Le mani di Ennio

Le immagini di questa storia sono anche in Anno Zoro, la maggior parte delle quali nella parte non andata in onda ma disponibile su Youtube, dal minuto 39 del video.
E c’è anche Ennio, il principale protagonista del racconto. Questo pezzo è stato pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 7 dicembre 2012.

“Lui potrebbe stare a casa, gli manca poco per andare in pensione, però è solidale, sta qui con noi”, mi dice un operaio presentandomi Ennio, che col suo occhio di vetro mi guarda, sorride e con la testa annuisce. “Sono pure invalido dalla nascita”, aggiunge lui poco prima di tirare fuori le chiavi del suo cantiere oggi chiuso per sciopero. Detto dai colleghi “l’indispensabile”, Ennio ha appena finito di sfilare sotto le finestre di casa mia. Lui e altri 1200 operai edili impiegati nei lavori della metro B e C di Roma, rischiano il licenziamento da dicembre. “Questa cosa vale una Termini Imerese, negli ultimi tre anni nel Lazio si sono già persi 18mila posti di lavoro”, mi ricorda un sindacalista.
Una delle più grandi opere d’Europa, nonostante fondi stanziati e promesse fatte, sta per bloccarsi per sempre, per incapacità amministrativa. Conosco così chi da anni vive e lavora sotto i miei marciapiedi. Loro sotto, io sopra. Improvvisamente ne so qualcosa di più di quei recinti gialli che da non ricordo più quanti anni occupano il quartiere. Per chi abita qui, le dighe di Via La Spezia e l’enorme gru di Piazzale Appio sono già monumento. Esempio contemporaneo di Roma sparita, per ricordare com’erano un tempo questi posti non ci sarà bisogno di foto in bianco e nero. Ennio mostra le mani enormi, sproporzionate, piegate dall’abuso, mutate darwinianamente. Le sue dita danno nuovo senso all’aggettivo “nodoso”. Sono mani di chi, come Roberto, 36 anni, carpentiere, se messo in mobilità ricomincerà a lavorare in nero, per meno soldi e diritti. “Di recente alla Metro C è morto un ragazzo, se ne è parlato due giorni, poi basta. Se un volontario muore in missione di pace gli danno la medaglia, se muore un operaio edile sembra non sia morto nessuno. Pare una discriminazione. Io sono di sinistra, ma agli operai ormai non ci pensa nessuno”. Nell’attesa della delegazione che è andata a parlare con Roma Metropolitane, a turno si prende il megafono, ci si fomenta invocando “una rivoluzione”, perché “questo è il momento di lottare, no domani, oggi”. Piove e tira vento, ci si accalca sotto la pensilina in attesa di una risposta che non cambierà nulla. “Erano vent’anni che non facevo una manifestazione”, mi confida commosso un signore sulla sessantina che ha votato Vendola e voterà Bersani al ballottaggio. “Se qui ci mettiamo d’accordo tutti, a questi li rivoltiamo”, mi confida un ragazzo che ha votato Renzi. Siamo rimasti in pochi, lo guardo perplesso, ma lui è già oltre. “Siamo milioni a stare così, se ci mettiamo tutti insieme, li rivoltiamo”.

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2 commenti a “Le mani di Ennio”

  1. scritto il 15 gennaio 2013 22:09 da comitatoaffileantifascista

    ALLE DONNE AGLI UOMINI E ASSOCIAZIONI DELL’ARTE DELLO SPETTACOLO DELLA MUSICA DELLA SCIENZA E DEL SAPERE

    LE QUATTRO MURA DELL’ INFAMIA DA SBATTERE GIU’

    APPELLO, nell’ ambito della campagna per la demolizione del mausoleo eretto ad Affile (RM) e intitolato al fascista e criminale di guerra, Rodolfo Graziani, “viceRè” d’Etiopia e ministro della “repubblica di Salò”.

    Questa lettera è rivolta a Voi, menestrelli del libero pensiero, cantori della conoscenza, che avete fatto dell’ARTE un’identità alternativa come diritto alla ribellione,

    CHIEDIAMO

    il Vostro contributo personale ed artistico (crediamo doveroso!) per un impegno diretto, come diretto è stato il nostro di liberi cittadini di fronte alle mura dell’INFAMIA! Per mantenere alta l’attenzione sulla vicenda, esibendoVi nelle piazze e negli spazi disponibili, sia pubblici che autogestiti; per questo scopo stiamo organizzando eventi di cultura e informazione, musicali e teatrali, nei luoghi dove sia possibile esprimere liberamente e pubblicamente idee e valori.
    IL MAUSOLEO A GRAZIANI E’ UNA VERGOGNA CHE VA TOLTA DAVANTI AGLI OCCHI DELL’UMANITA’. E’ UN ULTERIORE OFFESA ALLE VITTIME DEL COLONIALISMO ITALIANO E “DELL’IMPERO FASCISTA”, ERETTO SUI CORPI DEGLI UOMINI E DELLE DONNE MASSACRATI PER LA “PATRIA E PER L’ONORE”. E’ UN OFFESA PER TUTTI I RESISTENTI, PATRIOTI E PARTIGIANI TRUCIDATI DA GRAZIANI. CHIEDIAMO UN ATTO DI CIVILTA’ ABBATTENDO UN SIMBOLO DI GUERRA E MORTE, ERETTO A RICORDO DEL MACELLAIO RODOLFO GRAZIANI, uno dei tanti prodotti dell’attuale e IRREFRENABILE DERIVA dei principi etici e morali della nostra Costituzione. Basta con l’impunità e la tolleranza verso l’apologia del fascismo di amministratori pubblici che cambiano la toponomastica, dedicando vie e piazze a criminali e politici fascisti, e spendono SOLDI PUBBLICI per sostenere associazioni, manifestazioni e pubblicazioni fasciste. Basta con l’IMMOBILISMO delle istituzioni che non intervengono, applicando le leggi e le norme costituzionali che prevedono la messa al bando delle organizzazioni fasciste, razziste e xenofobe.

    Un appello rivolto a chi e per chi si indigna ancora e non smette di lottare, di giocare, amare, e costruire un tempo e uno spazio, libero dall’ingiustizia e dalla mercificazione; per la verità, contro il revisionismo storico, con la scienza del sapere e l’impegno quotidiano per una CULTURA DI PACE E CONVIVENZA TRA I POPOLI.

    Contro ogni autoritarismo.

    COMITATO “AFFILE ANTIFASCISTA”
    ANPI ROMA E PROVINCIA
    ASS. “MARTIRI DELLE PRATARELLE”
    COMUNITà ETIOPE

  2. In fondo quando si hanno una marea di linee metropolitane, i cui treni viaggiano 24 ore su 24, senza un minuto di ritardo (soprattutto la B, denominata “La svizzera”), quando spendi la modica e correttissima cifra (anzi, aumentatecela, grazie!) di 1,5 euro, per una durata si di 100 minuti (ma se vai da Battistini a Cornelia, sali, compri due cose, e riscendi in stazione dopo neanche 5 minuti, devi giustamente-sia-lodata-l’atac rifare un biglietto da 1,5 euro), dopo tutto cio’….è anche Giustissimo che non ci siano soldi per pagare lavori e salari.
    Prosit.

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