Damien Rice, uno di famiglia

by Diego Bianchi il 1 giugno 2004 @ 09:59 / Cose_Mie / 5 Commenti
Di recente ho letto, in uno degli innumerevoli articoli dedicati ai blog (qui il pdf), di come Damien Rice sia diventato celebre in Italia anche e soprattutto per merito di alcuni blogger illuminati.
La tesi dell'articolo sosteneva che tanto è potente e convincente e “avanti” il movimento blog da essere in grado, in alcuni casi, di incidere positivamente o negativamente sul buon esito di un disco, brillando in particolare per capacità di talent scouting.
Ecco, tutto ciò, quando a Natale acquistai a Parigi una copia del disco di Damien Rice che mi guardava da un espositore di Gibert Joseph, non lo sapevo. [...]
Ma ciò che davvero ignoravo, allorché l'ascolto di un paio di tracce e una discreta recensione su non mi ricordo quale rivista mi convinsero all'acquisto, era il numero delle volte che in seguito avrei ascoltato il disco in questione.
Accade che ormai da circa 5 mesi mia figlia, che all'inizio si addormentava promettentemente tanto con Steve Coleman quanto con Bitches Brew, si abbandoni al sonno solo se cullata dalla strascicata voce di Damien Rice.
Michela sa le parole di tutte le canzoni del disco e considera Damien Rice una specie di divinità bionda, un eroe dell'ipnosi, un pediatra lirico, un amante a tutti gli effetti.
La copertina del cd è sgualcita, usata e abusata, il disco consumato e pure un po' impataccato di latte e pastina.
Io Damien Rice lo odio, non lo sopporto più, mai ho sentito in vita mia un disco così tante volte, ma ogni qualvolta Anita si addormenta, lo benedico e gli rendo omaggio andandolo a riposizionare con cura nel sito alfabetico che per ora gli compete (prima dei Roots e dopo i Red Snapper).
Qualche sera fa ho rivisto il cugino Pierluigi.
Siamo andati a cena da lui e siccome la pupa avrebbe potuto innervosirsi in prossimità di un sonno in trasferta, Damien Rice era uscito con noi, incastrato tra giocattoli e caccavelle, pronto a ricreare il clima domestico  lagnandosi con la sua chitarra qualora se ne fosse presentata l'esigenza.
Ma Damien Rice in quella casa già esisteva, ci aspettava tra mille altri dischi, in una copia meglio tenuta e cromaticamente diversa, ma con le stesse canzoni, uguali uguali a quelle del nostro.
“Hai Damien Rice, a saperlo non lo portavamo…” ho detto a Pierluigi pensando più ai poteri narcolettici che alle qualità artistiche del cantante.
“Eh, pensavo meglio, invece è na palla. Io non sopporto i cantautori italiani, musicalmente non mi dicono niente, dei testi non me ne può fregar di meno, e me ne sono andato a prendere uno irlandese…”, mi ha risposto deluso mentre il cartonato spariva nelle sue manone.
Ecco, pur se leggermente forzata la spontanea recensione del cugino Pierluigi calza abbastanza.
Le sue figlie però sono ormai grandi e a dormire ci vanno quando vogliono loro.
Facile parlare così di Damien.
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5 commenti a “Damien Rice, uno di famiglia”

  1. scritto il 1 giugno 2004 11:36 da alex

    alex ha visto anche questo…
    se ti va fai un salto sul mio blog e “magari” lascia un commento.
    ciao ciao
    Alex
    comunque il tuo blog mi è piaciuto molto

  2. scritto il 1 giugno 2004 12:10 da ZaMM

    Io invece avrei pensato che ti piacesse…

  3. ciao diè…ma quanto è idiota fabio capello?? magari si porta via pure panucci…
    viva prandelli!!
    lazio in B!

  4. scritto il 1 giugno 2004 17:39 da pip

    mi ha spaventato la catalogazione alfabetica, certo se hai tanti dischi e vuoi ritrovarli senza perdere le ore ti serve un criterio, ok non sono più spaventato.

  5. scritto il 8 novembre 2005 12:25 da MainMan

    Ciao Zoro, bravo! crescere tua figlia al suono di un album cosi bello, cosi intenso e positivamente violento in alcuni passaggi…(una violenza fatta di passione)…dicevo crescere e ninnare tua figlia cosi, non puo che farle bene.
    Le insegnera’ sin da subito ad amare la buona musica, e ad usarla anche per esprimere se stessa e i suoi sentimenti.
    Sei quasi commovente nel tuo racconto.
    Complimenti e salutaci Anita mentre dolcemente si abbandona cullata dalle note di “O”

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