Play it again

by Diego Bianchi il 6 marzo 2005 @ 02:56 / Canzonette / 8 Commenti
Enzo Baldoni, in un suo ormai celebre scritto, tracciò le linee guida del proprio funerale ideale, con bande di zingari a suonare musiche allegre e violini e sax e fisarmoniche a far ballare la gente, perchè la vita, come è naturale, prende il sopravvento sulla morte, e ai funerali, in qualche modo, si finisce sempre per ridere.
Tutto ciò mi viene in mente mentre ascolto Bonolis tentare una plausibile via di fuga finale fra le immagini della salma di Calipari arrivata a Ciampino e la prossima proclamazione di Renga come vincitore del Festival.
Che fare ora? Festeggiare? Ridere? Cantare?
Scegliendo la musica, in teoria, è difficile sbagliare.
E' ricominciare a ridere, però, che si fa sempre più complicato.


Colpevoli

by Diego Bianchi il 5 marzo 2005 @ 07:08 / Canzonette / 6 Commenti
Quando la notizia è certa sono nel traffico di San Giovanni.
Dalla radio quelli di Caterpillar chiedono ad automobilisti ingorgati di suonare il clacson e urlare fuori dal finestrino che è stata liberata Giuliana Sgrena, così, tanto per gioire.
Guardandomi intorno scruto le persone nelle altre macchine per vedere a chi potrei dire una cosa del genere e quanto effettivamente possa fregare al prossimo di macchina di un fatto tanto importante quanto facente ormai parte di una alterata quotidianità che forse neanche emoziona più.
Devo avere un'espressione più ebete del solito mentre  penso ad un Vespa in ansia da prestazione finalmente  gaudente per l'opportunità di riprendersi la ribalta Rai, magari con finestre di news e immagini dall'Iraq ripetutamente aperte ora su un classic, ora su un giovane, ora su un ministro. [...]
Ma il pensiero muta in pochi minuti, ribaltato dal TG5 che dice che uno 007 italiano, che poi sarebbe un uomo, una persona, è stato ucciso in un conflitto a fuoco nell'atto di proteggere la Sgrena dal fuoco “amico “di soldati americani. Senza parole prima e con troppe parole poi mi convinco per 5 minuti che la serata sanremese salterà certamente e che il palco sarà  inevitabilmente tutto di Vespa, in un mix di gioia contenuta e incredula costernazione.
E invece niente.
Immerso nell'occhio di bue di un teatro funereamente senza luce, Bonolis apre la serata citando prima la Sgrena e poi Calipari, dicendo che siamo contenti ma pure dispiaciuti, e che stasera sarà comunque una grande serata di musica.
Mentre considero che il conto del Festival è di due morti e una liberazione in sole 4 serate (non dimentichiamoci che la morte di Castagna è il fatto che più di tutti ha fatto barcollare l'evento e scosso i protagonisti) mi pongo una inutile domanda: qualora Nicola Calipari avesse avuto riflessi diversi e al suo posto fosse stata uccisa Giuliana Sgrena fresca di agognata liberazione, cosa sarebbe andato in onda stasera?
 
RICREARE
Probabilmente lo stesso spettacolo che è andato effettivamente in onda. Quello di 16 concorrenti chiamati a reinterpretare le proprie creazioni con compagni d'avventura diversi, arrangiamenti diversi, intenzioni diverse. In sostanza si chiede agli artisti di essere artisti, di dare prova di creatività ulteriore, di esibire fantasia e coraggio, di uscire dagli schemi da suoneria polifonica e immaginare,  qualora ne siano capaci,  qualcosa di più.
Se nella maggior parte dei casi lo stratagemma sarà decisivo nel rivelare l'aridità di gente senza arte né parte, in altri migliorerà alcune impressioni negative dei primi ascolti, fino all'evento vero e proprio della serata musicale, fino a quel Go Man che è già storia.
 
 
QUELLI PESSIMI
Se ti si offre una simile opportunità creativa davanti a cotanta audience e non la sfrutti, due sono le ipotesi: o sei poco furbo, o non sei capace, e le due ipotesi, si badi bene, non si escludono necessariamente a vicenda.
- Gigi D'Alessio – Amici di Maria de Filippi
La scelta dei bambini viziati di Maria è il suggello in ceralacca sulla liaison D'Alessio-Mediaset e sulla mediasettizzazione della Rai. Mai si era visto campeggiare il logo di un programma di Canale 5 nel programma Rai più visto dell'anno.
D'Alessio c'è riuscito, Costanzo c'è riuscito, Cattaneo c'è riuscito, ed è facile capire perchè Vendrame non parli più o, come oggi, perchè venga fatto tacere da quattro cafoni urlanti seduti tra il pubblico.
 
- Meneguzzi – Di Riso
Il pezzo non cambia una virgola all'originale e le stecche dell'idolo del Belize sono doppiate da quelle di un tizio uguale a lui, più brutto di lui, che canta come lui. Cantano e si guardano e si sorridono e un po' si amano, accarezzando il microfono in maniera ambigua, tra un gridolino e l'altro, senza ballerini a rompere l'idillio. Se mi è difficile mantenere la calma il sangue freddo mentre li ascolto, non posso non esultare quando li elimineranno.
 
- DJ Francesco – Max Pezzali
Da Diggei mi aspetto caciara e schiamazzi, tante cubiste con scritto Franciasca da una sisa all'altra, Kabir Bedi a suonare il sitar, la Ventura a ballare e i Pooh a dirigere l'orchestra. E invece, colmo dei colmi, Diggei decide, o forse Cecchetto decide, che ad affiancarlo debba esserci Max Pezzali, quello che a 40 anni ancora canta le gesta della proffi e il sollazzo dell'ora di ricreazione.
Nel ritornello infilano “Giuliana è libera”, rinunciando al “Nicola è morto”. “Due generazioni che s'incontrano ma parlano la stessa lingua”, commenterà la Clerici, cinica e spietata come non mai.
 
- Cutugno, Minetti – Rita Pavone
La Pavone si ritirerà dalle scene a fine anno.
Dice che farà un grande concerto dove ripercorrerà le tappe (nel senso di momenti) più importanti della propria vita. Inevitabilmente penso alle similitudini con il libro di Endrigo presentato ieri sera (Quanto mi dai se mi sparo?), quello del cantante a fine carriera che organizza in diretta il proprio suicidio.
 
- Marcella Bella -  Gianni Bella, Edoardo Costa
La mia signora Michela fa la battuta e dice che Marcella sarà accompagnata da Gianni. Ma non c'è niente da ridere perchè Gianni c'è davvero e sta per cantare “uomo bastardo”. Per mantenere il profilo etero immagino da parte sua l'intonazione di un “donna puttana” e invece niente, suona e basta. Poi uno mezzo nudo si ravana il pacco e da vero uomo bastardo poggia la mano intrisa di sapori sulle spalle della cantante contenta.
 
- Peppino Di Capri – ballerina straniera
La mascella di Peppino bascula in orizzontale mentre una ballerina tenta invano di far distogliere l'attenzione dal pezzo.
Ma quella che balla, per l'appunto, è una panchinara.
Carla Fracci, la titolare, sta poco bene e manda la giustificazione sotto forma di letterina di Natale. Mentre Bonolis legge le belle parole, Peppino piange commosso.
Carla, a casa, fa le giravolte per il pericolo scampato.
 
- Anna Tatangelo – Amici di Maria, Rossella Brescia, Josè Perez
Alla bonezza della Tatangelo si somma quella di una Rossella Brescia sbatacchiata sul teatro dell'Ariston dal ballerino fico della De Filippi. Tal Samantha di Amici doppia Anna, nella rappresentazione sfacciata dell'ennesima postilla del contratto D'Alessio (autore della Tatangelo)-Mediaset.
 
- Marina Rei – Riccardo Sinigaglia
Più le dicono che il suo è un sound Sinigaglia, più lei s'incazza, più Sinigaglia ci infila dentro.
E il risultato è quello che è, troppo triste per essere vero.
 
 
QUELLI COSI' COSI'
 
- Le Vibrazioni – Elio
Vedere Elio vestito da Vibrazione è un colpo al cuore, ma siccome so che sta per distruggergli il pezzo per poi rimotarglielo nota per nota, mi tranquillizzo.
E invece no. Elio suona il flauto evocando i Jetro Tull, commenta e colora, ma lascia tutto al posto suo, perdendo l'occasione propizia e temo irripetibile di minare le fondamenta della cresta troppo alta del cantante.
 
