Basta avere l'umbrela

by Diego Bianchi il 20 novembre 2006 @ 00:17 / Cose_Mie / 6 Commenti
Vista dall'esterno deve esser stata una scena triste.
Io, solo, nel pieno centro di Milano, sotto la pioggia, sotto un ombrellino nuovo che cedeva ad ogni folata di vento, a tagliare il vuoto di San Babila, dove le uniche persone a spasso di venerdì sera sono persone che vogliono venderti ombrellini nuovi che presto si smonteranno, e le altre vorrebbero avere ombrellini da vendere.
Ma a Milano neanche un amico hai? Un parente? Un conoscente? Qualcuno con cui sharare un venerdì sera, piovoso sì, ma sempre venerdì sera milanese? No, o meglio, sì, ma non ho insistito e ho lasciato che fosse.
Forse un giorno farò come quei blogger che se per ventura vanno, che so, a Sondrio, o a Isernia, scrivono sul proprio blog “ehi gente, domani sono a Sondrio, chi mi organizza una cena, una giostra di sbandieratori, una conferenza sui blog e un po' di petting 2.0?”. Ecco, magari un giorno farò così, ma per il momento evito, non sono portato per l'eccesso di socializzazione casuale e risulterei presto insopportabile.
Pertanto, rimbalzato occasionalmente su un paio di rifiuti, ho abbracciato il destino optando per uno splendido, avventuroso e ieratico (anche se ormai sono passati due giorni) isolazionismo padano. [...]
A dire il vero, quando sono arrivato a San Babila con le scarpe umidicce per l'acqua calpestata lungo tutto Corso Buenos Aires, per un attimo ho avuto la sensazione di essermi meritato la movida milanese. C'era gente, c'era vida, nonostante l'acqua, ma poi, messa a fuoco l'inquadratura, ho capito che quella piccola folla ben vestita che si faceva inghiottire da una scaletta era il pubblico che si dava il cambio per vedere lo spettacolo di Columbro che fa la drag queen e che il cartellone di Anna Falchi giustapposto era lì solo per vendere uno spettacolo prossimo, a venire, con ogni probabilità.
Nel centro di Milano di venerdì sera non c'è nessuno e la pioggia non è una scusa accettabile; gli spaziosi e invitanti porticati coperti (che però ti costringono ad aprire l'ombrello ogni 100 metri per brevi tragitti di 10, per poi richiuderlo per altri 100 metri e poi riaprirlo per altri 10 e insomma, apri l'ombrello, chiudi l'ombrello, apri l'ombrello, io too spezzerebbe st'ombrello) proteggerebbero chiunque, sono fatti apposta per la deambulazione serena, a qualsiasi ora, con qualsiasi clima, per qualsiasi portafoglio e non a caso grondano vetrine illuminate a festa. Ma anche a Milano, di venerdì sera, i negozi sono quasi tutti chiusi e financo il Duomo, addirittura il Duomo è chiuso, e non parlo di divieto d'accesso, ma di divieto di vista.
Sì perché pur sotto la pioggia fino al Duomo ci arrivi, vuoi ammirarne la mole, il contesto, l'autorevolezza, ma qui è già Natale da un po' e Banca Intesa ha deciso di impacchettarlo tutto neanche fosse un panettone da regalare, e non si vede niente di niente, il Duomo è in banca, sta bene così, l'intesa manca e giri i tacchi ormai zuppi.
Nel centro di Milano di venerdì sera non c'è nessuno, i negozi sono chiusi, ma le librerie e i negozi di dischi sono aperti, e sono belli e accoglienti, e hanno il negrone all'entrata uguale uguale ai megastore di Parigi, ma hanno la metà dei dischi dei megastore di Parigi e quella metà costa mediamente molto di più che nei megastore di Parigi.
Sgrullato l'ombrello sono entrato, ho frugato, sfogliato e nonostante non sia cosa furba per ogni libro finito comprarne cinque da cominciare, non ho resistito; dopo aver schivato Il Piccolo Isolazionista di Labranca (che pure, dato il contesto, mi attirava moltissimo e so che prima o poi finirò col comprare), ho provato un'irresistibile attrazione per i Venerati Maestri di Edmondo Berselli, sedotto e conquistato dal seguente incipit: “Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, io confesso che non mi piace nulla. Non mi piace un romanzo, non mi piace un film, la musica, la televisione, non mi piace praticamente niente di quanto viene prodotto in Italia“.
“E' il mio libro!” ho esclamato muto e solo, e dato che l'assenza dei blog dalla lista non è imputabile ad una maggior considerazione della blogosfera italiana come agitatrice culturale da parte di Berselli ma alla generale incapacità agitatoria di costei, ho speso entusiasta i 16 euro per un libro che ho già quasi finito e che, smentendo volentieri Berselli, mi sta piacendo molto nonostate sia stato prodotto in Italia, ma del quale, condividendo il pensiero di Berselli, si parlerà poco proprio perché prende per il culo quell'Italia che dovrebbe parlarne.
A quel punto l'umbrela mi copriva sempre meno la testa e superato un arpista intento a dare vita alla Cucaracha, mi sono posto il problema della cena, pur rimuginando su quanto possa esser triste un 37enne che mangia da solo. Ma se vedere persone che mangiano sole genera malinconica tristezza, essere guardato da chi mangia in compagnia genera una strana sensazione d'alterità orgogliosa, un fiero fatticazzituismo da battaglia, desiderio di trattarsi più che decentemente, a maggior ragione se gli abituali affetti sono distanti (anche se forse il finale a base di sorbetto di mela verde e calvados è stato un vezzo evitabile).
A pancia piena e sorridente sono quindi andato a dormire, con l'umbrela ormai monca implorante pietà, i carabinieri a perlustrare la villetta di fronte all'albergo e Daria Bignardi a intervistare Beatrice Borromeo.
La full immersion a quel punto era completa e tangibile nei miei calzini bagnati, non potevo chiedere di più e mi sono messo a dormire, mentre la Borromeo mi diceva buona sera e arrivederci, anche se difficilmente ci incontreremo mai.
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6 commenti a “Basta avere l'umbrela”

  1. e sabato? Mi son scordata di salutarti !! ciao, sono la ragazza che t’ aveva riconosciuto allo ied e che entrava e usciva dalle sale inquieta ed indecisa ! ciao!!

  2. scritto il 20 novembre 2006 04:40 da SanVa

    se pure fossi stato ancora da quelle parti ti saresti dovuto accontentare di Baggio, anzi Cesano Boscone, altro che San Babila. Comunque complimenti per lo ieratico.

  3. Peccatissimo che non sapevo che ci fossi – eravamo tutti in un ristorante vicinissimo al Duomo!

  4. Sei il solito stronzo; perche’ non dici a tutti che ti ho lanciato 3 toast cotto e sottiletta mentre eri in transito a Piacenza?

    Cosi’ impari e la prossima volta invece di prendere un eurostar cazzo-figa, a bologna cambi e sali su un cesso di interregionale e ti fermi a cena da me. :)

  5. be’ la prossima volta fatti sentire, si organizza un consesso tra cinici in cui sparare cazzate dire male di tutto e alla fine starci sulle palle anche tra noi, per non smentirci… intanto compro i venerati

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