Ogni contrada è patria del ribelle

by Diego Bianchi il 31 dicembre 2007 @ 11:20 / Cose_Mie / 5 Commenti
Il cuore di Caselle in Pittari è il bar di Lino.
Lino è il primo casellese che ho conosciuto tra i pochi che ho conosciuto.
Quando si viene a Caselle, soprattutto d'inverno, non si esce mai; si sta davanti al camino, con un libro in mano e un tordo da qualche parte nel cielo che sta per esser sparato giusto giusto per trovarsi nel tuo piatto a pranzo o a cena, di solito farcito.
Di più a Caselle è superfluo fare; se fai di più, tanto valeva restare a Roma.
Tuttavia, nei casi estremi in cui l'inerzia costringa all'escursione, si fa necessariamente tappa al bar di Lino, volenti o nolenti, che anche nolendo Lino è lì, al crocevia esatto del paese, a prendere nota di chi entra e chi esce, casuale casellante di Caselle.
Lino è basso e pelato, cinquantino, ha l'occhio verde, tifa Napoli, è comunista, molto comunista, sempre di più.
Lino è una corda accidiosamente tesa tra l'anelito verso un mondo migliore fatto di tupamaros e Inti Illimani e il troppo amore di un paese dove conosce tutti e tutti lo conoscono senza sforzarsi di capire il suo sogno. Lino vorrebbe andare via per sempre, ma da quell'incrocio si muove solo per tornarci a raccontare quello che ha visto a chi non può capirlo, ribelle nella sua contrada, aspettando una donna che a lui doni un sospir. [...]
Ogni tanto ti prende sotto braccio e ti confida: “tra due settimane vado a Cuba, a trovare Fidel, ho già i biglietti”. Quando non sta per andare a Cuba è Argentina, o Guatemala, o Filippine, non per turismo ma in missione per conto del bene, scarpe rotte eppure bisogna andar, e parte. E già che è partito si fa qualche G8, vive il mondo che legge sui giornali, ma poi torna al suo bar, dove il vento fischia freddo, ad accontentarsi di prendere per il culo quelli che non lo capiscono che a loro volta lo prendono per il culo proprio perché non lo capiscono.
Entrando nel bar di Lino però, il lusso di non capire era roba da tonti.
C'erano i muri a parlare per lui, per la sua storia e le sue bandiere: Maradona campione d'Italia, Maradona campione del mondo, Maradona invasato, Maradona grasso, Maradona nudo, Maradona con la barba, Maradona con Fidel, Maradona con Che Guevara sul polpaccio e tutto tornava, tra un cappuccino, un rigore e la rivoluzione.
A prescindere dal Campari gentilmente offerto, ogni volta che entravo mi fermavo a cercare un ritaglio di giornale nuovo, una citazione diversa, fino alla vigilia di questo Natale, quando ho trovato una parete gialla rimessa a nuovo, senza memorabilia a ricordare eroi malandati.
Su quel muro ora c'è solo una dedica scritta col pennarello: con Gesù e Maria, Claudia Koll.
Incredulo ho chiesto a Lino perché, perché sostituire Maradona con l'epitaffio lasciato da Claudia Koll posseduta dal fondamentalismo anzichè dalla carne?
Lino non aveva risposte, farfugliava, incassava, non reagiva.
Poi mi ha detto che sta per entrare nel nuovo partito stalinista, che andrà con Turigliatto, perché non ci capisce più niente, perché è stanco e ora andrà in Giamaica, ha già i biglietti in tasca e vuole morire comunista, magari fumando, comunque sognando, il culo della Koll verso il sol dell'avvenir.
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5 commenti a “Ogni contrada è patria del ribelle”

  1. E’ triste quando i pupazzetti del nostro presepe si muovono…. Ma magari tu volevi parlare di politica…..Un sentito quack.

  2. scritto il 2 gennaio 2008 10:30 da Giamaica

    Ho paura che Lino stia rincoglionendo alla lindo ferretti o alla lucio dalla.Tieni duro lino, hasta siempre e cloro al clero!

  3. Tra l’altro Il barista del bar di paese è un pò un confessore, con un’unica, essenziale differenza. Che uno dal prete bene o male va a dire i cazzi suoi spontaneamente, al barista di paese basta affacciarsi al bancone ed ascoltare i clienti che, brilli di birra (peroni of course) raccontano fatti, eventi, pettegolezzi veri, falsi, opinioni cazzi e mazzi…Anche questo è sud

  4. scritto il 3 maggio 2008 21:22 da linearossa

    Lino non muore mai………

  5. scritto il 14 ottobre 2008 21:11 da Tore

    conosco Angelo di Caselle ed è un grande …forse questo paese è proprio magico!

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