- Renga
Grande discussione sul divano di casa sul cantante in questione. A Michela piace lui e la canzone, io sostengo che lui è bravo ma proprio per questo mi fa incazzare di più perchè ogni volta che lo vedo fa sempre lo stesso pezzo triste e introverso.
E mi delude anche stavolta, limitandosi a far suonare il piano al suo maestro di canto.
Capito perchè mi ci incazzo?
 
- Marco Masini
Lui invece per cambiare cambia, ma il giovamento al pezzo è veramente minimo e serve solo ad allenare le mie doti da Rain Man allorché capisco dopo poche note che quella assisa sul trespolo a fare il controcanto è nientemeno che la cantante dei Gazosa ormai in età da marito.
 
QUELLI MIGLIORATI
 
- Niky Nicolai/Di Battista – Alessandro Preziosi
Di questa performance ero stato allertato stamattina dalla mia collega fan di Preziosi con la quale mi becco spesso perchè per me Preziosi recita peggio della Felini. “Canterà con i jazzisti”, mi aveva detto, e ho pensato che la fine dell'ascesa del jazz italiano nel mondo fosse veramente vicina, tanto per colpa della Nicolai quanto per il prezioso colpo di grazia.
Ma Preziosi è una sorpresa, introduce il pezzo al piano permettendo a Di Battista un solo di sax fin qui negato, poi canta più o meno come recita ma la sua normalità costringe la Nicolai a fare meno ghirigori e a far capire la canzone, che non ha molto senso comunque ma ne esce beffardamente migliorata.
Devo dirlo alla collega.
 
- Matia Bazar
Episodio simile al precedente, ma ancora più assurdo.
Può un modello stonato e impacciato recitare e cantare su un pezzo dei Matia Bazar rendendolo finalmente chiaro, lineare, divertente e piacevole?
Muniz può, Muniz può tutto, portatore sano di una comicità involontaria che la cantante posseduta cavalca sbattendogli in faccia due zinne imprevedibili.
 
QUELLI FICHI
 
- Alexia
Ha un pezzo che non tira, ma è furba e ha il colpo di genio di far “cantare” la Gialappa's. I 3 commentatori la prendono per il culo nei vuoti del pezzo mentre i Funk Off, estroversa marching band di percussioni e fiati, le riarredano tutto il brano, ballando, divertendosi e divertendo. La resa finale è un gradevole gran casino, io e la mia signora diciamo “Uh, la la la” e quella di busker diventa per Alexia un'interessante alternativa artistica.
 
- Antonella Ruggiero
Alzare di livello le performance di questa cantante non è mai semplice ed uscire dallo scrigno dorato ma spesso distante delle atmosfere che la sua voce dipinge non sempre le risulta agevole.
Ma quando uno è musicista davvero, un modo di arrivare alla pancia di chi ascolta lo trova comunque e con due chitarristi classici del calibro di Frank Gambale e Maurizio Colonna l'effetto De Lucia, Di Meola, Mc Laughlin live in San Francisco è ricreato in una miniatura cantata di rara bellezza, tecnica e intensità emotiva.
 
HUGH GRANT
L'ospite internazionale della serata è il british Hugh Grant, attore di successo e noto puttaniere.
Se tanto mi dà tanto, dopo la conversazione sulle carceri con Tyson, con Grant si dovrebbero toccare temi similari. Ma Bonolis glissa, Grant che in quanto british è già antipatico di suo recita pure la parte dell'antipatico e tutti quelli che rompevano le palle per i soldi dati a Tyson spariscono all'istante, o almeno spero.
 
GWEN STEFANI
L'ospite internazionale canterino è invece questa tizia della quale tanto ho visto ma, lo ammetto, poco ho sentito fin qui. Con l'assistenza di ammiccanti  nippoballerine, la ragazza di origini romane canta un discreto pezzo dalle sonorità vagamente ragga, genere che, seppur ormai di largo consumo, resta del tutto assente dai 32 pezzi del Festival.
 
GIOVANI E CLASSIFICHE
Ricantano i giovani di ieri dei quali non so veramente cosa dire se non che il mio ex allievo Max De Angelis è anche ex amico di una mia collega (non la fan di Preziosi, un'altra) la quale mi ha narrato stamattina delle sbronze di gruppo che lei, Max ed altri amici mediamente pariolini erano soliti prendere cantando Baglioni tutti insieme dopo la chiusura del locale.
A questo punto bisogna per forza rivederci tutti insieme.
Non è comunque per questi motivi che Max viene mandato a casa e Valentina Ventavoli, Laura Bono e quelli con la faccina nel nome che non mi va neanche di nominare (tanto vinceranno, quindi dovrò nominarli per forza) vanno in finale.
Dei grandi invece vengono mandati a casa:
Diggei, che è comunque tanto contento di promuovere l'ultimo disco di Pezzali;
Meneguzzi, che regala a Bonolis il disco che siccome ho k a me è già arrivato in ufficio;
Marina Rei, che dice al mondo che domani andrà a passeggiare col figlio e in real time rimedia un pedofilo che dal pubblico le chiede l'orario dell'escursione.
E poi viene eliminato anche lui.
 
THE MAN
Sì, Nicola Arigliano, proprio lui, il migliore, eliminato. E non è stato eliminato da solo, nossignore.
Nicola Arigliano si è presentato con il suo gruppo base impreziosito, come direbbe Bonolis, dalla presenza di Franco Cerri alla chitarra (celebre ai più per essere stato in ammollo per qualche generazione di Carosello), Bruno De Filippi all'armonica e Gianni Basso al sax tenore.
L'esecuzione perfetta e ricca di assoli del brano in gara sarebbe stata già sufficiente a sbaragliare ogni tentativo di concorrenza, ma la jam session che in barba ad ogni scaletta e regolamento prende corpo spontaneamente, consegna Arigliano alla storia di tutti i Festival, vincente laddove neanche Louis Armstrong era riuscito nell'ospitata sanremese del '68 (quando Baudo fu costretto a strappare il microfono dalle mani di Satchmo interrompendone la generosa esibizione).
Del resto, come non capirli 'sti ragazzi?
Sanno suonare meglio degli altri, si divertono e fanno  divertire, hanno microfoni, strumenti e milioni di spettatori a guardarli, stanno dando l'anima, perchè lasciare il palco?
Per farci salire Hugh Grant?
Per farsi eliminare dopo pochi minuti?
Sì, esattamente per questo, con l'amaro di una serata strana, dove le grandi gioie vengono strozzate in gola, e un fuoco amico ti elimina proprio quando hai dato tutto te stesso.
Grazie Nicola.


Zoro procuratore

Ho due nipoti, siciliani, che giocano a pallone dalla nascita, e sono forti forti.
Fin da quando erano veramente piccoli ho sempre detto loro che il procuratore della coppia sarei stato io e che in cambio mi sarei accontentato di una villa dove andare a vivere tutti insieme in un luogo non meglio identificato.
Quando li ho conosciuti erano due piccoli juventini.
Ora sono grandicelli e uno è diventato naturalmente tifoso del Palermo, l'altro tifoso della Roma (perchè, come dice lui, è nato a Rrrrroma, e io su questo aspetto ho fatto pensantemente leva). [...]
I due ragazzi son diventati nel frattempo ancora più forti e ogni settimana qualche squadra di A, B o C manda emissari più o meno raccomandabili a provinarli, costringendoli non di rado a veri e propri viaggi della speranza in giro per l'Italia.
Ieri uno dei due, il più talentuoso (il romanista), mi ha chiamato per chiedermi il permesso morale di andare a Torino, alla Juventus, a fare un ulteriore provino dopo quello già molto positivo sostenuto a Palermo.
Gli ho detto che tutto ciò, dopo Palermo-Roma e alla vigilia di Roma-Juve, non è bello per niente.
Poi gli ho detto di andare comunque, di insultare Moggi appena lo vede, di non accettare caramelle dagli sconosciuti e di non drogarsi.
Mi sa che come procuratore comincio male.


