A Pomigliano (La posta di Zoro, n.94 – dal Riformista)

Ciao Zoro, ho seguito il referendum di Pomigliano e non ho ben capito quale sia stata la posizione del Pd in merito. Tutti quelli che ho sentito prima del voto erano per il sì, poi ha quasi vinto il no, e ora Bersani dice che aveva ragione lui. Io non ci ho capito molto. Tu? – Circolo Pd Panda

Andare a Pomigliano è un po’ come andare a L’Aquila. Finché non vedi e non parli almeno cinque minuti con chi le macerie se le porta sulle spalle tutti i giorni, anche e soprattutto quando nessuna telecamera li riprende, l’idea che quel dramma sia così tanto dramma oggettivamente non ti sfiora. La prima cosa che senti dire appena arrivi è, esattamente come a L’Aquila, “non ci dimenticate, non ci lasciate soli, tenete accesi i riflettori”, che la sindrome d’abbandono mediatico nel giorno in cui l’informazione decide di investirti a colpi di microfoni e flash, riesce nella difficile impresa di aggravare una situazione che più grave è difficile immaginarsela.
Tra un cambio turno e l’altro, tra ragazzi e ragazze in tute bianche con pecetta di reparto cucita molto più in vista del nome d’anagrafe, cerchi di capire se la tua naturale propensione a parteggiare per chi in quei minuti sta votando no al referendum voluto da Marchionne sia motivata e politicamente giusta, ma ci metti poco a capire che qui hanno ragione tutti, ognuno a modo suo, e tifare non è il sentimento giusto, ammesso che in altri contesti lo sia.
Tra chi vota sì c’è chi affronta l’esterno della fabbrica a testa bassa e passo veloce per il timore di doversi giustificare con qualcuno. Altri invece si fermano e dicono fondamentalmente due cose: abbiamo figli, la prima, ora Marchionne deve fare qui la Panda, la seconda. “Ora” significa ora che abbiamo accettato tutto, che non abbiamo quasi più nessun diritto da appaltare a patto di avere il lavoro, ora che siamo un po’ più schiavi di ieri, ora però, dobbiamo lavorare, per noi e per i nostri figli.
E chi ha votato no risponde che pure quelli loro sono figli, mica galline, ed è proprio per i loro figli che hanno votato no, e un signore più anziano ripensa alle ore di sciopero fatte ieri per far entrare oggi in fabbrica chi adesso sta votando sì. E’ un corto circuito continuo, dove si ragiona di pause di dieci minuti per pisciare, di mense spostate, di competizione e globalizzazione, di Polonia e Cina. La tensione è tanta e tale che ci si meraviglia che nessuno venga seriamente alle mani, ma quando si sta tutti sulla stessa catena c’è un limite a tutto, un orgoglio trasversale sempre più difficile da sostenere, impossibile da rappresentare in ogni sfaccettatura. Ogni possibile residuo di falce e martello, davanti a quel cancello, ritrova splendore e lustro ben oltre i meriti dei politici che in questi anni ci si sono nascosti dietro. Un ragazzo sandwich diffonde “Il Bolscevico”, poco più in là ci si alterna al megafono contro “il capitale” e “i padroni”. C’è anche il popolo viola di Napoli.
Ci sono tutti o quasi, tutti tranne il Pd.
L’assenza del Pd non è solo fisica, sembra soprattutto politica. Del Pd lì davanti non parla nessuno, e come lo si nomina nella migliore delle ipotesi chi c’è si mette a ridere, fino al momento in cui riacquista serietà e mediamente s’incazza. Cosa pensa il Pd del referendum in corso nessuno lo sa, ma l’impressione è che per chi deve andare a votare non sia neanche importante, sia marginale. Forse si sa cosa pensa Veltroni, cosa Enrico Letta (posizioni rivelatisi non particolarmente popolari ad urne aperte), cosa la Bindi. Cosa ne pensi Bersani e soprattutto cosa ne pensi il Pd tutt’al più lo si suppone, nonostante la recente Assemblea Nazionale e l’adunata del Palalottomatica abbiano offerto più d’una possibilità per farsi capire. Sui giornali che commentano l’imprevisto risultato del no, Bersani e la Bindi si dicono contenti perché ha prevalso la loro linea, quella del “sì prudente”. Ecco, sulle schede di Pomigliano “sì prudente” non era un’opzione di voto, e nessuno di quelli che per convinzione o ricatto sono andati a votare lo ha fatto convinto o rassicurato dal Pd. Nessuno.
Che si decida o meno di continuare a chiamarsi “compagno” urtando la sensibilità dei “nativi democratici”, che si decida o meno di archiviare le Feste dell’Unità per far posto ai Democratic Parties, che ci si appassioni o meno alla necessità di cambiare simbolo, che si opti o meno per la coesistenza di un po’ di massoneria nel partito, se il più grande partito d’opposizione d’Italia accidentalmente ancora di sinistra (più tra chi lo vota che tra chi lo rappresenta) non riesce a farsi vedere, a dire la propria, a canalizzare il malcontento, a dare uno sbocco, a proporre una soluzione alla guerra tra poveri e sfruttati in corso a Pomigliano, quel partito, oggettivamente e drammaticamente, ha fallito.

