Tomo seduto

by Diego Bianchi il 29 settembre 2004 @ 12:08 / Libreria / 4 Commenti
Senza apparenti motivazioni, le mie sempre più stentate letture, ultimamente, sono caratterizzate dalla parola bambini e dell'icona Maradona.
Di recente ho letto Certi bambini, di Diego de Silva, che mi è pure piaciuto, ma siccome l'autore è il fratello di Amleto, non sono riuscito a metabolizzare l'opera con il rigore richiesto dalla tematica.
Insomma, uno legge una cosa così, e poi pensa alla faccia di Amleto e si mette a ridere da solo, e va in totale distonia con quello che sta leggendo e ci si sente pure un po' in colpa.
A seguire, tra una seduta e l'altra, il cesso mi ha fatto buon pro, e ho finito giusto ieri un libro di Emanuela Audisio, uscito qualche anno fa, intitolato Bambini infiniti. [...]
Messa così sembra ci sia un nesso tra l'ambient e il content, e invece no.
A me l'Audisio è piaciuto una cifra leggerla durante le Olimpiadi, la mattina su Repubblica, una volta al giorno, una medaglia al giorno.
Il problema è che leggerla per più di 10 minuti al giorno (le mie sedute richiedono tempi soddisfacenti per essere appaganti) è sfibrante, e ti sembra di leggere sempre lo stesso racconto, si tratti di Tyson o di Senna, di Moses o Baggio, alla fine allappa, arrota, indora, arzigogola, stroppia e intasa, cosa che in quei momenti è poco gradita.
In copertina c'è un giovane Maradona al Boca, con la palla sulla testa e la testa ancora relativamente sulle spalle.
Affascinato da sempre dal mito del mio omonimo fenomeno, giorni fa mi sono comprato Cose che succedono, di Sandro Onofri.
Aspettavo alla Stazione Termini che tornasse Michela, giravo nella libreria, ho visto la copertina con un murales di Maradona con la maglia del Napoli, ho aperto il libercolo e ci ho letto l'incipit di un racconto su Cerezo, ho sbirciato la prefazione di Veltroni, e mentre l'altoparlante annunciava il treno in arrivo, mi sono fatto persuaso di essere al cospetto di una bella penna (che poi ho scoperto essere morta prematuramente) e ho comprato il libro.
Ora il libro sta lì, nel cesto vicino alla tazza.
Va letto con calma, un po' alla volta, quando si può, quando concilia, con la concentrazione di quei momenti lì, con l'orgogliosa consapevolezza di chi da sempre ha costruito la propria cultura sul cesso.


Jack, Leee e Vitellozzo al telefonino

by Diego Bianchi il 28 settembre 2004 @ 10:03 / GrandeFratello / 3 Commenti
 
Brevi riflessioni e approfondimenti a margine del post post GF e pure di quello post Isola.
 
- L'eccelsa qualità dei lettori di questo blog ha fatto sì che in men che non si dica la lacuna provocata dal mio incompleto accenno al cabarettista dalla bocca larga che mangiava tazzine sia stata prontamente colmata da decine e decine di segnalazioni, tanto nei commenti quanto nelle mail, del nome di Jack la Cayenne.
Ad onor del vero si registrano anche menzioni per Jimmy il Fenomeno, ma quello cui mi riferivo io era certamente il buon vecchio Jack.
 
Non solo.  [...]
Il riferimento a La Cayenne ha fatto sì che un commentatore segnalasse una pagina del proprio sito personale piena zeppa di foto (screencapture da dvd) di caratteristi e protagonisti della commedia italiana anni 70 e 80.
Per gli amanti del genere, una visita è d'obbligo.
- L'associazione La Cayenne-Jonathan è stata tutta “di bocca”.
In realtà per lo stilista israeliano la vera somiglianza è quella con Leee John, frontman degli indimenticati Imagination (vedi foto in alto e foto in fondo).
Dire che trattasi di associazione tutta “di culo” sarebbe fin troppo facile.
 
- Parlando d'altro, un lettore mi scrive, chiedendomi di rimanere nell'anonimato, per segnalarmi un indicativo aneddoto sulle vicende arbitrali di Vitellozzo lo scambista.
Questo l'aneddoto:
“… nei primi anni '90, lui aveva ovviamente il cellulare. Una volta se lo é portato dietro anche in campo, durante una gara. Fatto volle che suonasse

durante il sorteggio ad inizio gara, per il grande ludibrio del pubblico presente (lui naturalmente rispose…) e per il piccolo voto dell'allora osservatore che lo seguiva… da lí a poco credo abbia arbitrato il calcio a 5, forse sperando nelle palestre il segnale non arrivasse…”

 
- Infine, partita per l'isola Alessia Merz, Bazzani ha ripreso a segnare.
 

 



Attitude

by Diego Bianchi il 24 settembre 2004 @ 06:32 / GrandeFratello / 47 Commenti
Se fosse successo qualcosa, il GF5, probabilmente, non sarebbe partito.
E invece è partito, segno che non è successo niente.
La finale di Veline ha addirittura sforato di 30 minuti, quindi non è successo proprio niente.
O meglio, non è successo niente a cui non siamo ancora abituati.
Ma siccome ci stiamo abituando a tutto, non c'è niente da temere.
Lo spettacolo può cominciare.
 
PIERFIDA
Barbara PierFida D'Urso ce l'ha fatta anche stavolta e io, rassegnato, le batto le mani.
Nonostante l'evidenza dell'inadeguatezza mostrata con talento nelle ultime edizioni la desse per spacciata, la rottamazione da me auspicata a fine GF4 non c'è stata. Per varie ed oscure ragioni gli autori hanno di nuovo investito su un personaggio talmente grottesco da far venire il dubbio dell'autoironia.
La cosa bella di PierFida è che lei se ne frega di essere brava e presentabile, e a questo punto fa bene, anzi, provare a migliorarsi potrebbe diventare un boomerang, merce non richiesta.
Lei esagera, come sempre, più che mai.
Un serpentello dorato le sibila sulla giugulare volgendo la lingua biforcuta in direzione di due mammelle non giustificabili per gonfiore neanche da una tardiva montata lattea. A suo agio nell'impalpabilità di una sottoveste vinaccia PierFida vorrebbe sculettare ma non ha più il culo per farlo. [...]
Bambola gonfiabile dallo scarso sex appeal, PierFida perde il controllo di ogni propaggine e non cè  gonna a strati ikebanamente drappeggiata che ne possa contenerne le esuberanze.
La verità è che la D'Urso muta genticamente, quotidianamente, lievitando dentro sedicinoni sempre più stretti, implacabili testimoni del tempo che avanza e degli sforzi fatti per fermarlo. Non solo il suo volto è perfetto, levigato e senza rughe, ma anche quella vena che un tempo le si ribellava nervosa su una tempia oggi non c'è più. L'hanno fissata, incollata, sepolta con layer di layer di photoshop.
La nave scuola che i calendaristi vorrebbero di nuovo nuda è stata definitivamente posterizzata, in jpg di bassa qualità, l'ultima accettabile per un prodotto video pesante, comunque troppo lento da scaricare.
 
