Distorsioni ed altri effetti

by Diego Bianchi il 2 marzo 2005 @ 06:54 / Canzonette / 12 Commenti
Sono fuori allenamento, lo ammetto, e seguire il Festival di Sanremo con mia figlia Anita (21 mesi) che richiede a gran voce il Gabibbo non è semplice.
Ma il dovere mi chiama, il telecomando è ancora affar mio e in televisione c'è uno che si contorce su una chitarra elettrica, tra luci di stelle, assenza di fiori e smorfie di dolore.
L'impatto governativamente nazional-patriottico di un gigantesco tricolore sventolante in computergrafica è accentuato dal fatto che le note suonate sono quelle di Mameli, ma i fratelli d'Italia, a ben sentire, sono impegnati nel tentativo di risultare strazianti e commoventi tanto quanto lo furono le note dell'inno americano bruciato dalla chitarra distorta di Jimi Hendrix in altri tempi di guerra.
Quando il chitarrista (Paolo Carta, uno che ha fatto anche il “giovane” a Sanremo ma ha toppato ed è tornato a fare il turnista) chiude l'assolo con il dito medio incautamente puntato verso il cielo, una schiera di nuovi giovini dalle sopracciglia depilate sciama dal loggione dell'Ariston facendosi coreografia Mediaset.
Mentre le note di un medley alla Antonio e Marcello inaugurano ufficialmente l'evento, mi accorgo che uno dei giovani, che ride ed è contento, è un mio ex alunno (ma di lui parlerò nei prossimi giorni). [...]
 
PAOLO BONOLIS
Paolino è bravo e lo sa, ma se non lo sapesse forse risulterebbe più umano e l'eccesso d'eloquio sarebbe più facile da contenere. Invece niente, Paolino corre e va, in latino e in italiano arcaico, citando Svetonio e leggendo contratti, sudando da par suo e impaperandosi in maniera poco consona al primo della classe, con inutili virtuosismi e battute da copione poco adatte al suo stile. Quando lo sento dire che il Festival “è il reparto d'ostetricia della musica italiana”, guardo mia figlia e mi ricordo che l'ostetricia è una cosa seria.
E in teoria pure la musica italiana.
Sanremo già di meno.
 
ANTONELLA CLERICI
Con Paolino c'è Antonella, sulla quale in famiglia siamo tremendamente di parte.
Il fatto è che Anita mangia spesso davanti alla tv in compagnia di Antonella, ricavandone sicurezza e tranquillità e la sensazione di benessere che tracima dalle ampie forme della presentatrice è largamente  condivisa dal sottoscritto, che va oltre.
Sì, perchè a me, la Clerici, piace.
Ma non solo professionalmente, che una che è uscita indenne da un reality come il Ristorante è sicuramente più in gamba di tante Ventura, no, a me la Clerici piace proprio fisicamente.
Ecco, l'ho detto.
Insomma, mi dà l'idea di essere divertente.
E che sia stata con uno come Giletti non altera il mio giudizio. Tutti possiamo sbagliare.
 
FEDERICA FELINI
In conferenza stampa aveva dichiarato di avere le farfalle nella pancia e la cosa aveva destato una certa preoccupazione.
La preoccupazione si è trasformata in angoscia quando la modella potenzialmente impalmabile in qualsiasi spot di telefonia è venuta giù per le scale salutando il pubblico come farebbe una tifosa del Cervia.
La Felini pare accuratamente selezionata in base al prototipo di modella oca che tutti i brutti idealizzano. Come apre bocca l'imbarazzo è collettivo e contagioso tanto che lo stesso Bonolis sembra perplesso.
Ma è solo un problema di abitudine.
La ragazza, pur parlando poco e di vacche, non sbaglierà niente per tutta la serata, la sua fastidiosissima voce con il passare delle ore diventerà familiare e il sospetto che Bonolis abbia tirato fuori la coniglietta dal cilindro c'è.
Ma il Festival deve iniziare.
Ci sono le categorie quest'anno, le gare nella gara:
uomini, donne, gruppi e classic in attesa di avere un domani anche biondi, mancini, vegetariani, buddisti e splendidi quarantenni.
 
