Cenci

by Diego Bianchi il 7 aprile 2006 @ 03:40 / GrandeFratello / 3 Commenti
Che la Marcuzzi inizi la puntata salutando Tommaso che non c'è più è una cosa che a seconda delle sensibilità può urtare o commuovere ma che a margine di una settimana che ha ravanato con lo zoom nel sangue di una famiglia vivisezionandone reazioni, parole, sguardi e lacrime da dare in pasto ai caimani del telecomando, non deve stupire.
Prime voci hanno fatto la cronaca, seconde voci hanno dato un parere tecnico, seriosi Liorni rampanti si sono collegati dalla boscaglia della sepoltura con facce sorridenti affacciate alle loro spalle, facce poco più contrite di quelle che ogni giovedì sera salutano da Cinecittà. Tutto si mischia nello stesso format di successo, il genitore messo in nomination perché non la raccontava tutta, il genitore salvato solo ora che non ha più il figlio, il sospettato pagato per mentire in un'intervista, il colpevole che ora tutti vorrebbero morto, perché questa è la volontà popolare, schiacciante, e per invocare il boia non serve neanche il televoto.
E' il Grande Fratello che ci gira intorno 24 ore al giorno, è la privacy che ha valore solo quando violata, pronta per il banchetto degli affamati, che non perdono una puntata e oltre il proprio televisore non riescono più a vedere. [...]

