Ricevo e pubblico
Come molti di voi hanno già notato, Amlo il samurai ha chiuso il proprio blog. O almeno così pare.
Tutti a pensare allo scherzo, alla maialata in arrivo, alla voglia di stronzeggiare tipica del personaggio, ma come trovata è talmente idiota che io mi sono preoccupato, e mentre mi preoccupavo, Amleto in persona mi ha scritto, spiegandomi il suo gesto.
Come si dice nei blog o nei magazine che si portano, ricevo e pubblico, anche perchè forse è pure un po' colpa mia: [...]
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Caro Zoro,
mi chiedi perché sto incazzato e voglio chiudere il blog, e io una spiegazione te la devo.
Sono fondamentalmente un sociopatico, e francamente tutto quello che ha che fare con la blogsfera mi sta sul cazzo, però.
Per anni abbiamo abbaiato sul fatto che c'è la censura, che gli editori non pubblicano ecc, e invece, quando i blog offrono a tutti la possibilità di dire sto benedetto qualcosa, si finisce a far comitiva, a scopiazzare la gialappa's, a spettegolare.
Litigo spesso, per via dei blog, con uno scrittore che sostiene che la gente non dovrebbe avere il diritto di scrivere quello che cazzo gli va, e che così sostanzialmente si sminuisce la qualità collettiva della scrittura. Insomma, in una parola, per lui i blog sono una cacata bestiale gestita da gente di poco valore.
Beh mi dispiace ma ormai ha vinto lui.
Avete voluto la libertà d'espressione? Avete abolito gli editors e gli editori, i direttori responsabili i caporedattori? Benissimo.
Vi ritrovate faccia a faccia con la vostra mediocrità, trasgressivi come una rubrica di Panorama e patetici come uno spiritoso da aperitivo al bar Magenta.
Volevate scrivere il romanzo del secolo e vi ritrovate a commentare la tv.
Volevate essere dei grandi comici ma non fate ridere: almeno non volontariamente. A me piace avere un blog, Diego: mi piace e mi diverte.
La possibilità che riprenda a scriverci c'è, e tu lo sai bene.
A una condizione, però. Che tu, da amico, mi faccia da filtro e mi eviti il contatto con la blogsfera che si porta.
Non mi raccontare più niente, non mi mandare linc a questo o quell'altro, perché il pericolo che mi cachi il cazzo è fortissimo, e la quantità di cose che ho smesso di fare è incredibile.
Forse non dovrei incazzarmi tanto, e fare come mi ripetono sempre gli zingari: “Amaleto, perché ti arrabbi? Lo sai come sono fatti i Taliani”, ma davvero non ne sono capace.
Io ancora m'incazzo, e una rubrica su Panorama non la voglio.
Come diceva Longanesi, certi posti non bisogna rifiutarli, bisogna non meritarli.
Ciao secco.
Ciao secco.
Amleto
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BIO: 


13 commenti a “Ricevo e pubblico”
Roma, 8/2/93
Gentile Professor Roversi,
sono venuto a conoscenza della sua generosa intenzione di onorarmi con una laurea del glorioso Ateneo di Bologna. È un segno di stima, di attenzione al mio lavoro, che mi lusinga e mi onora anche se ancora una volta sono chiamato a fare i conti con un meccanismo psicologico di resistenza su cui non so fare chiarezza, ma che da sempre mi spinge, imbarazzato e colpevole, a rinunciare a questi eventi di festa. Non riesco a rallegrarmi e a partecipare col prevedibile entusiasmo alle notizie di premiazioni, rimeriti, onorificenze riferiti alla mia persona: nel momento stesso in cui mi vengono attribuiti è come se fossi costretto a riconoscermi, indebitamente, nella loro autorevolezza e ufficialità. E subito sprofondo in un annaspante disagio, uno stato di infelicità da cui d’istinto rifuggo, provo a sottrarmi, e faccio di tutto per evitare le occasioni. Mi consenta la confidenza un po’ disinvolta, ma mi sento come Pinocchio decorato dal Preside e dai Carabinieri per essersi divertito nel Paese dei Balocchi; c’è una specie di capovolgimento delle regole in gioco che mi lascia disorientato e scontento. Io spero che lei, caro Professore, perdonerà questa sincerità con la quale si è soliti rivolgersi piuttosto a un amico, come io del resto non posso non considerarla, avendo lei promosso questa iniziativa prestigiosa per onorarmi. Ma proprio in grazia di tale sentimento le chiedo un po’ di complicità, e di credermi se le confesso che nella stessa misura in cui una proposta di laurea della sua celebre e antica Università mi riempie di orgoglio, altrettanto mi raggiunge con quel senso di imbarazzo e inappartenenza che proverei nel fregiarmene. Già in un’altra occasione sono stato costretto, per questi limiti del mio carattere, a scontentare alcuni amici entusiasti che avevano deciso di dottorarmi alla Università di Urbino, e a deludere con la mia rinuncia il Professor Carlo Bo, che ebbe a rimbrottarmene con affettuosa e intelligente bonomia.
Mi creda, è più forte di me. Sarei indotto a forzarmi in un ruolo, un comportamento, un atteggiamento mentale che non mi appartengono e che finirei per vivere con autentico malessere. Mi auguro soltanto che una persona della sua dottrina riesca a capirmi – se non a condividermi – più di quanto io possa sperare. E a non equivocare questo mio atteggiamento per snobismo, o superficialità, o peggio supponenza, oppure ingenerosità nei confronti del mio stesso lavoro, come se non volessi attribuirgli l’importanza che gli altri mostrano di riconoscergli. Al contrario, proprio perché sono grato al mio lavoro, mi sento già assolto, e forse già premiato, dall’aver fatto i miei film perché mi sono divertito a farli; e magari di continuare, con un po’ di fortuna e con la complicità e l’amicizia delle persone che come lei mostrano di apprezzarli con tanta generosità.