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22 commenti a “A Pomigliano (La posta di Zoro, n.94 – dal Riformista)”

  1. Bravo! (anche se la cosa e’ ben triste)

  2. scritto il 26 giugno 2010 13:50 da dospin

    sì il problema è esattamente questo ,il pd non esiste ,fin dalla nascita è preso da una crisi di identità che non si ha il coraggio di affrontare,per quanto riguarda la fiat il discorso è banale,,sentono che l’interlocutore è debole e provano ad approfittarne,nulla di nuovo sotto il sole

  3. [...] >> A Pomigliano (La posta di Zoro n.94 – dal Riformista [...]

  4. scritto il 26 giugno 2010 23:27 da Laura C.

    questo e l’articolo di G.Provenzano sul Post sono le analisi più lucide, amare ed esaustive che abbia letto su Pomigliano. grazie!

  5. Bene! E adesso cosa vogliamo fare?

  6. Bravo Diego, sono proprio ammirato. Io avevo scritto una cosa così: http://anellidifum0.wordpress.com/2010/06/24/pomigliano-valori-in-corso/

  7. scritto il 27 giugno 2010 06:41 da Andrew

    Forse non ci rendiamo conto che ormai la gente come Marchionne ci tiene saldamente per le palle…..e a ogni nostro movimento stringe sempre di piu’……

  8. scritto il 27 giugno 2010 12:20 da Leon de Rem

    I complimenti sono ovvi e scontati.Bel pezzo.
    Ma temo andrà sempre peggio, è la fase storica di transizione economico-sociale che stiamo vivendo .Gli operai di Pomigliano saranno rimpiazzati in futuro da operai stranieri, extra-comunitari o poveri-comunitari, e non ci sarà neppure un referendum a decretarne la virata di diritti, perchè saranno quelli stessi a non reclamarne accontentandosi di paghe miserrime ed accondiscendeno la progressiva erosione di potere di acquisto. Il giorno in cui i Romeni diranno NO, arriveranno i Moldavi, e poi i Bielorussi, e di seguito gli Indiani, i Cinesi, Africani i primi per lucrare di differenziali salariali fino agli ultimi in fuga da genocidi. La nostra è l’ultima generazione dei referendum, poi diverremo come gli USA con il Messico ove ciò che non è ivi delocalizzato è prodotto da internamente da Messicani senza diritti che pur di non tornare da dove sono fuggiti sono disposti a tutto o quasi. Noi lo abbiamo sotto gli occhi a Roma chi vive in 20 in una stanza. I capitalisti hanno davanti almeno un trentennio di salariato ad “ottimo mercato”, di chi neanche si interessa alla pensione perchè una quota minima di risparmio maturata in Italia si traduce in enormi possibilità nei paesi d’origine dei neo-sfruttati. Messa in questi termini cosa ci si aspettava dal referendum di Pomigliano? Cosa dovrebbe dire il PD? Il ricatto è evidente. E soprattutto, se la sinistra radicale non c’è più, non sarà mica per le stesse ragioni di cui su?

  9. scritto il 27 giugno 2010 21:33 da Anonimo Italiano

    Il PD ha fallito.
    Ce ne hai messo a dirlo.

  10. scritto il 27 giugno 2010 21:54 da antonio g.

    Zoro, nelle tue parole c’è lo stesso mio sdegno per l’assenza del PD sulla scena di Pomigliano.
    E soprattutto per l’assenza di un disegno diverso e credibile per affrontare i temi di una globalizzazione che sarà smpre più spietata coi deboli e col salario.
    Qual è la risposta di un partito che si dice progressista, moderno, solidale, alla bufera in arrivo di un paio di miliardi di persone povere e in cerca di una chance di vita che inevitabilmente toglieranno un pezzo di benessere, debole e incerto, ma benessere, ai salariati di questo paese?
    Certamente non i dazi sulle merci o i cannoni contro i gommoni. Ma come pensano questi mediocri finti progressisti e non più sinistri di impedire che il salario medio cinese di 100 Euro e quello nostro di 1000 nel tempo di qualche anno facciano la media di 500? Quando la risposta non può che essere una spinta dei cinesi verso le nostre appena accettabili condizioni.
    Da qualche settimana sento che qualcuno, ancora pochi a mio giudizio, hanno recuperato dagli scantinati il conflitto capitale-lavoro, salario-profitto. Sembra quasi che lo dicano con molta timidezza.
    Quando la verità è che il confronto tra quelle categorie c’è ed è forte, non è mai andato in cantina. Ce lo hanno voluto mandare in molti con la complicità di una grandissima parte di inutili e modestissimi politici che si definivano una volta di sinistra e che oggi si dicono progressisti.
    Puah, doppio puah.