LIORNI
Ma se alla D'Urso ringiovanire risulta ad ogni edizione più arduo, per Liorni togliersi gli anni è un gioco da ragazzi e il tempo lavora per lui.
Ci siamo quasi Marco, devi solo pazientare ancora un paio di lustri e il GF sarà tuo, tutto tuo, irrimediabilmente tuo e non vi lascerete mai, uno in groppa all'altro.
L'avevamo salutato ad alternare maglioni dolcevita sotto matrix spolverini, a parlare negli ombrelli coprendosi dalla pioggia con il microfono, con la barba incolta, lo sguardo spento e l'espressione un po' depressa di chi sapeva che il prossimo anno non ci sarebbe mai stato. E invece no.
Lo ritroviamo un po' Strokes un po' Air, con riccetti ribelli a lambiccargli il collo, maglioncino a rombi seventy a fasciargli le maniglie dell'amore, la giacchetta tufausand a conferire professionalità, rinfrancato dalle ferie, sicuro di sè, preautunnale, ringalluzzito, un po' ingrato, dimentico di chi lo ha valorizzato più di tutti, di chi gli ha dato un nuovo pubblico e una nuova immagine.
Insomma Liorni, almeno rispondi alle mail, non ti dimenticare degli amici.
Oggi sei AirStrokes (e già non è il massimo) domani potresti essere Duran restaurato, le cose cambiano in fretta.
 
SERENA, LA CASA
Il magone che mi prese l'anno scorso allorchè Floriana apparve ai nuovi concorrenti urlando dalla turca del tugurio, mi rimonta in gola allorchè, spezzandosi inutilmente le corde vocali, dalla casa tracima Serena. Ecco, questa che diceva di aver vinto in quanto “normale”, normale non lo è stata più da subito, forse da mai.
Serena schiamazza, tenta di possedere Liorni, fa Sbirulino e Topo Gigio, Parisi e Cuccarini, Carolina Morace e Cristina D'Avena, ma è scaduta di garanzia pure lei, da subito, forse da sempre e stavolta non c'è neanche la Signora MangiaFuoco a salvarla.
Superato di slancio il siparietto, Liorni si fa agente immobiliare e mostra rapidamente i nuovi ambienti della casa.
Come la D'Urso, come Serena, anche la casa è di molto più grossa rispetto al passato. La carta da parati è per larghi tratti matissianamente a nuvoletta, immagini in bianco e nero dei vecchi concorrenti spuntano intonacate a dare il senso del trapasso e dell'oblio, la cucina è in rosso birmano ma ci sono elementi anni 50 o forse ci sono elementi rosso birmani in una cucina anni 50, non lo so, di certo c'è che la stanza matrimoniale, annunciata novità dell'edizione, è tappezzata a macchia di vacca intorno ad un letto verde avocado, un talamo che al confronto il rosso pompeiano della mia stanza è roba da pace dei sensi.
Ma il letto è un contenitore, urge il contenuto.
 
ROSI E HALFIO
Uno degli annunciati motivi dominanti di questo GF sarà, come dice PierFida al TG5, “la contrapposizione tra metropoli e provincia, tra chi è attento al dettaglio della moda e chi, poverino, alle 9 di sera non ha più niente da fare”.
Mentre penso al fatto che in quanto metropolitano dovrei per definizione prestare più attenzione a come mi vesto, arrivano Rosi e Alfio, due personaggi che Verdone avrebbe scartato dal casting di Viaggi di Nozze perchè coatti sì, ma incredibili no.
La coppia calabrese, in quanto calabrese, ma più probabilmente in quanto meridionale, non può distinguersi dal luogo comune ed è frutto maturo di un amore preadolescenziale sbocciato in fuitina.
La fuitina, a suo modo un sequestro di persona che di questi tempi non è bellissimo evocare, ha dato come ulteriore frutto il figlio Miscel, nome tipicamente calabrese, nome che pure il Verdone di Viaggi di Nozze deve aver preso in considerazione per la scena della scelta onomastica della coppia che “lo faceva strano” (scelta culminata poi in Kevin). In quanto calabresi del luogo comune, Alfio&ROsi entrano nella casa agghindati di collane di peperoncino, con plotoni di soppressata, reggimenti di anduja, schegge di peperuoli strofinate sul culo e tutto quanto possa fare sano folclore, simpatia, bella terra paisà bella Italia capisci a me.
Alfio, o Halfio, come dice PierFida nella sua prima urticante interpretazione di poliglottismo dialettale, è un Patrizio Oliva basso e tarchiato, folto di crine e ruspante di modi, che gioca con il figlio e monta a cavallo con pantaloni da bovaro, il tutto mentre la moglie gira per casa davanti alle telecamere in mutande e zinne al vento.
Rosi, la moglie, si veste poco peggio delle signorine sudamericane che gravitano la notte intorno a Caracalla ma un po' meglio di Serena, somiglia ad Erika un po' invecchiata ma con più sex appeal, mostra pancia rilassata e sise cadenti ma taurine.
Prima di entrare nella casa lui cerca di afferrarla tra le cosce ma poi rinuncia, lei non fa una piega e ride, lui entra e manda un bacio al soffitto, che poi sarebbe un Dio a piacere che lo ha fatto entrare lì dentro e lui non può non ringraziare, anche perchè il meridionalem si sa, è religioso. E geloso. E dialettale. E la donna deve essere fedele e aver avuto un solo uomo nella sua vita, lui, quello lì.
Halfio e Rosi sono esattamente così.
O almeno fingono di esserlo.
 