UMBERTO TOZZI
E' il primo e la cosa non gli giova.
Il più classic degli uomini sembra uno degli ZZ Top invecchiato senza barba e quando intona le prime note lo fa gemendo, con dolore,  nell'esercizio di un vano sforzo teso a combattere l'evidente stitichezza artistica. Le parole del testo parlano di quanto siano importanti le parole, e mentre cerca di rendere il concetto con rime quali “cena fredda consumata in fretta”, alle spalle di Tozzi scorrono le immagini di Che Guevara, Gandhi e Madre Teresa, in una caciara mediatica e iconica dall'impatto più disorientante di qualsiasi grande chiesa di jovanottiana memoria.
E siccome una scelta del genere in tempi di par condicio dev'essere stata ben ponderata da ogni sorta di vertice, le classificazioni sono presto fatte: Che=sinistra, Gandhi=indecisi, Madre Teresa=destra.
Nonostante tutto ciò Anita non si spaventa e batte le mani. Penso che sti ragazzini d'oggi ormai non hanno più paura di niente, neanche di Umberto Tozzi.
 
PAOLA E CHIARA
Concorrenti nella categoria “donna” nonostante in molti tra i telespettatori maschietti le abbiano spesso immaginate in quella “gruppi”, Paola e Chiara approcciano l'ennesima svolta artistica dopo quella irlandese, quella caraibica e quella kamasutraniamente  bisex. Casualmente jeansate e con camicie trasparenti a mostrare inutili reggiseni le due sorelle inanellano rime culminanti in “io”, e citare Dio una volta ogni due strofe è cosa che vien da sé.
Delle due canta quasi sempre solo la bionda, che è più dotata di voce, mentre la mora, più dotata di tetta, la guarda rapita annuendo complice per un “oh yeah” che non fa rima con “io” ma resta un verso molto bello.
Nel mentre, confondendo le due sorelle con le veline, Anita batte le mani pregustando un probabile ritorno del Gabibbo.
 
MATIA BAZAR
Veri e propri trafficanti di cantanti stressate da anni di Conservatorio, i Matia Bazar si ripresentano con l'ennesima ugola da baraccone al seguito e una canzone che brilla per originalità già nel titolo: dopo aver vinto con “Messaggio d'amore”, i Matia elaborano “Grido d'amore” e la cosa sembrerebbe una battuta ma è tutto vero.
La cantante di turno fa paura, e con uno sguardo a metà tra Suspiria e Minetti squaderna senza pietà una voce spaziale con non sa neanche lei quante ottave contenga.
Tuttavia, non essendoci nei paraggi giudici del Guinnes dei primati, tanto esibizionismo tecnico risulta a dir poco superfluo quando non fastidioso e se ascoltare Mina non vuol dire averla capita, ascoltare i Matia Bazar provoca un momentaneo ma significativo disinteresse financo di mia figlia, fin qui oltremodo entusiasta dello show.
 
NICOLA ARIGLIANO
Per rispetto degli avversari, in un contesto del genere
uno come lui deve limitarsi a far melina, altrimenti finirebbe in goleada.Ma Arigliano quasi neanche lo sa che sta facendo una gara. Scoppola in testa e leggìo a tiro di cataratta, il vecchio che tutti volevano ma nessuno invitava canta semplicemente, interpretando, da artista consumato.
E la cosa è tanto evidente che i critici sul palco lo esaltano in coro. Quegli stessi critici che poi esalteranno alla stessa maniera se non di più anche i Velvet o Paola e Chiara.
 
DJ FRANCESCO BAND
Inutile dire che è stonato e canta peggio di Muniz.
Inutile dire che almeno il titolo del pezzo potrebbe pronunciarlo come è scritto e non “Franciasca” come probabilmente dicono a Quarto Oggiaro. Inutile dire che imitare il primo Vasco gli risulterà un po' più difficile che imitare il primo Jovanotti.
Con lui tutto sembra inutile.
Forse è per questo che essendo uno dei pochi a fingere un po' di entusiasmo, raccoglie il consenso di mia figlia che riprende a ballare sotto la tv.
 