Decerebrati per casting e per contratto, privati della possibilità di parlare di politica davanti alle telecamere come se facesse differenza ascoltare Calderoli o Fabiano, i ragazzi del GF potranno votare e la notizia della serata è che tutti lasceranno momentaneamente la casa per recarsi ai propri seggi. Nessun astenuto dunque tra i rimasti in gara, anche perché avere sintetizzati tutti i dibattiti elettorali di questi giorni in un wizard fornito dalle istruzioni di Cristina Parodi (gli avrà detto dell'ICI? e del dito puntato in camera? e dei cinesi bolliti? e di Ferrara col tovagliolo in bocca?) è comunque un bel modo di immaginare un paese che non c'è.
Ora, siccome io fin da piccolo cerco di capire come voti la gente, supporre le scelte elettorali dei rimasti in gara sorge spontaneo:
- Augusto: gioca col drappo tricolore, ha il mito delle forze dell'ordine che lo hanno liberato, impaccato di soldi e saldi principi, velatamente innervosito dalla tunisina, lo metterei in quota AN.
- Simona: democrista per tradizione, tende generazionalmente a destra non senza subire la sindrome di Stoccolma esercitata su di lei dalle vetrine di Via Montenapoleone; tradirà le proprie origini meridionali votando Lega o l'UDC di Casini che è sempre un bell'uomo.
- Laura: bellina, calciatoremunita, pronta per il tiro e il giro giusto, ha già pronta una poltrona da vicepremier, a patto che voti Forza Italia.
- Fabiano: mezzadro in carriera, opportunista bigotto e vanaglorioso dal pensiero semplice, casachiesapalestra, beniamino per acclamazione e acclamato piagnone, devoto al Dio denaro, voterà Forza Italia.
- Filippo: democristo nell'animo, centrista per dna, doppiogiochista ingenuo, un piede in due staffe, voterà Udc, comunque pronto a saltare a sinistra, da Tabacci e De Mita, passando per Mastella, col rischio di rimanerci.
- Simon: edonismo laico, estetismo liberale, biondismo radicale, trasnazionalismo avulso, potrebbe essere l'unico dei concorrenti a votare centrosinistra, scegliendo la Rosa nel Pugno.
- Liorni: braccio armato dei militanti mediaset, a lui vengono affidate le missioni elettorali più squallide e ingrate. Professa aziendale fedeltà azzurra e devozione alla causa, ma nel segreto dell'urna si ribellerà ad un destino da troppo tempo segnato, votando Rosa nel Pugno pure lui.
- Marcuzzi: origine palocchine, radical chic poliglotta, donna in carriera della porta accanto, dopo aver manifestato simpatie diessine citando Michele Serra alla seconda puntata, potrebbe virare su Bertinotti, che a suo modo è un bell'uomo e a Mediaset lo stimano comunque tutti.
Che Flora, la ex di Filippo cornificata dopo pochi giorni di reality (o poche settimane, non cambia un granché) sia meglio di Simona, pare evidente a tutti.
Che Filippo sia un cojone nel senso più tradizionale del termine e senza valenze elettorali, anche (e forse a lui per primo).
Filippo che si lamenta degli applausi ricevuti da Flora sembra Fini che si lamenta da Floris.
Filippo che dice che lui sa una cosa di Flora ma fa il superiore e non la dice pare il Mago do Nascimiento appena beccato a fare il parrucchiere a Bahia.
Il padre di Filippo che aspetta che Flora se ne vada per poi prendere il microfono e dire che lei ha un agente che le promette più successo di Filippo spiega il figlio meglio di qualsiasi test del dna.
Simona che capisce di essere il lato del triangolo che avrà meno successo, pur a fronte della tanta carne messa in mostra fa pensare al di lei padre.
Come avevo anticipato una settimana fa, la carta da giocare per il GF militante CdL, anche se rapidamente ingiallitasi in pochi giorni, sarebbe stata quella cinese.
All'uopo Liorni deve trascinare Manlò a farsi insultare dai camerieri del Ristorante “Cencio La Parolaccia”, sito accalappiaturisti che per proteggere il ricordo lasciato nell'immaginario collettivo in Fracchia la belva umana non si sarebbe dovuto prestare alla marchetta, ma tant'è. I camerieri del posto si esprimono più o meno come la Mussolini a Porta a Porta (come non ricordare il celeberrimo “E benvenuti a sti frocioni” cantato in faccia a Banfi) e nel momento in cui mediaticamente impazzano cojoneria rivendicata e cojoneria evidente, è a loro che viene affidato il compito di neutralizzare la rivoluzionaria forza della parolaccia, sdoganata in queste ore oltre ogni previsione. Per ottenere il risultato occorre esagerare, dire tutte le parolacce che vengono in mente, senza problemi, a ruota libera, con naturalezza, che se la televisione dice le parolacce allora non c'è niente di male a dirle, è tutto fatto con ironia, e coprire e insabbiare quel cojoni in cima all'hit parade della campagna elettorale diventa possibile.
Gli autori decidono quindi di impallinare Manlò con una raffica di vaffanculo, il tutto mentre Liorni stornella col tamburello in mano e un prontuario di vaffanculo in cinese viene distribuito ai pittoreschi ristoratori per farne buon uso con la prossima comitiva da Pechino, sempre in simpatia.
Se poi l'effetto desiderato non dovesse essere raggiunto, nella peggiore delle ipotesi si sarà mandato affanculo un cinese in diretta nazionale, cosa che nella campagna elettorale di chi fa un po' il cazzo che gli pare fa comunque morale.
 
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3 commenti a “Cenci”

  1. scritto il 7 aprile 2006 10:29 da Neandro

    Quindi questa puntata sposta voti o no?

  2. scritto il 7 aprile 2006 10:54 da Victor

    Bentornato, mitico!
    Stavolta mitico!

    PS: Che ne pensi di un bannerino con Silvio tra Rutelli e Fassino e lo slogan…”tra due coglioni c’è sempre una testa di cazzo”?

  3. scritto il 7 aprile 2006 11:31 da Sibilla

    Finalmente qualcuno indignato da come è stata trattata la vicenda del bimbo ucciso; io dico solo:-Cacciate gli avvoltoi!- Tutti quei giornalisti fuori dalla porta, ma per chiedere cosa? Un minimo di rispetto per questa famiglia… l’apice è stato toccato da un collegamento sul luogo del delitto, quando ancora si stava scavando. Dietro all’inviato c’era gente che aveva il coraggio di fare ciao con la manina e di chiamare col cellulare per avvisare di essere inquadrato. Italia, come sei caduta in basso… non sei più recuperabile. Zoro, sei sempre Er Mejo!

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