FRANCESCO E GIULIA
Ma le coppie sono due, e dopo aver visto i soggetti preferiti delle prossime vignette della Padania (ammesso e non concesso che la Padania ospiti vignette) arrivano i fichi, o “fighi”, come direbbero quelli che ci si sentono.
Se la coppia meridionale dev'essere monogama, chiusa e tendenzialmente ottusa, quella evoluta deve essere un po' del nord (toscana in questo caso), frutto di una passione fulminante culminata in matrimonio alla prima sbronza, aperta, molto aperta, estremamente aperta, spalancata, praticamente sfondata.
Francesco, un morphing tra Christian De Sica, Max Tortora e Vitellozzo Vitellozzi, ha 40 anni e 40 leggasi 40 chitarre delle quali non si sa se ne sappia suonare almeno una. Francesco ha il collo della camicia sotto il mento, il pantalone di camoscio dentro le palle, è rocker nostalgico, imprenditore ma anche, e soprattutto, un ex arbitro, votato per definizione al comando e alle corna, con la vocazione per le decisioni da prendere al solo scopo di venire deriso, umiliato e preso per il culo pubblicamente: il classico scambista.
Sua partner di giochi è una fenicottera di 24 anni, Giulia, provinata per Veline e per molte altre cose dove culo e zinne potessero fare curriculum, assunta e sposata dall'ex arbitro per falli sempre nuovi, per fischi di piacere, cartellini rossi da esibire in faccia ad ogni residuo di perbenismo demodè.
L'incontro con Rosi&Halfio è un idillio, Francesco propone lo scambio, Halfio, da sotto l'ascella della fenicottera, frena come previsto dal copione.
Poi i maschi vanno insieme nel confessionale a vedere le reazioni delle loro donne al cospetto dei primi umanoidi maschili che entrano nella casa dopo di loro.
L'arbitro, seduto, comodo, gamba accavallata, guarda debosciato il monitor mentre Halfio, accucciato, in guardia, nano da giardino, mostra preoccupazione.
O almeno finge di mostrarne.
 
ANTONIO E ALESSANDRO
A far ingelosire i due mariti dovrebbero essere un arrotino e un muratore.
Antonio, difatti, viene presentato prima come arrotino e solo dopo come ballerino, modello, proprietario di locale, ficaccione d'alto bordo e gigolò romagnolo.
Molto simile al Gabriel Garko malato di aids delle Fate ignoranti, Antonio arriva con una coppola in testa perchè lui è romagnolo ma è anche siciliano e i siciliani senza coppola pare che in tv, se non sono Montalbanosono, non ci possano andare.
Il ragazzo entra e trova Rosi, che dice che si chiama Rosi per via delle rose e allora lui la guarda tra le tette e le dice che ha un bel sorriso, e Halfio li vede ballare nel monitor e l'arbitro s'annoia, finchè non arriva Alessandro.
Alessandro è toscano pure lui, è un Gianluca Grignani con i muscoli, un Centocelle Nightmare con la faccia di Castroman e Cufrè, ha i capelli lunghi gonfiati dal balsamo, fa il muratore ma anche il modello sulle copertine di Panorama, è buddista di madre eritrea, mangia lo zighinì mentre pompa bicipiti in palestra.
Prima di entrare nella casa un suo amico gli dice “akumaye akumaye, pane per i tuoi denti, hermanito te quiero mucho”, lui fa di sì con la testa, Liorni pure anche se non ha capito una mazza.
Quando Giulia vede entrare quello che Halfio chiama Indiana Jones, la ragazza si esalta e brinda volentieri alla compagnonage toscana, ma siccome ciò che per Halfio è gelosia per l'arbitro è godimento, il più contento dell'incontro tra Conan e Scambiarella è proprio Vitellozzo.
 
ALESSANDRA E VERONICA
Il ritmo incalza, le macchine arrivano, Liorni impazza e i concorrenti si rivelano.
Alessandra è mora, alta, siciliana, non ha la coppola ma srotola un fisico già pronto per Briatore, per lei la danza è come una fede da conciliare con la devozione per Padre Pio, il quale Padre Pio, proprio nel giorno a lui consacrato, nel sentire queste cose potrebbe prendersela a male.
Alessandra, che ha già ballato al Sistina, arriva in giacchetta leopardata e mentre saluta i genitori deve rassicurare PierFida sul fatto di aver recato seco tutti i completi di lingerie leopardati. Appena entrata nella casa, PierFida la presenta ai suoi nuovi compagni d'avventura come “molto sensuale quando mangia, soprattutto per come muove la bocca”.
Mentre constato quanto il leopardato sia ancora in voga e quanto ci tenga la D'Urso a presentare ste ragazze come più mignotte di quanto già non esprimano con i propri mezzi, è l'altra concorrente a rassicurare la conduttrice dicendole che sì, anche lei si è ricordata di portare la lingerie e la minigonna.
L'altra concorrente è Veronica, romana di Talenti, biondina, tette grosse ma non ostentate, psicologa e pittrice sulla spiaggia di Ostia, dall'impatto sciapetto ma sottotraccia quel tanto che possa garantire scarsa visiblità e lunga permanenza, attaccata al fratello e al pc, feticista il giusto e promettente lapdancer nel momento in cui dentro la casa afferma: “voglio toccare tutto, ora m'incollo una colonna”.
 
SUITE E PATRICK
Intanto Liorni continua a venderci la casa e quando tocca alla suite il messaggio è da decifrare con attenzione.
Quella che un tempo era una specie di vintage beauty farm oggi è diventata un harem da mille e una nomination, con arabeschi, topazi, arazi, orazi, curiazi, oro, incenso, mirra e birra spalmati in ogni dove, cuscini bonsai, sedie e troni, baldacchini uni e trini e marmi ramarri, pomi d'ottone e manici di scopa, odalische dai sette veli e ombelichi svelati, in un tentativo originale e apprezzabile di dialogo con l'islam moderato tanto difficile da intraprendere.
A sciacquettar nella vasca c'è Patrick, grasso e demenziale così come mi è apparso quest'estate per l'inaugurazione di un triste locale del litorale marchigiano, brillante ma non troppo nel duettar con Liorni.
Tutto procede abbastanza agevolemente fino al momento in cui l'ennesima apparizione di Serena (è solo la seconda ma a me già sembra ennesima), stavolta vestita da odalisca, compromette seriamente ogni proposito diplomatico.
 
