Di Cataldo's Farm

by Diego Bianchi il 22 marzo 2006 @ 11:48 / Tivvu' / 4 Commenti
Ho appena ritrovato un documento video archiviato come inutile che da ieri sera è tornato di reality attualità e che oggi vi propongo così com'è, senza editing, nudo e crudo.
Il video in questione è stato realizzato il 19 maggio del 2005, allorché fui invitato in BMG ad intervistare Massimo Di Cataldo per l'uscita del suo nuovo disco.
L'occasione non fu indimenticabile e altre priorità fecero sì che quell'intervista non andasse mai on line (ne ho anche una a Cesaria Evora e una ai Matmos che colpevolmente hanno seguito la stessa sorte, quindi non è questione di gusti, né di cv, semplicemente può succedere).
E insomma, ad un certo punto posi al Di Cataldo la domanda: “se tra uno o due anni ti chiamasse la Ventura a fare Music Farm la prenderesti come un fallimento o come un attestato di stima?”
Il video che segue contiene la risposta, in 7 minuti circa, né rivoluzioniaria né incoerente rispetto alle odierne scelte del cantante già buon ultimo dopo la prima puntata, ma il tutto può comunque servire a capire la psicologia dell'artista alle prese con l'indecente o propizia proposta. [...] Vi segnalo inoltre, oltre alla dicataldica visione del fenomeno reality, anche e soprattutto le ripetute interruzioni delle debordanti giornaliste che insieme a me presenziavano all'evento.
E pensare che c'è chi si lamenta dell'Annunziata.
 

intervista a Massimo Di Cataldo
(.wmv, 8.14Mb, durata 7.27)
 
p.s. in tutto ciò ho aderito con malcelato scetticismo alla proposta di
far parte del CoITOC, Comitato Italiano per la Tutela dell'Onore di Califano, un osservatorio finalizzato ad evitare la neutralizzazione da reality di uno degli ultimi puri (il genuino intento è ottimamente espresso da Akille in questo post).
Lo scetticismo nasceva dal fatto che, come ho fatto presente ad Anna, nutro svariate perplessità sul fatto che il Califfo sia ancora artisticamente illibato, dal momento che la contiguità pregressa con hippoppismo e tiromancinismo l'ha già intaccato un bel po'.
Poi ieri sera l'ho visto cantare e interpretare e sbagliare e fregarsene come un punk (e fin qui grande plauso, ogni concorrenza sbaragliata), per poi virare verso la prevedibile esaltazione della propria nerchia oltre ogni più pessimistica aspettativa, per la gioia dei fan, CoITOC compreso. Ecco, secondo me il CoITOC al Califfo non serve, può solo enfatizzarne in maniera controproducente tormentoni ai quali la tv potrebbe dare devastante eco, riducendolo a fenomeno da blog e da reality più di quanto già non sia.
Ecco, se c'è qualcosa che può definitivamente affossarlo, al Califfo, pur con tutta la buona fede del mondo, forse è proprio il CoITOC.
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4 commenti a “Di Cataldo's Farm”

  1. il Di Cataldo ha un’espressione modello “non ci volevo stare qui”, vorrebbe parlare con zoro a discapito degli interventi. Inquietante la vuota libreria alle spalle. Ancor di più i segni (buchi di proiettile?) sul muro. Il plasticoso bicchiere in primo piano cattura tutta l’attenzione, e il DiCat. sta cercando (a giudicare da certi sguardi) di usare la telecinesi per scagliarlo (o scajarlo?) contro le garrule interrutrici.

  2. Io proprio non la capisco tutta questa diffusa devozione per Califano. Non vi sembra un pochinino patetico?

  3. scritto il 24 marzo 2006 01:45 da SanVa

    sesso, droga, va bene: ma non si chiamava Calissano?

  4. scritto il 27 marzo 2006 22:18 da Anonimo

    l’intervista l’hai fatta in qualche stanza per colloqui di qualche istituto e prima o poi dovrai ammetterlo visto le prestazioni del di cataldo..qualcuno invece mi dica qualcosa sul califfo,che pe mò s’addoba nei bagni,invece di usarli come alcove..e usa lo shampoo come crema pe la faccia!?

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