Post Les Blogs 2.Zoro

by Diego Bianchi il 15 dicembre 2005 @ 23:18 / Glob / 1 Commento
400 partecipanti circa, da quasi 30 nazioni, più di 1000 post, 4147 foto pubblicate quasi tutte in tempo reale, n video degli interventi, n podcast e n quant'altro.
Sono i devastanti numeri di Les Blogs 2.0, mega web-evento internazionale organizzato a Parigi (5-6 dicembre) da Six Apart con l'aiuto di sponsor aggressivi e rampanti, avente come tema centrale i blog, il web 2.0 e tutto ciò che dovrebbe girarci intorno facendo networking, pubbliche relazioni, biglietti da visita e human aggregator.
Ci sono andato per Excite, a vedere e sentire gente che fa cose, quelle cose di cui parleremo o che useremo tra qualche mese, quelle cose che già usiamo oggi tutti i giorni senza sapere chi ce le ha date.
Tra tartine wireless e croissant digitalizzati sono stato bracciolo a bracciolo con il signor Bloglines, il signor Technorati, la signora Movable Type, evangelisti di Microsoftfondatori di Macromedia e geek e nerd e giornalisti e freelance e docenti blogger e blogger discenti e sfigati e gente fica. [...]
Nonostante la wi-fi a disposizione connettesse molto più del connettibile sono andato all'evento privo di laptop, anche perchè se ancora non hai un Apple in certi contesti il laptop è meglio non tirarlo fuori. E poi per chattare non c'è bisogno di andare fino a Parigi.
ITALIANS
La rappresentativa italiana presente all'evento era discreta ed eterogenea, lesta al cazzeggio ma professionale quel che serve, con fisiologiche eccezioni tanto in un senso quanto nell'altro. Missione inconscia della blog-rappresentativa era quella di tentare una timida sortita fuori dalla provincia dell'impero nella quale ci relegano una lingua tanto bella quanto parziale oltre ad un letale mix di autolesionistica pigrizia, trasversale ignoranza, scarsa originalità, difesa dell'orticello e immotivata puzza sotto al naso.
Quando Martin Varsavsky si è pubblicamente lamentato del fatto che a differenza di tutte le blogsfere del mondo quella italiana non avesse ancora dedicato neanche un post al suo progetto di WiFi revolución, lo ha fatto giustificando la colpevole (ai suoi occhi) lacuna italiana con la pietosa immagine di un esercito di blog “annichilito” dal tappo censorio di Berlusconi e del suo regime. Quando qualche ora dopo una bloggeressa islandese docente universitaria ha chiesto preoccupata a me e ad Antonio come ce la stessimo cavando noi italiani a fare i blogger con Berlusconi che ci limitava nelle nostre potenzialità, ho capito una volta di più che dell'Italia, anche al tempo dei blog, se ne sa poco e male.
Dopodiché mi sono chiesto, anche a volerne sapere di più, cosa ci sia di italianamente blog-interessante da raccontare a questi blog-rivoluzionari avanguardisti dalla mind clamorosamente open e dal think different smodatamente esibito.
Obbligatoriamente chiamato a riflettere e rimuginare sul tuo particolare italiota e su quello che col badge in petto vai a rappresentare, capisci che di storie da raccontare in quanto blogger italiano non ne avresti moltissime. Chi si rapportava a noi lo faceva offrendoci spesso l'alibi Berlusconi, come a dire “se di voi si sente parlare poco e non si sa un cazzo è perchè avete Berlusconi che vi censura, porelli, e del resto non potete essere tutti Beppe Grillo, che è famoso e c'ha pure i consulenti“.
E non è un caso che l'unico relatore italiano invitato a parlare sia stato, appunto, il consulente di Grillo.
Ora toccherebbe capire se l'impressione generale data sia stata quella di una blogosfera comica e satirica, politicizzata e pungente, o quella di una blogosfera col consulente.
 
REST OF THE WORLD AND MULTITASKING
Che poi, a prescindere dalle molte eccellenze straniere incontrate che da sole bastavano a incartare e portare a casa un bel po' di sana frustrazione, non è che noi Italians si sia proprio delle merdacce, non più della media almeno.
L'archetipo del blogger presente all'evento, a prescindere dalla latitudine di provenienza, era più impegnato a fotografare e postare e podcastare e webcammare e pubblicare in tempo reale chattando col vicino di sedia che non ad ascoltare ciò per cui aveva pagato 200 euro più varie ed eventuali.
Estremamente concentrato nella fase di listening and comprehension ho virato verso videoriprese e cazzeggio nei momenti in cui la comprehension, vuoi per stanchezza vuoi per ruggini e limiti personali, latitava; alcuni panel, inoltre, erano oggettivamente pallosi.
 