Non escludo il pacco

by Diego Bianchi il 4 marzo 2005 @ 07:14 / Canzonette / 21 Commenti

Il Festival di Bonolis procede spedito, con record d'ascolti, polemiche sopite ma pronte a riaffiorare, sketch e improvvisazioni, romanesco e italiano avanguardista, confessionali, eliminazioni e dinamiche da reality show fin troppo collaudate per fallire in una prova come questa. Un nuovo medley-tributo viene ammantato di ballerini che si fanno trapezio e di giovani che si fanno da sé, scoprendo il fianco all'ennesimo Battisti più Modugno più Gaetano più spolverate strumentali di strumentalizzabile Nabucco.
Quando un tizio urla Aida, mia figlia capisce “Anita” e sentendosi chiamata dalla tv partecipa alla coreografia trascinando il vaso da notte per tutto il salotto. Sarà questo, tuttavia, l'unico suo momento di partecipazione all'evento, chiaro sintomo di un progressivo ammosciamento dello stesso e di una capacità critica della pupa già superiore a quella del padre. [...]
Come ho ammesso in apertura di Festival, a me la Clerici piace soprattutto in quanto femmina; è per questo che quando si strizza le poppe al grido di “è tutta roba vera” sono contento come vouyeur ma perplesso in quanto genitore di una figlia che già la invoca e un domani potrebbe imitarla.
Bonolis, nel mentre, si tuffa nel golfo mistico a dirigere l'orchestra e quando “Li fiori trasteverini” s'intonano capisco che la par condicio è una brutta bestia, ma da romano mi sento stupidamente orgoglioso più o meno come un padano dopo Verdi, e la cosa è grave assai.
Qui se vonno comprà tutto, cielo, sole ed aria fresca, penso tra me e me, ma comprare questa musica sarà difficile, fuori diluvia e la gara ricomincia, con altri 6 giovani, gruppi e vecchi.
A seguire, alcune annotazioni aggiuntive a quanto detto nella prima cronaca.

GRUPPI
Il pezzo dei Velvet è più sconclusionato di quello delle Vibrazioni, ma nonostante il disagio dell'ascolto sono contento che il cantante sia svociato. La circostanza permette alla regia di virare sempre più spesso verso i coristi costretti a farsi velluto; lo sparuto gruppo di stanchi professionisti è definitivamente caduto nelle mani di Gepy o del suo sosia il quale sorride a favor di telecamera, si agita e sgomita come neanche ai tempi di Body to body.
A favore dei Velvet registro solo la maglietta pro Zeman indossata da un suo componente inneggiante all'offensivismo del 433. Avessero osato quanto Zeman sarebbe stata un'altra musica.
Il mitomane egocentrismo del cantante delle Vibrazioni, intanto, non conosce argini. Tuttavia, tanto è ampia la soglia dell'esibizionismo nostrano che mille pose fuori luogo combinate con abbigliamento da “Ritorno al presente” non ne garantiranno un morrisoniano arresto per atti osceni.
Nicoletta Braschi Nicolai persiste nella caricatura di se stessa e il manierismo con il quale esegue un pezzo privo anche di auspicabili guizzi coniugali penalizza oltremisura potenzialità difficilmente presenti in un contesto quale quello sanremese.
Meglio in campagna elettorale che mai, penso dopo aver saputo che Storace appoggia molto pubblicamente l'iniziativa pro-Darfur, e mentre lo penso arriva un DJ Francesco triste e sconsolato, ancora scosso dalla fresca visione di Aida in quel di Striscia, chiappa a chiappa con Greggio, primo love-boat della modella venezuelana sulla strada del successo a pagamento.
Per la cantante dei Matia Bazar, infine, c'è bisogno di un esorcista bravo. Qualcuno contatti Milingo, che è anche cantante e magari la rimpiazza.

CLASSIC
Questa è la categoria che vanta i pezzi migliori o perlomeno gli unici due pezzi plausibili del Festival.
Colpevole, la canzone di Arigliano, si conferma come la canzone  più bella presentata al Festival.
La cosa bizzarra è che Arigliano canta in maniera che più classic non si potrebbe un brano standard, semplice, lineare, chiuso e finito come solo una bella canzone sa essere.
E nel far tutto ciò risulta terribilmente moderno.
Marcella Bella brilla solo quando mostra a Bonolis il culo spoglio di bastardità maschili, Di Capri straparla di panchine traballanti manco fosse Moratti, e su Cutugno mi distraggo di proposito perché far inciampare una non vedente sulla scalinata dell'Ariston è roba da delinquenti, più o meno come alitarle addosso ogni finale guardandola negli occhi.
E poi c'è il Califfo, o meglio, c'era il Califfo.
Non credo che sulle sorti del monologo del vecchio ghepardo abbia influito la somiglianza di costui con Briatore. Di certo c'è che Califano si commuove neanche fosse nel mezzo di una gang bang e ignorando i recenti baci di Del Noce spara un imprevisto missile su Baudo che, a differenza dell'onesto amico Bonolis, i suoi amici non li avrebbe mai fatti eliminare.
Mentre Bonolis ricompone la microfrattura nello spettatore resta il dubbio che il Califfo abbia realizzato solo a cavalcioni della poltrona di aver sbagliato nuovamente qualcosa nel grande gioco delle lobby, di essere stato fregato di nuovo, dalla vita e  dagli amici, precludendosi, forse definitivamente, ulteriori ritorni.

WILL SMITH fu FRESH PRINCE
Ammetto che per quanto mi stia tendenzialmente simpatico, di Will Smith credo di non aver visto neanche un film. Tuttavia gongolo al pensiero che la cosa più bella Will Smith la fa rappando, tornando di fatto Fresh Prince, il rapper che avevo apprezzato in pieni anni 80 in compagnia di DJ Jazzy e del quale da qualche parte dovrei anche avere una cassetta.
Fresh Prince faceva parte, con i De la Soul e gli A tribe called quest di un rap tranquillo e divertito, poco incline a pose gangsta e votato, per quel poco che ne potessi capire allora, ad una danzereccia autoironia. Danza e ironia fanno da spina dorsale al suo allusivo duetto con Bonolis, ma Tyson resta Tyson e Will Smith, che pure ha interpretato Alì, non ha neanche un dente d'oro per reggere il confronto. Però si applica.

LOLA PONCE
Tempo fa, dopo non mi ricordo quale intervista fatta a non ricordo chi, girando negli uffici della sede romana della BMG, (quella stessa sede che in questi giorni è molto agitata perchè i vertici stanno decidendo di zipparla a Milano o chissà dove) m'imbattei in una signorina seminuda che sculettava vezzosa da un corridoio all'altro.
Un piccolo Tyson compiacente la seguiva passo passo  tagliando gli sguardi poggiati sul culo della signorina la quale, al tempo, stava probabilmente formalizzando il contratto che l'avrebbe portata dove la trovo stasera.
Sapendo di cantare un pezzo palloso la ragazza si denuda al vento, e cantando in mutande e reggiseno mostra quel gran culo che, come cantavano i Concido, deve averla aiutata non poco.

OPINIONISTI
Gli opinionisti, virata palese verso il format reality, litigano poco perchè il regolamento non lo consente ancora, ma si odiano tutti in maniera palese.
Al fine di smussare ogni attrito Vendrame è stato sordinato in seconda fila, ma siccome Bonolis è paraculo, viene riesumato uno dei più grandi segati della televisione degli ultimi anni, quel Marino Bartoletti di grandi competenze sportive e musicali ingiustamente cancellato da ogni palinsesto.
La mia opinione sugli opinionisti è che Ambra è stata una grande fin quando non ha avuto opinioni, ma cominciare dalla difesa a spada tratta dei Velvet non mi pare una gran mossa. In tutto ciò Christian De Sica promuove platealmente il proprio film e Sergio Endrigo promuove più discretamente il proprio libro e se il primo cita Vacanze di Natale, il secondo cita Rodari.

GIOVANI
E poi ci sono loro, i giovani, con 6 brani da eseguire, 3 eliminazioni da temere e molte stecche da cantare.

EQU
Nell'appiattimento progressivo ma costante delle mie capacità di discernimento della proposta musicale presentata, quasi tutti i gruppi mi sembrano lo stesso gruppo. Ci deve essere in giro un piallatore furioso che passa per case discografiche a mozzare le asperità, con una formina di quelle che si usano al mare per fare sempre la stessa tartaruga di sabbia, pagato apposta per farli tutti uguali, confondendo loro che si sentono fichi e la gente che li dovrebber veder tali.
Solidal con il sistema che li ha creati gli Equ sono l'ennesima tartaruga di sabbia, senza arte né parte, e senza demeriti tali che impediscano loro di cantare anche domani.

