La posta di Zoro, n.88 (dal Riformista)

Caro Zoro, hai visto che frizzi e che lazzi, che sveglie e che schiaffi, che pizze da pazzi che si sono tirati Berlusconi e Fini? Ti sei divertito vero? E adesso? Che ne sarà di noi? – Circolo Pd Sotto Bocchino

Viste le immagini, a causa di quella tanto indubbia quanto inammissibile e difficilmente inaccettabile soggezione culturale che spinge buona parte di chi vota e pensa a sinistra verso l’impotente rassegnazione, mi sono detto: “quanto sono bravi questi”. Immediatamente, come tutti, ho pensato a D’Alema e Veltroni, ma anche a Rutelli e Bersani, o a Prodi e Veltroni, via via fino a La Torre e Franceschini, fino a Binetti e Marino, e perché non Civati e Serracchiani. Uno scazzo pubblico e onesto, nazionale, popolare e quindi a favor di telecamera, palese e manifesto, sfrondato di dietrologie e retroscenismi, chiaro, piatto, semplice, comprensibile, mimica facciale e gestualità da bar incluse. Quanto ci avrebbe fatto bene? Veltroni che parla e D’Alema che molla l’origami e con l’indice puntato gli inveisce contro, o viceversa. Quanto sarebbe stato liberatorio per tutti, protagonisti per primi? Invece niente, tutte le fortune a loro, anche quando non ne hanno bisogno. Giovedì ho improvvisamente avuto la sensazione che anche stavolta ci abbiano fregato, che, come titola il Manifesto, per estremo paradosso della comunicazione, il Partito più democratico di tutti, quello che fa del dissenso interno un evento mediatico degno di dibattito alla macchinetta del caffè o dal parrucchiere, risulti essere il Pdl.
Però lo so, di pessimismo si può morire, e quindi ottimisticamente tifo affinché il compagno Fini incastri permanentemente il suo manganello tra le ruote della macchina col predellino scaraventando il Pdl fuori strada. Ci spero, ovvio.
Tifo per la crisi di governo, per la caduta di Silvio, per l’esplosione di Granata, per un Pdl sotto Bocchino. Tifo per tutto questo, come se tutto questo sia sufficiente a far tornare la sinistra al governo. Che la soddisfazione del mio tifo possa portare un leghista alla Presidenza del Consiglio, Berlusconi al Quirinale e Fini a capo dell’opposizione, è solo uno dei tanti possibili effetti collaterali. Forse, al momento, il più probabile.

Scusa Zoro, ma secondo te, noi del Pd che dovremmo fare davanti a sta rissa? – Circolo Pd Fare Futuro, Te Pare Facile

Non ne sono per niente certo, anzi, ma la prima cosa che ho pensato è che il Pd dovrebbe fregarsene, per lo più. So che si tratta di un’impresa quasi impossibile, che il fascino di vedere gli altri sbranarsi è irresistibile, che la tentazione di proporre L’Ultima Parola di Paragone e relativi scazzi di maggioranza in prima serata al posto di Ballarò è forte ed elettoralmente, forse, efficace, ma bisogna resistere resistere resistere pure a questo.
Forse la cosa migliore è copiarli, fare come hanno fatto loro davanti alle risse Pd rese plateali solo sui giornali che sempre meno gente legge, ignorarli, provare a convincersi dell’idea che il Pd sia davvero una cosa seria, un partito che, al di là degli slogan elettorali, lavora per l’alternativa perché ne ha una.
Certo, non sarà semplice. Se già in tempi di pace bucare il video e dettare l’agenda non sembrava essere prerogativa del Pd, dal momento in cui fanno ufficialmente tutto loro (governo e opposizione), il monopolio Pdl del palinsesto mediatico appare totale. Bocchino è ovunque, Bondi non gli dà respiro e lo tallona a ruota, Bonaiuti copre la fascia mattutina, per il prime time ci si gioca il jolly Carfagna e tutto appare molto più avvincente e d’impatto delle preoccupazioni di Bersani per i rischi delle riforme istituzionali e non, o del suo appello ad un patto repubblicano tanto trasversale a partiti, razze e religioni da apparire poco comprensibile e realizzabile proprio alla luce delle risse in corso. Ma anche quando uno spiraglio s’aprisse o si riuscisse in qualche modo ad occuparlo, occorrerebbe mostrarsi pronti, accelerando i tempi, per evidenziare i problemi e proporre le soluzioni, ad averne. Questo dovrebbe fare il centrosinistra: l’opposizione e l’alternativa (che a differenza di quanto sostiene Ferrero, non sono due concetti che si escludono necessariamente, anzi), ora più che mai.
Per beneficiare sul serio dell’eventuale crollo del castello berlusconiano, qualche merito bisognerà pur cercare d’averlo.

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Un commento a “La posta di Zoro, n.88 (dal Riformista)”

  1. [...] (numero 88, da il Riformista, il resto sul blog di Diego) [...]

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