Come fossi Geronimo

by Diego Bianchi il 23 agosto 2010 @ 16:18 / Cose_Mie / 11 Commenti

Ci sono giornate di mare piatte come il mare che hai davanti, che è “una tavola”, come si usava e si usa ancora dire. Quelle giornate, ancorché piatte nella loro ripetitività immobile, un tempo erano rese veloci dalla gioia che ti dava sfondare quella tavola, entrarci con i piedi, tagliarla nuotando, prendendola a cazzotti. Tavola era e tavola tornava, che la forma dell’acqua, in mare, per quanto ti sforzi non si può cambiare.
Poi, all’improvviso, il temporale, o comunque le nuvole, perlomeno il vento. La tavola si riempiva di bozzi, si increspava, si incazzava, quasi a ribellarsi di tante provocazioni subite si gonfiava, l’onda montava, da sola. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma onde, a volte alte abbastanza per fare paura a chi, bambino, conta i giorni che lo separano da quando le cose gli sembreranno tutte un po’ meno alte, un po’ meno grosse, un po’ meno complicate.
Le onde piegano la tavola e arrivano al galoppo, “i cavalloni”, si usava e si usa ancora dire. Che per quanto fingi controllo della situazione, anche da grande ti lanciano la sfida intimorendoti , ma i ruoli sono chiari, sei tu quello che sa come affrontare un’onda che ti viene incontro, e anche se è tutto ancora troppo grande dopo tutti questi anni, l’esitazione non è pedagogicamente prevista.
Ti ci puoi buttare dentro di testa, provando la forza, oppure puoi dargli il culo e assecondarne la spinta facendoti trascinare a riva. Chi sa le surfa. Oppure le salta.
E così convinci Anita a vincere le prime titubanze e le mostri come li affrontavi tu da piccolo sti cavalloni, che poi è come li affronti anche ora che vedi i 41 distanti un paio di mesi, e acquistare sfrontatezza con l’età è difficile.
Sotomayor da spiaggia, prendi la rincorsa obliquamente, stacchi con il sinistro e salti in fosbury quel metro d’onda che ti è passato sotto il culo, che tiri su, e riporti giù con tutte le gambe, atterrando sul fianco destro, mano sulla sabbia ad attutire, splash.
Anita mi guarda una volta, due volte, tre volte, si diverte, si fa forte come si è fatto forte il mare, pronta alla sfida guarda in faccia le onde, pancia in fuori ci entra dentro e ne esce, si rialza ridendo, sempre e comunque.
Un occhio all’onda che arriva, una alla figlia che appare e scompare, prendi la rincorsa e risalti, sempre sullo stesso fianco che dopo un po’ senti già livido per gli schiaffi che gli stai imponendo. E mentre cerchi di ricordarti se quel fastidio lo avvertivi anche da piccolo, senti Anita pronunciare chiaramente, distintamente, la parola “libro”.
“Libro”, nel mare mosso d’agosto. Sputando acqua mi avvicino a lei. “Che hai detto?”
Senza smettere di saltare, ma soprattutto senza smettere di ridere, Anita conferma a se stessa: “ho fatto proprio bene a leggere il libro del coraggio di Geronimo Stilton. Prima queste cose non le facevo”.
Di sale, bevo acqua di mare che mi colpisce a tradimento. Tra le onde, in mezzo al mar, mia figlia parla di libri e dell’insegnamento concreto, tangibile, surfabile che ne sta traendo lì, davanti a me che non salto più e guardo lei che mi urla “salta!”
“E che dice questo libro?” chiedo. “Dice che bisogna avere coraggio”.
Semplice, intuitivo, efficace, diretto, piatto come il mare quando è una tavola, o come il coraggio che ci si dà d’estate, per guardare in faccia le onde e ridere di loro.
Come fossi Geronimo. O mia figlia.

Facebook

11 commenti a “Come fossi Geronimo”

  1. grazie per il post.
    Viene “a ciccio”, proprio oggi che abbiamo l’ufficialità della gravidanza di mia moglie.

    Vorrei che fosse femmina.
    Se sarà così le regalerò il “libro del coraggio” (Il Segreto del Coraggio), e le parlerò di questo post e di come ho sognato di fare il bagno al mare con lei.

  2. scritto il 23 agosto 2010 20:15 da Raffaella

    :)

  3. scritto il 23 agosto 2010 23:21 da Francesca

    Forse sarebbe il caso di regalarlo anche a Bersani questo libro…

  4. scritto il 24 agosto 2010 07:15 da Fabrizio

    Non ti mollo un attimo ! Ciao Diego
    Bebo

  5. scritto il 24 agosto 2010 09:48 da Peppino

    Si, è proprio un libro simpatico, oltre che pedagogicamente utile. Anche mio figlio l’ha letto qualche tempo fa, prima che – in successione – Game boy, DS, PSP, Wii, PS3, oltre che Disney Channel 24h24 by Sky, gli togliessero – oltre che l’innocenza – ogni spinta alla lettura, senza che si possa fare molto. Spero che Anita, invece, continui a parlare a lungo di libri saltando le onde …

  6. scritto il 24 agosto 2010 10:27 da simonetta

    Penso che Anita, senza il papà che le mostra come saltare le onde con il suo esempio e la voglia di emularlo nell’uguale divertimento, non avrebbe tratto da Geronimo tutto il coraggio necessario.

  7. Quando Anita ha pronunciato la parola “libro” per un attimo ho avuto paura, che l’oggetto citato fosse sballottato dalle onde nell’immensa soluzione salina. Perché se è vero che non si può cambiare “la forma dell’acqua”*, purtroppo se ne può contaminare la composizione.

    * ora, tanto per rompere le palle gratuitamente, devo dire che la tesi della forma dell’acqua, che qui Zoro usa per citare e omaggiare Camilleri, è semanticamente imprecisa, infatti col termine acqua si indica l’h2o e non esclusivamente la sua forma liquida, anche il ghiaccio è acqua, nello specifico in forma solida, e quindi all’acqua si può dare forma. Non odiatemi, lo faccio da solo.

  8. scritto il 1 settembre 2010 16:12 da carlo

    bello questo raccontino, sì. però dove sei? che fine hai fatto? non sarai mica ancora in vacanza? qui l’italia frigge e non ci puoi lasciare all’asciutto. vogliamo i tuoi videocommenti. o magari stai lavorando a qualcosa di più importante; in questo caso aggiornaci. ciao zoro.

  9. scritto il 3 settembre 2010 14:00 da dospin

    bello,le piccole semplici eppure importanti cose che intessono la nostra vita.

  10. scritto il 3 settembre 2010 15:16 da rael

    mia figlia di 10 anni è stata sempre timorosa dell’acqua… quest’anno siamo riusciti a convincerla a saltar giù dalla barca… ora per riportarla a bordo ogni volta ci tocca usare il coppo… :)
    ma vedere la soddisfazione nei suoi occhi.. dopo il primo tuffo… bè non ha prezzo… spero di potergliela vedere ancora molte volte… quella luce negli occhi..
    h.l.v.s. hermano…

  11. scritto il 10 settembre 2010 15:24 da Tyler

    che padre meraviglioso. Devi essere anche un compagno meraviglioso. Beata tua moglie

Lascia qui il tuo commento


Creative Commons License