Cuprensi per caso

by Diego Bianchi il 12 agosto 2004 @ 18:32 / Cose_Mie / 11 Commenti
Quasi al confine del risolto conflitto provinciale tra Ascoli e Fermo, si trova Cupra Marittima.
Cupra Marittima è un simpatico centro storico balneare della costa picena dove non succede mai niente, nel quale per ragioni che ora sarebbe lungo illustrare, trascorro le vacanze da quando sono nato.
Cupra Marittima è famosa per due ragioni, una per i più, una per i meno: quella per i più è relativa alla cera di Cupra e ai prodotti del Capitano Ciccarelli (farmacista del paese di fine 800), vedi anche “pasta del”; la mostra di malacologia o delle conchiglie, la più bella e completa del mondo (o almeno così dicono da queste parti e nessuno li ha mai smentiti) è la ragione per i meno. [...]
Ciononostante, pur non avendo particolari problemi di dizione, quando dico “vado in vacanza a Cupra”, tutti capiscono sempre “Cuba”, confermando il fatto che i processi mentali funzionano esattamente come un correttore automatico di Word.
Cupra è un posto ideale per vecchi e bambini, da sempre, e il fatto che più passino gli anni più io apprezzi questo buen retiro è indicativo di quanto mi pesi il culo e di come con l'avanzar delle stagioni si gustino sempre più le piccole gioie della vita quali un annusar d'oleandri, un ciancicar d'oliva ascolana, un biciclettar sul lungomar, uno sciacquettar in mezzo all'alg, ecc. ecc.
A Cupra si mangia e si dorme, si dorme e si mangia, un bagno, una passeggiata, una doccia, poi si rimangia e poi si ridorme e così via, anno dopo anno.
A volte si concepisce, ma è raro.
A Cupra ci si conosce quasi tutti, soprattutto se ci si viene dalla nascita; inoltre, l'esser stato in gioventù un mezzo idolo locale per aver guidato una rappresentativa cuprense alla vittoria del torneo di calcetto estivo contro un'odiosa compagine di villeggianti è impresa che, anche a distanza di moltissimi anni, può tornare ancora utile nelle relazioni interpersonali, tanto con gli autoctoni quanto con gli “sciacquaculo” (i turisti, come vengono chiamati da queste parti).
A Cupra la stessa persona si saluta anche 20 volte al giorno, tante sono le volte che la si può incontrare nell'arco di una giornata, finchè per un pretesto qualsiasi non ci si litiga e per almeno 5 estati di fila non la si saluta più.
Cupra Marittima, come dice il nome, è sul mare e soprattutto di mare dovrebbe campare.
L'imprenditoria turistica locale, tuttavia, affonda le radici del proprio tornaconto in una proficua e rodata cultura dell'immobilismo.
Per anni gli stabilimenti del posto non hanno mai mosso un dito per vendere un caffè in più o piazzare un lettino a qualche nuovo cliente, aprendo la stagione l'ultimo giorno utile e chiudendola appena possibile; gli affari, ciononostante, sono sempre andati avanti, e spesso bene, grazie ad una fantastica inerzia che confidava anche nell'appagamento complice di villeggianti rassegnati nonchè divertiti da cotanto spreco di risorse potenziali.
Ma lo stallo non poteva durare in eterno e tanto è stata condivisa negli anni la non belligeranza armata tra i vari gestori (va comunque considerato come i gestori di stabilimenti si stiano reciprocamente tutti sul cazzo pur essendo tremendamente simili nel modus operandi) che quando all'improvviso uno chalet ha organizzato in pieno agosto un'ora di acquaggim, se ne è parlato per settimane e settimane come di un accadimento destinato a sconquassare per sempre i consolidati equilibri relazionali del litorale cuprense. I campi di beach e water volley, i corsi di surf e gli ombrelloni a forma di palma caraibica che si son via via succeduti hanno assestato altre devastanti scosse sismiche al sistema; la realizzazione di poderose serate danzanti con tanto di service e subwufer sulla spiaggia, infine, è stata la definitiva perversione dei costumi tradizionali, oltraggio a pubblica consuetudine, vilipendio imperituro a inalterabile quiete.
Da quando un paio di chalet outsider han fatto tutto ciò, Cupra non è più la stessa.
Tanto per capirci, adesso a Cupra ci vengono dagli altri paesi, la sera, apposta, e la cosa, vi giuro, ha del clamoroso.
E non ci vengono i vecchi a respirar l'aria de lu fosso, ci vengono i giovani, con i tacchi e le minigonne, i pantaloni a vita bassa e il cavallo cacataddosso, le visiere di notte e le scritte “used” sul culo.
Quest'anno poi è successo l'incredibile, l'increscioso: a Cupra è arrivato il vip, il testimonial, chiamato dallo chalet a far serata, manco fossimo al Billionaire.
Ecco perchè, un po' per deontologia pseudoprofessionale, un po' per perversione impiccionistica, l'apparizione retribuita di Patrick al Perla Beach Restaurant di Cupra Marittima non potevo snobbarla.
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11 commenti a “Cuprensi per caso”

