Nanosferatu

by Diego Bianchi il 31 ottobre 2006 @ 00:10 / Glob / 2 Commenti
Orvieto è una bella cittadina, uno di quei posti che quando ci entri dentro senti il suono di un pianoforte che esce dalle persiane di una casetta alle pendici di una salita da rampicata che ti porta dritto nel cuore della città, a mangiare tagliatelle al ragù prima di un convegno dal quale non sai cosa aspettarti.
Orvieto è una bella cittadina che si nasconde ai navigatori satellitari più puntigliosi, i quali, piuttosto che ammettere le proprie satellitari lacune, sul rettilineo che porta dritto in città ti consigliano con voce ferma: “se possibile, fare inversione a u”. E ti pare un segnale.
Ma tu vai e il convegno inizia e tante autorità che sono i vice delle autorità ufficiali ti portano i saluti, qualche sponsor ti dice che in Internet è in atto una rivoluzione, giornalisti e blogger e nanoimprenditori si annusano complici, e tu che sei lì per imparare da chi più o meno fa il tuo stesso lavoro e sapere nell'ambiente cosa si dice, all'improvviso ci resti un po' male. [...]
Se mesi fa i blog italiani non godevano di ottima salute ma comunque disordinatamente si agitavano e qualcosa tentavano di fare per differenziarsi, oggi stanno male, talmente male che i giornali non li temono in quanto blogger, ma in quanto nanopublisher, che è tutta un'altra storia.
In sostanza, il giornalista, la redazione on line, la testata, non temono la controinformazione, non temono che un blogger arrivi prima e/o meglio sulla notizia, non temono lo sputtanamento a mezzo blog né la concorrenza sul piano della qualità, no, niente di tutto questo.
Il giornalista italiano dal blogger italiano fondamentalmente non ha un cazzo da temere né da imparare.
L'unica cosa del mondo dei blog che il giornalista guarda con sospetto e attenzione sono le piattaforme di nanopublishing, i network di blog tematici professionali, ben consapevole che non si tratta di blogger che ti sfidano a fare meglio sul piano dei contenuti, ma di persone che vorrebbero fare giornali on line usando i blog per pubblicare notizie, facendo numeri per vendere pubblicità che in qualche caso portano a casa.
E' la forma che crea interesse, non la sostanza.
Non sono i blog che si affermano come qualcosa di qualitativamente diverso nel mondo dell'informazione; sono i blog che si affermano come qualcosa di nuovo nel mondo degli strumenti per pubblicare contenuti, come aggeggio più rapido per clonare dal basso, nient'altro.
Giornali e nanopublisher stanno diventando portali, a tutti gli effetti, con i loro bei canali molto old style ma tremendamente attuali e necessari, con rara personalità e molta informazione di seconda, terza e ennesima mano replicata ad uso delle, si spera, masse.
Ammetterlo pare brutto, quasi volgare, poco blog.
Eppure non c'è niente di male.
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2 commenti a “Nanosferatu”

  1. Sei un irriducibile blogger eh?

  2. scritto il 2 novembre 2006 14:41 da rocky

    . e il fatto che la slammer il “nano” ce l’ha in seno dall’origine è l’ennesima conferma stare troppo avanti non sempre è vantaggioso.

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