CHRISTIAN LO ZITO
Eccezion fatta per l'exploit dei furono Gazosa, il  minorenne al Festival ultimamente rappresenta una vera e propria disdetta.
Mentre brancolo nel buio della mia memoria alla ricerca del ritornello del fu André (qualcosa tipo “kcmmè, kcmmè” diceva, impossibile dimenticarlo) si appalesa accovacciato sulle scale dell'Ariston un diciassettenne efebo siculo che per fare coming out ha scelto la ribalta più clamorosa.
Vagamente marcalmondiano nelle movenze e negli sguardi più che nella voce, il piccolo fantastico stona che è un piacere, e il fatto che per far parlare di sé abbia rifiutato di mettersi le scarpe la dice lunga sulla fiducia riposta in lui dal suo staff maggiorenne.

SABRINA GUIDA
Spinta nei promo del Festival e nei comunicati stampa della BMG come giovane da tener d'occhio, l'ex corista napoletana è destinata a rimanere tale se per farsi conoscere dal grande pubblico ha scelto l'opzione Irene La Medica, una che, comunque fortunata, non è riuscita ad andare oltre le cuffie di Radio Dee Jay.

MODA'
Gruppo inquietante già prima di esibirsi, con frontman  pipistrello indossante maglietta di Batman sotto giacca con gardenia.
Il cantante dei Modà smodatamente stona, chiedendo al fonico volume che sarebbe meglio girare nel senso contrario, se non fosse che poi rimarrebbe la musica e la situazione non migliorerebbe di molto.

VERONICA VENTAVOLI
Potrei dirvi Syria, o Silvia Salemi, oppure, tanto per stupirvi, Lisa (una big di solo due anni fa) che tanto sarebbe la stessa cosa.
Di cantanti come la Ventavoli per quel palco ne sono passate tante e tante altre temo ne passeranno ancora se con un pezzo così anonimo non è neanche più necessaria una strepitosa presenza per non venire eliminati.

MAX DE ANGELIS
L'avevo detto nella prima cronaca: uno dei giovani è stato mio alunno. Ebbene sì, per un periodo di circa 3 mesi, giorno più giorno meno, sono stato il professore di marketing di Max De Angelis.
Di marketing, capito come?
Lo so, sono cose che tolgono il fiato e delle quali ci si può pentire anche a distanza di anni, ma è la pura verità. Andò così.
Circa 7 anni fa, quando facevo il consulente prendendo soldi quando avevo k, la Confesercenti provinciale di Roma mi offrì la possibilità di insegnare marketing ad un corso utile per iscriversi al REC (Registro Esercenti il Commercio per pubblici esercizi) ed essere abilitati a lavorare presso locali somministranti alimenti e bevande.
Il marketing che insegnavo io era fatto di pochi rudimenti e facili esempi, anche perchè la mia classe era eccessivamente eterogenea.
Le lezioni erano frequentate da cinesi muti e marocchini ciarlieri, da macellai comunisti e ristoratori fascisti, da romanisti e laziali e dopo plateali risse spesso finivano, fisiologicamente, a tarallucci e vino.
Tra costoro c'era Max, che al tempo chiamavo Massimo (o Massimiliano, comunque non Max) più o meno mio coetaneo e ragazzo tranquillo, cantante di pianobar aspirante gestore di non meglio identificato locale (scopro solo in questi giorni che, dopo quel corso, ha aperto un ristorante, ora chiuso).
Finito il corso me lo ritrovai in tv a fare il vocalist dei Cornetti Caldi (il suo gruppo) negli stacchetti di Uno Mattina.
Poi niente più. Fino a questo Sanremo, dove me lo son visto davanti all'improvviso, molto più piacione di come lo ricordavo.
Tutto questo per dire che avrei preferito farmi magnatore de spaghetti al ristorante che aprì anche grazie a quel corso piuttosto che ascoltare il suo pezzo.
Senza contare che per quelle lezioni non sono mai stato pagato.



L'elefante e la farfalla

by Diego Bianchi il 3 marzo 2005 @ 19:15 / Glob / 3 Commenti
Quando mi ci metto, so forte.
Giorni fa avevo dichiarato che Amleto si stava innamorando, anzi, che si era già innamorato. Ho scritto il post nella speranza che il soggetto dei suoi desideri si accorgesse del sentimento che sbocciava e del fior d'uomo che lo stava generando.
A tal proposito mi sono sbilanciato, facendo nome e cognome, ma soprattutto link della fortunata.
Non solo. [...]
Ho ripetutamente segnalato al mio amico cose scritte da costei, nella speranza che lui le dedicasse due righe, che lanciasse ami ed esche, che scoccasse qualche freccia, per non soffrire più.
E oggi è successo un fatto grosso.
La fortunata, attirata dall'ineluttabile calamita del destino che si compie, svolazzando di post in post, ha commentato Amlo, il pachiderma dei sentimenti, mettendoci pure la faccina.
Troppo forte è stata l'attrazione dell'altro da sè per resistere alla forza dell'amore e del candore del bianco blog del Samurai.
E io sono contento, tremendamente contento.
Il più è fatto. Ora devo solo farli incontrare.
Alla faccia di chi dice che i blog non servono a niente.
 


Disco Ring

Non è vero che di un evento come il Festival di Sanremo se ne debba necessariamente parlar male.
Certo, se ci si vuole limitare alla critica della proposta musicale in rassegna, se veramente si vuole credere alla funzione di ostetrica per vagiti musicali che Bonolis accredita da due sere alla manifestazione, allora sì, il giudizio finale non potrebbe che essere pesante e impietoso.
Ma che Sanremo e la discografia italiana in generale non siano più in grado di proporre al grande pubblico cose che non puzzino di muffa o di clone è cosa risaputa e palese da anni, al punto che due colossi come Sony Music e BMG hanno deciso di unirsi per meglio affrontare le insidie del mercato e mettere di fatto nella merda buona parte di personale ritenuto in esubero.
Nessuna sorpresa quindi.
Ma Sanremo, va detto, è anche e soprattutto altro: Sanremo è intrattenimento, gossip, polemica, “costume e società”, come si dice nelle rubriche trendy dei magazine nostrani.
E queste componenti nel Sanremo di Bonolis ci sono tutte, a secchiate e ad alti livelli.
E, incredibile ma vero, ci sono pure le emozioni.
Magari poche, sicuramente soggettive, ma ci sono.
Negarlo significherebbe darla vinta ai pregiudizi. [...]
 