JONATHAN
Ok, la coppia c'è, anzi, ce ne sono due, ma il gay?
Nonostante siano anni che viene annunciata la rivoluzionaria presenza nientedimenochè addirittura di un gay in persona al GF, mai nessuno ha fatto esplicitamente coming out, neanche Tommy Vee, imprigionato com'è nella parte del padrone del calendario in pelle umana. Anzi, siccome qualcuno non lo ha capito neanche l'anno scorso quanti fossero in realtà i gay presenti nella casa, quest'anno gli autori hanno deciso di non concedere nulla all'interpretazione.
Il gay deve essere gay dentro, fuori, intorno e anche di più.
Ed è così che quando arriva Jonathan, ogni dubbio è fugato.
La scheda introduttiva dice che, “israeliano ma non troppo, milanesizzatosi presto, si è arredato casa da solo, è eccentrico, ha un'ossessione per l'estetica e per la moda, ed è calligrafo”, come dire, se non lo capite con questo che è checca, non lo capirete mai. Di fatto il ragazzo assomiglia moltissimo ad uno qualsiasi degli Imagination, ha la bocca enorme (mi ricorda un cabarettista del quale non ricordo il nome che mangiava tazzine di caffè), è vestito da dandy (che dev'essere una cosa tipo Brian Ferry) la cravatta dentro la camicia, un cappello molto fico e i calzini rosso fuoco.
 
CINZIA E GUIDO
Poi arrivano questi due.
Lei ha in apparenza le tette migliori della casa e, poverina, pure lei ha fatto molti lavori, ma per vivere li ha fatti soprattutto in tv, più o meno come tutti gli altri. Registro l'abile mossa degli autori che quest'anno, per non esser accusati di aver scelto i concorrenti tra le comparse di Bonolis, hanno deciso di sgamare da subito ogni pregressa comparsata televisiva.
Con Cinzia c'è Guido e qui la situazione s'intristisce un po'.
Guido è toscano pure lui e in quanto tale deve essere simpatico per forza e già lo so che alla fine di questo GF avrò un sacco di problemi a sostenere l'equazione Toscana=simpatia. Ma Guido è un toscano di quelli burloni e che fanno gli scherzi e che ci dice che da piccolo ha cacato nel registro di classe e che ti fanno scompisciare e che devono dire le parolacce per contratto che altrimenti sei pure brutto che ti abbiamo preso a fare e che hanno il gruppo di musica demenziale che quando esce Guido ci fanno subito il cd e accidentattè tutti con la parrucca e gli occhiali come Guido che sembra un po' Caparezza un po' Cammariere e mannaggialamaremma, Guido entra in casa e va appìpì vappipì vappipì vappipì vappisciare…
Eh sì, in realtà l'unico vero fattore un minimo destabilizzante è proprio questo: Guido zagaglia, tartaglia, balbetta, s'incaglia.
Televisivamente potrebbe funzionare, più del dialetto calabrese di Halfio, meno del gay israeliano che si accoppia con il marito calabrese.
 
TUGURIO E MERI
Dopo la suite c'è il tugurio e Liorni mi fa subito capire che dalle porte sono sparite tutte le Z di Zoro dell'anno scorso e quest'anno apporre griffe sarà molto più complicato. Il tugurio è una miniera, cioè, è come se fosse una miniera, con i carrelli delle comiche ma senza rotaie, con il carbone di zucchero e la zona living e insomma, in nulla, per ora, dà l'idea della penitenza fuorchè per la bellissima immagine del plasmavidiwall con PierFida messa a parlare dietro una grata.
Sarà un caso, ma dopo il tugurio arriva la cicciona.
Trattasi di Meri, versione femminile di Platinette, DNA ciociaro come da maglietta regalatagli da tifosi all'ingresso, prosciugatrice di cornetti alla panna, in posa sotto al cartello Benvenuti a Frosinone, insopportabile ancor prima di scendere dalla macchina, obbligata ad essere simpatica, a costo di farsi odiare.
“Hai visto la tua bringipessa che t'ha creato?” urla Meri al padre sullo schermo e prima che possa dire un'altra parola Liorni la scaraventa di peso nella casa.
Avanzando molestamente verso la porta, Meri monologa ad alta voce minacciando il pubblico “quando uscirò sarò sempre uguale come sono ora, non ci credo, non ci credo”.
 
PATRIZIA E ALDO
E poi ci sono questi altri due.
Lui, Aldo, è un Filippo Nardi più brutto, un roscio marpelo sputa veleno di origini australiane che vive a Modena ma ha la madre romana e prima di entrare nella casa deve dire “ao mo entro e famo caciara”. Mentre penso che per una volta che non ci sono romani slang-addicted a farsi prendere per il culo non è necessario far fare a un modenese la parte del coatto a tutti i costi, registro che il ragazzo si è messo in aspettativa e il suo capo lo saluta chiamandolo Mr.Pussy, che tradotto in maniera un po' greve dovrebbe significare qualcosa come Signor Fica, il che non è bellissimo, anche se detto in inglese.
A meno che il gay non sia lui.
Con Aldo arriva un bel personaggio, o meglio, un personaggio talmente lontana dall'uomo comune e dalla donna comune e dall'essere umano comune che sottovalutarla è impossibile. Il soggetto in questione è Patrizia di Verbania, una Wanna Marchi giovane, una Ventura coi capelli corti, una Oxa brutta, una Mascia nana, insomma, un pirotecnico incrocio di razze e religioni che parla una lingua tutta sua.
“Barbara, ammmoooore, fatti vedere come sei… wow, che attitude, ammoooore, attitude, wow, e Liorni è cinghialoneee, non è puzzetta, ammmore, attitude…. ” e via così anche dentro la casa.
Gli uomini per lei sono “cinghialoni” o “puzzette”, le persone sono “ammmooorre” e le cose sono “attitude”.
Attendo con ansia una conversazione a 3 tra lei, il calabrese e il tartaglione.
 
CATRINA
Quando arriva l'ultima concorrente non ci farebbe quasi più caso nessuno se non fosse Catrina, biondina dalla pancia prominente e perforata, gallese di origini giamaicane, dedita al kickboxing, meritevole di avere come amica la più bella ragazza apparsa in trasmissione, una giamaicana vera che la saluta al grido di “Ah Giamaica!”.
Completare l'urlo con un “catoercazzo”, per me e qualche mio amico blogger, sarebbe troppo facile, e poi quest'anno che non ci sono romani a scoattare, non comincio di certo io. Ecco.
 
