Tutti ladri di giubbotti

Questo pezzo è stato pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 16 novembre 2012.
Tornando da Milano, in treno, venni travolto dal flusso di coscienza qui sintetizzato.
All’arrivo, l’inevitabile epilogo.

“La gente è stufa, stu-fa!”.
Il signore in giacca e cravatta davanti a me scandisce, a voce educatamente bassa ma ferma, perentoria, definitiva. Vicino a lui, la signora ornata di perle e pazienza annuisce col sorriso a mezz’asta. Il marito, seduto al mio fianco, finge di non esserne il marito. “E’ un altro signore contento di chi ci governa”, gli dice la moglie cercando sponde che non trova. Corriere della Sera e Tuttosport sono fonti prosciugate per il flusso di coscienza di giornata, che riparte, più veloce del treno che ci porta. “La gente è incavolata perché a noi ce stringono la corda. Vede signò, se so fatti duemila euro d’aumento in Parlamento, e a noi pensionati niente. C’è tanta povertà, la gente va a cercà la roba che scartano. Perdi il lavoro a 59 anni, poi sei vecchio, non lo trovi più. Qui non se tratta de fa politica, ma de esse mpo onesti. Così Grillo prenderà sempre de più”. Con la moglie sotto ipnosi, il marito adempie al dovere coniugale di cercare caffè nella carrozza ristorante più lontana che ci sia, e se la porta via. Rimaniamo soli, io e il signore. Mi sento masochista il giusto per dargli un dito e farmi prendere tutto.
“L’ha sderenata alla signora”, dico evocando invano una tregua. “Vedi, la sinistra è contro Alemanno che ha messo er tram a 1.50, ma a MIlano c’è la sinistra e già è a 1.50. So capaci tutti a governà così, alzi le tasse, che ce vo? Tanto chi paga è sempre Pantalone”. Pausa. “A me me piace Renzi”. L’ha detto. “Bada che io non so mai stato de sinistra eh?”. Ha detto pure questa. “Voglio il nuovo, gente nuova, poi vedo i programmi. La Prima repubblica ha fallito, la seconda pure, il popolo ha detto no ma hanno rimesso il finanziamento ai partiti. A Craxi l’hanno pugnalato alle spalle, e Cossutta andava a Mosca! Compagni e fascisti so tutti uguali! Rubano tutti! Dice de no lei?”. “No”, rispondo, ma non mi sente. I signori tornano, siamo in arrivo. Il signore in giacca e cravatta si alza, cerca il giubbotto sopra le nostre teste, ma il giubbotto non c’è, sparito, volatilizzato. Non ci siamo mossi, i signori non sono stati, fermate non ne abbiamo fatte. Il signore percorre incredulo la carrozza, sposta bagagli, cappotti altrui, respinge con fermezza il dubbio dei passeggeri che ce l’avesse alla partenza, che pensionato sì, rincoglionito no. E insomma, giubbotto rubato, per contrappasso. A furia di parlare di ladri era inevitabile.
“Politici non ne son passati”, sussurra il marito della signora scendendo.
E ormai non so più se volesse fare una battuta, o dare testimonianza.

Facebook

Un commento a “Tutti ladri di giubbotti”

  1. scritto il 10 gennaio 2013 15:47 da radialflex

    Già l’unica cosa che si sa con certezza è che i politici sono ladri , il resto è perduto nella nebbia (di Milano)

Lascia qui il tuo commento


Creative Commons License