INTRO
La serata si apre con un medley di dead-classic (Buscaglione, Carosone, Mia Martini) decisamente migliore di quello proposto la prima sera, con altri concorrenti giovani a cantare e corpi di danzatori incatenati ma saettanti tra liane e installazioni avveniristiche.
In un impeto di immotivato buonismo commento con la mia signora che questi giovani, ad orecchio, mi pare abbiano delle belle voci. Anita, invece, stasera non è per niente interessata. Ha già avuto la sua dose quotidiana di Gabibbo ma la presenza a Striscia di Del Piero deve averne smorzato i consueti entusiasmi.
E sì che in quanto giovane mia figlia dovrebbe essere più interessata oggi di ieri, ma la verità è che in cuor suo già sa che il primo fanciullo sbucherà dalla tv in prossimità della mezzanotte.
Prima, difatti, tocca a donne e uomini misurarsi con le eliminazioni, una per categoria, e riascoltare i brani proposti ieri pare sia inevitabile per giungere allo scopo. In merito, il più l'ho detto ieri. Al secondo ascolto da aggiungere c'è molto poco.
DONNE
Stamattina in ufficio si discuteva amabilmente circa la vera età della Tatangelo e la conseguente sanzionabilità penale di un eventuale approccio fisico nei confronti di costei (la discussione, in realtà, si è fregiata di una terminologia più colorita, ma la sostanza del ragionamento credo sia chiara).
Ora, dal momento che la signorina ha di certo superato i 18 si può confermare che la Tatangelo sia bona tanto quanto risulti intrisa di fiction la contrapposizione da lei cantata di una ragazza di periferia innamorata di un uomo bastardo di città. A differenza di Marcella Bella, tuttavia, lei che potrebbe non si fa scrivere niente sul culo.
Antonella Ruggiero, invece, non è bona ma è brava, anche a prescindere dalla necessità di fungere da cuscinetto tra un annuncio funebre e un'esibizione di DJ Francesco, e anche se in carriera ha fatto di meglio, dato il contesto non la si può trattare come gli altri.
E poi il pezzo è di Venuti, uno che, dato il contesto, non lo si può trattare come gli altri neanche a lui.
Marina Rei, invece, va trattata male, anche a prescindere dal brutto pezzo portato. In quanto percuotitore mi perplimo al pensiero che l'immagine delle percussioni in Italia sia in questo momento affidata a lei. E' anche per colpa sua e di troppi finti spazzolatori di congas se non sono mai riuscito a dire “suono le percussioni” senza che qualcuno mi rispondesse “ah, i bonghetti…”.
Quando arriva Alexia è chiaro che la ragazza in mattinata ha fatto altra palestra e la postura a gambe aperte non la migliora in femminilità; Paola e Chiara, relegate a fondo classifica, si vestono di lingerie e jeans, scoprendosi quel tanto che serve per non far deragliare alla partenza la nuova svolta intimista.
La mora racconta alla Clerici di quando era alunna di Vecchioni e pendeva dalle sue labbra. In molti, in quel momento, ribaltano l'immagine e si posizionano idealmente a penzoloni dalle labbra della mora.
Mentre l'immaginazione corre, le sorelle Iezzi vengono mandate a casa, eliminate, pronte per giocarsi nei prossimi mesi la carte del porno-rock, del religious-pop, del muslim-sound o dell'indo-beat.
UOMINI
Se per le donne qualcosa meritava di esser evidenziato, per gli uomini penso veramente d'aver detto quasi tutto nella cronaca di ieri.
Il pezzo di Masini è spudoratamente copiato da se stesso, e fin qui poco male, ma se si copia il pezzo dell'anno scorso c'è il rischio che qualcuno se ne accorga. Mentre m'annoio mi capita incidentalmente di concentrare  l'attenzione sullo stesso dettaglio di ieri. E' durante la sua esibizione che scorgo con certezza, tra le fila di tanti presunti big, un vero big del quale parlerò più avanti.
Come previsto, qualche fan di Renga m'ha scritto, civilmente, per fare coming out e rendere pubblica la propria posizione di fan. Restando in attesa di incontrarne uno per caso, provo a farmi piacere il pezzo, ce la metto tutta, mi sforzo, sembro Tozzi che canta, ma proprio non ce la faccio.
Di Tozzi, prima che venga inesorabilmente eliminato, posso solo dire che la scelta di esibire il Che rappresentava un prevedibile azzardo, pagato a caro prezzo. Ma forse è meglio così, che il Che è uno che all'immagine ci tiene e associare la propria a quella di Tozzi è decisamente autolesionistico, oltreché dannoso per il merchandising no-global.
Meneguzzi non lo seguo né ho intenzione di cominciare ora, ma sarebbe curioso sapere da qualche suo fan se ogni volta che tenta di esibirsi lo fa portandosi appresso quattro sfidanti di Amici a far capriole sganciate da ogni plausibilità con la canzone in essere.
Mi interesserebbe anche sapere, inoltre, come fa a rendere le suddette capriole nelle suonerie del cellulare con trillano i suoi pezzi.
Di D'Alessio, della sua claque e dei plateali complimenti rivolti dal cantante a Bonolis (“solo uno come te poteva organizzare una gara così”) non dico niente.
Anche perchè, di lì a poco, dirà tutto Vendrame, a proprio rischio e pericolo.
GIOVANI
Solo stasera capisco che anche un giovane potrebbe vincere il Festival e tutto ciò è molto bello.
Il problema è che poi i giovani arrivano davvero e l'ostetricia festivaliera dovrebbe far ricorso a massicce dosi d'epidurale per alleviare il dolore del parto.
CONCIDO
Il primo gruppo di giovani si chiama Concido e con sfrontatezza immotivata dichiara esplicitamente che nella vita ci vuole culo quando sarebbe stato più onesto e moralmente corretto dirci veramente come abbiano fatto ad arrivare là sopra e/o se intendano il culo solo ed esclusivamente come metafora. Con scoppola e pettinatura in tutto e per tutto uguali a quelle di Arigliano, il cantante dei Concido dice la parola culo tante volte quante lo spettatore medio vorrebbe anteporle la parola vaffa e chiudere la pratica come in effetti accade.
LAURA BONO
La prima giovane donna è un'imitatrice di Irene Grandi, si chiama Laura Bono e pur sostenendo di non credere nei miracoli, canta a Sanremo e riesce addirittura a passare il turno. Il brano è tipicamente sanremese, laddove con tal aggettivo s'intende una melodia pop senza appiglio rock, dalle grandi aperture d'archi colorate di luci, occhi chiusi e capelli alla Gianna Nannini.
ENRICO BOCCADORO
Dopo Bono Laura è la volta di Boccadoro Enrico, un ragazzo timido dal cognome impegnativo il quale, tristemente seduto al pianoforte, attacca un altro brano molto sanremese.
Per sanremese in questo caso s'intende una cadenza triste con qualche riferimento degregorianamente minghiano, una voce straziata e una bella storia di immigrati albanesi delusi dalla terra nella quale arrivano dopo averla sognata in tv, quella stessa tv nella quale altri albanesi, in quel preciso istante, stanno guardando lui, sognando di diventare come un ballerino a caso di Maria De Filippi senza farsi eliminare come un Boccadoro qualsiasi.
NEGRAMARO
I Negramaro vengono annunciati come fenomeno giovanile del momento, sono salentini, si agitano come Sound System ma si ascoltano la stessa roba che piace alle Vibrazioni tanto che il loro pezzo esce più o meno incasinato come quello del più celebre gruppo. Un guasto tecnico non meglio identificato permette loro una doppia esibizione, aggravandone le responsabilità sul ritardo finale, urtando la sopportazione dell'utente medio, decretandone la giusta e definitiva eliminazione.
LA :-D IFFERENZA
Esatto, forse non si è colto abbastanza, ma questi si chiamano proprio così, con la faccina, quella cosa che quando per pigrizia o incapacità si è a corto di parole si mette in chat per far capire che è in corso uno scherzo, una risata, un'incazzatura, o altro ancora.
La faccina, solitamente concepita come supporto al contenuto, nel loro caso è tutto, è contenuto, è differenza, in peggio.
Sentirli, difatti, non raschia via l'emoticon-fastidio, e vederli esteticamente sospesi tra LImahl e i black bloc, se possibile, lo aumenta.
Ma un accordo tra Sony, Dada e 3 circa la realizzazione di un mobile-reality che segua le gesta del gruppo nei tentacolari meandri del Festival garantisce ai ragazzi un increscioso passaggio del turno.
GIOVANNA D'ANGI
Una cicciona soul con vocione black ci vuole ogni anno e dopo la marchigiana Linda ora spetta alla siciliana Giovanna D'Angi incarnare il ruolo. Il brano non è accio e il sound risulta più groove (così, tanto per sparare un po' di parole che stanno bene con black e soul) degli altri. Tuttavia, per deformazione professionale non posso non rilevare l'ennesima somiglianza, dopo quella di Meri del GF5, con Platinette. Da sola non so se avrà un futuro, ma in trio con le altre la D'Angi può campare per anni, su buoni standard alimentari.
MIKE TYSON
Le emozioni, dicevo.
Tyson è stato emozionante, lo ammetto, soprattutto perchè era imprevisto che lo potesse essere.
E dirò di più.
Non me ne sarebbe potuto fregar di meno di un'ipotetica intervista alla Streisand in luogo di quella a Tyson, come ipotizzato da una polemica Zanicchi già in pathos pre-elettorale.
Un'intervista a Tyson io non l'avevo mai sentita, non così lunga, non così da vicino e quello che veniva dipinto come un imbecille dalle ridotte capacità intellettive ha sorpreso tutti, con frasi da ko, pesanti come pugni, portate sotto la cintura di chi certe cose non solo rifiuta di sentirsele dire ma rabbrividisce al pensiero che possa permettersi di farlo uno con la storia di Tyson.
Avere il coraggio di dipingere gli USA come un'azienda che costruisce carceri, ad esempio, non è stato contenuto da poco. E non è stato da poco non aver ceduto alle ansie di redenzione di chi lo avrebbe preferito reo confesso di un reato che ha sempre negato di aver commesso.
Ed è stata quasi una bestemmia in diretta ribadire che avere coraggio non significa necessariamente porgere l'altra guancia, che è più facile arrendersi piuttosto che combattere e ribellarsi.
Per venirci a dire che non è una bestia Tyson ha preso un sacco di soldi, è vero, ma tutto sommato ho preferito di molto ascoltare lui e la sua storia che non i costosi “cacca” e “culo” del Dustin Hoffman dello scorso anno.
E poi diciamola tutta: quel tatuaggio maori stampato in faccia è qualcosa di strepitoso, di primitivamente sconvolgente.
E soprattutto, visto che a Sanremo si deve parlare di musica, la sua interpretazione rap di “New York New York” resta, al momento, il più bel pezzo eseguito sul Palco dell'Ariston. Con buona pace della Zanicchi.
 