FUORI ALESSANDRA, COPPIE DA SCOPPIARE
Ma il gioco comincia e la noia avviluppa, Veronica e Alessandra vanno al ballottaggio in quanto sfigate e gli inqulini impallinano Alessandra, la bona mora timorata di Padre Pio la quale, sculettando con la bocca a mestolino e senza nemmeno aver mostrato un po' della lingerie che tanto piaceva a PierFida, torna da Liorni che l'attende, finalmente e giustamente, sotto la pioggia e senza l'ombrello.
Ma due coppie rompono, per quanto assurde, vanno scoppiate per sfizio e il GF decide che da casa, questa settimana si debba decidere se far uscire l'arbitro o la calabrese fuita.
Francamente non so cosa consigliare.
Lei potrebbe farci vedere come si accoppiano i calabresi fuiti e poi magari farci vedere come s'accoltellano i calabresi gelosi, come luogo comune richiede.
O almeno potrebbe fingere di farci vedere ciò.
Lui potrebbe mostrarci come sono aperti e disponibili e cornuti gli imprenditori scambisti e quanto sia bello offrire la propria donna al Paese.
In un caso, come nell'altro, è solo questione di attitude e di ammoooorrreee.


CSS – Slammer in Rotazione Pesante

by Diego Bianchi il 23 settembre 2004 @ 09:26 / Slammer / 6 Commenti
“Io posso tutto!”, mi ha detto Pasticcio, chiaramente, distintamente, senza altre lettere di mezzo a rompere il cazzo.
“Io posso tutto!”, mi ha detto Pasticcio, e ha ragione da vendere, perchè se sapete chi è Pasticcio, bene, altrimenti peggio per voi, potevate stare più attenti prima.
Me lo ha detto ridendo come un pazzo, mentre ci facevamo gli auguri per il 16esimo compleanno dell'ORIGINAL SLAMMER BAND.
Ergo, oggi, su CARBONARA SUSHI STATION, si ascolterà quasi solo ed esclusivamente la SLAMMER e musica tratta dai suoi 4 cd autoprodotti.
E se non sapete chi è la SLAMMER, peggio per voi.
Potevate stare più attenti prima.


Jeanne, la più famosa

by Diego Bianchi il 18 settembre 2004 @ 17:46 / Tivvu' / 17 Commenti
La seconda edizione del programma che l'anno scorso rese inaspettatamente competitiva la RAI nel mercato senza fondo della reality cuccagna, parte a gonfie vele, con il vento in poppa, spazzando via con una zaffata di uragano ogni residua perplessità di chi era timorosamente consapevole di quanto il secondo album fosse sempre e comunque il più difficile nella carriera di un artista.
L'uragano Ivan, travestitosi da uragana Jeanne (che fa molto soldato Jane), o da uragano Sean (come dice la Ventura), stravolge a suo piacimento la scaletta del programma, devasta la vita di qualche villaggio dominicano ma risolve, e questo è ciò che preme al pubblico, un sacco di problemi agli autori del programma. Succede così che la prima puntata dell'Isola dei Famosi 2 di fatto non cominci mai, e che l'occhio delle telecamere debba necessariamente virare su presentatrice, opinionisti e parenti, costringendo costoro ad esprimere concetti propri, frutto di ragionamenti autoindotti, sdoganati dal copione, nemici della logica e del contesto, varando quella che probabilmente resterà l'unica puntata di reale reality realmente realizzata fino ad oggi. [...]
 
CONDUTTRICE
Simona Ventura quest'anno ha un sacco di problemi.
Apparsa invecchiata di 10 anni nella prima puntata di Quelli che il calcio, la moglie dello scommettitore bello che divenne rospo per un sms si trucca pesantemente ed entra in scena con un occhio sbaffato di nero, d'oro vestita e d'oro agghindata, più dolce e meno voltagabbana del solito, con l'enorme crocifisso rifrangente a ribadire continuità con un passato like a virgin comunque lontano da archiviare.
Lotta più del solito con l'italiano, ma chiude con un involontario colpo di genio allorchè promette, dopo una puntata di devastazioni, uragani e sconquassi, che cazzierà gli autori scatenando “un putiferio”.
 

COCONDUTTORE

Massimo Caputi, qualche anno fa, era arrivato al top della carriera.
La sua voce era tanto preziosa e identificabile da meritare l'imprigionamento nello scrigno delle playstation, i suoi occhi erano corallini come una barriera del mare dominicano senza uragano e il suo sex appeal era talmente eretto che a furia di lavorare fianco a fianco con lui financo Bulgarelli aveva ricominciato a trombare con regolarità. Poi il tracollo.
Via Cecchi Gori, via Galagol, via le cosce dai trespoli, via Tele Monte Carlo.
Un invecchiamento precoce riduce Caputi a valletto Rai, bersaglio per gli strali di Gnocchi che bello come lui non è mai stato e da quel momento l'azzurro della sua pupilla si vela di triste cataratta.
Ma se Mazzocchi è uscito dalla Cueva con tanta suerte da monopolizzare in seguito tutti quei palinsesti sportivi dai quali era stato precedentemente segato, se perfino uno come Bagatta è tornato in auge sfidando pantegane messicane e bagarozzi indios, perchè non avrebbe dovuto provare la carta del reality anche un onesto lavoratore del microfono come Caputi?
E la prima prova è da applausi.
Dal terrazzino allagato dell'hotel semidistrutto Caputi si carica sulle spalle tutta la prima puntata del programma, mostrando, in attesa di abbronzarsi senza lampade, capacità di eloquio e serenità di spirito.
Suerte a lui dunque, con la speranza che il prossimo anno non sia costretto a seguirne l'esempio l'ottimo Bizzotto.
 