TOTO CUTUGNO / ANNALISA MINETTI
Colui che duettò con Ray Charles si ripresenta al Festival accompagnando per mano la cantante preferita di Mirigliani e non si capisce se la cosa sia casuale o se quella di Cutugno sia una vera e propria fissazione.
“Prima di te c'era il buio” canta Toto beffardo, e la Minetti, per tutta risposta, comincia ad urlare come una pazza generando la replica di Anita che a sua volta urla tutta “San Martino campanaro”, impedendomi di fatto l'ascolto del duo.
 
ALEXIA
L'ordine torna in salotto quando l'unica cantante alta quanto mia figlia comincia a cantare l'autoironico “Da grande”. Mentre il brano mi riporta bonariamente con la mente alle dinamiche dell'”On the radio” di Donna Summer, Alexia si assesta la macchinetta posta sul culo (manovra che eseguiranno quasi tutti i cantanti in gara) con movenze che rivelano mesi e mesi di palestra.
In salotto si ballicchia, ma il pezzo con cui ha vinto era molto migliore e i ghirigori vocali sono sempre troppi.
 
GIGI D'ALESSIO
Sarà pure il favorito ma il brano è insignificante come neanche D'Alessio è mai stato. Mentre mi distraggo confrontando la sua stempiatura con la mia, suona il telefono. “E' vero che è morto Castagna?”, mi chiede un amico. E' vero, rispondo consultando internet.
In casa ci mobilitiamo per dare la notizia a mio suocero, uno degli ultimi fedelissimi di Stranamore, prima che lo faccia Bonolis dalla tv.
Nel mentre l'opinionista Marco Giusti, tartagliando, parla di look cozza-chic; l'opinionista Vendrame, tremando, cita Piero Ciampi e Leo Ferrè. Peccato che la maggior parte dei telespettatori non colga il nesso con il Presidente della Repubblica e con il famoso stilista.
 
MICHAEL BUBLE'
Il superospite della prima puntata è il giovin paracul crooner Michael Bublè, uno che tra un mese diventerà italiano e non ci sarà neanche la possibilità di farlo giocare sulla fascia.
Il ragazzo ha il faccione tosto, ma la serata per lui, cachet a parte, non è delle migliori.
Vendersi come crooner sullo stesso palco dove qualche minuto prima si è esibito Arigliano è impresa improba e surreale e la distanza tra talento e marketing raramente è stata tanto incolmabile. Anche lui, del resto, è diventato cantante grazie allo scouting di un presidente del consiglio. Bublè è l'Apicella del Canada e Bonolis, par condicio o no, questa non riesce a tenersela.
Intanto mia figlia s'è addormentata.
 
LE VIBRAZIONI
Il bello è che tutto ciò che lì per lì sembra brutto  viene presto riqualificato. Quando le Vibrazioni scendono dalle scale, ad esempio, rivoglio indietro Bublè che avevo mal sopportato fino a pochi minuti prima, ma ormai è troppo tardi e l'ennesimo pezzo di prog-rock-seventy-hippie cantato a pelo scoperto è già partito.
Le camicie a fiori sono al posto loro, gli anelli pure, i basettoni anche, la malinconoia negli occhi è roba che si studia negli uffici marketing delle case discografiche, ma i Lunapop erano un'altra cosa e con ciò ho detto tutto.
L'opinionista Dario Salvatori, intanto, ci dice che jazz significa scopare e che il jazz lo suonavano gli afroamericani perchè gli afroamericani facevano sesso. Poi arrivarono gli italoamericani e pure Arigliano che sta in forma perchè suona jazz e di conseguenza tromba.
 