EZIO VENDRAME
E poi altre emozioni, sissignore.
Tra opinionisti rincoglioniti (Dario Salvatori è riuscito a dire che Tozzi a Sanremo non ha mai avuto fortuna dimenticandone la vittoria in trio con Ruggeri e Morandi)
ma ben vestiti, dice la sua con voce e mano tremante anche un signore che si chiama Ezio Vendrame.
Questo signore, sconosciuto ai più, quando prende il microfono dice quello che pensa, semplicemente, senza filtri e Bonolis lo ha messo lì per questo.
Del resto un opinionista senza opinioni che opinionista sarebbe? deve essersi chiesto colui che a San Siro fece un tunnel a Rivera per poi pentirsi di tanta umiliazione e chiedergli scusa.
E' successo così che, dopo aver fatto incazzare Ambra per aver ammesso di emozionarsi ogni volta che Renga la guarda prima di cantare, Vendrame ha dato del leccaculo a Gigi D'Alessio per aver rivolto inutili e pretestuosi complimenti a Bonolis al fine di ingraziarsi qualche voto in più.
Precludendosi la frequentazione di Napoli e dintorni per chissà quanto tempo, Vendrame ha rintuzzato i fischi del pubblico indignato facendo ricorso, tra l'altro, anche al poco televisivo verbo “vomitare”.
“Se mi mandi in tribuna godo” è il titolo della sua autobiografia e Bonolis lo ha preso alla lettera, godendo anche lui, senza dubbio.
 
GEPY & GEPY
E insomma, a me, grazie a Bonolis, grazie alla Clerici, grazie anche alla Felini, ma soprattutto grazie a Tyson e a Vendrame questa serata musicalmente raccapricciante, è piaciuta.
Ma quello che mi ha fatto più piacere è stato rivedere in video, dopo un mucchio di tempo, un vero e proprio peso massimo della canzone italiana.
Il faccione di Giampiero Scalamogna in arte Gepy and Gepy, mi è apparso in video, letteralmente. La mia signora non è certa che sia lui, io da che ero certo ora ho il dubbio, ma più guardo le foto d'epoca e più mi suggestiono. Al fine di svelare l'arcano mi sono industriato e ho tratto un fotogramma utile all'indagine. E comunque, se il corista in questione non è Gepy and Gepy è un sosia e se è un sosia comunque lo ringrazio per avermelo fatto ricordare.
Gepy and Gepy era sempre in compagnia di fantastiche fanciulle seminude, in pose da ghepardo obeso ma potente, carismatico e hardcore, immortalato nel mio immaginario di adolescente tra le gesta di Montagnani e la mole di un Barry White de noantri.
Altro che Piotta.



Distorsioni ed altri effetti

by Diego Bianchi il 2 marzo 2005 @ 06:54 / Canzonette / 12 Commenti
Sono fuori allenamento, lo ammetto, e seguire il Festival di Sanremo con mia figlia Anita (21 mesi) che richiede a gran voce il Gabibbo non è semplice.
Ma il dovere mi chiama, il telecomando è ancora affar mio e in televisione c'è uno che si contorce su una chitarra elettrica, tra luci di stelle, assenza di fiori e smorfie di dolore.
L'impatto governativamente nazional-patriottico di un gigantesco tricolore sventolante in computergrafica è accentuato dal fatto che le note suonate sono quelle di Mameli, ma i fratelli d'Italia, a ben sentire, sono impegnati nel tentativo di risultare strazianti e commoventi tanto quanto lo furono le note dell'inno americano bruciato dalla chitarra distorta di Jimi Hendrix in altri tempi di guerra.
Quando il chitarrista (Paolo Carta, uno che ha fatto anche il “giovane” a Sanremo ma ha toppato ed è tornato a fare il turnista) chiude l'assolo con il dito medio incautamente puntato verso il cielo, una schiera di nuovi giovini dalle sopracciglia depilate sciama dal loggione dell'Ariston facendosi coreografia Mediaset.
Mentre le note di un medley alla Antonio e Marcello inaugurano ufficialmente l'evento, mi accorgo che uno dei giovani, che ride ed è contento, è un mio ex alunno (ma di lui parlerò nei prossimi giorni). [...]
 
PAOLO BONOLIS
Paolino è bravo e lo sa, ma se non lo sapesse forse risulterebbe più umano e l'eccesso d'eloquio sarebbe più facile da contenere. Invece niente, Paolino corre e va, in latino e in italiano arcaico, citando Svetonio e leggendo contratti, sudando da par suo e impaperandosi in maniera poco consona al primo della classe, con inutili virtuosismi e battute da copione poco adatte al suo stile. Quando lo sento dire che il Festival “è il reparto d'ostetricia della musica italiana”, guardo mia figlia e mi ricordo che l'ostetricia è una cosa seria.
E in teoria pure la musica italiana.
Sanremo già di meno.
 
ANTONELLA CLERICI
Con Paolino c'è Antonella, sulla quale in famiglia siamo tremendamente di parte.
Il fatto è che Anita mangia spesso davanti alla tv in compagnia di Antonella, ricavandone sicurezza e tranquillità e la sensazione di benessere che tracima dalle ampie forme della presentatrice è largamente  condivisa dal sottoscritto, che va oltre.
Sì, perchè a me, la Clerici, piace.
Ma non solo professionalmente, che una che è uscita indenne da un reality come il Ristorante è sicuramente più in gamba di tante Ventura, no, a me la Clerici piace proprio fisicamente.
Ecco, l'ho detto.
Insomma, mi dà l'idea di essere divertente.
E che sia stata con uno come Giletti non altera il mio giudizio. Tutti possiamo sbagliare.
 
FEDERICA FELINI
In conferenza stampa aveva dichiarato di avere le farfalle nella pancia e la cosa aveva destato una certa preoccupazione.
La preoccupazione si è trasformata in angoscia quando la modella potenzialmente impalmabile in qualsiasi spot di telefonia è venuta giù per le scale salutando il pubblico come farebbe una tifosa del Cervia.
La Felini pare accuratamente selezionata in base al prototipo di modella oca che tutti i brutti idealizzano. Come apre bocca l'imbarazzo è collettivo e contagioso tanto che lo stesso Bonolis sembra perplesso.
Ma è solo un problema di abitudine.
La ragazza, pur parlando poco e di vacche, non sbaglierà niente per tutta la serata, la sua fastidiosissima voce con il passare delle ore diventerà familiare e il sospetto che Bonolis abbia tirato fuori la coniglietta dal cilindro c'è.
Ma il Festival deve iniziare.
Ci sono le categorie quest'anno, le gare nella gara:
uomini, donne, gruppi e classic in attesa di avere un domani anche biondi, mancini, vegetariani, buddisti e splendidi quarantenni.
 
UMBERTO TOZZI
E' il primo e la cosa non gli giova.
Il più classic degli uomini sembra uno degli ZZ Top invecchiato senza barba e quando intona le prime note lo fa gemendo, con dolore,  nell'esercizio di un vano sforzo teso a combattere l'evidente stitichezza artistica. Le parole del testo parlano di quanto siano importanti le parole, e mentre cerca di rendere il concetto con rime quali “cena fredda consumata in fretta”, alle spalle di Tozzi scorrono le immagini di Che Guevara, Gandhi e Madre Teresa, in una caciara mediatica e iconica dall'impatto più disorientante di qualsiasi grande chiesa di jovanottiana memoria.
E siccome una scelta del genere in tempi di par condicio dev'essere stata ben ponderata da ogni sorta di vertice, le classificazioni sono presto fatte: Che=sinistra, Gandhi=indecisi, Madre Teresa=destra.
Nonostante tutto ciò Anita non si spaventa e batte le mani. Penso che sti ragazzini d'oggi ormai non hanno più paura di niente, neanche di Umberto Tozzi.
 