PROTAGONISTI
Selezionarli non dev'esser stato semplice.
Tanto è profonda e contagiosa la disperazione nella quale si può cadere dopo aver occupato un occhiello di Chi, un permalink di Dagospia, uno scranno di Biscardi o un mese di Max che alla real-ciambella gettata agli avanzi del Billionaire devono esser rimasti attaccati in tanti fino all'ultimo provino.
Tra video della partenza, flash dal corso di sopravvivenza e testimonianze dal terrazzo di Caputi annoto che:
- Sandokan, eroe della mia infanzia, parla italiano con l'intonazione e la cadenza del Ministro Frattini. Mi aspetto che da un momento all'altro dica qualcosa tipo “l'Italia… paese mediterraneo… saluta l'isola di Samanà… isola caraibica… amica… della penisola italiana… sempre bagnata dal Mediterraneo..” ma non lo dice.
- Rosanna Cancellieri, giornalista, deve aver rosicato di brutto in questi anni.
“Facile fare la strafica tra le bombe di Baghdad dove non si vede una donna per strada neanche a morire”, deve aver pensato guardando la Gruber in tv prima delle elezioni. “Ci provasse lei a fare la strafica tra top model di due metri come faccio io” deve aver rimuginato più volte al termine di ogni collegamento autunno-inverno-primavera-estate. Ed è stato così che, nella devastazione prodotta da Jeanne, RosAnsa fa flap flap con le palpebre e rammaricandosi di non aver seco un corpicino di dominicano nudo, si esalta nella rappresentazione delle capanne scoperchiate, degli umili con il sorriso e del “coraggio del fatalismo”, quel fatalismo che non senza coraggio l'ha prepotentemente riesposta in tv.
- Patrizia Pellegrino è una che non è mai riuscita a brillare neanche quando da giovane metteva tette chiappe e cosce a disposizione dei copioni dei B-movies (come si dice adesso). Se non ce l'hai fatta allora quando eri nature cosa pretendi adesso che sei tutta fiction, verrebbe da chiedersi.
Ma la Pellegrino è anche e soprattutto l'indimenticata interprete di Matta-ttà, canzone trash degli anni 80, e solo per questo una chance la meritava.
Il suo saluto ai bambini che hanno iniziato l'anno scolastico le varrà, al ritorno, un sottosegretariato con la Moratti.
- Alessia Merz, colei ha ridotto Bazzani peggio di un panchinaro di Campioni, esordisce rammaricandosi del fatto che le persone non si possano ammazzare. Molto divertita dal diversivo dell'uragano, per niente scossa dalla notizia  che il suo cane ha già cominciato a cacare sul suo letto, sa di non dover deludere le aspettative di chi la sogna issata sul palo più alto del Merolone.
- Merolone ha lavorato per 7 anni in palestra al fine di riequilibrare tutti i muscoli sulle proporzioni di quello più celebre (del quale tutti, chi con invidia, chi con bramosia, attendiamo con ansia la prima inquadratura). Più sopportabile ora di quando faceva il Piombi dei poveri, registra come effetto collaterale una mutazione della voce verso un timbro da Califfo e torna ai Caraibi dove, più di qualsiasi uragano, ha imperversato per anni in qualità di puttaniere collezionista di tanga.
- Totò Schillaci è uno che mi ha sempre fatto ridere.
Non l'ho mai considerato un campione neanche quando tutto il culo del mondo si concentrò sul suo bitorzoluto corpo e sui prodigiosi rimbalzi che su di esso compivano i palloni di Italia90.
Il siculomanga ha passato gli ultimi anni a cercare di tornare bello come in quelle notti magiche, caduto nell'anonimato non ha avuto bisogno di bandane per celare operazioni e l'infoltimento è talmente riuscito che ora Totò è costretto addirittura a tagliarsi i capelli a spazzola.
Così, prima di lui, avevo visto solo Ron.
- Diggei Francesco sarà la rivelazione del programma e bella di padella entrerà a buon diritto nel prossimo De Mauro. Il ragazzo è obiettivamente limitato e non solo musicalmente e facendo eccezione per i tatuaggi sparsi a decine sul corpo, la testa per metà rasata, il padre Pooh, gli zii Pooh e lo zio Cecchetto, Diggei è una persona normale nella quale ogni telespettatore può rivedere un momento dimenticabile della propria vita. Ci convincerà che,  poverino, non è colpa sua se ce l'hanno fatto conoscere, e producendo la prima lacrima del programma frega tutti quelli che pensavano che il reality non fosse ancora iniziato.
- Ayda Yespica, invece, è fastidiosa assai e bilancia in un senso tutto quello che Diggei sbilancia nell'altro. Ayda è semplicemente perfetta, anche da vestita, e quando al primo raggio di sole la bella venezuelana si metterà come maggio o come ottobre, anche Jeanne capirà la cazzata che ha fatto a ritardarne la pubblica esposizione di una settimana.
- Antonella Elia sta compiendo una ricerca interiore al termine della quale non troverà molto, Sergio Muniz ha “una pagina bianca sulla quale scrivere se stesso” e potrebbe diventare una nuova blogstar, Paolo Calissano senza copione non parla, Ana Laura Ribas chiede del cane Gregorio ricoverato in clinica.
Di più, non so.
 

OPINIONISTI
- Don Mazzi, prete.
Quello che la Ventura chiama Don esattamente come avrebbe fatto con Don Lurio o Don Backy ma forse anche con Dan Peterson, non l'ho mai sopportato.
La figura del prete moralista ma giovanile e al passo con i tempi mi urta i nervi, anche perchè poi appena accade che debba parlare più del previsto il  moralizzatore tracima dal ruolo in un amen, rivelando una natura ben più triviale del contesto da moralizzare.
Con voce alla Lino Toffolo il Don parla di fiordi norvegesi, di un bel ragazzo di 16 anni e delle “tre pollastrelle” mal nutrite, il tutto sbirciando tra le tette della vicina Camilla, inneggiando ai valori della sopravvivenza e della solitudine ben noti ad ogni fan di Onan.
- Camila, viggei.
Dopo il moralizzatore è d'uopo avere in scuderia un esperto di giovani, e se per decenni questo ruolo è impunemente toccato a Diaco, optare per la viggei di MTV è comunque un passo avanti. Dopo aver fatto una carriera parlando di punto G e sesso anale, di doppie punte e sesso orale, occuparsi del merolone sarà un gioco da ragazzi, anzi, da giovani. Occuparsi di Don Mazzi sarà decisamente più arduo.
- Bice Biagi, direttora Novella2000.
Questa proprio non sapevo chi fosse ma odiarla è stato un attimo.
Dice dice dice Bice che poi non dice un cazzo, dice biagi a chi biagi montano dice bice chi monta montano dice bice monta ayda montano dice dice dice bice maddai.
- Aldo Montano, campione olimpico di scherma, bello.
Quando una vacca dà latte bisogna mungerle le tette fino all'ultima goccia.
Aldo Montano è prima di tutto un campione, ma uno veramente forte forte, uno che merita rispetto sempre e comunque.
Poi è anche bello, e per il secondo motivo, e non per il primo, imperversa a reti unificate, con il gel in testa e la scritta faomus sul maglione.
Mi sarebbe piaciuto, oltre alla sua, sentire anche l'opinione di Galiazzo.
Ma Galiazzo non è bello.
Televisivamente, non esisterà mai.
 