FRANCESCO RENGA
Sto ragazzo non l'ho mai capito, lo ammetto.
Già i Timoria mi deprimevano, però almeno erano un problema solo. Poi, come spesso accade, le divisioni non risolvono ma generano più problemi di prima e così ora esistono tanto il problema Renga quanto quello Pedrini (che almeno quest'anno non c'è).
Renga ha una bella voce ed è intonato, il che non guasta, ma non capisco come possa piacere, un fan di Renga in vita mia non l'ho mai incontrato neanche per sbaglio (ma so che ci sono) e pure il regista che indugia su Ambra sembra cercare un pretestuoso motivo d'interesse per la performance.
Comunque meglio Renga di tutte le Vibrazioni.
 
DARFUR E CASTAGNA
Sul momento serio della serata c'è poco da cazzeggiare.
In un contesto del genere qualsiasi cosa dal contenuto impegnato può virare al trash in un amen.
Parlare della Sgrena tra lustrini e papillon o trattare il Darfur partendo dalle immagini della figlia in carne di un corista contrapposte a quelle scattate 12 anni fa in Sudan di una bambina prossima a divenire magro pasto di un avvoltoio sono scelte discutibili, ma d'impatto.
In questi casi come fai sbagli, ma se non fai forse sbagli di più.
Il problema vero, semmai, è che le emozioni sono strane e seguono valori bizzarri. Accade così che l'annuncio dato da Bonolis della morte di Castagna crei nel pubblico molta più commozione della strage appena citata di migliaia di sconosciuti africani.
 
ANTONELLA RUGGIERO
E' vero, ha ragione Bonolis.
In quel momento un DJ Francesco sarebbe stato oltremodo fuori posto. A celebrare la gravità del momento è capitata Antonella Ruggiero.
Brava, delicata, leggera, essenziale, eterea, impalpabile, trasparente, assente, forse un po' troppo.
Peccato che una così non s'inventi più niente da tempo.
 
MARCO MASINI
E in questo clima da funerale arriva lui, il vincitore in carica sdoganato e trionfante un anno fa dopo anni di superstizioso ostracismo.
Il capello ormai c'è ed è quasi folto come quello di Ron, ma il pezzo è decisamente brutto, utile solo a rivelarmi tra i coristi uno uguale uguale al mitico Gepi and Gepi.
Non può essere lui, ma devo guardare meglio.
 
ANNA TATANGELO
E' lei la più bona e il fatto che sia Gigi D'Alessio a firmarne il brano non distoglie l'attenzione dello spettatore dalle grazie della giovane sorana.
Farsi prendere dalla canzone è impossibile; in più lei giorgeggia inutilmente come quasi tutte le cantanti degli ultimi 10 anni, come la bionda di Paola e Chiara, come Alexia, come le Amiche di Maria de Filippi, come l'ultima Laura Pausini, come un modello di riferimento vecchio e senza anima che ha generato più cloni di quanti ne abbia creati Pelù.
 
PEPPINO DI CAPRI
Mi aspettavo tanto da lui e non so neanche io bene il perchè. Canta di una panchina e di un aquilone, me lo perdo dopo 10 secondi netti e l'ora tarda non aiuta.
E' classic, tremendamente classic, troppo classic.
 
MARCELLA BELLA
La vera sorpresa della serata è lei.
Guardando Music Farm si deve essere convinta che fare la Bertè possa aiutare a bucare lo schermo e tanta è stata la tentazione che si è presentata sul palco con il titolo del pezzo, Uomo bastardo, scritto sul culo.
Ma la Bertè non fa la Bertè, la Bertè è la Bertè, e Marcella, purtroppo per lei, resta Marcella, qualsiasi cosa si scriva sul culo.
 
PAOLO MENEGUZZI
Se di questo ragazzo l'unica cosa che si continua a dire da anni in fase di presentazione è che è famoso in Messico, vuol dire che in Italia non è nessuno.
Si facesse 3 mesi di Isola dei Famosi che almeno per il prossimo Festival cambiamo sto curriculum.
 