Questo non deve dispiacerle, gentile professor Roversi; perché lo scambio di grazia e gentilezza che doveva avvenire fra noi in conseguenza del suo gesto è già avvenuto, io sono già suo debitore, come lo sono dell’intero Consiglio di Ateneo che con lei ha voluto condividere l’intento.
Federico Fellini
a me sembra ci sia una certa attinenza, certo anche molte differenze, ma vuole essere il mio modo di salutare Amlo con un “A presto!” ed omaggiare il buon Fellini.
Spero che l’accostamento sia gradito.
ma finitela, alle prime foto giunte s’è dato…
Non capisco….nessuno é mai stato forzato ad aprire un blog dove spararci sopra cazzate personali. Come del resto a nessuno é stata puntata una pistola alla tempia per costringerlo a leggere i blogs altrui…..Caro Amleto, credo che ti sei stufato di avere un blog questo é tutto e sei libero di chiuderlo. Ma non credo che tu sia libero di tirare in ballo l’altrui ignoranza o patetica virtu’ solo perché ti sei annoiato. Scusa, mi sentivo di dirtelo perché ti ho letto in silenzio per parecchio tempo. E mi sei sempre piaciuto. Buona vita e un bacione. Roberta
pip, così hai anche dato la dovuta palata di merda a chi ha accettato il premio intitolato a, e istituito da uno che ha fatto i soldi vendendo polveri esplosive.
- non guardare il “blog” altrui…
- c’hai il blog più lungo del mio…
- il blog del vicino e sempre più verde…
- non tutti i blogger escono col buco (ehm)…
- un blog lava l’altro e tutti e due lavano la blogsfera
- un milione di bloggers
- son tutti belli i bloggers del mondo
- tanto va il blogger al lardo che …
- blogga tu che bloggo io
- blog di sera ADSL si spera
- non ti mettere in cammino se il tuo blog non sa’di vino
- mogli e blogger dei paesi tuoi
………..
lo so lo so succede
tutte stronzate patetiche.
nessuno apre un blog con l’idea di fare letteratura.
probabilmente amlo si è annoiato.
capita!
tutto qua!
fish, questo commento dovevi scriverlo al mio post…
E’ sempre più frequente leggere di blog storici che chiudono. Personalmente ho intitolato un post recente “Crisi esistenziale di un blog” proprio analizzando questa tendenza alla drammaticità. Dalla lettera pubblicata e dai riferimenti scritti da entrambi mi sembra di capire che la storia sia ben più lunga di quanto non sembri. Per questo non vado oltre con consigli e suggerimenti. Siamo già tutti abbastanza bravi a sbagliare da soli. In ogni caso tutta la pubblicità ed il polverone sollevato da questa chiusura credo ricordi molto più una rubrica di Panorama piuttosto che un lavoro da Nobel per la letteratura.
Il blog di Amlo era una lettura piacevole. Ero uno di quelli che l’ha sempre trovato, insieme a quello di Carlo e quello di Zoro, uno dei più vasti, piacevoli e arguti.
Da oggi ho meno da leggere. Con rammarico.
Spero si torni indietro e spero che la censura, un giorno, sappia colpire la “pochezza” dilagante piuttosto che le intelligenti parole.
A presto,
Angelo
siccome me l’ha chiesto Zoro, e anche perché sono uno smidollato incapace di mantenere una posizione, ho riaperto il blog.
Come è triste tutto questo. Come è triste dire “mi son rotto il cazzo” perché tutt’intorno ce gente che non ha un cazzo da dire e lo dice. Come è triste vestire i panni dello scazzone eppure prendersi così tanto sul serio.
La vera libertà di espressione comprende il diritto di non avere un cazzo da dire e dirlo. Non ho mai visto un così pacchiano esempio di censura come quella che si legge tra le righe di questa lettera di “addio/arrivederci”. Autocelebrazione altro che crisi di rigetto. E’ talmente STRONZA tutta questa cosa che credo sia uno scherzo degno del personaggio.
la vera grande utilità di amlo sta nel suo fare quello che cazzo gli pare (compreso chiudere e riaprire in un batter d’occhio). se non lo facesse inizierei a preoccuparmi seriamente. se gli fosse impedito emigrerei (ma ho anche una discreta tendenza al kamikaze kakakazzo)
secondo me amlo è uno scemo di guerra.
Scusate, ma sono un po’ lenta… A qualcuno gli rode che ci sia libertà di scrittura? Ho capito male? C’è qualcuno talmente presuntuoso e settario che pretenderebbe escludere dal “gioco” chi, secondo il suo parere, non produce letteratura?
Io non so gli altri, ma per me è solo un divertimento, e non ho MAI pensato nella mia vita di fare la Scrittrice. Io volevo fare la parrucchiera semmai… Non capisco perché uno dovrebbe chiudere il suo blog perché gli fanno schifo gli altri. Come se non si volesse “sporcare” ed essere confuso da questa melma umana, ignorante, pettegola e magari anche sgrammaticata, eh? Per favore, non toglietemi questo balocchino, e per dimostrare che non voglio farmi leggere, non ce lo metto il mio link (solo l’email, per gli insulti). Saluti a tutti, anche ad Amleto. A.
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