Baltimore Giants

by Diego Bianchi il 4 agosto 2006 @ 07:09 / Slammer / 6 Commenti
A Washington fa caldo, piu' dei primi due giorni, come previsto, come mai provato prima, ma la truppa regge con disinvoltura (anche se ieri mattina Edoardo ha passato mezza giornata a vomitare il pur ottimo brasiliano dando la colpa alla invero mai tanto benedetta aria condizionata sparata al massimo in ogni dove; la tensione tra noi che cerchiamo riparo al chiuso e lui che cerca sudore all'aperto comincia a farsi costante).
Scrivo per testimoniare che il gruppo, trainato nello spirito e nel fisico da Anita e Pasticcio, ha dato ancora una grande prova di adattabilita' nell'approcciare le nuove incredibili avventure di giornata che comprendevano a) noleggio della macchina b) rotta su Baltimora e soprattutto c) primo incontro con Simone e d) concerto di Mary J Blige. [...]
Forti di un van per 7 guidato da Peugeot che frenava con il piede della frizione costringendo non solo Edoardo ma tutti gli altri ai limiti della vomitata, i nostri eroi si sono diretti a Baltimora facendo lo slalom tra le macchine che sull'autostrada riuscivano a tamponarsi da ferme. Arrivati a Baltimora abbiamo subito concordato che trattasi di citta' molto piu' americana di Washington, nel senso che ci sono palazzi piu' alti, gente piu' scocciata, mare a far scena e tanto caldo, come a Washington, piu' che a Washington.
E' stato qui che abbiamo incontrato per la prima volta il pretestone del nostro viaggio, Simone, il quale, a differenza nostra, ha mostrato ottima forma fisica e mentale al punto da riuscire ad indossare una camicia abbottonata fino al penultimo bottone, pantaloni lunghi e mocasso emiestivo senza produrre una sola goccia di sudore, il tutto grazie alla sola forza della mente.
Offerto dal nostro chitarrista ci attendeva uno show di caratura mondiale, nientemeno che Mary J Blige, il top of the black pop, una bona che con la voce ci fa quello che gli pare e ancora non si e' ridotta come Whitney Houston.
Appena giunti all'Arena, grande palazzetto quadrato destinato all'evento, abbiamo capito subito che l'esperienza sarebbe stata da raccontare, a prescindere dalla performance di Mary J.
Col senno di poi si puo' ragionevolmente ipotizzare che qualora Dante avesse avuto bisogno di rappresentare un girone gioiosamente infernale destinato a maschi razzisti, sessisti e maniaci del fitness si sarebbe servito di un concerto di Mary J Blige lungo un'eternita', a Baltimora. Tra migliaia di persone io, Ottavio, Mario, Pasticcio, Peugeot ed Edoardo luccicavamo in quanto unici maschi bianchi della serata, con Michela ed Anita maggioranza in quanto donne, ma minoranza in quanto Bianchi. Inoltre, come se la nostra condizione non fosse stata minoritaria a sufficienza, eravamo pure tra i pochi gruppi composti solo da persone sotto i cento chili.
Il grasso, mi ha detto Simone, e' un problema sociale, e piu' ne hai addosso peggio stai combinato, tanto fisicamente quanto soprattutto economicamente. Nella maggior parte dei casi chi da queste parti riesce a respingere l'invasione del colesterolo significa che ha i soldi per permetterselo e non e' un caso se intorno a noi, all'ultimo anello dell'Arena, han preso scomodamente posto solo esseri enormi, inquietanti, ex belle donne, ex donne, meduse giganti, modelle extra-huge, supereroine dalla foggia debordante, ora minacciosa ora paciosa, comunque affascinante. Donne ovunque, maschi pochi, al massimo accompagnatori, non era quella la loro serata perche' Mary J Blige significa orgoglio femminile che le canta al maschio anche se va in brodo d'ormoni quando sul palco un giovanotto Vandroseggia con movenze da pappone.
Tra fuochi d'artificio e schermi giganti Anita ha fatto seguire una fase clap your hands say yeah da una serie di voglio andare a casa temperati solo da lunghe passeggiate con la madre per i corridoi perimetrali della struttura, fraternizzando con spacciatori di fritti e creature dalla vescica svuotata di fresco.
Ho visto teste piccole su spalle enormi con braccia ripiene e seni a 4 mammelle con pance da sumo su culi da circo per gambe arcuate su piedi rigonfi spalmati su tacchi crepati, il tutto inguainato nel guardaroba di Beyonce'. Ho visto comitive di veline extra large ballare con il telefonino acceso in una mano e il vassoio tracimante polli fritti nell'altra; tra di loro ho sentito decine di vocalist clonare Mary J sulla stessa tonalita' e Peugeot urlare w la fica su tonalita' diverse, tra ragazze che piangevano per il dramma dell'amore, motherfucker urlati al maschio sfruttatore e noi li', travolti e felici, a sopportar con merito la fatica e a menar quieta e tranquilla la vita.
E stamattina abbiamo fatto colazione con bacon, uova e salciccia e Anita ripete che vuole tornare a Baltimora, a vedere il concerto.
Meglio cosi'.
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6 commenti a “Baltimore Giants”

  1. scritto il 4 agosto 2006 09:21 da Giamaica

    Aho se per caso te capitano a tiro comprami un ice shots maker che da noi ancora non se trovano.

    Li trovi da Target a 9.99

    http://www.target.com/gp/detail.html/sr=1-1/qid=1154676528/ref=sr_1_1/602-7521271-0789451?%5Fencoding=UTF8&asin=B000ETPQEC

  2. scritto il 4 agosto 2006 09:22 da Giamaica

    Bello, soggetto al singolare e verbi al plurale…. dovrei incominciare a rileggere prima di cliccare su OK

  3. scritto il 4 agosto 2006 14:23 da pip

    Saluti a tutti e auguri al big man e rispettiva,
    letti da quì sembra proprio che sopportiate con merito la fatica e meniate quieta e tranquilla la vita (nonostante peugeot).
    …e non c’è forza a dare un senso all’americanità …

  4. scritto il 18 agosto 2006 22:44 da kurtiell

    oh, addo’ state?

  5. scritto il 22 agosto 2006 20:11 da Giamaica

    e mo ti commento pure da Corfu.
    Saluti

  6. ok

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