  1. scritto il 12 agosto 2004 20:26 da amlo

    e poi? e poi? e poi? e poi? e poi? e poi? e poi?

  2. scritto il 13 agosto 2004 09:57 da SanVa

    Cupra la sai troppo bene, quasi non vale …

  3. scritto il 13 agosto 2004 14:32 da ics

    non capisco che cosa c’è di anormale in un vip a cuba…

  4. scritto il 13 agosto 2004 21:28 da daniele da(sirolo)

    ma come patrik nn ci viveva a cupra,prima de a anda a montecarlo

  5. scritto il 15 agosto 2004 05:30 da simo e maddy

    Saluti dal Messico! Se rivedemo in ufficio per vince la sfida olimpica… qua si vincono ori e noi glie damo ancora de patata ;) Baci alla pupa!

  6. scritto il 18 agosto 2004 10:51 da Fricat

    Bent tonnato! un abbraccio foderato come sempre di simpatia ascolana.

  7. scritto il 22 agosto 2004 17:40 da chiara

    mi trovavo a Montemonaco per un corso agli operatori turistici locali. uno degli allievi mi raccontava quanto fosse per tutti loro difficile abituarsi a reltà diverse e diceva “certo non mio fratello: lui si è deciso, è andato a Cuba ed ha aperto un locale. io ci sono stato perun po’ però non ce l’ho fatta: è un posto troppo diverso da qui, troppa gente, troppa confusione, un clima diverso…”.ed io gli ho dato ragione, finchè il giorno dopo ho scoperto per l’appunto di aver frainteso e che l’esotico luogo di villeggiatura tropicale era proprio Cupra e non Cuba come aveo automaticamente tradotto. per quel corso non mi hanno mai pagata…

  8. Guarda, io vado al mare pochi chilometri più a nord e lo scenario è pressochè identico…

  9. scritto il 7 settembre 2004 13:16 da michelacollega

    wow! leggo solo ora il post cuprense e un’ondata di orgoglio fermano mi travolge per un attimo…poi rileggo e realizzo tristemente perchè (nonostante le olive ascolane)vivo a roma..

  10. Ciao Z,
    chi ti scrive è un cuprense di nascita. Per niente offeso e anzi divertito dal tuo post mi sto prendendo la briga di scriverti. Forse chi viene solo d’estate non può rendersi conto fino in fondo (anche se te hai colto appieno certi aspetti) della reale vita cuprense, è normale. Ma la tua descrizione di cittadina sonnacchiosa e indolente è paradisiaca, magari fosse così…Non dico che Cupra è una città incasinata e frenetica,anzi, non dico nemmeno che è una città, ma semplicemente che della città sta prendendo solo gli aspetti peggiori propagandandoli per progresso. Non è un problema di acquagym negli chalet (o bagni che dir si voglia), e nemmeno una questione di lavorare più o meno. E’ una questione di non fare i provincialotti che vogliono “scopiazzare” (e in malo modo anche) località turistiche più famigerate (come Rimini) ma profondamente diverse da noi.
    Io ho quasi 30 anni, ho abitato anche fuori per diversi anni, mi sono sempre lamentato che nel mio paese non cera un beneamato ciufolo per i giovani, niente da fare, nessun posto dove andare ecc..ora, se potessi tornare indietro lo farei. Perchè adesso, non c’è un cazzo da fare lo stesso, ma in compenso Cupra ha perso lo spirito di realtà paesana per darsi 8a suo modo, san benedeto lo fa in maniera più kitch) arie da grandeur. Insomma, tanto dafare per perdere solo gli aspetti positivi dell’essere in provincia.
    Scusa lo sfogo.
    un saluto
    Maratthan

  11. scritto il 5 luglio 2008 14:19 da BoNzO

    Descrizione strepitosa… se fai un find/replace Cupramarittima con Grottammare, il post si adatterebbe alla perfezione.

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