A scudar le stelle d’agosto

Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 26 agosto.

“Sei bravo sei, te leggo sempre, begli articoli, ammazza. Cioè, non tutti eh, a volte se vede proprio che nun sai de che scrive, però va bene”.
Rivelino, lazialissimo over 60 passeggiatore di battigia così soprannominato per l’immutabile baffo e la visione di gioco di un tempo che fu, dedica a questa rubrica i 5 minuti l’anno in cui ci parliamo, quei 5 minuti durante i quali sembra che i precedenti 5 siano finiti 5 minuti prima. Sono in pieno agosto marchigiano adriatico, gli argomenti si aggrovigliano, e proprio mentre sto pensando a cosa scrivere, mi fa subito tana. “Rivelino, dimmelo tu cosa vorresti leggere”, lo sfido. Spalle al mare, sguardo a Cupra alta, Rivelino riflette e commissiona: “fa un bell’articolo sul fatto che qui mangiare un gelato è un casino”.
Gli do ideale appuntamento ai 5 minuti del prossimo anno e continuo a vagare.
Potrei scrivere del punk che ho visto a Manchester mentre insultava poliziotti, o dei poliziotti che lo afferrano per la cresta e lo scaraventano sulla prima pagina del free press locale del giorno dopo, dove è scritto che si farà quattro mesi di galera sani sani, non un giorno di più non uno di meno, e per un vaffanculo mi pare comunque troppo. No. Basta riot in Uk. Riot a Cupra Marittima semmai.
Per il gelato no, ma per la provincia che non c’è più si potrebbe, che qui siamo sempre stati nel pieno dell’ascolanità, quindi ultimo baluardo piceno al cospetto del fermano, e ora che spariscono sia Ascoli che Fermo che si fa? No, è ancora presto, sulle province no. Allora scrivo degli statali, della categoria che stando sul cazzo a tutti paga sempre per tutti senza uno straccio di sottosegretario che ne prenda le parti in quanto non abbastanza cool da meritare la comprensione che si deve ad un evasore scudato. Faccio il pezzo su come sia possibile in un sol colpo di sole agostano far passare il concetto per cui abbia senso chiedere di lavorare sempre di più per guadagnare sempre di meno in un paese senza lavoro.
Faccio un pezzo sul verbo transitivo “scudare”, scudare chi, che cosa. E chi farà scudo agli statali ora che non hanno neanche più un primo maggio da festeggiare? Allora faccio un pezzo su come sia possibile tornare ufficialmente un paese fascista cancellando 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Però tenendo San Pietro e Paolo, se possibile senza irritare San Gennaro, che non è che quello “gronda” sangue quando pare a Tremonti.
No vabbè, ‘sta settimana il pezzo non lo scrivo, non avrebbe senso.
Rivelino capirà.

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2 commenti a “A scudar le stelle d’agosto”

  1. Tu t’aa comanni.

  2. scritto il 6 settembre 2011 11:22 da shak

    Cupra Marittima tutta la vita.

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