Tra guerricciola civile e presidenzialismo

Una cosa scritta per il Venerdì di Repubblica del 14 giugno 2013. Più d’attualità del previsto.

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“Siamo riusciti ad arrivare a questa svolta epocale in cui siamo riusciti a mettere insieme il centrodestra e il centrosinistra ponendo fine a una lunga guerra fredda, a una guerra civile”, dice Berlusconi abbigliato da pacificatore, e nel sentirlo, non posso non pensare al vecchio Benito, incontrato a Corviale ai margini di una surreale iniziativa del Pd “contro la povertà”, che come ultimo desiderio prima di morire avrebbe tanto voluto vedere “una bella guerricciola civile”.
Lui, così battezzato dai genitori per necessità economiche in tempi di fascismo, resistenza e guerra civile vera, ci sarà rimasto male, anche perché, a differenza di Berlusconi, la percezione di essere di già nel pieno di una guerra civile non l’aveva mai avuta. Eppure, mettersi nei panni di Benito di Corviale resta esercizio utile, anche e soprattutto in tempi di pacificazione e governo Letta.
Se Benito avesse aperto Repubblica il giorno stesso delle dichiarazioni di Berlusconi, avrebbe letto dell’allarme lanciato da Confindustria secondo cui “la crisi brucia mezzo milione di posti”, facendo scomparire “40 imprese al giorno”. Dalla pagina accanto avrebbe saputo di scontri tra polizia e operai al corteo Thyssen di Terni (per uno sciopero sul futuro incerto dell’azienda), il tutto seguito da un reportage sui tagli alla Indesit di Fabriano. Insomma, sfogliando il giornale Benito non se lo sarebbe spiegato facilmente l’ottimismo berlusconiano, ma poi, finalmente, avrebbe trovato la ragione di tanto buon umore leggendo di quella che pare esser diventata la vera priorità bipartisan, svolta alla crisi, soluzione a tutti i mali, arma di fine mondo: il presidenzialismo.
Lo vuole Berlusconi per diventare Presidente della Repubblica, ne dibatte appassionatamente il Partito Democratico al fine di non far diventare Berlusconi Presidente della Repubblica (dando per scontato, amaramente, che qualora Berlusconi si candidasse, il popolo lo eleggerebbe), ne discettano di conseguenza opinionisti e talk show centrando in pieno l’unico argomento più noioso e ombelicale dell’infinito dibattito sulla legge elettorale.
Se archiviare il Porcellum è indubbiamente fondamentale, appare sempre più evidente come l’individuazione di una più equa legge elettorale punti troppo a brigare per trovare il cavillo pro domo propria, quando sembrerebbe prioritario trovare il modo per convincere gli elettori a darti i voti. Ho passato almeno trenta anni della mia vita senza che la legge elettorale fosse un problema.
Oggi, prima che il dibattito decolli definitivamente, realizzo di averne passati 43 senza che il tema del presidenzialismo mi sembrasse un problema per il benessere di questo paese.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Benito di Corviale.

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