PARENTI
Ancora timidi e impacciati, parecchi dei quali neanche ben voluti dai loro cari (come la ex di Calissano), i parenti, per ora, brillano solo grazie a qualche personal trainer e ai genitori della Pellegrino. Il padre che “rivive in lei” e dice che sì c'è l'uragano ma non bisogna dimenticare i bambini di Beslan e le due italiane rapite e un bell'applauso e non si capisce perchè non citi pure l'arbitro Frisk e il blocco dei prezzi, è un gran bel personaaggio.
 
JEANNE.
E' grazie a lei se la puntata dura solo due ore.
E' grazie a lei se i dominicani decidono che the show che goes on è un altro e per oggi dell'Isola dei Famosi, a loro, non gliene può fregar di meno.
Ma va bene anche così. Un uragano che devasta, televisivamente, è un gran bel vedere, la devastazione fa audience, l'audience fa successo, il successo rende famosi e i famosi passano alla cassa.
Prima di essere di nuovo spazzati via, senza un reality a salvarli.


Sensibilità

by Diego Bianchi il 14 settembre 2004 @ 22:42 / Cose_Nostre / 4 Commenti
Sabato mattina faceva un caldo appiccicoso, ancora, con quest'estate che non se ne vuole andare, con mia figlia che non si può tenere dentro casa un sabato mattina così, con un sole così, ad un'età così.
E allora siamo usciti, io e lei, verso i giardini tra Santa Croce e San Giovanni, tra bambini di una certa età che litigavano per fare un giro sullo scooter a idrogeno del bambino più ricco, genitori assonnati che leggevano il Corriere dello Sport, corridori della domenica che si cimentavano di sabato, ambulanti e zingari, spillette  russe eque e dipinti ecuadoregni solidali.
Mi sarei anche fermato per far scorazzare mia figlia tra le cacche dei cani e le altalene di legno, ma faceva caldo, si sudava senza far niente e pure Anita di scendere non sembrava averne molta voglia. Guardavamo avanti sia io che lei e guardando avanti vedevamo solo San Giovanni, con gli Apostoli a fare da skyline e un matrimonio che si esauriva sul sagrato. [...]
Colto da imprevedibile crisi mistica ho diretto senza esitazioni il passeggino verso la passerella della Chiesa e superata di slancio la mendicante appostata a ridosso di una delle porte che furono del Giubileo, siamo entrati rispettosi.
Subito un bel fresco ci è entrato nelle ossa, e sia io che Anita abbiamo pensato che comunque le chiese sono sempre un bel posto, silenzioso, tranquillo e soprattutto climatizzato.
Dentro deambulavano turisti contenti, quasi tutti stranieri, americani e tedeschi in comitiva, guide roboticamente felici, bambine quindicenni sgambettanti in calzoncini inguinalmente corti, preti calvi dalle lunghe barbe bianche, mini macchinette digitali a zoomare su Jacopo e Matteo, Andrea e Tommaso, in posa rigida, immobili, fissi e statuari nel loro essere irrimediabilmente di pietra.
Ad un certo punto, mentre da una cripta un signore usciva di corsa ruminando l'ostia per convocare la moglie a fare altrettanto, ho pensato che aver deciso di entrare a San Giovanni proprio l'11 settembre, non era stata una gran pensata. Troppo sensibile l'obiettivo, troppo alto il rischio che mi stavo prendendo e al quale stavo esponendo la mia piccola creatura e lentamente, cercando di cogliere cenni di apprensione sui volti degli altri visitatori a me vicini, io e Anita siamo usciti fingendo appagamento spirituale.
Ma l'ora volgeva alla mezza e scemando tra i giardini di San Giovanni, il caldo, inevitabilmente, aveva ricominciato ad abbracciarci, e siccome la pargola stava mostrando di gradire la passeggiata, ho deciso che una botta di cultura, poco prima di pranzo, non ci avrebbe fatto male.
Presa Via Appia in direzione Piazza Re di Roma, il passeggino, come per magia, è entrato nella libreria Mondadori. Anche qui, l'aria condizionata ci ha subito rimesso al mondo, ma dopo un po' che sfogliavo quarte di copertina e occhieggiavo tra i bestseller, ho pensato: “certo, decidere di entrare di 11 settembre in un obiettivo sensibile come può esserlo una libreria Mondadori non è una grande idea”. A quel punto, per esorcizzare il momento di eccessiva sensibile riflessione, ho acquistato un libro dell'autore di Allah Superstar.
Fatto ciò, velocemente siamo usciti.
Una volta fuori ho guardato dall'altra parte della strada.
C'era Mc Donald's.
Andando in direzione opposta, siamo tornati a casa.


Intervista preventiva

by Diego Bianchi il 13 settembre 2004 @ 23:20 / GrandeFratello / 9 Commenti

Da giorni rotola tra i blog una palla che a furia di rotolare sta diventando sempre più grossa e rotolando rotolando mi ha preso in pieno.
Trattasi della storia secondo la quale un famoso blogger sarebbe in procinto di partecipare al GF5.
Per diversi motivi, qualcuno sospetta che quel blogger sia io.
Anna Lupini, tenutaria del Reality Blog, ha voluto pormi in merito alcune domande allo scopo di venire a capo della faccenda.
E mo basta a fa gli spiritosi, ma che davero davero, ma che ve pare che io, ma dai, su, siamo seri.



Morbus Feltri

by Diego Bianchi il 8 settembre 2004 @ 11:07 / Cose_Nostre / 12 Commenti
Gli articoli di Vittorio Feltri sui sequestri in Iraq sono attesi e cercati in Internet con ansia e morbosità pari a quelle con cui si attendono le rivendicazioni dei terroristi.
E' un fenomeno strano, ma è così.


