Il candidato che candidato non era

Di ritorno dalle ultime giornate di campagna elettorale per le primarie del centrosinistra a Palermo, scrissi quel che segue, pubblicato sul Venerdì del 9 marzo. La cosa che di quei giorni più mi colpì fu la tracimante presenza del più candidato di tutti, Leoluca Orlando, che però formalmente candidato non era.
Qualche mese dopo, il non candidato vincerà le elezioni di Palermo.

“Tu hai votato Cammarata! Tu o votasti! Cam-ma-ra-ta!”. Leoluca Orlando, in campagna elettorale nel mercato ortofrutticolo di Palermo e in quello di Via Montalbo, se messo alle strette tira fuori l’arma dialettica finale. Anche ad un non palermitano come me appare evidente che Diego Cammarata, il sindaco Pdl dimissionario a soli tre mesi dalla naturale scadenza del mandato, deve aver amministrato particolarmente male se il solo evocarne il nome produce l’effetto di placare gli ardori dei più coraggiosi tra i pochi che provano a discutere con Orlando. Perché per opporsi ad Orlando ci vuole coraggio.
Leoluca Orlando e’ ancora un animale da campagna elettorale, una rockstar che nella ricerca del consenso si esalta e dell’ostentazione del suo longevo e oggettivo radicamento fa programma politico. Leoluca si getta volantinando tra chi trasporta frutta e verdura, sfida gli sguardi, ricorda o finge di ricordare i nomi, bacia la mano di chi gli bacia la mano, poi abbraccia, comunque bacia tutti.
Leoluca e’ un caterpillar che spiana la strada al suo candidato senza curarsi di quel che resta del suo passaggio, ma il compito stavolta e’ molto difficile. Deve spiegare ai fan e agli indifferenti, agli scettici e ai contestatori, che il candidato a fare il sindaco di Palermo non e’ lui, come tutti credono e forse vorrebbero, ma Rita Borsellino che lui sostiene. Per fare ciò Leoluca non conosce mezze misure e presenta la Borsellino come “la nuova sindaco”, che lo segue in scia complice ma visibilmente imbarazzata da tanta sicurezza e differenza di modi. Leoluca saluta il cassiere della ditta perché “salutando lui, nel dubbio, hai salutato tutti quelli della ditta”, spiega alla Borsellino che come una studentessa ascolta.
Leoluca non perde tempo, macina chilometri, entra nei negozi, una mano stringe mani, l’altra volantina. Quella che sta facendo e’ la campagna per le primarie del centrosinistra, contro altri tre candidati che lo considerano casta superata dagli eventi.
Ma di loro Leoluca non vuole nemmeno parlare, non li considera proprio. E’ per questo che si incazza quando vede i volantinatori più giovani poco lesti nel supportarlo con le informazioni su gazebo e altre quisquilie logistiche. Lui sta già litigando altrove, con uno che gli preferisce Berlusconi, uno con cui l’argomento Cammarata non basta. “Tu prendi il pizzo, due euro a banco, lo sanno tutti”, gli dice urlando Orlando. L’arma dialettica finale è cambiata e fa più male. Tra gli insulti la discussione improvvisamente si placa. Orlando riprende a baciare contento.

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Un commento a “Il candidato che candidato non era”

  1. scritto il 20 agosto 2012 18:53 da Roberto

    A questo punto però un bel post su come Orlando pur di non far salire Ferrandelli si sia candidato come sindaco mandando a quel paese le primarie ci starebbe…

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