Delle pene norvegesi

Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 5 agosto.

“Lo vedi quello a centrocampo? E’ Ardian Gashi, il nostro gioiellino. Pensa che dopo questa partita deve andare in prigione, 18 giorni”.
E’ il luglio del 2005 quando Claudio, compagno della Fgci migrato a Oslo da tempo sufficiente a diventare tifoso della squadra locale del Vålerenga, mi porta a vedere un preliminare di Champions League di cui nessuno, alle nostre latitudini, saprà mai niente.
“L’hanno fermato per eccesso di velocità – spiega Claudio – e qui non c’è niente da fare, superato un certo limite è galera, chiunque tu sia. L’unico privilegio concessogli è che può scegliere quando scontare la pena, in modo da saltare il minor numero possibile di partite. Ma in galera ci va”. La cosa m’impressiona. In galera per eccesso di velocità, senza incidenti, pur facendo parte della casta (calcistica).
Noi del Vålerenga vinciamo 1-0 su rigore, e mentre continuo la mia vacanza guidando per fiordi, di cascata in cascata penso a Gashi, che andrà in galera ormai già proiettato al turno successivo.
Che poi guidare in Norvegia è difficilissimo. I rettilinei abbondano, il traffico non esiste, le distanze sì, le renne pascolano e per assurgere allo status di centro abitato bastano due case distanziate di 20 km. Ma ce l’ho quasi fatta. C’è Lillehammer da raggiungere, poi Oslo, poi riconsegna all’autonoleggio. Penso questo quando tre poliziotti, tanto temuti quanto improvvisi, mi sbucano da un cespuglio.
Accostare prego, patente e libretto, lei andava a 76 km/h, il limite è 60 km/h, sono 500 euro di multa. Sudo, m’arrampico sugli specchietti, cedo, pago. In questi giorni di stupore italico per la leggerezza delle pene norvegesi, realizzo che in vita mia non sono mai andato così vicino alla galera come in Norvegia. Galera dove ogni detenuto ha la cella con internet, lettore dvd, tv a schermo piatto, mobili moderni, stanza per la musica e percorso per il jogging, ma sempre galera è. Galera dove è vero che se sei un terrorista stragista rischi di rimanere solo 21 anni, ma è vero pure che se vai troppo veloce, anche senza far danni 18 giorni ce li devi passare.
L’esperienza (che dopo Utoya è drasticamente cambiata, ma al massimo porterà le pene da 21 anni a 30) deve aver portato i norvegesi a ritenere che ci siano meno possibilità che qualcuno compia un’altra strage che non che qualcuno superi pericolosamente i limiti di velocità.
La cosa strana è che nei due apparenti eccessi non trovo contraddizione. Tra le due misure, razionalmente, c’è il valore rieducativo del carcere in un paese che, a differenza nostra, ci crede ancora.

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2 commenti a “Delle pene norvegesi”

  1. scritto il 1 settembre 2011 16:38 da Leon de Rem

    E’ vero, che l’ultima frase li valga tutti i 500 Euro

  2. scritto il 27 ottobre 2011 08:42 da Valentino

    Quanto ti capisco Dié!
    Vivo in Norvegia da tre mesi, a Bergen. Ci siamo imbattuti in un episodio simile a fine agosto. Abbiamo visto il flash dell’autovelox ed eravamo a 92-93 su una strada in cui il limite era 80. Stiamo ancora aspettando la telefonata dall’autonoleggio. Al padre di una mia amica per un episodio simile hanno ritirato la patente. Qui non si scherza, qui siamo tutti uguali o almeno questa è l’impressione dopo tre mesi.

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