PAOLA E CHIARA
Concorrenti nella categoria “donna” nonostante in molti tra i telespettatori maschietti le abbiano spesso immaginate in quella “gruppi”, Paola e Chiara approcciano l'ennesima svolta artistica dopo quella irlandese, quella caraibica e quella kamasutraniamente  bisex. Casualmente jeansate e con camicie trasparenti a mostrare inutili reggiseni le due sorelle inanellano rime culminanti in “io”, e citare Dio una volta ogni due strofe è cosa che vien da sé.
Delle due canta quasi sempre solo la bionda, che è più dotata di voce, mentre la mora, più dotata di tetta, la guarda rapita annuendo complice per un “oh yeah” che non fa rima con “io” ma resta un verso molto bello.
Nel mentre, confondendo le due sorelle con le veline, Anita batte le mani pregustando un probabile ritorno del Gabibbo.
 
MATIA BAZAR
Veri e propri trafficanti di cantanti stressate da anni di Conservatorio, i Matia Bazar si ripresentano con l'ennesima ugola da baraccone al seguito e una canzone che brilla per originalità già nel titolo: dopo aver vinto con “Messaggio d'amore”, i Matia elaborano “Grido d'amore” e la cosa sembrerebbe una battuta ma è tutto vero.
La cantante di turno fa paura, e con uno sguardo a metà tra Suspiria e Minetti squaderna senza pietà una voce spaziale con non sa neanche lei quante ottave contenga.
Tuttavia, non essendoci nei paraggi giudici del Guinnes dei primati, tanto esibizionismo tecnico risulta a dir poco superfluo quando non fastidioso e se ascoltare Mina non vuol dire averla capita, ascoltare i Matia Bazar provoca un momentaneo ma significativo disinteresse financo di mia figlia, fin qui oltremodo entusiasta dello show.
 
NICOLA ARIGLIANO
Per rispetto degli avversari, in un contesto del genere
uno come lui deve limitarsi a far melina, altrimenti finirebbe in goleada.Ma Arigliano quasi neanche lo sa che sta facendo una gara. Scoppola in testa e leggìo a tiro di cataratta, il vecchio che tutti volevano ma nessuno invitava canta semplicemente, interpretando, da artista consumato.
E la cosa è tanto evidente che i critici sul palco lo esaltano in coro. Quegli stessi critici che poi esalteranno alla stessa maniera se non di più anche i Velvet o Paola e Chiara.
 
DJ FRANCESCO BAND
Inutile dire che è stonato e canta peggio di Muniz.
Inutile dire che almeno il titolo del pezzo potrebbe pronunciarlo come è scritto e non “Franciasca” come probabilmente dicono a Quarto Oggiaro. Inutile dire che imitare il primo Vasco gli risulterà un po' più difficile che imitare il primo Jovanotti.
Con lui tutto sembra inutile.
Forse è per questo che essendo uno dei pochi a fingere un po' di entusiasmo, raccoglie il consenso di mia figlia che riprende a ballare sotto la tv.
 
TOTO CUTUGNO / ANNALISA MINETTI
Colui che duettò con Ray Charles si ripresenta al Festival accompagnando per mano la cantante preferita di Mirigliani e non si capisce se la cosa sia casuale o se quella di Cutugno sia una vera e propria fissazione.
“Prima di te c'era il buio” canta Toto beffardo, e la Minetti, per tutta risposta, comincia ad urlare come una pazza generando la replica di Anita che a sua volta urla tutta “San Martino campanaro”, impedendomi di fatto l'ascolto del duo.
 
ALEXIA
L'ordine torna in salotto quando l'unica cantante alta quanto mia figlia comincia a cantare l'autoironico “Da grande”. Mentre il brano mi riporta bonariamente con la mente alle dinamiche dell'”On the radio” di Donna Summer, Alexia si assesta la macchinetta posta sul culo (manovra che eseguiranno quasi tutti i cantanti in gara) con movenze che rivelano mesi e mesi di palestra.
In salotto si ballicchia, ma il pezzo con cui ha vinto era molto migliore e i ghirigori vocali sono sempre troppi.
 
GIGI D'ALESSIO
Sarà pure il favorito ma il brano è insignificante come neanche D'Alessio è mai stato. Mentre mi distraggo confrontando la sua stempiatura con la mia, suona il telefono. “E' vero che è morto Castagna?”, mi chiede un amico. E' vero, rispondo consultando internet.
In casa ci mobilitiamo per dare la notizia a mio suocero, uno degli ultimi fedelissimi di Stranamore, prima che lo faccia Bonolis dalla tv.
Nel mentre l'opinionista Marco Giusti, tartagliando, parla di look cozza-chic; l'opinionista Vendrame, tremando, cita Piero Ciampi e Leo Ferrè. Peccato che la maggior parte dei telespettatori non colga il nesso con il Presidente della Repubblica e con il famoso stilista.
 
MICHAEL BUBLE'
Il superospite della prima puntata è il giovin paracul crooner Michael Bublè, uno che tra un mese diventerà italiano e non ci sarà neanche la possibilità di farlo giocare sulla fascia.
Il ragazzo ha il faccione tosto, ma la serata per lui, cachet a parte, non è delle migliori.
Vendersi come crooner sullo stesso palco dove qualche minuto prima si è esibito Arigliano è impresa improba e surreale e la distanza tra talento e marketing raramente è stata tanto incolmabile. Anche lui, del resto, è diventato cantante grazie allo scouting di un presidente del consiglio. Bublè è l'Apicella del Canada e Bonolis, par condicio o no, questa non riesce a tenersela.
Intanto mia figlia s'è addormentata.
 
LE VIBRAZIONI
Il bello è che tutto ciò che lì per lì sembra brutto  viene presto riqualificato. Quando le Vibrazioni scendono dalle scale, ad esempio, rivoglio indietro Bublè che avevo mal sopportato fino a pochi minuti prima, ma ormai è troppo tardi e l'ennesimo pezzo di prog-rock-seventy-hippie cantato a pelo scoperto è già partito.
Le camicie a fiori sono al posto loro, gli anelli pure, i basettoni anche, la malinconoia negli occhi è roba che si studia negli uffici marketing delle case discografiche, ma i Lunapop erano un'altra cosa e con ciò ho detto tutto.
L'opinionista Dario Salvatori, intanto, ci dice che jazz significa scopare e che il jazz lo suonavano gli afroamericani perchè gli afroamericani facevano sesso. Poi arrivarono gli italoamericani e pure Arigliano che sta in forma perchè suona jazz e di conseguenza tromba.
 
FRANCESCO RENGA
Sto ragazzo non l'ho mai capito, lo ammetto.
Già i Timoria mi deprimevano, però almeno erano un problema solo. Poi, come spesso accade, le divisioni non risolvono ma generano più problemi di prima e così ora esistono tanto il problema Renga quanto quello Pedrini (che almeno quest'anno non c'è).
Renga ha una bella voce ed è intonato, il che non guasta, ma non capisco come possa piacere, un fan di Renga in vita mia non l'ho mai incontrato neanche per sbaglio (ma so che ci sono) e pure il regista che indugia su Ambra sembra cercare un pretestuoso motivo d'interesse per la performance.
Comunque meglio Renga di tutte le Vibrazioni.
 
DARFUR E CASTAGNA
Sul momento serio della serata c'è poco da cazzeggiare.
In un contesto del genere qualsiasi cosa dal contenuto impegnato può virare al trash in un amen.
Parlare della Sgrena tra lustrini e papillon o trattare il Darfur partendo dalle immagini della figlia in carne di un corista contrapposte a quelle scattate 12 anni fa in Sudan di una bambina prossima a divenire magro pasto di un avvoltoio sono scelte discutibili, ma d'impatto.
In questi casi come fai sbagli, ma se non fai forse sbagli di più.
Il problema vero, semmai, è che le emozioni sono strane e seguono valori bizzarri. Accade così che l'annuncio dato da Bonolis della morte di Castagna crei nel pubblico molta più commozione della strage appena citata di migliaia di sconosciuti africani.
 
