Scambisti di pace

by Diego Bianchi il 13 settembre 2005 @ 13:13 / Cose_Nostre / 17 Commenti
Quando mi capita di dover presenziare ad una messa, lo faccio da spettatore, rispettosamente ai margini, alzandomi se si alzano tutti, sedendomi quando è stabilito che ci si debba sedere, cercando di non dare nell'occhio, di non creare fastidio con un atteggiamento ostile, ascoltando quel che si dice, indifferente al rito ma partecipe all'evento che del rito sembrerebbe aver bisogno per compiersi. [...]
Tuttavia, chi al rito partecipa intorno a me, inquadra subito il personaggio, mi classifica in un amen, mi schifa pure un po', ma dentro di sé già gongola al pensiero del momento in cui lui, il credente praticante titolare del banco che sta casualmente condividendo con me, avrà comunque la meglio su ogni mia più fiera e dignitosa condotta agnostica.
L'ordine, il segnale, l'obbligo partecipativo al quale sfuggire mi è impossibile, al quale vengo inesorabilmente obbligato per fingere un coinvolgimento che non mi appartiene, arriva sempre, puntuale e rituale, spiazzandomi come se fosse ogni volta la prima volta.
Lo scambio del ”segno di pace” non dà scampo.
E' in quel momento che chi mi sta intorno si rivolge entusiasta a me, tendendomi la mano, guardandomi fisso negli occhi, sfidandomi irrorato di pace in volto, con aspettative che degenerebbero in qualche forma di violenza, ne sono certo, se solo venissero smorzate da un mio rifiuto.
In me, inerme di fronte alla fredda richiesta di tregua (che io di mio ho già stipulato con quel contesto per il solo fatto di trovarmici in quel contesto), tanta tensione, solo tanta malcelata tensione e disagio.
E stringo mani, abbozzo sorrisi, evitando sguardi.
Il segno di pace in chiesa è l'ennesima mia paranoia.
Ogni messa mi sarebbe più tollerabile se quell'ordine non partisse; oppure mi risulterebbe più divertente se il segno di pace fosse frutto d'improvvisazione, che so, un bacio in bocca, un succhiotto sul collo, fare all'amore, promiscuità e scambismo della fede allo stato puro. Ma così non è né mai lo sarà.
Pertanto, credenti militanti che conoscete i testi di tutte le preghiere e sapete perfettamente il quando e il come uno debba alzarsi e sedersi in chiesa (altro grande mistero della fede), se io rispetto voi e sto tra i banchi di una chiesa quasi senza respirare, perchè voi non rispettate me ignorandomi così come io ignoro voi?
Del resto non dovreste far niente di diverso da ciò che il vostro prete vi sta chiedendo di fare: lasciarmi in pace.
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17 commenti a “Scambisti di pace”

  1. “la religione è l’oppio dei popoli” diceva qualcuno non molto tempo fa…

    ciao

  2. Quando non facevo di questi pensieri stereo (io-loro), una volta andai in chiesa con la mano finta (giuro). Semplicemente: non l’avessi mai fatto.

  3. scritto il 13 settembre 2005 16:28 da Mr.Brown

    sarebbe più giusto scambiarsi un bel ‘vaffanculo’

  4. scritto il 13 settembre 2005 16:59 da Dany

    Se vuoi essere ignorato perchè vai a messa?

  5. scritto il 13 settembre 2005 17:07 da zoro

    Dany, non ci vado di mio, mi ci ritrovo per amicizia: matrimoni, funerali, battesimi, cose così, capito come?

  6. scritto il 13 settembre 2005 17:11 da Dany

    Quindi non ti puoi arrabbiare per chi ti fa il segno della pace ,loro come fanno a saperlo?

  7. scritto il 13 settembre 2005 17:30 da amlo

    zoro va in chiesa a sputare dentro all’acquasanta. una volta ce lo volevo accompagnare ma ho preso fuoco a uso la torcia umana.

  8. scritto il 13 settembre 2005 17:33 da zoro

    infatti Dany, forse hai pure ragione, il problema è che tendo sempre a sopravvalutare il prossimo

  9. scritto il 13 settembre 2005 17:38 da Dany

    Gran brutta cosa!!!

  10. scritto il 13 settembre 2005 17:54 da laconix

    ..l il “segno di pace” riesce bene con chi non ti ha fatto niente… ma prova a scambiarlo, visto che vai a matrimoni e roba simile, con il cugino o il fratello che ti tiene in causa per l’eredità da vent’anni… vedrai che ….”segno di pace”…hehhehhe

  11. scritto il 14 settembre 2005 10:39 da ER BRASA

    a quella messa c’ero anche io. Ateo DOC nemmeno battezzato. Ma trovo due piaceri in una messa. IL primo è giocare con la cera delle candele. L’altro è appunto il segno di pace. Mi diverte l’idea che tutti stringano la mano di un senzaddio, beati e sorridenti. E mi piace pensare che la mia idea di pace, laica e comunista, possa essere un esempio. Adesso veniteci voi a stringerci la mano fuori di qui,in trasferta!

  12. scritto il 14 settembre 2005 15:30 da Francesco

    Oh ammazza che rosiconi che siete!!!.
    A quella messa c’ero anch’io e la mia idea di pace cristiana, progressista e un po’anticlericale non si è affatto sconvolta all’idea di una stretta di mano con chicchessia.
    Di vaffanculo ce ne prendiamo/diciamo una cifra tutti i giorni, sentire qualcuno che dice “pace” non è che mi dispiaccia, che mi frega in quale contesto lo dice, basta che ci creda (che te lo dico a fa’).
    Baci alla piccola
    Francesco

  13. scritto il 14 settembre 2005 16:25 da quincy

    ecco, s’è sposato un’altra volta senza invitarci…

  14. scritto il 14 settembre 2005 21:40 da justine

    il mio ex fidasnzato ha detto no grazie alla comunione ( testimone ad un matrimonio del suo migliore amico)
    non se l’e’ presa nessuno.magari se non vuoi fare il segno di pace puoi sempre fingere di pregare febbrilmente o metterti in un angolo della chiesa .
    o restare a casa.
    la messa e’ l’estrema condivisione purtroppo

  15. scritto il 15 settembre 2005 11:02 da ClaPiz

    anche io partecipo alle messe “rispettosamente ai margini”, ma più “ai margini”.
    E’ un pò più faticoso (e si vede male l’evento), ma se stai in piedi in fondo, sempre che non ci sia troppa gente, hai buone possibilità di risparmiarti il segno di pace e anche la procedura “in piedi… seduti”

    Ciao Diè
    ClaPiz

  16. scritto il 16 settembre 2005 06:33 da Fricat

    A proposito di acquasantiera, ma coi tempi che corrono, non sarebbe più giusto pe la chiesa schiaffarci dentro un bel tanicone di benzina, così si va in chiesa incannucciati e si suga nelle botteglie.

  17. scritto il 5 marzo 2006 11:38 da Anonimo

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