L’epopea dei Taakoma
Non ho smorzato del tutto. Qualcosa ho smucinato, non molto ma qualcosa, confusamente, senza criterio. Ho girato materiale video che prima o poi forse mi tornerà utile. Ho fatto qualche serata in giro con i video fatti quest’anno (l’ultima due giorni fa a Viterbo, seduto sulla sedia dalla quale Brunetta aveva insultato i contestatori qualche giorno prima). Ho partecipato per la prima volta al Festival dell’Argentiera e per la seconda al Premio Ilaria Alpi. Prima avevo fatto l’attore in un film vero, di quelli col regista e gli attori e la troupe e motore ciak azione, all’improvviso, per la prima volta, come fossi in Africa. Per la prima volta ho fatto il bagno a Ventotene. Sono tornato a L’Aquila. Ho intervistato Ignazio Marino alla festa dell’Unità di Caracalla. Ho rotto un hard disk. Mi sono incagliato su un paio di idee. E per settembre non so niente.
Nel mentre ho soprattutto suonato.
Con la Slammer (video), con l’Orchestraccia (video), con i Trinità (con i quali stasera torniamo a suonare all’ex Cinema Palazzo Occupato, dopo aver esordito al Teatro Valle Occupato). Ho risuonato con Mory, che ho ritrovato in Sardegna, dopo quindici anni. L’ultimo pezzo scritto per il Venerdì è dedicato a quest’incontro. Ecco, ricomincio a pubblicare la rubrica da qui, dalla coda. Poi riprendo da dove avevo smesso, più o meno a fine 2010.
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Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 29 luglio 2011.
“Mio nonno s’è venduto tuo nonno!”. Mory, percussionista ballerino senegalese estraneo al politicamente corretto, quando decideva di ferire dialetticamente qualche pompato collega cubano se ne usciva così. Era la frase più cattiva del suo repertorio; gliela ricordo, lui ride e la traduce in wolof ai nipoti venuti a trovarlo. E’ ora di cena e siamo di nuovo insieme, io e Mory, quindici anni dopo l’ultima volta. Ci siamo cercati e ritrovati su Facebook per riabbracciarci a casa sua, che adesso è a Sennori, vicino Sassari. Conobbi Mory nel 1990, allorché decisi di imparare a suonare quei tamburi che gli avevo visto far brillare come fuochi d’artificio nell’Aula Magna di Lettere ai tempi della Pantera. Suonava con i Taakoma, senegalesi già mezzi italiani, griot (artisti) spesso scambiati per vucumprà, come se un senegalese potesse solo vendere collanine. Loro erano quelli fortunati, la prova che vivere in Italia della propria arte era possibile. Per un po’ ci riuscirono, illudendo se stessi e tanti connazionali. Nel frattempo divenni l’allievo preferito di Mory, confidente e complice, finché la sua strada si fece ripida e pericolosa, i ritmi accelerarono, perdemmo il tempo.
Vent’anni dopo ripassiamo l’epopea dei Taakoma, i primi immigrati che ho conosciuto. C’è chi sopravvive suonando a Napoli, chi è scappato in Venezuela dopo aver tirato su troppe famiglie, chi si è sposato a Terni e lavora in fabbrica; la ballerina passata per l’144 delle tv locali pare stia insieme ad un connazionale santone, un’altra ha perso con la droga.
Poi c’è Mory, a Sennori con la compagna, dove bizzarre dinamiche diplomatico parrocchiali lo hanno traghettato a portare il tempo, radicandolo fino al voto: “Ho votato quello che ha vinto, ma non so come si chiama”, mi dice mostrando il certificato elettorale timbrato. Lo diverte molto che un casinista disinteressato come lui possa influire sull’esito di un voto italiano; quando però gli dico che il presidente Wade vuole anticipare il voto in Senegal diventa serio. Sa per certo che là si voterà a febbraio, l’ha detto la tv senegalese sulla quale da Sennori si sintonizza ogni giorno. Mory in Sardegna ha trovato pancia e tranquillità, a Roma ha perso un occhio in un incidente e l’eredità della moglie italiana morta anni fa. “Qui lavoro, mi rispettano, mi vogliono bene. A Roma, se torno, mi ritrovo con qualcuno che mi offre droga. Non voglio. Resto un po’ qua, poi torno a Dakar”. Dove c’è un altro certificato elettorale che lo attende. O una migrazione al contrario da cominciare.
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4 commenti a “L’epopea dei Taakoma”
Su Terni confermo!!! Anche se i posti principali nella GRANDE fabbrica sono ancora riservati.
quello nella prima foto non sei mica tu, è Marco Berry!
Diego, se mai si facessero le primarie del Centro sinistra, dovresti candidarti x i seguenti motivi:
1) ci prendi cento volte più del PD (i tuoi video sulle primarie in Puglia sn memorabili);
2) sei di sinistra (ho votato Vendola ma sto dubitando che lui sia di sx perche’ nessuno di sinistra può prendere 200 mln di euro di soldi ns e darli ad un privato…prete x di piu’!!!);
3) sei giovane (come me) e x raddrizzare qualcosina oggi serve ENERGIA e COMPETENZA;o
4) sei simpatico ed hai i tempi giusti: in qualsiasi confronto te li mangeresti sapientemente;
5) sei…della Magggica (nn c’entra nulla ma potremmo leggerci un’opposizione culturale alla Lega se fa piu’ figo).
PENSACI DIEGO….che sto voto ai PDDDINI proprio nugnafaccccio
Ben tornato su queste “colonne”!
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