Serve a noi

Dal Venerdì di Repubblica del 3 dicembre

“Lèvate!”, “perché sennò?”, “spòstate”, “metti giù le mano!”.
In lotta per la posizione migliore, due fotografi alzano la voce mentre il volume del silenzio supera per qualche minuto quello della pioggia. Impermeabili al contesto i due perseverano, finché qualcuno fa capire loro che non è qui né adesso che si guadagneranno il Pulitzer della dignità.
Siamo davanti a quel che rimane della casa dello studente dell’Aquila, nel momento esatto in cui lo striscione portato dai parenti delle vittime s’arresta in raccoglimento davanti alle foto di chi non c’è più. E’ l’immagine più commovente e pertanto più appetita dai non molti obiettivi presenti alla manifestazione dell’Aquila del 20 novembre, organizzata per sostenere una legge d’iniziativa popolare per la ricostruzione della città.
Fin lì non è successo granché, niente di nuovo di cui parlare, da mostrare. Qualche migliaio di persone giunte sotto il diluvio da tutt’Italia per solidarizzare, firmare, ricordare e farsi ricordare, non fa notizia. Le macerie si sono già viste da tutte le angolazioni, metabolizzate, non sarà il tempo che passa a renderle più telegeniche di un anno e mezzo fa, anche se sono ancora lì dopo un anno e mezzo.
Di una città sparita, della vita morta, di senza casa né lavoro, di tasse che tornano, di chi se ne va con speranza e di chi resta senza, chi voleva sapere ormai sa, chi non voleva sapere non saprà mai, per tutti gli altri non è il caso di insistere (e poi è quasi Natale).
Anche di questa manifestazione i media nazionali diranno poco o niente.
Come a giugno, quando gli aquilani bloccarono un’autostrada per protestare contro il ripristino delle tasse. Come a luglio, quando per la stessa ragione bloccarono Roma ricevendo manganelli in testa (e poi era quasi estate).
Eppure, anche chi già sa per esperienza cosa significhi urlare invano, spera che l’unione possa fare mediaticamente la forza. A L’Aquila sfilano gli abitanti di Terzigno, i parenti delle vittime di San Giuliano, quelli delle vittime del treno di Viareggio, chi si oppone al ponte sullo stretto e chi alla base Nato di Vicenza. Storie dal territorio, dimenticate, d’interesse zero. Zero più zero più zero, uguale zero.
La somma di drammi archiviati non porta risultati. “Mi sa che anche stavolta non ne parlerà nessuno”, dico a bassa voce ad un ragazzo che mi chiede un parere. “Fa niente, ci serve a noi, fa bene a noi”.
Con la consapevolezza che se quei fotografi si fossero picchiati, della manifestazione si sarebbe saputo qualcosa di più.

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2 commenti a “Serve a noi”

  1. scritto il 11 dicembre 2010 16:34 da dospin

    noi siamo quello che ricordiamo,altrimenti veniamo inghiottiti dal flusso degli eventi,non è vero che se una cosa non finisce sui media non esiste,ovvio non si ha così una cassa di risonanza,ma si esiste ,eccome se si esiste

  2. scritto il 15 dicembre 2010 00:05 da Luigi Marconi

    Grazie

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