  11. scritto il 28 giugno 2010 10:38 da Luca Giammattei

    Caro Diego, ma che cazzo stai a di’?
    Non so se a San Giovanni ti limitassi ad organizzare le feste o i cineforum, ma molto di piu’ non devi aver fatto, per tornare in topic al tuo post il pd ha la stessa posizione tua, che esprimi nel pezzo: nessuna.
    Tutti quelli pronti a criticare il pd per non aver assunto posizioni si sono ben guardati a loro volta da assumenrne una (pro o contro fiat o gli operai non importa, ma ssumere una posizione ed argomentarla questo si, importa).
    Vorrei vedere una giornata, una qualunque, in cui la *base* del pd invece di aspettare la linea, la desse, in cui il segretario e la dirigenza invece di possedere poteri taumaturgici, fossero la sintesi di una base (anzi questo gia lo sono, la sintesi di una base altrettanto senza idee della loro dirigenza).
    Bersani, Bindi, D’Alema, Letta Veltroni, Bianchi, Giammattei…ecc chi e’ la padella e chi e’ il manico?

  12. scritto il 28 giugno 2010 13:26 da giovanna

    Zoro confessa, a Pomigliano ci sei andato per organizzare un cineforum. A Luca vorrei ricordare che la linea di un partito è democratica conseguenza di un confronto costante fra base e dirigenza e che, nel caso del pd, la base ha ripetutamente dimostrato di avere le idee abbastanza chiare su molti problemi: Se poi questo crea imbarazzi a buona parte della dirigenza pd succede che il pd, come nel caso di Pomigliano, non sa che pesci prendere e sta a guardare cosa succede.

  13. Ehm,ehm……scusate se mi intrometto, e non certo per fare l’avvocato di Zoro, ma la questione non è se lui ha fatto un cineforum o no a Pomigliano. Lui questo fà! Non è un sindacalista o un quadro militante di partito, come sono io nel P.R.C.. Lui è, se posso usare questa definizione, ” un’intellettuale ” o se volete “un’artista ” o se volete ancora, assolutamente senza intento offensivo,
    ” un guitto “. Ora, le questioni che noi poniamo verso gli intellettuali, gli artisti o i ” creativi ” in genere sono queste:

    1 si vuole mettere il proprio intelletto e la propria arte al servizio dei lavoratori e delle loro lotte, o no?

    2 ci si vuole mobilitare, dal basso – anche senza il supporto dei grandi gruppi dell’informazione
    “progressista” – per produrre iniziative concrete, non di veltroniana solidarietà,ma di sostegno al
    conflitto o no?

    Noi pensiamo che il discrimine sia semplice!
    Nel conflitto tra capitale e lavoro noi pensiamo che gli intellettuali debbano stare dalla parte del lavoro. E per questo, nel rispondere alla storica
    domanda che poneva Ulianov, noi stiamo
    “provando” a fare la nostra parte. Invitiamo tutti a fare la loro e ad unirsi a noi………anche Zoro
    ovviamente! Grazie!

    Vincenzone

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  14. scritto il 29 giugno 2010 00:25 da Andrea Agazzi

    Caro Luca,
    la base esprime la linea nominando i dirigenti che nelle giuste sedi si sono proposti per rappresentare tutti.
    I nostri rappresentanti invece hanno speso un biennio per capire chi doveva fare il capo, litigando tra loro e “menandosela” (ops, un francesismo) con le primarie ed altre fesserie. Ora è il momento che il segretario dica apertamente e in modo chiaro qual’è la posizione del PD su cose importanti, come Pomigliano, e si comporti di conseguenza. Altrimenti per me può andare a casa, ma a casa sul serio e mica in Africa come Veltroni..

