La politica, un'impresa

by Diego Bianchi il 15 dicembre 2006 @ 12:59 / Glob / 14 Commenti
Non importa che tu sia giornalista o blogger, se ti vuoi mettere a zerbino puoi farlo a prescindere, aumentando le possibilità che il ministro ti riceva a palazzo anche in futuro. L'importante è farlo sentire più a casa sua di quanto non sia già di fatto.
 
E' sempre un po' triste, oggi come un anno fa (quando scrissi le righe precedenti), poter misurare al centimetro quanto sia difficile per un blogger consapevolmente e orgogliosamente opinion leader non piegarsi al primo potere forte che ti strizza l'occhio, sia esso politica, tv, stampa, editoria o altro.
A LeWeb3, mega blog-evento organizzato a Parigi dalla blogstar francese Loic Le Meur (più di mille partecipanti tra blogger e imprese, 36 paesi rappresentati, sponsor e media a far la ola), è stato segnato il più spettacolare degli autogol nella porta del nuovo che ambisce ad avanzare.
E io stavo proprio dietro la porta, a riprendere tutto. [...]
L'anno scorso era tutto più spontaneo, più intimo e concreto, meno spettacolare, più “blogger”, ammesso e non concesso che “essere blogger” significhi qualcosa.
Quando lunedì sono entrato nella grande sala destinata ad ospitare i convenuti uno speaker stava annunciando che nel giro di 10 minuti sarebbe iniziato “lo show”, e così è stato sulle note di Fat Boy Slim per ogni intervento in scaletta, right here, right now, right here, right now, the show ha preso forma gonfiandosi di ego fino al limite, in un lifting estremo destinato inevitabilmente a lacerare ogni membrana di credibilità faticosamente costruita negli anni. Ed è stato un peccato.
Gli italiani quest'anno erano quantitavamente più dell'anno scorso, percentualmente meno dell'anno scorso, mediamente più intraprendenti dell'anno scorso.
Svelti di podcast, lesti di biglietto da visita, spesso in gara con se stessi, entusiasti del contesto ai limiti dello svacco, collezionisti di referenze, startuppisti, consulenti, barcampari e giornalisti, sgomitanti quel che serve e sottomessi quando serve, blogganti in inglese, blogganti dal vivo, smaniosi di scrivere, a prescindere, sempre, su tutto, con la crisi di astinenza a un tiro di wireless. Anche gli italiani quest'anno erano meno “blogger” dell'anno scorso, ammesso che “essere blogger” significhi qualcosa.
Se non ci fossi andato l'anno scorso non avrei avuto così ben presente come anche a livello internazionale il concetto di cricca, di conventicola e di amici degli amici sia un fenomeno globalmente percepito, quando non tangibile.
Su 70 relatori almeno la metà era presente e relazionava anche l'anno scorso, poco ricambio, troppo poco per esser passato un anno intero d'entusiasmo, idee, creatività e successi all'insegna del 2.0.
Parecchi relatori erano brutte cubiste rese comunque belle dai loro clamorosi o presunti successi aziendali; i non relatori stavano lì sotto a sentire, a guardare, a mettere a fuoco il dietro le quinte dello show, sforzandosi di intuire chi avesse pagato per stare on stage e chi no, chi fosse frutto di selezione meritocratica, chi amico, chi sponsor, chi ricco, ma ricco veramente.
Forse non è un caso se le migliori performance di quest'anno sono state prodotte da alcune tra le poche facce nuove (ma comunque in là con gli anni) rispetto all'anno passato (su tutti Gapminder e la sua presentazione sui veri trend dello sviluppo economico e sociale dell'umanità, e Weinberger nel finale, quando ormai il frittatone era già fatto).
Ma magari qualcuno avrebbe avuto di più da dire e condividere, se solo la corsa all'Eliseo, la Francia, la fraternité e tutte quelle cose là non si fossero abbattute sull'evento come una testata di Zidane.
La testata in realtà è partita da più lontano, addirittura da Israele.
Pare che Shimon Peres (Nobel per la Pace, ex premier israeliano nonché ex un sacco di cose per sapere le quali non pochi presenti hanno fatto ricorso a Wikipedia), occasionalmente di passaggio per Parigi, abbia chiesto espressamente di poter parlare con noi.
Ora, sarà che per me la politica c'azzecca sempre con tutto, anche e soprattutto con 1.000 autoproclamati opinion leader sedicenti rappresentanti di 60milioni di blogger di tutto il mondo, sarà che un premio Nobel da vicino chi l'ha visto mai, sarà che dopo la prima giornata i bassi facevano testa a testa con gli alti, a me l'inatteso annuncio dato con giusto orgoglio da Le Meur ad inizio lavori mi ha fatto molto piacere. L'occasione in effetti valeva parte del prezzo del biglietto, anche perché Shimon Peres è volato alto, da giovane in mezzo a giovani meno giovani di lui, intrattenendo con concetti elementari e forti, sfiorando Internet fin dove poteva, rispondendo alle domande della platea e sorvolando sull'unica domanda postagli da una giornalista.
