Dalla fanga

Dal Venerdì di Repubblica del 12 novembre 2010.

In piena sindrome da elettori depressi da Pd moscio, nei giorni successivi alla sconfitta di Veltroni, con alcuni amici decidemmo di cambiare le parole, almeno tra di noi. “Radicarsi nel territorio” era l’espressione più in voga, si trattasse di campagna elettorale o analisi del voto poco cambiava. Non c’era dibattito né intervista (i comizi al tempo erano pressoché banditi) che non contemplasse la presenza di paladini del radicamento nel territorio, di strenui testimonial della necessità di porre rimedio ad un’improvvisa e nefasta sterilità della politica. Ma più se ne parlava, meno ci si radicava. Il territorio più battuto continuava ad esalare miasmi da set televisivo.
“Ficcarsi nella fanga” ci sembrò valida alternativa, laddove “ficcarsi” suonava più sincero del “radicarsi”, più convinto, caparbio, tenace, ostinato. La “fanga” era il territorio ma più putrido, quello che puzza, pertanto più ostile.
Fanga o territorio che sia, oggi come allora attecchire appare tanto impossibile nei fatti quanto facile in potenza. La gente della fanga, a volerla incontrare, non chiede altro.
A Pomigliano, davanti ai cancelli della Fiat nel giorno del referendum, dei partiti d’opposizione presenti in parlamento non c’era nessuno. Sulla rotonda di Boscoreale, nei giorni degli scontri tra manifestanti e polizia e in quelli successivi, non c’era neanche l’opposizione extraparlamentare.
Un governo fondato sul miracolo della sparizione dei rifiuti che viene smentito dai fatti e dalla popolazione che insorge dovrebbe avere vita breve. Un governo che fa altre promesse che non riesce a mantenere neanche usando la forza senza discrezione, derogando a diritti e buon senso, dovrebbe esser già caduto, o perlomeno barcollare sotto la pressione di un’opposizione mediamente rappresentativa. E invece no.
Chi protesta è solo, e da solo imbarazza tutti, governo e opposizione, allo stesso modo. L’assenza diventa incapacità, nel migliore dei casi, connivenza nel peggiore.
La gente vede, capisce, s’arrabbia ancora di più, perché sa che per combattere la puzza bisogna respirarla, dalla tv non si sente. Osservare una fede che vacilla, un ideale che muore, un partito che si sradica, non è mai stato così facile. Anche quei pochi che ancora ci credono preferiscono rimboccarsi le maniche a titolo personale, evitando compromettenti nessi con chi, non essendoci, viene morettianamente notato di più.
La rottamazione dei partiti, pur senza sapere cosa arriverà in cambio, vista dalla fanga sembra già a buon punto.

Facebook

7 commenti a “Dalla fanga”

  1. largo ai giovani (ma giovani davvero! cioè ventenni!)
    uno della generazione che ha perso….

  2. scritto il 25 novembre 2010 10:13 da Francesca

    Mi dispiace solo per quei pochi valorosi che ci credono e ci lavorano quotidianamente per ficcare il partiro nella fanga e vengono quotidianamente smentiti e osteggiati dai loro leader tramite i media.

  3. scritto il 28 novembre 2010 11:52 da fernando martella

    Ti stupisce l’assenza de l’opposizione a queste manifestazioni di massa ? A me no ! Il perché ? Lo dici tu stesso: queste manifestazioni imbarazzano anche le opposizioni. Qualche colpa ce l’avremo anche noi e sarebbe bene che noi lo riconoscessimo. Se poi bisogna passare per la rottamazione …

  4. scritto il 28 novembre 2010 21:57 da dan brown

    il pd per me è ancora bassolino
    la moglie di bassolino è stata candidata ed eletta nelle liste del pd in piena emergenza rifiuti
    il pd non può fare opposizione, perchè non può opporsi visto che lo scenario socio-economico, soprattutto a livello locale, è in gran parte merito suo.
    la fanga è lontana dalla politica e dal pd. la politica non è più democratica ma partitocratica. i cittadini non scelgono i loro rappresentanti e non li conoscono nemmeno.
    in parlamento ci vanno figli di, parenti di, amici di, avvocati di, non persone scelte dal popolo ma scelte dal capitale
    come fai ad essere ancora del pd? come fai a credere ancora in questa politica?
    anche i chirichetti a volte perdono la fede

  5. scritto il 30 novembre 2010 15:14 da dospin

    già è il mistero irrisovibile? di un partito di opposizione, che ha organizzazione e un lungo passato alle spalle,e che nonostante ciò non sa fare non dico un’ opposizione seria ed efficace,,ma almeno l’atto di presenza.

  6. scritto il 2 dicembre 2010 13:20 da giovanna emma pavesi

    Io ho 22 anni e il panorama non riesce a confortarmi mai…guardo a Nichi Vendola e SPERO in un’alleanza tra PD,Vendola e IDV.
    gio

  7. “nei giorni degli scontri tra manifestanti e polizia e in quelli successivi, non c’era neanche l’opposizione extraparlamentare.”

    Mi dispiace dover fare una correzione, ma visto che questo tuo pezzo, caro Diego, è finito su un quotidiano di tiratura nazionale, è il caso di farlo.

    Neanche l’opposizione parlamentare, escludendo i VERDI, che con Angelo Bonelli, accompagnato da Giobbe Covatta, andarono quando ancora la situazione era infuocata, rischiando dapprima gli insulti della popolazione, e poi gli scontri che sono reiniziati.

    A chi non ci crede, c’è un video su Youtube che testimonia le mie affermazioni.
    Questo tanto per essere chiari e precisi.

    Saluti da un tuo estimatore.

Lascia qui il tuo commento


Creative Commons License