Sanremurinoterapia

Nei giorni del delirio sanremese, appena uscito dalla sala d’aspetto per le analisi di sangue e urine del San Giovanni, scrissi questa cosa. Che è stata pubblicata sul Venerdì il 2 marzo.

“Perché gli abiti comunque sono importanti, a Sanremo l’occhio pretende la sua parte, il giudizio è inevitabilmente condizionato dal look, inutile girarci intorno”. Un vezzoso opinionista in cose di moda aggredisce di prima mattina una conduttrice dai bioritmi dopati verso un prematuro eccesso di buonumore.
Il coconduttore asseconda plastico la discussione passando il microfono ad un’opinionista più attempata che duella a colpi di ostentato buon senso. Il tutto sta avvenendo su un canale Rai a caso, nella settimana di Sanremo, nella sala d’aspetto per i prelievi del sangue del San Giovanni di Roma dove, insieme ad una cinquantina di persone circa, sono seduto col naso all’insù a guardare il televisore posto a tre metri da terra.
Sono di gran lunga il più giovane di un pubblico dove l’età media si aggira sui 70. In quel momento, ad accomunarci tutti in una grande famiglia, a fare da livella sociale e politica, ci sono due cose: il Festival di Sanremo e il contenitore delle urine nelle nostre tasche.
Quando in tv arriva Scialpi con collare borchiato e piume rosse, il silenzio è assoluto. Scialpi attacca il Festival che non valorizza a dovere la musica ma preferisce il resto, tipo Celentano. Scialpi fa capire di essere o sentirsi cervello in fuga, parla solo dell’America e di quanto siano fichi i Grammy Awards, che lui ha visto e noi no.
Mariella Nava, seduta al suo fianco, annuisce prima che un signore imbracci la chitarra per cantarle “Spalle al muro”. Il pubblico della sala d’aspetto non percepisce la dedica, non tradisce emozioni.
Una signora movimenta il quadro, facendo la spola a fatica tra lo sportello delle informazioni e le stanze dei prelievi. Ad ogni passaggio brandisce con rinnovato vigore il suo campione d’urine. Noi stringiamo forte il nostro nelle tasche, immobili, senza commentare quel che vediamo e sentiamo, ma seguiamo.
Seguiamo il dibattito che ora si è spostato sulla farfalla inguinale di Belen, che sapeva di provocare e turbare con sapori antichi, di un tempo momentaneamente e apparentemente andato.
Poi, all’improvviso, il flusso di coscienza Rai sul Festival viene accidentalmente interrotto da un telegiornale che annuncia che la Merkel, per ragioni politiche di forza maggiore, non potrà venire in Italia come previsto. Da Belen alla Merkel il passaggio è oggettivamente brusco, qualcosa potrebbe accadere, una voce di dissenso, greve o sobria, politica o tecnica, stonata o fuori tempo, potrebbe levarsi, invece niente.
Assecondiamo i temi nel loro inspiegabile ordine, in attesa del nostro turno.
Quando arriva, ci tolgono il sangue. Quasi non ci facciamo caso.

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Un commento a “Sanremurinoterapia”

  1. scritto il 5 giugno 2012 09:33 da pino

    Il primo pensiero è” ma come siamo fatti male, ci sorbiamo tutto, tutto e ci propinano, senza vergogna, tutto; taciamo, osserviamo e non possiamo o non vogliamo reagire, che ce frega tanto i nostri fatti, importanti, l’esame del sangue che ci fanno o ci hanno già fatto e non ce ne siamo accorti siamo lì pronti per …farcelo!

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