I giorni del txu txu

by Diego Bianchi il 9 agosto 2008 @ 17:10 / Cose_Nostre / 0 Commenti
Cammina cammina siamo arrivati a Bilbao. Una volta a Ginevra non sapevamo ancora con certezza se girare la macchina verso la Croazia o la Danimarca, poi, fieri della nostra indipendenza da tour programmati, abbiamo pensato all'ipotesi terzista e indipendentista dei paesi baschi, abbiamo guardato la cartina e programmato sull'iPod Caparezza quelle 20 volte necessarie a distrarre il giusto la creatura per non farle pesare più di tanto la traversata.
E così siamo passati per Lione, dove un paio d'anni fa l'ingrato Mancini aveva sbiciclettato a favore di mille sigle di Champions dopo che Totti aveva scapocciato in porta l'1-0 in una rara partita perfetta. A Lione ho mangiato trippa, nervetti e cervello, preso la funicolare che però resta ancorata a terra e non sospesa come quelle valdostane, passeggiato nella zona vecchia tra centinaia di guignol che concupivano invano Anita dalle vetrine. [...]
Poi Bordeaux, che uno non è che si aspetti niente di particolare da Bordeaux, però è sulla strada e una sosta ci sta bene, e tanta è la confusione che un lungo viaggio genera che a pochi chilometri dall'arrivo Anita ha cominciato a cantare “stiamo arrivando, Bordone stiamo arrivando”, ecc. ecc., con l'aggravante che quando, per tenere basse le aspettative, ho detto “magari Bordeaux fa cacare”, Anita ha rincarato urlando che Bordone “fa venire di fare la cacca”. E invece Bordeaux è bellissima, o perlomeno, a noi è piaciuta tanto e come pacman inseguiti dai fantasmi ci siamo fatti tutte le vie dell'infinita zona pedonale, incrocio per incrocio, tra gente allegra, almeno all'apparenza, almeno nelle ore in cui ci siamo stati noi. E Bordeaux è piaciuta molto anche ad Anita, che dopo lo spruzzo di Ginevra ha potuto apprezzare e toccare con piede lo specchio d'acqua creato davanti al Palazzo della Borsa, una vera e propria stronzata che qualsiasi paese della terra potrebbe allestire svoltando il proprio appeal turistico col minimo sforzo ottenendo massimo risultato, soprattutto d'estate. Un'area piena di bocchette che mandano acqua, acqua che arriva alle caviglie, nella quale chi vuole passeggia a piedi nudi, come in una grande pozzangherona condivisa, rinfrescante per gli adulti, manna per bambini che cominciano a correre e finiscono fracichi a farsi il bagno in 5 centimetri d'acqua. E si ricorderanno per sempre di Bordeaux.
E poi dici vabbè, sei a Bordeaux che fai, non ci vai nei paesi baschi? e allora passi per Biarritz, che là ci stanno i surfisti che si pettinano prima di abbracciare le onde e allora siamo passati con la macchina in questa Camerota di confine, solo che a Camerota questi biondi biondi fisicati e stronzi sono più sparpagliati e io mi domando e dico perché uno con la panza e calvo non può mettersi a cavalcioni delle onde? Quand'è che avviene la selezione naturale? E come avviene? Dopodiché, arrivato a San Sebastian ho cominciato a capire alcune dinamiche di questa surreale metamorfosi che vede i surfisti più brutti e grassi e calvi costretti ad abbandonare il mare per manifesta inferiorità estetica, cominciare a lavarsi di meno sempre a causa del forzato abbandono del mare, fino all'abbrutimento definitivo con relativo acquisto del cane. Punkabbestia quanti ce ne sono nei paesi baschi non l'avevo visti mai (ma pure in Francia, almeno fino a Tolosa, poi ad Aix en Provence spariscono, probabilmente perché le pro loco locali ci tengono alla credibilità della lavanda come prodotto di punta del luogo).
San Sebastian ne è piena (e qui il turismo balneare è fieramente di massa e assomiglia molto a quello dei Cancelli di Ostia con grandi panze in spiaggia e potenziali vagonate di fettuccine se solo i baschi ne conoscessero l'esistenza), Bilbao ne è piena (io, Michela e Anita a mezzanotte tra allegri metallari indipendentisti è stato un bel momento) , Vitoria Gasteiz ne è piena (e comunque gran mangiata al ristorante El Portalon, nel quale sono entrato solo per il richiamo aziendale del nome) e pure Pamplona ne è piena (nonostante coerenza vorrebbe che qui il punkabbestia s'accompagnasse col toro anziché col cane, toro del quale passeggiando per la via, si teme costantemente l'urto frontale da un momento all'altro). Poi magari quelli che ci sono sono punkabbestia che raccolgono la cacca del cane, come dice Vittorio, anche se il massimo per me sarebbe vedere il surfista raccogliere la cacca del punkabbestia, così, per riequilibrare ingiustizie estetiche e sociali.
Ma quando pensi di aver individuato la cifra essenziale delle tratte turistiche del luogo, quando hai schivato quasi tutti i trenini per turisti (siamo saliti con orgoglio solo su quello di San Sebastian attirati dal nome Txu Txu, un improbabile equivalente del nostro ciuff ciuff ma molto più basco e pertanto cazzuto), zitti zitti tomi tomi cacchi cacchi, spuntano paonazzi e narcisi come teodem i pellegrini in marcia per Santiago de Compostela o di rinculo verso Lourdes (che poi noi tornando a Cupra siamo obbligatoriamente passati vicino a Loreto e a quel punto ci siamo sentiti definitivamente accerchiati, ma siccome a Loreto ci fanno le Winx le suggestioni si sono subito smorzate). Pertanto, riassumendo, la filiera turistica della zona funziona più o meno così: si parte surfisti, ci si sminchia punkabbestia, ci si rinconglionisce pellegrini. Tra quest'ultimi ogni tanto sbuca una comitiva in bici dal Friuli, e tu li guardi perplesso e fermo nella convinzione che la religione continui ad essere, oggi più che mai, il doping dei popoli.
Facebook

Lascia qui il tuo commento