NIKY NICOLAI e STEFANO DI BATTISTA
Quando a Sanremo arriva il grande jazz o la grande musica in genere la cosa puzza di fregatura e molto spesso si resta delusi.
Niky Nicolai ha le stesse ansie da prestazione della cantante  dei Matia Bazar, quando apre la bocca la mandibola le va su e giù in maniera innaturale vibrando all'eccesso in una involontaria presa per il culo di se stessa e di tutte quelle che cantano così.
Di Battista fa il compitino con il sax soprano, ma se compri Zidane non lo metti a marcare a uomo.
Però fa jazz e secondo Dario Salvatori, tromba.
 
FRANCO CALIFANO
Sarà l'età, la mia, ma ritengo che dopo Arigliano sia stato il Califfo la cosa migliore della prima serata.
Vestito come un allenatore del Milan Califano è riuscito, grazie a doti interpretative e recitative che sempre meno hanno a che vedere con il canto, a dare corpo e sostanza al pezzo senza capo nè coda scriteriatamente confezionatogli da Zampaglione Tiromancino. Temevo che il Califfo mi venisse travolto dal tristezzismo esistenzialista dell'autore romano. Ma ha prevalso lui, almeno per ora.
 
VELVET
Rispetto a quando cantavano Boyband sono invecchiati e pur non migliorando nel sound sono riusciti a peggiorare nel look. Mezzi Radiohead mezzi Vibrazioni mezzi qualcosa di indefinibilmente e inutilmente sanremese si agitano molto e fanno accendere molte luci, ma il motivo di tanto sforzo resta poco chiaro.
MARINA REI
Se per Meneguzzi non se ne può più della storia del Messico, di Marina Rei non se ne può più di vederla sbatacchiare quattro congas messe ad arredare tutti i palchi dove decide di esibirsi. Ciononostante la ragazza si presenta accoppiata, artisticamente e non, con i fratelli Sinigaglia e tanto le garantisce tristezza imperitura e militanza nella tendenza della musica italiana che conta adesso.
Quando la mia signora mi ricorda le comparsate di costei da Red Ronnie a far la vegetariana è ormai tardi.
Se tutto questo non mi uccide, come dice Vendrame, mi renderà più forte.
A domani.
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12 commenti a “Distorsioni ed altri effetti”

  1. scritto il 2 marzo 2005 08:52 da amlo

    eh, la clerici, la clerici.

  2. scritto il 2 marzo 2005 10:09 da GianniClerici

    6 fuori forma.non 6 piu’ er tigre de na volta.

  3. scritto il 2 marzo 2005 14:26 da Mr.Brown

    Grande!

  4. scritto il 2 marzo 2005 15:07 da swabhi

    E’ il terzo anno, da quando ti ho scoperto, che non mi perdo la tua recensione di sanremo. Leggo e diffondo e concordo. E rido. Dico solo che la cosa più geniale di quest’anno è il titolo del califfo: nonescludo iritorno! ciao e grazie!

  5. scritto il 2 marzo 2005 16:01 da andrè

    Alla fine Golzia è riuscito a tornare a Sanremo? Incredibili ‘sti Matia Bazar…

  6. scritto il 2 marzo 2005 19:00 da RENGA-FAN

    Francesco Renga è il migliore in assoluto e ieri sera ne ha dato un’ulteriore prova con una canzone bellissima, intensa e molto molto difficile, e lui non è uscito di mezzo tono, semplicemente FANTASTICO

  7. scritto il 2 marzo 2005 19:42 da amlo

    ma i tuoi genitori ti hanno chiamato proprio così? RENGA-FAN?

  8. scritto il 2 marzo 2005 23:01 da anto
  9. scritto il 3 marzo 2005 02:10 da SanVa

    Il modello telespalla va molto anche agli oscar

  10. scritto il 24 aprile 2005 09:08 da Q.O.

    “…potrebbe pronunciarlo come è scritto e non “Franciasca” come probabilmente dicono a Quarto Oggiaro”

    A Quarto Oggiaro parliamo meglio te, opinionista dei miei coglioni.

  11. scritto il 27 aprile 2005 18:49 da zoro

    Ao, se lui dice Franciasca mica è colpa mia, piatela co lui, e nun tencazzà nunte

  12. Cool…

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