Balli di gruppo / 2

Dal Venerdì di Repubblica del 26 novembre

“Ma non sai ballà gnente? Neanche un cha cha cha?”. La signora che tra una mazurka e un tango si riposa al mio fianco vorrebbe coinvolgermi. E’ disposta ad insegnarmi i passi, ma io nicchio, la butto in caciara, faccio domande sulla crisi di governo. Sono nel centro anziani di Pietralata, dove è appena passato, ballando conteso da mille signore, Pier Luigi Bersani.
Mi piace ballare, da sempre, più da solo che in pubblico, improvvisando, senza coreografie o passi obbligati. Ma non so ballare neanche il cha cha cha.
Alle feste ballavo raramente, poco per essere notato, molto perché aspettavo il pezzo giusto, che non arrivava mai. Non mi bastava il riempipista che faceva felici tutti, volevo qualcosa che facesse felice me, all’altezza delle mie presunte competenze musicali. Me la tiravo con me stesso. Poi, finite le danze, tornavo a casa rimproverandomi per non aver ballato mai.
Il momento alto della mia carriera di ballerino risale ad un’adolescenziale esibizione al cospetto dei miei zii. Le braccia non ressero il peso di una verticale improvvisata sulle note di Knock on wood cantata da Amii Stewart (a volte la felicità personale coincide con quella collettiva, come nel caso di quella cover, riempipista di rango). Tumefatto, barcollai per altri due passi di circostanza, poi stramazzai sul letto, in lacrime. L’anno dopo mi mascherai da Michael Jackson, più per ballare Billie Jean vestito da video di Billie Jean che per dare senso ad un’improbabile somiglianza. Ballavo da solo, raramente in coppia, mai in gruppo.
I balli di gruppo non mi sono mai piaciuti. Rigidi, senza fantasia, eccessivamente popolari, facilmente divulgabili, pertanto contagiosi, non mi divertono, forse perché divertono troppi.
Mi sono sforzato di non muovermi, per puro principio, anche nelle occasioni in cui felicità personale e collettiva coincidevano con i bassi del tormentone da ballo di gruppo.
Ma poi arriva il centro anziani di Pietralata. Che non è mai ballo individuale, che è spesso ballo di coppia, che è sempre ballo di gruppo.
A file, disciplinati e affiatati come solo chi ha pensato in gruppo da una vita può essere, i ballerini seguono il tempo, ostentano padronanza. Ballando ridono.
Tra una rumba e l’altra li spingo a parlare di politica, e loro discutono, si riappacificano e ti fanno tornare l’ottimismo perduto, che se ce l’hanno loro che hanno il doppio degli anni tuoi, non puoi essere tu quello che cede. E quindi ti alzi, ti sciogli, cominci a ballare e ti diverti. In gruppo con loro, che non vedevano l’ora di esserti utile, insegnandoti i passi.

Facebook

Un commento a “Balli di gruppo / 2”

  1. Parteciperei volentieri ad un ballo di gruppo a montecitorio, “il ballo di san vittore” ad esempio, un riempipista sicuro.

Lascia qui il tuo commento


Creative Commons License