ANTONELLA RUGGIERO
E' vero, ha ragione Bonolis.
In quel momento un DJ Francesco sarebbe stato oltremodo fuori posto. A celebrare la gravità del momento è capitata Antonella Ruggiero.
Brava, delicata, leggera, essenziale, eterea, impalpabile, trasparente, assente, forse un po' troppo.
Peccato che una così non s'inventi più niente da tempo.
 
MARCO MASINI
E in questo clima da funerale arriva lui, il vincitore in carica sdoganato e trionfante un anno fa dopo anni di superstizioso ostracismo.
Il capello ormai c'è ed è quasi folto come quello di Ron, ma il pezzo è decisamente brutto, utile solo a rivelarmi tra i coristi uno uguale uguale al mitico Gepi and Gepi.
Non può essere lui, ma devo guardare meglio.
 
ANNA TATANGELO
E' lei la più bona e il fatto che sia Gigi D'Alessio a firmarne il brano non distoglie l'attenzione dello spettatore dalle grazie della giovane sorana.
Farsi prendere dalla canzone è impossibile; in più lei giorgeggia inutilmente come quasi tutte le cantanti degli ultimi 10 anni, come la bionda di Paola e Chiara, come Alexia, come le Amiche di Maria de Filippi, come l'ultima Laura Pausini, come un modello di riferimento vecchio e senza anima che ha generato più cloni di quanti ne abbia creati Pelù.
 
PEPPINO DI CAPRI
Mi aspettavo tanto da lui e non so neanche io bene il perchè. Canta di una panchina e di un aquilone, me lo perdo dopo 10 secondi netti e l'ora tarda non aiuta.
E' classic, tremendamente classic, troppo classic.
 
MARCELLA BELLA
La vera sorpresa della serata è lei.
Guardando Music Farm si deve essere convinta che fare la Bertè possa aiutare a bucare lo schermo e tanta è stata la tentazione che si è presentata sul palco con il titolo del pezzo, Uomo bastardo, scritto sul culo.
Ma la Bertè non fa la Bertè, la Bertè è la Bertè, e Marcella, purtroppo per lei, resta Marcella, qualsiasi cosa si scriva sul culo.
 
PAOLO MENEGUZZI
Se di questo ragazzo l'unica cosa che si continua a dire da anni in fase di presentazione è che è famoso in Messico, vuol dire che in Italia non è nessuno.
Si facesse 3 mesi di Isola dei Famosi che almeno per il prossimo Festival cambiamo sto curriculum.
 
NIKY NICOLAI e STEFANO DI BATTISTA
Quando a Sanremo arriva il grande jazz o la grande musica in genere la cosa puzza di fregatura e molto spesso si resta delusi.
Niky Nicolai ha le stesse ansie da prestazione della cantante  dei Matia Bazar, quando apre la bocca la mandibola le va su e giù in maniera innaturale vibrando all'eccesso in una involontaria presa per il culo di se stessa e di tutte quelle che cantano così.
Di Battista fa il compitino con il sax soprano, ma se compri Zidane non lo metti a marcare a uomo.
Però fa jazz e secondo Dario Salvatori, tromba.
 
FRANCO CALIFANO
Sarà l'età, la mia, ma ritengo che dopo Arigliano sia stato il Califfo la cosa migliore della prima serata.
Vestito come un allenatore del Milan Califano è riuscito, grazie a doti interpretative e recitative che sempre meno hanno a che vedere con il canto, a dare corpo e sostanza al pezzo senza capo nè coda scriteriatamente confezionatogli da Zampaglione Tiromancino. Temevo che il Califfo mi venisse travolto dal tristezzismo esistenzialista dell'autore romano. Ma ha prevalso lui, almeno per ora.
 
VELVET
Rispetto a quando cantavano Boyband sono invecchiati e pur non migliorando nel sound sono riusciti a peggiorare nel look. Mezzi Radiohead mezzi Vibrazioni mezzi qualcosa di indefinibilmente e inutilmente sanremese si agitano molto e fanno accendere molte luci, ma il motivo di tanto sforzo resta poco chiaro.
MARINA REI
Se per Meneguzzi non se ne può più della storia del Messico, di Marina Rei non se ne può più di vederla sbatacchiare quattro congas messe ad arredare tutti i palchi dove decide di esibirsi. Ciononostante la ragazza si presenta accoppiata, artisticamente e non, con i fratelli Sinigaglia e tanto le garantisce tristezza imperitura e militanza nella tendenza della musica italiana che conta adesso.
Quando la mia signora mi ricorda le comparsate di costei da Red Ronnie a far la vegetariana è ormai tardi.
Se tutto questo non mi uccide, come dice Vendrame, mi renderà più forte.
A domani.


La censura del ghepardo

by Diego Bianchi il 1 marzo 2005 @ 14:49 / Glob / 1 Commento
Confermo, Bloghepard era praticamente pronto, ma poi ha prevalso il buon senso, quel maledetto buon senso che inibisce l'arte ma può creare più scompiglio dell'arte stessa.
Mi sono fatto persuaso che poche cose sono rivoluzionarie come produrre qualcosa e censurarsela da soli.
Fatto sta che da quando il “black album” di T-V-B esiste, fioccano richieste del video in questione.
Che poi era un video dove si parlava di blog, niente di più noioso, inutile, autoreferenziale e dannatamente divertente al tempo stesso.
Insomma, Bloghepard c'è e tornerà.
Quando e come è tutto da decidere.
Intanto, quei pochi che ancora non lo avessero fatto possono distrarsi con PostAmlarket, già on line da qualche giorno e da subito uno dei video più visti di T-V-B (più di Miles e quasi quanto Marziano).


Malcolm X verso Fermo

by Diego Bianchi il 23 febbraio 2005 @ 13:15 / Cose_Mie / 28 Commenti
C'è un momento preciso nella vita di ogni adolescente nel quale, senza particolari motivi, si decide di tentare di leggere un libro nella lingua originale.
Per me quel momento coincise con l'audace (date le dimensioni e i contenuti dell'opera) acquisto  dell'autobiografia di Malcolm X.
La lettura cominciò, lenta ma costante, zoppicante ma tenace,  fino al giorno in cui dimenticai il libro a bordo di una corriera che mi stava portando da Roma a Cupramarittima.
M'incazzai pensando a Malcolm X in viaggio verso Fermo, la ricomprai, ma in italiano, e la lessi tutta.
Poi mi comprai i discorsi di Malcolm X in inglese, e li lessi quasi tutti.
Poi vidi il film di Spike Lee, sia in inglese che in italiano, per un totale di quasi 7 ore di cinema, sperando stupidamente in un finale diverso da quello scritto quarant'anni fa.
Ovviamente comprai il cd della colonna sonora, quello che comincia con Revolution degli Arrested Development.
Ad un certo punto c'è anche stato questo.
Il fatto è che io di certe vite voglio sapere tutto.
E pure di certi oggetti.
L'autobiografia smarrita verso Fermo, ad esempio, chissà ora dove sta.
 


Bella fratè!

by Diego Bianchi il 22 febbraio 2005 @ 13:51 / Cose_Nostre / 7 Commenti
Tempo fa riflettevo su come a sinistra mancassero figure carismaticamente influenti sul voto giovanile.
Ancor prima mi son ritrovato a proporre un paio di volti (1 e 2) in grado, a mio modesto avviso, di cambiare gli assetti della nomenclatura sinistrorsa più antica.
A volte mi sono decisamente esposto nell'affannata spiegazione di come Rutelli o Prodi siano il male minore e di come non siano questi i tempi giusti per fare gli intellettuali snob, schizzinosi, duri e puri.
Nel frattempo, da allora ad oggi, non è successo molto di nuovo, ne prendo atto.  [...]
Le argomentazioni di quei giorni restano, ma speravo mi potesse essere meno complicato sostenerle nell'immediato futuro.
Inoltre, la candidatura nelle liste di Forza Italia di un'icona sempre giovane quale quella di Bud Spencer, mi aveva ulteriormente rattristato.

Perchè tanta lungimiranza strategica negli altri e altrettanta colpevole miopia in noialtri?

Poi, all'improvviso, quando meno me l'aspettavo, una nuova speranza per questa sinistra senza guida: Massimo Marino, che si candiderà al fianco di Marrazzo (cliccare su i nostri candidati).
Onestamente, non osavo sperare tanto.