Padoa Schioppa, Venexia pianxe, Treviso insorge contro Roma

by Diego Bianchi il 17 ottobre 2006 @ 07:16 / Cose_Nostre / 4 Commenti

Se si escludono un paio di gite scolastiche tra pallose ville del Palladio e feticci di Giulietta, prima di questo fine settimana non ero mai stato nel laborioso Nord-Est a veder da vicino quelli che con il loro lavoro sostengono noi del centro-sud.
Siccome andare a dare conforto ad un nipote siciliano di quindici anni cooptato dalle giovanili del Treviso ci è sembrato un ottimo pretesto per tornare in quei luoghi, con signora, signorina e suocera siamo andati a vedere da vicino in nome di chi e di cosa il sangue del nostro sangue sta da qualche mese sospeso tra campo e panchina, tra realtà e reality, tra delusioni e orgoglio, tra adolescenza e maturità.
La famiglia Bianchi è scesa dal treno con intenti pacifici, decisa a mischiarsi con la popolazione indigena, pronta a far parlare solo mia suocera che è di Milano e conosce la lingua, spugnosamente predisposta a usi e costumi locali; con questo spirito il mio cervello stava per prendersi un fine settimana di standby, senza computer, senza tv, solo svago, radicchio e un po' di stampa locale.
E' stato così che il sabato mattina, facendo colazione in albergo, ho scoperto un giornale che si chiama Il Treviso (un giornale del posto che a Padova si chiama Il Padova e probabilmente a Rovigo Il Rovigo e così via) per colpa del quale il cervello si è all'improvviso rimesso in moto: mentre me ne stavo seduto sulla tazza del cesso dell'albergo, raccontava Il Treviso, una pletora di imprenditori e artigiani e commercianti del circondario andava intruppandosi in Piazza dei Signori per urlare tutta la propria rabbia contro la Finanziaria, contro Roma e, volendo personalizzare l'evento, contro me e famiglia. [...]
Insomma, ancora una volta, dopo l'esibizione di Totti e Nash sotto l'ufficio, senza volerlo mi trovavo nel cuore della notizia di giornata, al centro esatto dell'attualità, da clandestino infiltrato, romano nel cuore del nemico, seppur momentaneamente assiso su tazza del nord-est.
Sperando di rivivere le forti emozioni di quando in piena tesi universitaria mi finsi leghista in Piazza Duomo inneggiando a Bossi e Miglio, entusiasta mi sono alzato dal trono, turisticamente predisposto a vivere l'evento.
Giunto sul luogo, fomentato dall'ansia da reporter e suggestionato da un background troppo back, inconsapevolmente cercavo con la telecamera volti con rughe solcate dal sole, fazzoletti rossi al collo e cappelletti di carta inzaccagnati sulla fronte, pugni alzati e panini oleosi, ma in Piazza dei Signori la fauna era altra.
In Piazza dei Signori, davanti al bar Signori e Signore, signori incravattati e signore imbellettate che signorilmente evadevano dagli abituali ruoli, manifestavano il loro disappunto ostentando grandi strette di mano con il profilo migliore a favor di telecamera. Pur vestito peggio di tutti (di tutti quelli che giravano per Treviso, non solo di quelli presenti alla manifestazione), grazie alla biondezza delle mie tre signore mi sono ben camuffato senza dare troppo nell'occhio, almeno fino al momento in cui, avendo rifiutato un volantino sulla “grande truffa dell'euro”, il rubicondo signore che me lo porgeva ha fatto una faccia meno signorile di quanto il contesto prevedesse e s'ignora cosa abbia detto alle mie spalle.
Da dietro il palco ho ripreso le guardie del corpo dei leader di tutte le associazioni di categoria, la claque che batteva le mani, i sindaci con la fascia, le mani giunte in aria e lo speaker che ringraziava i convenuti per essere lì “in questo giorno che di solito dedichiamo al relax e allo shopping”. Insomma, a Treviso per non fare shopping di sabato mattina bisogna essere molto incazzati contro chi minaccia di farti fare meno shopping i prossimi sabati.
Il fatto è che a Treviso sembrano tutti ricchissimi e se non sono ricchissimi sembrano comunque benestanti e ceto vatusso e se non sono benestanti fingono benissimo di esserlo, tanto che hai l'impressione che pure africani e albanesi abbiano portamento da leghista convinto e temi che da un momento all'altro vengano a darti del romano ladrone.
A Treviso c'è una libreria ogni 30 metri e tutte vendono un libro che si chiama Commesse di Treviso, dedicato a una di quelle che probabilmente i trevigiani ritengono essere categoria poco benestante e folcloristica il giusto per farci un libro.
Commesse di Treviso è un giallo, dove la vittima non solo è commessa, ma è pure nera.
A Treviso se superi la selezione naturale diventi benestante.
Una copia del libro l'ho regalata a mio nipote.

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4 commenti a “Padoa Schioppa, Venexia pianxe, Treviso insorge contro Roma”

  1. Ma il video ce lo fai vedere pure a noi?

  2. scritto il 18 ottobre 2006 20:38 da Jus

    ma sei andato nel peggio del peggio…

  3. scritto il 19 ottobre 2006 12:44 da son3mendo

    Torno sempre con piacere in questo sito. Però, va bene che è un diario, ma a parte il tuo scazzo personale, il fatto che sei preventiamente prevenuto verso gente che è preventivamente prevenuta contro di te, a parte tutto, non avrai confezionato l’atmosfera on the road, con venature politico-sociali, perchè non avevi il coraggio di giustificare altrimenti il fatto che ti SEI COMPRATO UN LIBRO CHIAMATO LE COMMESSE DI TREVISO? E stiamo buttando CO2 nell’atmosfera per tenere questa informazione online. :-P prprpr

  4. scritto il 21 ottobre 2006 09:11 da alè patane

    minchia, commesse di treviso me lo compro!

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