  15. scritto il 30 giugno 2010 10:23 da Luca Giammattei

    @giovanna, sul modo in cui dovrebbe determinarsi la linea politica di un partito sono d’accordo con te, sul fatto che molta della base abbia un’idea “precisa”, di piu’ una linea da seguire ho molti dubbi (a meno di scambiare qualche blog ed i suoi commentatori con una base)
    @vincenzone: dove sta scritto che per avere ed esprimere un’idea ed argomentarla bisogna essere quadri di partito e non semplicemente persone con una testa? Dove sta scritto che un intellettuale debba solo rappresentare la realta’ senza esprimere propri giudizi di merito?
    @andrea: perfettamente d’accordo (soprattutto sul francesismo) con te, dopodiche, ripeto, essersi scelto un dirigente non significa aver dato un mandato in bianco sempiterno a chiccesia ne aver rinunciato ad usare la propria testa e/o la propria voce. Tornando al caso concreto, tu Andrea da che parte stai?
    Io tanto per sgomberare il campo sto in questo caso dalla parte della paraculissima FIAT (che peraltro non credo abbia i 700 testoni che dice per gl’investimenti e stia semplicemente cercando qualcuno che le agevoli la strada per alternativamente:
    - farseli dare dal governo, italiano o polacco non importa
    - chiudere cmq una stabilimento che non rende quanto si vuole). Peccato che nessuno voglia andare a vedere il bluff di Marchionne & Co.

  16. scritto il 30 giugno 2010 12:00 da marco

    Se Bersani avesse detto che era per il no, ora si sottolineerebbe il fatto che hanno vinto i sì.

  17. scritto il 1 luglio 2010 11:28 da Diego

    Grazie a tutti per i tanti commenti e per la discussione in corso. Sul blog che ho su la7 ho risposto in particolare a quello di Luca Giammattei.
    Qui il link: http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=DIEGO_BIANCHI_-_La7_di_7oro_23&id=4496

  18. Bella Diego! Visto che segui attentamente la discussione, si potrebbe sapere cosa ne pensi dei quesiti abbiamo posto? Così…..giusto per capire. In gamba!

    Vincenzone

    “…fischia il vento infuria la bufera,scarpe rotte eppur bisogna andar!!”

  19. scritto il 3 luglio 2010 22:42 da Andrea Agazzi

    Caro Luca,
    solo un accenno alla tua risposta. Anche io non sono per mandati in bianco sempiterni ma in questo caso Bersani è stato scelto pochi mesi fa e non si è presentato senza credenziali.
    Come la vedo io? Ti confesso che non ho sulla questione Pomigliano una conoscenza tale da dire cose sensate (non so se la Fiat ha la capacità di investire o meno) però ti posso parlare della mia esperienza: sono un dirigente in un’azienda privata e ti assicuro che in una trattativa non c’è grande vantaggio nel non avere una controparte forte e preparata. Certo si vince facile ma non sottoporre la propria strategia ad un test severo come quello di una trattativa alla fine ti rende più debole: pensa a un pugile peso massimo che combatte sempre con pesi leggeri; quando prima o poi incontra un avversario dello stesso peso ne prende di schiaffoni!
    In questo caso se il PD avesse espresso una linea precisa in qualunque caso (anche con una linea critica verso la CGIL) avrebbe aiutato i colleghi lavoratori di Pomigliano a pensare, ad analizzare ed infine a scegliere.
    Ciao

  20. scritto il 10 agosto 2010 22:17 da Andrea

    Caro Zoro, oppure Diego come meglio preferisci… effettivamente sono un pò in ritardo, ma pur essendo un assiduo spettatore dei tuoi ‘tolleranza zoro’ non ero mai entrato fino ad oggi nel tuo blog (perchè?… boh). Leggo le tue parole su Pomigliano e mi trovano pienamente d’accordo. E allora mi chiedo? Vale la pena credere ancora nel progetto PD? Te lo chiedo in maniera non polemica, ma solo per avere la tua opionione. Personalmente dopo una prima simpatia, l’ho taggato come un’operazione di marketing politico, senza identità, senza idee, senza un progetto politico, solo una classe dirigente che cerca un nuovo contenitori con il quale proporsi agli elettori e rimanere a galla. E come me molti miei amici (tutti trentenni) hanno fatto anch’essi un passo indietro. Quali motivazioni hai trovato per non fare lo stesso? Io ormai ho aderito a Sinistra Ecologia e Libertà, che Vendola mi piaceva anche quando era lui in Rifondazione ed io un semplice ragazzo della Sinistra Giovanile.

  21. [...] era andato a Pomigliano, a giugno. E andare a Pomigliano era un po’ come andare a L’Aquila: [...]

  22. scritto il 13 marzo 2017 10:55 da ALEX MINARDI

    Ciao Diego,
    avrei bisogno di poterti contattare e spedirti dei documenti su idee che mi frullano in testa in relazione ad ARTURO….ed una mia sintetica presentazione (doverosa)……dove posso farlo ???
    Grazie ed a presto…..
    Alex

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