PANEL E PANELLE
Dicesi panel un gruppo di panelist che affronta un determinato argomento. Dicesi panelist un relatore del panel, e pure queste sono parole con le quali occorreva familiarizzare. E insomma, questi panel, che poi erano il motivo formale per cui eravamo tutti là consessi, hanno lasciato un po' a desiderare. Dico ciò perchè tante eminenti capocce così ben assortite potevano essere meglio sfruttate e spremute per l'arricchimento interiore dell'audience piuttosto che venir lasciate lì a parlare dei cazzi propri ad una nicchia di iniziati che sapeva già tutto di ognuno; in sostanza, non ci si è preoccupati un granché di chi magari necessitava di sentirsi raccontare qualche storia introduttiva, magari anche sotto forma di favoletta, per meglio seguire ogni jam session di naked conversation in fieri. Dei tanti panelist intervenuti solo 3 o 4 hanno portato delle presentazioni in powerpoint o qualcosa da mostrare sul maxischermo, e siccome andare a braccio o reggere il Q&A non è cosa da tutti, alcuni hanno dato la netta sensazione di limitarsi a sbrigare la marchetta pro-domo propria, altri di irritarsi alla prima domanda sconveniente e crogiolarsi in uno status di international blogstar che puzza di vecchio, o se preferite di web 1.0, anche e soprattutto all'estero.
Una parte significativa dei relatori è però riuscita a coinvolgere e a far capire che con i blog e con i social software e con il citizen journalism e con il web 2.0 e con tutte queste cose qui insieme ci si può divertire un mondo facendo cose utili quando non addirittura artistiche, a volte facendoci anche qualche soldo. Ad onor del vero sull'artistico non ha insistito nessuno (tranne il tipo di Xolo.tv), forse perchè con l'artistico vige ancora l'idea che ci si facciano pochi soldi. Comunque, quelli che mi sono piaciuti di più sono stati spesso blogger giornalisti o giornalisti blogger, che poi tutta sta formale differenza di casta non l'ho mai capita (come Rebecca MacKinnon e Ethan Zuckerman di Global Voices o Thomas Crampton dello Herald Tribune o Ben Hammersley di un sacco di cose), e quelli che mi hanno entusiasmato di meno per lo più parlavano di corporate blogging senza l'entusiasmo che mi sarei aspettato da uno che per lavoro aggiorna un blog aziendale e lo va pure a raccontare in giro.
 
CORPORATE CONCLUSION
Il web 2.0, per quel che se ne capisce, è una gran bella bolla che più la si descrive più la si sgonfia, ma nel giro di un paio di mesi anche qui da noi non si parlerà d'altro, anche e soprattutto tra i blogger che di questo evento parigino hanno ignorato l'esistenza o la portata.
Quel che è evidente è che alla fine il nodo da sciogliere è sempre il solito: e i soldi? e il business model? e dove li metto gli ads? e gli sponsored link?
Il panel dedicato all'investing nel 2.0 è stato uno dei più confusi e peggio organizzati e forse non è stato un caso. Ma il business si farà da sé, anzi, si sta già facendo se è vero come è vero che a Les Blogs ancora caldo Yahoo! s'è accattato, dopo Flickr, anche Del.icio.us.
Insomma, è un mondo difficile, vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto; bisogna guardare, imparare, provare ad emulare, riadattare, metterci del proprio, rischiare. Sembrano passaggi ovvi, ma spesso li si ignora.
Quel che resta di Les Blogs 2.0, vuoi per la compagnia, vuoi per l'esterofilia, vuoi per Parigi che è sempre il posto migliore dove comprare dischi, è una generale buona impressione.
Un portale che non sia Yahoo o Msn che si presenta in un simil contesto sa di old economy come nient'altro; il mio essere “Excite Italia”, inoltre, sapeva di “old” due volte, come “Excite” e come “Italia”, ma la sola presenza è stata un atto umilmente coraggioso, riconosciutomi dagli astanti. Solo la compresenza di un ipotetico Ciaoweb Portugal mi avrebbe forse fatto rappresentare qualcosa di percepibile come più contemporaneo, ne sono consapevole, ma sono altresì consapevole del fatto che stiamo studiando, imparando velocemente, desiderosi di giocare pure noi, per puntare a un posto in Uefa o a qualcosa di più appena possibile.
 
Ecco, ora avete elementi a sufficienza per decidere se vedere o non vedere il video da me realizzato per l'occasione.
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Un commento a “Post Les Blogs 2.Zoro”

  1. eppure, io, il tipo di ciaoweb portugal, me lo sarò sognato, mi è parso proprio di averlo visto. era di lato, lassù in alto, che tentava di bloggare con un commodore 64. Gran pezzo, bridging ad alto livello, applausi a scena aperta.

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