Ballando dentro la stalla

by Diego Bianchi il 20 settembre 2005 @ 09:49 / Tivvu' / 5 Commenti
Maradona è cosa delicata, come sono delicate le cose per le quali si deve sempre e comunque portare massimo rispetto.
Chi ha avuto la costanza, il merito e soprattutto la capacità di far capire ogni volta in tempo reale cosa siano genio, talento, vizio e sregolatezza merita sempre rispetto imperituro.
Mi ricordo troppo bene quando gli chiedevo genio e lui genio mi regalava, con continuità e quantità; una cosa è idealizzare appagamenti prossimi venturi e aspettarli speranzoso, altra è apprezzare la soddisfazione delle proprie aspettative nel momento esatto in cui queste vengono puntualmente attese, quando non superate, nel bene e nel male. [...]
Maradona gonfio e deforme, con quel Che Guevara tatuato che si gonfiava con lui ogni giorno di più, è stato un dolore perversamente piacevole, con tutte le venature tipiche dell'autodistruzione leggendaria perfettamente intatte e visibili.
Uno così, può solo finire così, pensavo, e più si rovina, più lo si ama.
Ma sbagliavo.
Rivederlo ora, dimagrito e scattante al cospetto di ex ladri di biciclette, attori di fiction, comici falliti e ballerine da diporto, è stato comunque bello e gratificante.
Perchè se è vero come è vero che c'è autodistruzione e autodistruzione, quella catodica esibita può aver dignità pari a quella fisica malcelata, soprattutto se chi adesso gioca con te, chi adesso ti sfrutta, non ha niente da insegnarti e sotto le stelle non ha mai ballato.
Maradona tutto questo lo sa.
Più la stella è stella e più la stalla rischia di puzzare, ma se della stalla si conoscono i meccanismi, allora la situazione resta sotto controllo e il declino della stella resta comunque dignitoso.
Maradona sa benissimo quale sia il suo nuovo ruolo, conosce le regole e chi le fa.
Lo sapeva prima, quando di tacco e di punta scardinava poteri forti con l'ausilio di un pallone, lo sa oggi che piroettando su tacco e punta dà potenti boccate d'ossigeno a quel mostro che negli ultimi anni l'ha masticato, tritato e defecato come un irrecuperabile rifiuto.
Ma se è nella mondezza che ora bisogna primeggiare, per Maradona risorto non c'è niente di più semplice; se la mondezza regna, anche questo regno sarà mio, si è detto Diego, e prima ancora di ballare per la Carlucci, si è immolato a La noche del 10, in Argentina.
Il presupposto è stato semplice: piangere per Costantino non può essere la stessa cosa che piangere per Maradona e ogni lacrima versata per El Pibe sarà comunque più degna di audience.
E a La noche del 10 si piange sempre. Piangono le signore tra il pubblico che incontrano Diego per la prima volta, piange il pubblico all'unisono con le figlie che cantano una canzone per dire al papà quanto lo amino, piange il papà, ovviamente, mentre dice alle figlie che sono le uniche, “las unicas”, figlie uniche di degenere unico padre.
Ma all'improvviso, se Maradona ti spiega un rigore, come fa per l'ultimo gol realizzato in carriera (contro Goicoechea, suo partner nel programma), lo fa come se ti stesse raccontando una notte d'amore, con una ricchezza di particolari, di emozioni, di ragionamento e di spettacolarizzazione che in un rigore può sembrar banale, ma che solo chi ha tirato almeno una volta un rigore sa quanto banale non sia.
Maradona racconta ed emoziona prima di tutto se stesso, intrattiene guardandosi e stupendosi di come sia tutto così facile, commuovendosi davvero o recitando alla perfezione, forse pentendosi di non aver capito prima che per ipnotizzare le masse adesso basta molto meno del suo piede sinistro.
Ed è così che Diego diventa presentatore e partner di se stesso, artigiano della propria immagine e sacerdote del culto della stessa, in bilico costante sull'orlo di un precipizio nel quale continua a cadere, rimbalzando indomito, come il pallone più inafferrabile in preda all'effetto più imprevedibile.
Se tutto ciò l'avesse fatto da grasso, sarebbe stato il massimo.
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5 commenti a “Ballando dentro la stalla”

  1. scritto il 20 settembre 2005 14:34 da amlo

    questa cosa qua si poteva dire soltanto così.

  2. scritto il 20 settembre 2005 14:48 da SanVa

    Maradona come Jack La Motta

  3. scritto il 20 settembre 2005 16:54 da riccardo

    Ciao Zoro.
    Ti scrivo una sola volta l’anno, ed ogni volta per dirti che e’ un peccato non leggerti sulla carta stampata .
    Spero accada,ce ne sarebbe bisogno .
    Ciao e buon lavoro,

    Riccardo
    Buon lavoro

  4. scritto il 20 settembre 2005 18:08 da quincy

    di certo è finito meglio di nic cheiv (massacrato dall’improvvisa salute e dall’allegria). si riconferma un’evidenza mostrata in un video divino esempio di qualche anno fa: nic cheiv che dava una pacca compassionevole a sciòn mecgouan (la spugna dei pogues). se dopo ventanni di droga ti fermi, ti ripigli. se dopo ventanni di alcool ci sei arrivato e riesci a fermarti, sei comunque fottuto e bruciato.

  5. scritto il 20 settembre 2005 18:10 da quincy

    scusate non ho compiuto appieno il mio compito: se dopo ventanni di alcool e droga sei vivo, un pò ti ripigli un pò no.

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