Che poi la giornalista gli avesse chiesto lumi circa la gaffe di Olmert che poche ore prima aveva cancellato in un sol colpo 50 anni di ambiguità israeliana in materia nucleare, non è cosa da poco. Dice, che c'entra il nucleare con Internet? Boh, forse niente, ma avere lì Shimon, colui che in accordo con i francesi la bomba forse l'ha progettata e addirittura fatta (a protezione della pace, ok, ok), era un'occasione unica, che per puro culo stava capitando proprio a noi, un potenziale scoop, roba da blogger insomma.
E invece niente, Shimon non ci è cascato e poi il nucleare che c'entra con Internet? stava sicuramente per chiedersi il pubblico.
Sicuramente più d'impatto per la platea l'annuncio secondo cui, sotto la guida spirituale di Peres, stava nascendo lì, sul palco di LeWeb3, un movimento per la pace nel mondo fatto di blogger, “Blogger per un mondo migliore“, una cosa che Le Meur ha proposto a Peres pensando di dire chissà che, e che Peres ha avallato per cortesia dicendo in sintesi “non c'ho un cazzo da fare, sto in pensione, fate di me quel che volete”.
Loic intanto aveva già goduto precox, e nei panni ingordi del cavallo di Troia di Sarkozy aveva già preso la presenza di Shimon come pretesto per invitare i 3 candidati alle prossime presidenziali francesi, centrando, come facilmente prevedibile, solo i due di centrodestra.
Francois Bayrou, il Mastella locale (o il Casini locale, o il Follini locale, o il Rotondi locale, insomma, un democristiano), ha gigioneggiato adulando in francese la platea anglofona per poi lamentarsi sulla correttezza della traduzione in inglese, e tra una risatina e l'altra tutto contento ha tolto le tende, convinto di aver fatto una bella figura non senza tentare di portare ufficialmente Le Meur dalla propria parte. Il quale Le Meur lievitava vieppiù, e più saliva più si scopriva e mentre il pranzo (molto meglio dell'anno scorso, formaggi ottimi, mezzi cous cous, dolci a pioggia, open bar senza tregua) volava via tra gente incazzata e malumori manifesti, cactus benjamin e statue di Buddah facean da contorno a infausti presagi e motivati timori sul futuro prossimissimo del Le Web in corso e di quelli futuri.
Sarkozy ha parlato in francese di cose di Francia, ha costretto l'organizzazione ad imbastire un non previsto servizio di traduzione simultanea con auricolari per mille, ha letto fingendo di crederci un testo scritto da altri, ha interpretato con vigore uno dei tanti comizi che lo separano da qui a fine aprile, ha girato i tacchi, è filato via davanti ad un attonito Le Meur, e tra fischi, diti medi e qualche applauso si è fatto inghiottire da old media più vivi che mai, diretto verso un nuovo pulpito, verso un nuovo trespolo, verso un consulente più accorto, forse.
Ora, dopo aver pompato mille blogger per due giorni di seguito convincendoli che gli opinion leader rappresentanti di 60milioni di blogger sono proprio loro, succede che quelli opinion leader ci si sentano veramente, e che dalle banlieues dei loro blog scimmiottino una più che comprensibile rivolta (che a passar per racaille non piace a nessuno).
Tra chi ha aggredito fisicamente Le Meur, chi ha dato finalmente senso al più sterile dei live blogging dileggiandolo in diretta e chi infine è stato insultato a caldo sul proprio blog dalla blogstar stessa (perdendo di conseguenza il lavoro per lesa maestà), nell'immaginario collettivo di presenti e lettori, di LeWeb3 è rimasto il peggio.
E qualche culo in pista a dimenarsi, ma quella è un'altra storia.
Insomma, la politica sta bene dappertutto, anche se non richiesta, anche se non prevista, ma bisogna saperla fare, conoscerne le sfumature, i contesti, i toni, farsi ben consigliare prima di consigliare gli altri.
Le Meur della politica si è fidato, ha imprenditorialmente rischiato, e da inesperto si è bruciato.
Del resto lo aveva detto pure lui sul suo blog il giorno della sua discesa in campo: “Non sono mai stato particolarmente interessato dalla politica. Avevo la testa nella consulenza d'impresa. E' stato il mio blog a farmi prendere coscienza a 34 anni che forse era arrivato il momento di interessarmene“.
Bene, lode dunque al blog che l'ha mosso all'impegno in politica, che è un'impresa continua, che richiede passione, coinvolgimento e professionalità, come un blog, più di un blog.
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14 commenti a “La politica, un'impresa”

