori vorrebbero.
Quella che dovrebbe essere la suite dell'800 non solo non ospita accoppiamenti del 2004, ma assiste addirittura a uomini che pur di non dormire coricati con la Rocca preferiscono accucciarsi nella vasca da bagno e tanto il Quinn è andato liscio la settimana passata che il ragazzo, ormai acclimatatosi con l'innocua trivialità della donnauomo, sceglie la Rocca a condivider di nuovo le comodità dello status.
Danny Quinn è uno che in questo programma andrà avanti parecchio.
E' passivamente attivo, antipatico ai maschi che tirano il gruppo, abbastanza isolato, amico di tutti e di nessuno, belloccio, calmo, non si arrabbia mai, e insomma, dovessi al momento puntare su qualcuno, Danny sarebbe uno di quelli più affidabili, raccogliendo in sè parecchie delle caratteristiche del mitologico Nudo.
Ma con Quinn acquista spessore anche Ducruet, inaspettatamente.
La battuta finale del monco francese che, all'improvviso, sui titoli di coda del programma, chiede al Baffo di aiutarlo perchè da solo non riesce a pisciare, merita tanto e forse, a differenza della bestemmia, non l'aveva prevista nessuno.
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Quella che dovrebbe essere la suite dell'800 non solo non ospita accoppiamenti del 2004, ma assiste addirittura a uomini che pur di non dormire coricati con la Rocca preferiscono accucciarsi nella vasca da bagno e tanto il Quinn è andato liscio la settimana passata che il ragazzo, ormai acclimatatosi con l'innocua trivialità della donnauomo, sceglie la Rocca a condivider di nuovo le comodità dello status.
Danny Quinn è uno che in questo programma andrà avanti parecchio.
E' passivamente attivo, antipatico ai maschi che tirano il gruppo, abbastanza isolato, amico di tutti e di nessuno, belloccio, calmo, non si arrabbia mai, e insomma, dovessi al momento puntare su qualcuno, Danny sarebbe uno di quelli più affidabili, raccogliendo in sè parecchie delle caratteristiche del mitologico Nudo.
Ma con Quinn acquista spessore anche Ducruet, inaspettatamente.
La battuta finale del monco francese che, all'improvviso, sui titoli di coda del programma, chiede al Baffo di aiutarlo perchè da solo non riesce a pisciare, merita tanto e forse, a differenza della bestemmia, non l'aveva prevista nessuno.
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19 commenti a “Il Fattore Bestemmia”
Mamma mia che palle, ieri sera… senza la Flavia Vento non ha senso guardare il programma… questi sono tristi perché si prendono troppo sul serio. milton che cita continuamente Che guevara mi lascia basita. Milton nella sua vita professionale ha fatto: calendari con sue foto nudo, e comparsate da Costanzo. Altro che Che, non scherziamo…
Questa sì che è sintesi..:)
Secondo me è inutile propinare Reality senza che essi lo siano.
baffo se continua così gli prende un infarto!
Ma che noia sta trasmissioneeee!! Non ce l’ho fatta a vederla tutta, mi sono addormentata durante l’ecitantissima gara per diventare fattore…
Ma nel milleottocentoerotti c’era gia’ il cortisone?
Ma quando esce il commento?
E se il titolo fosse – Altro “Che”-?
Hai fatto bene a non spendere troppe parole per questa trasmissione…è triste e noiosa. Peccato per Daria Bignardi, che è brava e bella, e meriterebbe di meglio.
Sei l’Ungaretti dei blog!!
E’ nata Radio Blog. Ti aspetto!!!
Ermetico quanto basta. Peccato solo che al posto del Baffo non ci fosse Solange (che meglio si accostava a Mastelloni)
bè, vedendo certi programmi si perde il gusto della bella tv (che ormai non esiste +)
Aaaahhhhh allora non era finita cosà..:)
Io, vedendo certi programmi acquisto il gusto per la TV. La Fattoria è il peggio, dunque il meglio!
Baffo è invecchiato di vent’anni in due settimane…
caro zoro ..e della beauty farm canora di raidue che ci dici
petizione pro ritorno del baffo alla fattoria!
http://ilbaffodentro.splinder.it/
ciao sono erik secondo me e una montatura mi spiego lui a bestemiato a posta.io o un blog da poco se o problemi posso contatarti?ciao
Fate ritornare dentro baffo!! Era il più simpatico!!
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