Er contrario

Questo invece l’ho scritto nei giorni successivi l’uccisione di Zhou Zheng e della figlia Joy, di 9 mesi, a Torpignattara. E’ stato pubblicato sul Venerdì del 20 gennaio.

“Se succedeva er contrario, qui scoppiava la guera civile”. E’ passato un giorno in Via Giovannoli, Torpignattara, Roma, da quando Zhou Zheng e la figlia di 9 mesi Joy sono stati uccisi davanti al portone di casa per quella che viene raccontata come una rapina. “Er contrario”, nelle parole della parrucchiera del negozio davanti al luogo del delitto, sarebbe il caso in cui fosse stato un cinese ad ammazzare romani. Perché in quel momento pare siano stati balordi locali, romani, a fare il massacro. Una ragazza italiana che abita lì, mi parla con orgoglio dei vicini di pianerottolo bengalesi, raccontandomi di quando fece cancellare dai muri di casa scritte inneggianti Hitler, “che qui è pieno di fascisti, razzisti e strozzini”. Una giovane cinese mi dice che secondo lei è stata una rapina ma c’entra anche il razzismo, “perché la popolazione italiana pensa che noi cinesi abbiamo rovinato il commercio, ma non è così”. Di lì a pochi giorni si parlerà di marocchini già noti alle questure, ma la sostanza non cambia granché. La percezione della parrucchiera e delle due ragazze difficilmente cambierà, perché quella è l’aria che respirano.
Dopo altri due giorni arrivano migliaia di cinesi, in corteo lungo le arterie del Pigneto, urlando in italiano e cinese le parole “sicurezza”, “giustizia”, “non violenza”.
I rappresentanti del Comitato di quartiere accendono candele con loro, poi, con fiducia e speranza, cercano telecamere e taccuini. Vogliono essere raccontati in maniera più completa dall’esercito di giornalisti che cerca l’anima del quartiere.
“Questa zona non è periferia estrema, è quasi centro. La sera esco tranquilla, questo quartiere lo amo”, dice una signora che ci abita da 45 anni. “Torpignattara soffre di emarginazione istituzionale e mediatica, molto prima che sociale”, dice un’altra che rifiuta l’idea di essere raccontata come abitante di banlieue o di ghetto. “Se si insisterà su questo, ci condanneranno a diventarlo, un ghetto”.
Vogliono che si dica che il quartiere non è solo criminalità, anzi. Torpignattara è integrazione radicata e convivenza civile in media con il resto della città. Media che, stando al romanzo che criminalmente ogni giorno risorge nella cronaca nera di città, civilissima comunque non è. “Uno studio di Roma 3 dice che per qualità della vita siamo il terz’ultimo municipio di Roma, e non per la sicurezza. Il primo problema qui è la salute, l’ambiente, l’aria insalubre, il verde pro capite, le polveri sottili. A Torpignattara ci si ammala più che nel resto della città”, mi dicono alla luce di mille candele, convinti che tra poco, molto poco, nessuno chiederà loro più niente.

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Un commento a “Er contrario”

  1. scritto il 15 agosto 2012 04:40 da Dr.Tenebre

    Anfatti. Chi si ricorda ormai della rapina-omicidio di tor pignattara? chi si ricorda dei due marocchini trovati morti? che ne è stato dei grandi proclami (“tutta la cina ci guarda”) etc etc

    chi è stato a “far giustizia” dei marocchini?

    chi controlla Tor Pignattara?

    chi controlla Roma?

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