  1. Caro Diego,

    tante volte ci siamo chiaccherati sul perchè il tuo blog pieno di spunti sia a volte sottostimato e comunque poco commentato. Sai che leggendo questo intervento mi sa che l’ho capito? Tu potresti scrivere mille cose, di web, tecnologia, strategia, aziende, informazione, blog, quasi ogni giorno. Ma non lo fai. Probabilmente perchè pensi che sarebbe l’ennesimo parere in merito a quanto già trattato da altri, o sarebbe un modo per segnare un territorio, o sarebbe uno sproloquiare, un linkare, non sarebbe, diciamo “necessario”.
    Sintetizzando, come diremmo noi in calabria, ti para bruttu.
    Poi ogni tanto sei preso dall’indignazione o dalla delusione per qualcosa, e posti, e ci vai giù pesante. E scrivi cose, sinceramente interessanti, per quanto dure.
    Però così sembri quello che ognit anto arriva e salta su con un intervento a scazzo su temi dei quale non s’è mai occupato, mentre io so che te ne occupi ogni giorno.
    Ma non tutti lo sanno, e questo crea un’immagine distorta del blogger, e del blog.
    E comunque io un nobel da vicino non l’ho visto mai, ma una volta ho incontrato un tronista di uomini e donne, solo che non lo sapevo.
    Ciao

  2. Io nemmeno il tronista, nemmeno, accidenti. A te aspettavo, dopo aver letto in giro – e, as usually, ho capito molto di quello che volevo capire

    (ma non scappi, eh, quella cosa che ti dicevo la devo ancora scrivere) :)

  3. Ottimo sintesi… ti sei conquistato un posto nell’aggregatore (estica… dirai tu ;-)
    A presto.
    Nicola

  4. complimenti per il blog ti ivito a vedere il mio http://newsfuturama.blogspot.com/ ciao

  5. Sento di amarti fisicamente.

  6. Io di LeWeb 3 avevo capito poco. Pochissimo. Quasi nulla. Ho letto qualche post dal blog di Lele Dainesi. MI ero chiesto cosa c’entrasse la politica con tutto ciò. Adesso, leggendo questo post, ho avuto una risposta soddisfacente. Grazie.

  7. C’ero anch’io, ehm si’ ho anche tentato di bloggare, comunque insomma: resoconto perfetto, condivido ogni singola parola.

  8. Scrivi bene Diego, forse uno dei pochi blogger di cui si riesca a leggere un POST piu’ lungo di poche righe. E sono d’accordo, quasi su tutto. Perche’ ho un dubbio: non credo il buon Loic si sia bruciato. Per un motivo o per un altro, quelli come lui cadono sempre in piedi ;-)

  9. Zoro, l’affilata tua spada ha lasciato il segno, quello giusto

    Grande racconto, un vero film :)

  10. scritto il 18 dicembre 2006 00:16 da Zuzzy

    Zoro for president!!

  11. Bravo zoro, cosi’ si fa! Anche io ero al leweb3 e condivido tutto quello che scrivi.
    Quand’e’ che s’annamo a magna’ ‘no strufolo al Casalone?

  12. sei diventato il mio primo blogger preferito (ormai per Natale lo dico a tutti) :)

  13. concordo

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