La destra che è un tipo

Pezzo per il Venerdì di Repubblica del 19 novembre 2010

Quando una squadra si è dimostrata sul campo molto più forte della concorrenza, capita che quella squadra dopo un po’ si stufi di vincere facile. A volte, per non perdere il gusto della vittoria e ritrovare giuste motivazioni, succede che quella squadra speri in un avversario più competitivo e attrezzato, per poterlo poi battere con maggior soddisfazione.
Incontrare la situazione opposta, è praticamente impossibile. Non avrebbe molto senso, difatti, che una squadra palesemente in difficoltà auspichi per il futuro che il suo già forte avversario si migliori. Le poche speranze di rivaleggiare diventerebbero nulle. Eppure, come direbbe Veltroni scrivendo una qualsiasi lettera al suo paese, è difficile, è possibile.
In Italia, al momento, c’è un vincente molto forte, Berlusconi, leader di una destra molto di destra, a sprazzi fascista, con pesanti contaminazioni di razzismo e omofobia, irrispettosa di istituzioni e Costituzione, sovente corrotta e collusa, nemica della cultura, della ricerca e dell’istruzione, sponsor della spintarella, meglio se motivata da favori sessuali, pertanto sessista.
Eppure, a fronte di tutto ciò, le cronache degli ultimi mesi hanno dato spesso l’impressione che l’unico modo di far cadere il governo, ma anche di costruire un’Italia migliore, fosse tifare Fini. Tifare cioè per una destra migliore di quella attualmente al governo, riformista, relativamente progressista, europea. Una destra normale, come ce l’hanno tutti o quasi.
La sinistra, in Italia, tifa per una destra migliore. La squadra più debole spera che la squadra più forte torni in campo ancor più presentabile.
Catalano, arboriano opinionista dell’ovvio, si chiederebbe: ma se non si è riusciti ad avere la meglio sulla destra brutta, per quale motivo si dovrebbe essere in grado di battere una destra più attraente e politicamente corretta? La sola pretesa di competere appare poi disperata se, nel tentativo di farsi bella, o perlomeno di diventare un tipo, questa nuova destra si appropria di Pasolini, si spella le mani per Saviano e ricorda con nostalgia financo Berlinguer (come fatto da Fini a Bastia Umbra).
Eppure, a volerla guardare da vicino, questa destra ritoccata crea imbarazzo. Tanta ipocrita chirurgia estetica tutta insieme non si è vista mai. Svelarne tagli, cuciture e riappiccichi sarebbe azzardo alla portata di chiunque avesse il coraggio di farlo. Rottamatore o meno poco importa, purché orgoglioso delle proprie rughe.

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6 commenti a “La destra che è un tipo”

  1. scritto il 5 dicembre 2010 12:28 da federico

    Sono solo rflessioni:

    Abbiamo la sindrome di Stoccolma..prigionieri di cose che non capiamo e di cui non abbiamo il controllo ci stiamo innamorando del nemico…da cui..forse si spera in un destra migliore affinchè si liberi della presenza di Berlusconi..perchè l’impressione vera è che Berlusconi non è la destra ma semplicemente ne detiene le azioni..

    Non mi sembra chirurgia estetica tenere il punto di fronte al padrone di partito e smantellare una coalizione in carica e ammettere di aver sbagliato le alleanze.. ci vuole coraggio.. e sotto sotto..
    noi lo stesso coraggio ancora lo dobbiamo dimostrare avendo ceduto gli ideali in cambio di tutte le alleanze possibili abbiamo perso la capacità di progettare..

  2. scritto il 5 dicembre 2010 21:20 da Ugo

    A me, invece, il tifo per una destra “migliore”, cioè quella di Fini, appare molto sensato. Contro Fini il PD potrebbe vincere, contro Berlusconi no.
    Questo perché pur essendo Berlusconi leader di una destra molto di destra, a sprazzi fascista, con pesanti contaminazioni di razzismo e omofobia, irrispettosa di istituzioni e Costituzione, sovente corrotta e collusa, nemica della cultura, della ricerca e dell’istruzione, sponsor della spintarella, meglio se motivata da favori sessuali, pertanto sessista, vince perché probabilmente ha per gli italiani, che evidentemente sono molto di destra, a sprazzi fascisti, con pesanti contaminazioni di razzismo e omofobia, irrispettosi di istituzioni e Costituzione, sovente corrotti e collusi, nemici della cultura, della ricerca e dell’istruzione, sponsor della spintarella, meglio se motivata da favori sessuali, pertanto sessisti.
    E che di tutte le prediche moraliste che si possano far loro, se ne sbattono. Dopotutto sono allenati da duemila anni che se ne sbattono di quelle che fa loro la Chiesa.

  3. scritto il 5 dicembre 2010 21:22 da Ugo

    Errore di editing:
    “…vince probabilmente perché ha per elettori gli italiani…”

  4. [...] riflessioni di Diego Bianchi, in arte “Zoro”, sulla “Nuova destra” di Fini. Cosa ne [...]

  5. scritto il 6 dicembre 2010 07:14 da Elvi

    Diego, sbagli la premessa. La sinistra non vuole battere la destra, oramai ci ha rinunciato.
    E visto che tocca esser governati dalla destra, che almeno sia una destra presentabile.

  6. [...] Interessante la tesi sostenuta da Zoro: “La sinistra, in Italia, tifa per una destra migliore”. La sinistra, intesa come PD, preferirebbe un avversario “più attraente” come Fini ad un avverario rozzo come Berlusconi e i leghisti. Secondo Zoro è assurdo perché se la sinistra perde contro il brutto figurarsi come se la caverebbe contro i belli. A ben guardare però non è un’idea così campata in aria. [...]

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