Campioni, professionisti e dilettanti

by Diego Bianchi il 7 settembre 2004 @ 14:50 / Tivvu' / 9 Commenti
“Gli attaccanti attacchino, i difensori difendano, i centrocampisti centrocampinino”, diceva, usando comunque il congiuntivo, un romanzato allenatore di Categoria.
Al massimo si poteva arricchire il concetto ricordando che i portieri avrebbero comunque dovuto portierare, ma poi sarebbe finita lì, altre possibilità non ce ne sarebbero state.
Questa leggendaria frase ancorata ad un'antica concezione del calcio fatta di medie inglesi e vittorie da due punti mi torna in mente nel momento esatto in cui Ilaria D'Amico, bella e unta conduttrice del Reality calcistico Campioni, convoca gli attaccanti della futura rosa del Cervia per comunicare loro esclusioni e bocciature a margine di un mese di ritiro del quale niente sappiamo.
Ma il meccanismo defilippiano del reality concepito per maschi in astinenza da campionato e lolite a caccia di nuovi idoli da televotare con un sms, poco mi interessa. [...]
Ciò che invece mi prude, e molto, è tentare di proteggere dalla finzione di un reality e dall'arroganza dell'establishment del calcio la nobiltà del dilettantismo, la genuinità di chi, come me, è stato per anni professionalmente dilettante e non un dilettante professionista.
Quella del dilettantismo è una dimensione dai contorni tutt'altro che chiari; nel momento in cui è proprio la conduttrice del programma volto a realizzare i sogni dei dilettanti a ricordare che “questi ragazzi fanno il calciatore come lavoro” la confusione regna sovrana.
Ai livelli del Cervia, in Eccellenza, si ottengono contratti più che discreti se paragonati a quelli di un impiegato, ridicoli se accostati a quelli di un Pancaro qualsiasi, sempre e comunque precari, frutto di trattative grottesche, ricatti espliciti, raccomandazioni palesi, debiti mai saldati, soldi in nero già imbustati, premi a gettone, a gol, a prestazione, a campionato, in uno scenario spesso squallido, arido e arrogante, teso inevitabilmente a scimmiottare il peggio di quanto proposto da quelli famosi, da quelli che ce l'hanno fatta e spesso dilettanti non sono mai stati, da quelli che comandano, anche e soprattutto nel calcio, anche e soprattutto in tv.
E' per questo che la giustapposizione di aspiranti campioni a campioni già aspirati dal gorgo del successo è risultata imbarazzante. Le pacche sulle spalle, le strette di mano, le parole di conforto rivolte dal calcio che comanda di mascella (quella governativa di  Ancelotti, quella gobba di Capello e quella trendy di Mancini, tutti presenti in studio) ai dilettanti segati o a quelli fortunati, stridevano tremendamente con il dilettantismo che ho conosciuto io.
Il problema è che quelli che partecipano a Campioni puntano davvero a diventare come Tacchinardi o Iuliano per essere commentati da Piccinini nel compiersi di una “sciabolata” che “non va” (anche questi tre erano ospiti del programma).
Il dilettantismo dei Campioni del Cervia, in sostanza, è ancora “dopato” dal “sogno”.
Nonostante il loro straordinario allenatore Ciccio Graziani sia uno decisamente “avanti” (“se mi volto indietro vedo il futuro”, avrebbe detto) i Campioni del Cervia sono tutti giovani, belli, rampanti, depilati, tatuati, con il gel e il cerchietto in testa, senza un filo di panza, già rodati da anni di campionati giocati a tirar stincate in giro per l'Italia, su campi infami, senza mai aver rinunciato al sogno di diventare Pancaro (presente in studio).
Il dilettantismo che ho conosciuto io, invece, è soprattutto quello che, purtroppo o per fortuna, al sogno ha rinunciato da tempo.
Il dilettante che conosco io ha spesso 30 anni suonati e ginocchia cigolanti, stacca dal lavoro tardi e si va ad allenare 3 volte a settimana, con la pioggia e con il sole, si infanga nelle mutande, litiga con la ragazza, si sveglia la domenica mattina all'alba per andare a farsi insultare da un pubblico di 30 persone rancorose, imbastisce risse senza senso delle quali si pente per anni, si fa male in maniera costante e spesso grave, si opera e torna a giocare per poi rifarsi male, senza prendere una lira, per il gusto di giocare, di fare il professionista “per diletto”, allenandosi, incazzandosi e godendo come se il sogno ci fosse ancora.
Al posto degli autori di Campioni sarei andato a ravanare negli spogliatoi di qualche squadra di Seconda Categoria, tra borse rattoppate e olio canforato, spogliatoi dalle panche rotte e dalle turche scagazzate di fresco, fenomeni mancati e pippe conclamate, allenatori guru e massaggiatori con lo spray, miorilassanti e bustine di zucchero, custodi rozzi e docce fredde, scarpini a 13 tacchetti di gomma e parastinchi fatti d'ovatta “perchè quelli veri me danno fastidio”.
Ecco, io il reality sul calcio dei dilettanti l'avrei fatto così, con atmosfere così, con posti così, con gente così, ma non avrebbe fatto audience.
Forse.


Più grosso del vostro

by Diego Bianchi il 3 settembre 2004 @ 11:42 / Tivvu' / 14 Commenti
Raz e Paola vi hanno fregato, fatevene una ragione.
Vi hanno fregato e lo sapete, inutile che vi incazziate. [...]
E' da quando siete partiti che non vedete l'ora di tornare, che giorno dopo giorno vi sale l'acquolina in bocca al pensiero di quando potrete finalmente travolgere il vostro pubblico con palme millefoglie e noci di cocco sbrodolanti, vacche sacre e scimmie ammaestrate, capivillaggio al bergamotto e barracuda dal culo alto, onde infrangibili e spiagge post-atomiche, esperienze etno-mistiche, porno-ascetiche, digitaltramandabili,  che “ah guarda, nun poi capì, gli indigeni poi erano molto ospitali, e c'erano 45 gradi, all'ombra, senza niente che facesse ombra, e non abbiamo speso niente, là non costa niente, na ficata, tipo na cena 2 euri, e poi come se rimorchia, e poi se balla, se sona, se canta, se fuma, e il mare è come a Sardegna, anzi mejo, e poi ce sta ancora la neve, capito come?… no, no, nun poi capì, nun poi capì”.
Ecco, ora che siete tornati, fatevene una ragione.
Loro (Raz e Paola) ce l'hanno più grosso del vostro, il filmino, e pure il pubblico.
Raz e Paola hanno sublimato il vostro sogno.
Che poi, qualora si fosse irrimediabilmente rotta il cazzo, la maggior parte di voi non lo direbbe mai, Paola e Raz forse sì.
Dopo Film Privato, in tal senso, nulla ha più senso.
E toglietevi quelle perline dai capelli.
Non state più ai Caraibi.